{"id":21390,"date":"2012-10-02T00:00:00","date_gmt":"2012-10-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/chi-puo-fermare-la-strage-in-siria\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:31","slug":"chi-puo-fermare-la-strage-in-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/10\/chi-puo-fermare-la-strage-in-siria\/","title":{"rendered":"Chi pu\u00f2 fermare la strage in Siria"},"content":{"rendered":"<p>Se ne parla un po\u2019 meno, ma la strage in Siria continua, con atrocit\u00e0 da ambo le parti. Secondo una stima di questi giorni dell\u2019Osservatorio per i diritti umani siriano \u2013 si tratta di una Ong \u2013 su un totale di oltre 30 mila deceduti dall\u2019inizio della rivolta, tra il 50 e il 60 per cento sarebbero morti negli ultimi cinque mesi.  Ma i numeri veri non li sapremo mai, visto che quelli che abbiamo provengono per lo pi\u00f9 da informazioni di parte e anche quelli dell\u2019Onu sono poco attendibili. <\/p>\n<p>Eppure il <i>mantra <\/i>dei nostri giorni continua ad essere la \u201cResponsibility to protect\u201d (R2P), che l\u2019Onu ha lanciato da anni, ma che non riesce in alcun modo a far riconoscere, n\u00e9 tantomeno a far applicare in modo equanime. Quando ci \u00e8 riuscito, purtroppo questa \u201cresponsabilit\u00e0\u201d \u00e8 stata utilizzata quale foglia di fico per finalit\u00e0 assai meno nobili, come la campagna di Libia ci ha insegnato. <\/p>\n<p>Ma in particolare l\u2019opinione pubblica europea, quando si tratta di difendere i \u201cdeboli\u201d \u2013 o i presunti tali \u2013 \u00e8 sempre in prima fila e non tarda a cadere nella trappola. Acriticamente, dogmaticamente, istintivamente. Quindi, in forte carenza di analisi. Da qui all\u2019intervento dei volonterosi, con o senza Onu, il passo pu\u00f2 essere anche assai breve. Non importa poi se, quando i deboli, capitalizzando l\u2019aiuto esterno, riescono a prevalere, inizia una spirale di vendette che porta ad ulteriori atrocit\u00e0. Alle quali per\u00f2 sar\u00e0 dato assai poco risalto, anche perch\u00e9 gli Stati sostenitori si renderanno prontamente latitanti, come se la protezione umanitaria improvvisamente non fosse pi\u00f9 affare loro.<\/p>\n<p><b>Frammentazione ideologica all\u2019Onu<\/b><br \/>Ormai sembra essersi fatto strada il concetto che se un\u2019operazione \u201cdi pace\u201d \u00e8 richiesta dall\u2019Onu, o \u00e8 condotta sotto la sua egida, o, meglio, \u00e8 effettuata direttamente dai Caschi Blu, allora questa non solo \u00e8 lecita, ma \u00e8 anche buona e giusta. Anche se poi si trasforma in guerra di distruzione, ed a prescindere dal buio che verr\u00e0 dopo. I capitoli VI e VII della Carta dell\u2019Onu in teoria contengono tutto ci\u00f2 che servirebbe per controllare i nuovi conflitti, ma ogni giorno la realt\u00e0 ci dimostra che non \u00e8 cos\u00ec. Sia l\u2019Assemblea che il Consiglio di sicurezza, infatti, sono rappresentativi proprio di quella frammentazione ideologica e di interessi che sono origine prima dei conflitti. Anche di quelli interni. <\/p>\n<p>A volte l\u2019Onu, avvalendosi delle grandi Organizzazioni internazionali in possesso di robusta struttura militare e idoneo strumento di comando e controllo, riesce ad intervenire. Altre volte, come nel caso della Libia, viene tirato per i capelli e non pu\u00f2 esimersi. Come pu\u00f2 accadere agli Stati, e la nostra pi\u00f9 recente esperienza lo insegna. Altre volte rimane paralizzato, come nel caso della Siria, e forse talvolta \u00e8 meglio sia cos\u00ec, se si considera che i successi definitivi si possono contare sulle dita di una mano. Al contrario, pi\u00f9 spesso si \u00e8 arrivati a interventi ambigui, che terminano con situazioni pasticciate, o con soluzioni irrisolte che lasciano le cose a met\u00e0, sicuri focolai di conflitti futuri. <\/p>\n<p><b>Intervenire sempre e comunque?