{"id":21430,"date":"2012-10-04T00:00:00","date_gmt":"2012-10-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-rebus-della-crescita-cinese\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:31","slug":"il-rebus-della-crescita-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/10\/il-rebus-della-crescita-cinese\/","title":{"rendered":"Il rebus della crescita cinese"},"content":{"rendered":"<p>La crisi economica mondiale rallenta la crescita cinese: nel secondo trimestre il Pil \u00e8 cresciuto \u201csolo\u201d del 7,6% su base annua (ma uno <a href= \" http:\/\/www.dallasfed.org\/research\/eclett\/2012\/el1208.cfm\" target= \"blank\"><b><u> studio<\/u><\/b><\/a> della Federal Reserve Bank di Dallas evidenzia come i dati siano sovrastimati, e che in realt\u00e0 la Cina sta crescendo a un ritmo del 4-5% annuo); la produzione industriale fino a luglio \u00e8 cresciuta a un tasso annuo del 9,2%, contro il 14% dello stesso periodo dell\u2019anno scorso; l\u2019indice della borsa di Shanghai \u00e8 al livello pi\u00f9 basso da tre anni a questa parte; le aziende, quando non chiudono i battenti, riducono i profitti e la manodopera, e accumulano scorte.<\/p>\n<p><b>Non solo economia<\/b><br \/>Se da un lato la diminuzione della domanda di prodotti cinesi dall\u2019Europa e dagli Stati Uniti rischia di ridurre la crescita cinese al di sotto della soglia ritenuta necessaria dalla leadership di Pechino per mantenere la stabilit\u00e0 politica, d\u2019altro canto essa pu\u00f2 anche rappresentare un\u2019ulteriore occasione per perseguire l\u2019obiettivo del <i>rebalancing <\/i>dell\u2019economia, indicato di recente anche nel <a href= \" http:\/\/news.xinhuanet.com\/english2010\/china\/2011-03\/05\/c_13762230.htm\" target= \"blank\"><b><u> 12\u00b0 Piano quinquennale<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>Mentre Europa e Stati Uniti sono alle prese con la pi\u00f9 grande crisi del debito pubblico degli ultimi decenni, le finanze pubbliche di Pechino potrebbero in teoria permettersi il lusso, di ricorrere a uno stimolo fiscale paragonabile a quello da 4 miliardi di yuan messo in atto nel novembre 2008: il rapporto debito\/Pil in Cina \u00e8 di poco superiore al 53% (di cui 27 punti percentuali sono dovuti al debito dei governi locali, 20 a quello del governo centrale, e 6 ai cosiddetti policy loans); un rapporto inferiore a quello della Germania, il cui governo ha di recente visitato Pechino con un\u2019ampia delegazione.<\/p>\n<p>In pratica, non si tratta di una questione solo economica: in un anno di difficile transizione politica, allentare i cordoni della borsa sarebbe in contraddizione con le cautele espresse negli ultimi mesi dai quei dirigenti del paese &#8211; a cominciare (almeno leggendo i suoi <a href= \" http:\/\/www.chinadaily.com.cn\/china\/2012-02\/05\/content_14539987.htm\" target= \"blank\"><b><u> pronunciamenti ufficiali<\/u><\/b><\/a>) dal primo ministro Wen Jiabao &#8211; che ritengono necessario riformare il sistema economico anzich\u00e9 iniettarvi liquidit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che il governo stia a guardare: negli ultimi mesi il tasso di interesse \u00e8 stato abbassato due volte, ed \u00e8 anche stato ridotto l\u2019ammontare delle riserve obbligatorie per le banche. Mentre si cerca di contenere la bolla immobiliare, si \u00e8 ripresa moderatamente la spesa per infrastrutture, bench\u00e9 da pi\u00f9 parti si faccia notare come molte di quelle faraoniche costruite negli ultimi anni siano assolutamente inutili e abbiano contribuito ad alimentare la corruzione dei quadri locali, come ad esempio \u00e8 avvenuto per il ponte sulla baia di Qingdao o per le citt\u00e0-fantasma quali Ordos, nella Mongolia interna. Del resto, la quota di investimenti rispetto al Pil ha raggiunto il 49% nel 2011, un tasso mai raggiunto da altri paesi in via di sviluppo (nel Giappone degli anni \u201970, in pieno boom economico, tale rapporto non \u00e8 mai stato superiore al 40%).<\/p>\n<p><b>Riduzione della crescita <\/b><br \/>Mantenere la crescita senza surriscaldare l\u2019economia, anzi contribuendo a ridurne le pi\u00f9 gravi distorsioni, sar\u00e0 la sfida che dovr\u00e0 affrontare la prossima generazione di leader che ricever\u00e0 l\u2019investitura dal XVIII congresso. In un recente editoriale, il settimanale <a href= \" http:\/\/www.economist.com\/node\/21561887\" target= \"blank\"><b><u> The Economist<\/u><\/b><\/a> ha scritto che negli ultimi mesi la politica economica cinese \u00e8 andata nella direzione giusta, in quanto un intervento pi\u00f9 massiccio non farebbe altro che accelerare il momento dell\u2019inevitabile <i>hard landing <\/i>di un\u2019economia cresciuta troppo rapidamente e che soffre di grandi squilibri.