{"id":2140,"date":"2006-10-17T00:00:00","date_gmt":"2006-10-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-missione-internazionale-e-il-ruolo-dellitalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:15","slug":"la-missione-internazionale-e-il-ruolo-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/10\/la-missione-internazionale-e-il-ruolo-dellitalia\/","title":{"rendered":"La missione internazionale e il ruolo dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Il conflitto israelo-libanese, che ha avuto inizio nel mese di luglio con il lancio di razzi sul territorio di Israele da parte di Hezbollah, affonda le proprie radici nel crescente deterioramento che il tessuto di sicurezza dell&#8217;intera regione ha subito nel corso degli ultimi anni. Vari fenomeni hanno contribuito a questa involuzione: l&#8217;offensiva del terrorismo senza dubbio, ma certamente anche la guerra iniziata nel 2003 in Iraq, che ha riacceso in gran parte delle opinioni pubbliche arabe un forte risentimento antioccidentale, il quale ha finito per rivolgersi prevalentemente contro Israele. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 ha contribuito a diffondere nella classe dirigente israeliana la sensazione che in una parte del mondo arabo riaffiorasse l&#8217;obiettivo, sopito fino a pochi anni fa, dell&#8217;eliminazione stessa dello Stato di Israele. La percezione di questa minaccia \u00e8 stata uno dei fattori all&#8217;origine di quanto accaduto nei 34 giorni di guerra in Libano.<\/p>\n<p><b>Il rischio di una crisi regionale<\/b><br \/>L&#8217;intensa iniziativa diplomatica dispiegatasi per giungere al cessate il fuoco trae origine dalla consapevolezza, forse pi\u00f9 acuta che in passato, dei rischi che il conflitto potesse innescare una crisi regionale dalle conseguenze difficilmente calcolabili. L&#8217;Italia \u00e8 stata tra i protagonisti di questa iniziativa diplomatica volta a porre fine alle ostilit\u00e0, presupposto per qualunque ipotesi di trattativa, e ha lavorato per un&#8217;assunzione di responsabilit\u00e0 dell&#8217;Unione europea nella stabilizzazione del Libano. <\/p>\n<p>La Conferenza di Roma del 26 luglio &#8211; la Conferenza del Lebanon Core Group allargata ad altri Governi, cui ha partecipato anche il Segretario generale dell&#8217;Onu Kofi Annan &#8211; ha avviato una pi\u00f9 stretta e coordinata cooperazione fra Europa, Stati Uniti e la maggior parte dei paesi arabi. Quella Conferenza ha consentito, inoltre, che si avviasse un processo di graduale avvicinamento fra le posizioni dei vari paesi europei e che si dipanasse la complessa trama politica che ha portato, poi, alla risoluzione n. 1701. <\/p>\n<p>Con tale risoluzione la comunit\u00e0 internazionale si propone due obiettivi. Da un lato, una riaffermazione del diritto di Israele a vivere in sicurezza, impedendo che una parte del territorio del Libano venga usato come base per attacchi all&#8217;alta Galilea. Dall\u2019altro la ricostruzione della sovranit\u00e0 del Libano, evitando che quel paese, che appena un anno fa si \u00e8 liberato dall&#8217;occupazione siriana, si trasformi nella palestra per giochi di potere di paesi limitrofi. <\/p>\n<p>La risoluzione restituisce al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite un ruolo che per molti anni gli \u00e8 stato di fatto precluso dal meccanismo dei veti incrociati e da una profonda crisi di legittimit\u00e0 che ha investito le Nazioni Unite. Non c&#8217;\u00e8 dubbio, tuttavia, che a tali risultati positivi non si sarebbe pervenuti senza il maturare di una posizione comune dell&#8217;Unione europea. Un particolare rilievo in questo senso va attribuito al ruolo della Francia, che memore dell&#8217;impotenza delle proprie truppe in Bosnia e della tragedia del 1983 in Libano, ha tuttavia accettato di partecipare alla missione in modo consistente, con un ruolo di comando condiviso con l&#8217;Italia.