{"id":21370,"date":"2012-10-01T00:00:00","date_gmt":"2012-09-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/perche-ci-interessa-leconomia-cinese\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:32","slug":"perche-ci-interessa-leconomia-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/10\/perche-ci-interessa-leconomia-cinese\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 ci interessa l\u2019economia cinese"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019attuale e, in prospettiva, futura posizione dominante della Cina come attore globale richiede un attento sforzo volto a comprendere i punti di forza e di debolezza di questa economia e delle sue ramificazioni nel resto del mondo.<\/p>\n<p>Nell\u2019arco di un trentennio il ruolo della Cina nell\u2019economia mondiale \u00e8 notevolmente cresciuto. Il successo della transizione da economia pianificata a economia di mercato si \u00e8 riflesso in un prolungato periodo di rapida crescita, da cui \u00e8 dipeso il miglioramento delle condizioni di vita di molti milioni di persone. Dopo 30 anni di riforme, la Cina ha raggiunto risultati eccezionali in termini economici, fino a collocarsi oggi al secondo posto su scala mondiale per dimensioni del prodotto interno lordo (misurato alle parit\u00e0 dei poteri d\u2019acquisto) e al primo per volume di esportazioni (misurate in dollari correnti). Nel 2011, la Cina ha contribuito da sola alla crescita mondiale per un terzo.<\/p>\n<p><b>Contraddizioni<\/b><br \/>\nLe contraddizioni aperte dal raggiungimento di tali risultati sono analizzate in \u201c<i>The Chinese Economy<\/i>\u201d, appena pubblicato e curato, oltre che dagli autori di questo articolo, anche da Ignazio Musu e Beniamino Quintieri. Il libro si concentra in particolare su tre aspetti di fondo: i problemi statistici connessi alla misurazione degli sviluppi macro e microeconomici della Cina e ai tentativi di prevedere la congiuntura attraverso appropriati modelli; le prospettive future dell\u2019economia cinese derivanti dai cambiamenti demografici, dalle decisioni di risparmio delle famiglie e dall\u2019andamento del consumo aggregato; le opportunit\u00e0 rappresentate dalla Cina per il commercio mondiale e per le imprese potenziali esportatrici, incluse quelle italiane.<\/p>\n<p>Innanzi tutto, il rapido processo di industrializzazione, che ha reso possibile una crescita media annua prossima al 10 per cento nell\u2019ultimo trentennio, ha tratto notevole impulso dall\u2019accumulazione di capitale, favorita da distorsioni sul mercato dei fattori volte a comprimere il costo del lavoro, quello delle materie prime e dei finanziamenti bancari, spesso ostacolando una pi\u00f9 efficiente allocazione delle risorse.<\/p>\n<p>Il modello di <i>governance <\/i>delle aziende \u00e8 fondamentale per conseguire guadagni di produttivit\u00e0; un sistema di incentivi volto a favorire eccessivamente le grandi imprese pubbliche a scapito di quelle private pu\u00f2 avere costi anche rilevanti per l\u2019efficienza del sistema produttivo.<\/p>\n<p>In secondo luogo, le reti di protezione sociale e le politiche redistributive tipiche di un\u2019economia pianificata sono venute meno. La spesa pubblica per sanit\u00e0, pensioni e istruzione in Cina oggi si colloca su livelli tra i pi\u00f9 bassi al mondo, pari ad appena il 7 per cento in rapporto al Prodotto interno lordo (Pil), a fronte del 22 nella media dei paesi Ocse. Il processo di decentralizzazione, affiancato all\u2019obiettivo prioritario affidato alle amministrazioni locali di generare un rapido incremento del prodotto, hanno favorito un forte aumento delle disuguaglianze, tra regioni, tra campagne e citt\u00e0, tra gli individui.