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/Gabusi.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\"> La maggior parte dei paesi classificati a medio reddito nel 1960 si trovavano nella medesima condizione quasi cinquant\u2019anni dopo, nel 2008. Solo 13 paesi sono sfuggiti alla trappola, e uno di essi \u00e8 la Grecia.<br \/>Fonte: <i>The Economist<\/i>.<\/font><\/p>\n<p>La riduzione della crescita era in fondo gi\u00e0 stata prevista dal governo cinese, e la reazione negativa dei mercati potrebbe essere dovuta pi\u00f9 alla dipendenza dell\u2019economia globale dalla locomotiva cinese che alle valutazioni negative sulla stabilit\u00e0 dell\u2019economia cinese in s\u00e9. Questa \u00e8 la tesi sostenuta da Yukon Huang, analista del <i>Carnegie Endowment for International Peace<\/i>, il quale ritiene che in un\u2019economia pi\u00f9 matura, con esigenze occupazionali meno pressanti di un tempo e con una popolazione sempre pi\u00f9 anziana, conti ormai pi\u00f9 la qualit\u00e0 della quantit\u00e0.<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, la Cina avrebbe sufficienti risorse per affrontare senza radicali sconvolgimenti il <i>soft landing <\/i>che l\u2019attende. Inoltre, secondo Huang nel breve periodo il governo non avrebbe altre scelte rispetto a quelle gi\u00e0 compiute, mentre misure di pi\u00f9 ampio respiro, come il consolidamento del<i> welfare state<\/i>, l\u2019apertura al settore privato di alcune aree riservate alle aziende di stato, e la liberalizzazione dei permessi di residenza nelle grandi citt\u00e0 avrebbero un impatto reale sulla crescita di lungo periodo. Adottare queste misure significa per\u00f2 compiere scelte politiche molto chiare, difficili per un partito diviso al suo interno sul futuro dell\u2019assetto politico-istituzionale.<\/p>\n<p><b>Esami di maturit\u00e0<\/b><br \/>I problemi dell\u2019economia cinese, dopo la lunga fase del decollo, non sono cos\u00ec dissimili, in linea generale, da quelli che devono affrontare le economie dei paesi in via di sviluppo o in transizione, una volta raggiunta una certa maturit\u00e0. Anzi, queste criticit\u00e0 rafforzano ulteriormente la tesi secondo cui il paradigma del Beijing Consensus sia in realt\u00e0 un <a href= \"http:\/\/www.indiana.edu\/~rccpb\/Myth%20Paper%20May%2008.pdf\" target= \"blank\"><b><u> mito<\/u><\/b><\/a>, non esistendo i presupposti per definire uno specifico \u201c<i>China Mode<\/i>l\u201d dello stato sviluppista dell\u2019Asia Orientale se non nei termini di una variante, altrove definita dal sottoscritto \u201cdello stato reclamante\u201d.<\/p>\n<p>Il vero rischio per la Cina, che rende il prossimo congresso del Partito comunista cinese particolarmente delicato, \u00e8 che l\u2019intrecciarsi del rallentamento dell\u2019economia (dovuto alla crisi dei mercati globali) con le difficolt\u00e0 della transizione politica (riconducibili alle irrisolte tensioni interne del partito) crei uno stallo foriero di potenziali rivolte sociali, assai pericolose per la stabilit\u00e0 del paese e la sostenibilit\u00e0 della sua crescita. Senza ulteriori riforme economiche strutturali che incidano sugli assetti politico-istituzionali, ci si chiede quindi se Pechino non si rischi di cadere nella nota trappola dei paesi a medio reddito (<i>middle-income trap<\/i>).<\/p>\n<p><i><font size=\"1\"> Articolo pubblicato su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/PDF\/OrizzonteCina\/OrizzonteCina_12-07.pdf\" target= \"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali. <\/i><\/font><\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi economica mondiale rallenta la crescita cinese: nel secondo trimestre il Pil \u00e8 cresciuto \u201csolo\u201d del 7,6% su base annua (ma uno studio della Federal Reserve Bank di Dallas evidenzia come i dati siano sovrastimati, e che in realt\u00e0 la Cina sta crescendo a un ritmo del 4-5% annuo); la produzione industriale fino a [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[136,73,77,133],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21430"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21430"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21430\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63697,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21430\/revisions\/63697"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21430"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21430"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21430"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}