<\/b><br \/>Vi \u00e8 carenza di normativa per i casi \u2013 in questo momento abbiamo sott\u2019occhio la Siria, ma a suo tempo \u00e8 stato cos\u00ec anche per il Kosovo \u2013 in cui, pur in evidente situazione di \u201cstrage\u201d in atto \u2013 l\u2019Onu non pu\u00f2 legittimare l\u2019intervento o per disaccordo in sede di Consiglio o per mancanza di richiesta da parte del Sovrano nazionale. In questo caso \u2013 ad esempio in Kosovo, ma anche nel 1991 in Kurdistan con l\u2019operazione \u201cProvide Comfort\u201d \u2013 la Nato era comunque intervenuta pur in assenza di questi due requisiti, nell\u2019assunto (poi sancito dall\u2019Alleanza nel vertice di Washington dell\u2019aprile 1999, ad operazioni iniziate) che il proprio intervento sia legittimo in caso di comprovata emergenza umanitaria (genocidio) e, in ogni caso, nel rispetto generale dei criteri stabiliti dalla Carta. <\/p>\n<p>Principio di per s\u00e9 encomiabile, ma che, come oggi \u00e8 evidente, corre il rischio di essere fraudolentemente utilizzato da determinate fazioni di uno Stato, che hanno capito come \u2013 attraverso la provocazione o la dichiarazione di situazioni umanitarie comunemente non accettabili \u2013 volgere a proprio favore eventuali interventi dell\u2019Onu o delle grandi Organizzazioni internazionali. Ma Kofi Annan aveva compreso i pericoli insiti in questa carenza normativa e si era adoperato per colmarla sin dagli inizi del suo mandato.<\/p>\n<p><b>Gli encomiabili sforzi di Kofi Annan<\/b><br \/>Cos\u00ec, nel 2004, un Comitato ad hoc giungeva alla conclusione che quando uno Stato non \u00e8 in grado di proteggere il suo popolo, per mancanza di capacit\u00e0 e di volont\u00e0, allora la responsabilit\u00e0 potr\u00e0 essere legittimamente assunta dalla comunit\u00e0 internazionale. Nel summit mondiale delle Nazioni Unite del settembre 2005 il Segretario generale faceva proprie e proponeva le risultanze del Comitato, mentre nessun rappresentante degli Stati \u2013 almeno in quella sede \u2013 esprimeva in linea di principio parere contrario.<\/p>\n<p>La \u201cResponsibility to protect\u201d era nata, ma nessuno Stato l\u2019avrebbe poi davvero recepita ufficialmente nel proprio ordinamento. Inizialmente, nel 2006, il Consiglio di sicurezza aveva potuto applicare il principio con un certo successo con la Risoluzione 1674, dove si parlava genericamente della protezione dei civili nei conflitti armati cui seguiva la 1706, che autorizzava il dispiegamento di truppe Onu in Sudan, per la situazione nel Darfur. <\/p>\n<p>Ma, ancora prima del triste sviluppo degli eventi in Siria, nel 2011 gi\u00e0 si poteva osservare un primo inquinamento del principio, per le non trasparenti modalit\u00e0 con cui si giungeva alle Risoluzioni 1970 e 1973 per la Libia, che di fatto portavano a conseguenze fuori mandato. Ancora diverso il caso della 2014 dell\u2019ottobre 2011, per lo Yemen. In effetti un rapporto del 2009 del Segretario generale, nello spirito dei risultati del summit del 2005, individuava tre pilastri: la responsabilit\u00e0 primaria di proteggere rimane allo Stato, mentre la comunit\u00e0 internazionale incoraggia ed assiste. Se lo Stato fallisce, allora la \u201cResponsibility to protect\u201d rimbalza alla comunit\u00e0, per azioni collettive in accordo con la Carta dell\u2019Onu.<\/p>\n<p>La dottrina \u00e8 cos\u00ec bella, giusta e corretta da sembrare perfetta. Senonch\u00e9, per applicarla, \u00e8 necessario transitare sempre dal collo di bottiglia del Consiglio di sicurezza, dove si pu\u00f2 deformare o bloccare tutto. Si deve allora amaramente concludere che, dopo tante elaborazioni, questo tragico gioco dell\u2019oca \u00e8 ritornato alla prima casella. Ovvero, il dovere della \u201cresponsabilit\u00e0 di proteggere\u201d \u00e8 destinato a rimanere ancora a lungo non gi\u00e0 principio universale, ma solo azione occasionale, selettiva ed incerta.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se ne parla un po\u2019 meno, ma la strage in Siria continua, con atrocit\u00e0 da ambo le parti. Secondo una stima di questi giorni dell\u2019Osservatorio per i diritti umani siriano \u2013 si tratta di una Ong \u2013 su un totale di oltre 30 mila deceduti dall\u2019inizio della rivolta, tra il 50 e il 60 per [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[83,84,128,103,114],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21390"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21390"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21390\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63215,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21390\/revisions\/63215"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21390"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21390"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21390"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}