<\/p>\n<p>In terzo luogo, la transizione demografica in atto, che vede il rapido invecchiamento della popolazione in un\u2019economia il cui reddito pro capite \u00e8 appena di circa ottomila dollari l\u2019anno (alle parit\u00e0 dei poteri d\u2019acquisto) e il venir meno del sostegno tradizionalmente fornito dalle giovani generazioni a quelle pi\u00f9 anziane, hanno acuito il senso di insicurezza.<\/p>\n<p>L\u2019et\u00e0 mediana della popolazione cinese, pari a 34 anni, \u00e8 prossima ormai a quella di paesi pi\u00f9 avanzati. La maggiore incertezza sui redditi futuri e i vincoli di liquidit\u00e0 hanno finora depresso i consumi delle famiglie e accresciuto il loro risparmio precauzionale: il saggio di risparmio delle famiglie \u00e8 prossimo al 40 per cento del loro reddito disponibile.<\/p>\n<p>A fronte di un progressivo aumento dell\u2019importanza dell\u2019accumulazione di capitale e delle esportazioni nella generazione del prodotto, la quota dei redditi e dei consumi delle famiglie sul Pil si \u00e8 a mano a mano ridotta, fino al 58 e 35 per cento rispettivamente, un valore assai basso nel confronto internazionale, anche rispetto a paesi con un livello di sviluppo paragonabile a quello della Cina.<\/p>\n<p><b>Priorit\u00e0<\/b><br \/>\nLe prime implicazioni che emergono da questa analisi riguardano l\u2019urgenza di correggere gli squilibri della domanda interna e di affrontare il rapido invecchiamento della popolazione per mezzo di riforme volte ad accrescere, dal lato dell\u2019offerta, il ruolo dei servizi e, da quello della domanda, quello dei consumi pubblici e privati.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 consentirebbe alla Cina di progredire lungo un sentiero di sviluppo sostenibile. A tale scopo, tra gli obiettivi prioritari ci sono: una redistribuzione del reddito pi\u00f9 favorevole al lavoro, il potenziamento delle reti di protezione sociale per ridurre il risparmio precauzionale delle famiglie e la riforma del sistema finanziario, sia per facilitare l\u2019accesso al credito delle famiglie, sia per migliorare l\u2019allocazione delle risorse finanziarie all\u2019economia.<\/p>\n<p>La Cina ha davanti a s\u00e9 importanti sfide. Al tempo stesso la sua ascesa nell\u2019economia globale richiede una capacit\u00e0 di comprensione e reazione da parte degli altri paesi, soprattutto quelli avanzati, che consenta non solo di rispondere alle sfide ma anche di cogliere le opportunit\u00e0 che tale ascesa pone.<\/p>\n<p>Se da un lato, infatti, la nuova fisionomia che il commercio mondiale sta assumendo ci rivela che le esportazioni cinesi stanno diventando pi\u00f9 sofisticate in specifici settori (incluso quello della protezione ambientale e dei beni energetici) ed esercitano quindi crescenti pressioni competitive sui mercati di sbocco dei paesi avanzati. Dall\u2019altro, la Cina stessa sta diventando un importante mercato di destinazione per le merci prodotte nei paesi avanzati, soprattutto con l\u2019affermarsi di una vasta e crescente classe di consumatori di reddito medio-alto.<\/p>\n<p>Le imprese europee, e fra queste quelle italiane, che vogliano aumentare la loro quota nel mercato cinese dovranno attrezzarsi per conseguire le caratteristiche dimensionali, produttive, organizzative e, soprattutto, conoscitive, richieste da un mercato lontano, culturalmente ancora assai distante e quindi difficile come quello cinese.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019attuale e, in prospettiva, futura posizione dominante della Cina come attore globale richiede un attento sforzo volto a comprendere i punti di forza e di debolezza di questa economia e delle sue ramificazioni nel resto del mondo. Nell\u2019arco di un trentennio il ruolo della Cina nell\u2019economia mondiale \u00e8 notevolmente cresciuto. 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