<\/p>\n<p><b>L\u2019esigenza di un ruolo europeo<\/b><br \/>In questo delicato passaggio la bussola che ha guidato il Governo italiano \u00e8 stata la convinzione che l&#8217;Europa non avrebbe dovuto, n\u00e9 potuto del resto, sottrarsi ad un impegno teso a contribuire alla pacificazione di una regione strategicamente cruciale del Medio Oriente, come \u00e8 il Libano. Del resto, un nuovo disimpegno avrebbe drammaticamente compromesso la credibilit\u00e0 dell&#8217;Unione e reso vano, probabilmente, ogni sforzo di rilanciare il progetto europeo. <\/p>\n<p>Merito del Governo italiano \u00e8 stato quello di aver tenuto aperta, con la propria costante disponibilit\u00e0, la prospettiva di una missione con un forte profilo europeo, anche quando questa sembrava sfumare a causa delle esitazioni di altri partner. Certo, nessuno si nasconde i problemi che continuano ad attanagliare l&#8217;Unione europea. Anche nella vicenda libanese, infatti, non sono mancati i limiti; una missione europea condotta con quella forza di reazione rapida che \u00e8 stata preparata per \u00abmissioni di Petersberg\u00bb avrebbe avuto molti evidenti vantaggi. Purtroppo, non \u00e8 stato cos\u00ec. Ma la vicenda libanese segna, in ogni caso, un riconoscimento dell&#8217;importanza che sta assumendo l&#8217;Unione europea negli affari internazionali, specie in una fase di difficolt\u00e0 evidente della leadership americana.<\/p>\n<p> <b>La sicurezza israeliana<\/b><br \/>In questo contesto, va sottolineata la novit\u00e0 che con la risoluzione n. 1701 si \u00e8 prodotta tra Israele e la comunit\u00e0 internazionale. Per la prima volta, nella sua difficile storia, la sicurezza dello Stato ebraico, su un versante delicato come quello libanese, viene garantita internazionalmente con un ruolo fondamentale degli europei. Si tratta di una novit\u00e0 che potrebbe rappresentare un punto di svolta nella storia drammatica di guerre e conflitti affrontati da Israele nei 60 anni dalla sua fondazione. <\/p>\n<p>La guerra preventiva nella storia di Israele \u00e8 stata condotta con successo in molte occasioni, da Suez alla guerra dei Sei giorni, e tuttavia, oggi pi\u00f9 che in passato si impone un interrogativo impellente: pu\u00f2 Israele continuare ad affidare per sempre la propria sicurezza essenzialmente alla deterrenza militare? Lo Stato di Israele ha dato al popolo ebraico una volont\u00e0 nazionale e una capacit\u00e0 di difesa straordinarie, ma il costo politico dei suoi successi militari si \u00e8 rivelato, nel corso del tempo, sempre pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p>Oggi Israele dovrebbe cogliere la novit\u00e0 che emerge dalla posizione dell&#8217;Europa e degli stessi Stati Uniti: \u00e8 la comunit\u00e0 internazionale che intende contribuire alla sua sicurezza. Se cos\u00ec fosse, si determinerebbe un quadro pi\u00f9 favorevole per la ripresa del difficile negoziato tra israeliani e palestinesi. L&#8217;auspicio del Parlamento e del Governo italiano \u00e8 quello che, sull&#8217;onda dell&#8217;operazione positiva per il Libano, avanzino le condizioni di una pace durevole per l&#8217;intera regione mediorientale. Certamente non tutto dipende da Israele. Ma sarebbe una scelta lungimirante da parte del Governo israeliano sostenere il tentativo di Abu Mazen di costruire, su basi che, nei fatti, aprirebbero al riconoscimento dello Stato ebraico, un Governo di unit\u00e0 nazionale in Palestina. <\/p>\n<p>L\u2019auspicio italiano, in questo contesto, \u00e8 che il Governo israeliano non congeli la prospettiva di un ritiro dalla Cisgiordania e non decida di finanziare nuovi insediamenti nei territori, perch\u00e9 questo costituirebbe un macigno sulle esili prospettive di ripresa del dialogo. Certo, queste richieste al Governo israeliano devono accompagnarsi, da parte della comunit\u00e0 internazionale, a un&#8217;energica pressione, a un&#8217;incisiva iniziativa diplomatica verso la Siria e l&#8217;Iran.<\/p>\n<p><b>La posizione di Siria e Iran<\/b><br \/>Per quanto riguarda la Siria, sono importanti le parole con cui il ministro degli Esteri italiano ha chiesto al Governo siriano di cooperare al processo aperto in Libano, ricordando che l&#8217;eventuale violazione della risoluzione n.1701, nella parte in cui essa prevede che sia impedito l&#8217;ingresso di armi nel territorio libanese, non incontrerebbe l&#8217;indifferenza della comunit\u00e0 internazionale. <\/p>\n<p>Sul versante iraniano, invece, alla luce delle pi\u00f9 recenti difficolt\u00e0 negoziali, sar\u00e0  decisivo che Europa e Stati Uniti non si dividano sulle risposte da fornire alle autorit\u00e0 iraniane sul delicatissimo contenzioso  riguardante la questione nucleare. <\/p>\n<p>Nel modo in cui \u00e8 stata affrontata la crisi libanese si colgono gli elementi, certo ancora embrionali, di quel multilateralismo costruttivo ed efficace che l&#8217;Italia ritiene debba costituire la strategia con cui affrontare le gravi ed irrisolte questioni della sicurezza internazionale. Del resto, l&#8217;esigenza di una nuova fase nella vita della comunit\u00e0 internazionale appare diffusa. L&#8217;unilateralismo militare, infatti, non ha prodotto risultati efficaci. La messa in discussione delle principali istituzioni multilaterali, come le Nazioni Unite, \u00e8 una condotta gravida di rischi e il ricorso all\u2019uso della forza &#8211; la scelta pi\u00f9 drammatica dinanzi a cui pu\u00f2 trovarsi la comunit\u00e0 internazionale &#8211; non pu\u00f2 essere affidato all&#8217;arbitrio o alle valutazioni di un solo paese, sia esso anche la superpotenza americana.<\/p>\n<p><b>Una nuova spinta multilaterale<\/b><br \/>Del resto, nella stessa amministrazione statunitense si sta facendo strada, di fronte alla dura realt\u00e0 della vicenda irachena, la consapevolezza che anche la superpotenza ha bisogno di alleati, la consapevolezza del ruolo dell&#8217;Europa e delle Nazioni Unite e, quindi, un ripensamento complessivo sulla strategia unilaterale perseguita negli ultimi anni. Certo, il multilateralismo sar\u00e0 all&#8217;altezza dei problemi, solo se determiner\u00e0 una diffusa assunzione di responsabilit\u00e0, efficacia e prontezza di risposta da parte della comunit\u00e0 internazionale; un multilateralismo nel cui quadro la comunit\u00e0 internazionale sappia adoperarsi, intervenendo per sostenere i diritti umani, principi di libert\u00e0, pluralismo politico e religioso per tutti, senza pregiudiziali e discriminazioni, nel rispetto reciproco, ma contro fanatismi di qualunque tipo. <\/p>\n<p>La missione in Libano \u00e8 difficile e rischiosa, la consapevolezza di ci\u00f2 \u00e8 forte nella maggioranza che sostiene il Governo ed \u00e8 comune all&#8217;intero Parlamento italiano. \u00c8 per questo che ci si \u00e8 impegnati come Governo, nell&#8217;ambito delle Nazioni Unite, per definire un complesso di regole di ingaggio robusto, tale da garantire la sicurezza dei militari e l&#8217;efficacia della missione. L\u2019auspicio di fondo \u00e8 che questo impegno europeo ed internazionale possa aprire una fase nuova nelle dinamiche regionali del Medio Oriente e possa contribuire ad avviare, in questa terra da troppo tempo afflitta e violata da conflitti e sofferenze, una stagione nuova di stabilit\u00e0, pace e speranza per tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il conflitto israelo-libanese, che ha avuto inizio nel mese di luglio con il lancio di razzi sul territorio di Israele da parte di Hezbollah, affonda le proprie radici nel crescente deterioramento che il tessuto di sicurezza dell&#8217;intera regione ha subito nel corso degli ultimi anni. 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