{"id":21450,"date":"2012-10-08T00:00:00","date_gmt":"2012-10-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-risveglio-della-somalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:29:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:29:30","slug":"il-risveglio-della-somalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/10\/il-risveglio-della-somalia\/","title":{"rendered":"Il risveglio della Somalia"},"content":{"rendered":"<p>Raramente in Somalia ci si \u00e8 abbandonati all\u2019ottimismo nel corso degli ultimi vent\u2019anni. Non pochi guardano ancora con scetticismo all\u2019evoluzione del quadro politico e di sicurezza che negli ultimi sei mesi hanno interessato \u2013 positivamente \u2013 il martoriato paese. Non c\u2019\u00e8 dubbio, tuttavia, che la portata degli eventi in corso sia a dir poco straordinaria, con prospettive decisamente migliori rispetto al passato, nonostante le non poche insidie ancora presenti.<\/p>\n<p><b>Svolta Usa <\/b><br \/>Tra le principali ragioni del mutato scenario somalo, deve necessariamente essere inserito il cambio di strategia degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo e alle milizie dell\u2019Al Shabaab. Constatato, infatti, il fallimento dell\u2019iniziativa militare etiopica a sostegno di un governo poco pi\u00f9 che fantoccio, e l\u2019altrettanto disastrosa \u201cpolitica delle cannoniere\u201d \u2013 volanti, in questo caso \u2013 con cui si intendevano colpire in profondit\u00e0 i centri nevralgici delle milizie islamiche, nel corso degli ultimi 18 mesi gli Stati Uniti hanno radicalmente mutato il proprio approccio alla crisi.<\/p>\n<p>Ascoltando quello che ripetutamente era stato loro suggerito dai somali sin dal 2005, gli Usa hanno optato per un sostegno diretto alle autorit\u00e0 centrali del paese, hanno contribuito significativamente alla rinascita delle Forze armate locali, ed hanno infine sostenuto il ruolo e la capacit\u00e0 operativa delle forze di<i> peacekeeping <\/i>dell\u2019Unione africana. Queste ultime sono state ulteriormente potenziate dall\u2019ingresso del Kenya, che ha fornito un contributo molto importante nella lotta alle milizie dell\u2019Al Shabaab nel sud del paese e nella provincia di Mogadiscio.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti hanno quindi assunto un ruolo defilato e poco visibile, limitando la loro presenza in loco ad una stazione dell\u2019<i>intelligence <\/i>sull\u2019aeroporto di Mogadiscio e alla massiccia presenza di Uav a sostegno delle operazioni dell\u2019Amisom e delle forze somale sul terreno.<\/p>\n<p>Alla fine di agosto, inoltre, e terminato il ruolo delle autorit\u00e0 governative transitorie (Tfg), con la promulgazione di una nuova Costituzione (che dovr\u00e0 essere poi ratificata), l\u2019elezione di un nuovo Parlamento e, soprattutto, per la prima volta in oltre vent\u2019anni con l\u2019elezione di un nuovo Presidente della Repubblica, Hassah Sheikh Mohamud.<\/p>\n<p>Questa trasformazione istituzionale, garantita dalla presenza sul terreno delle forze dell\u2019Amisom e dalle ricostituite Forze armate somale, ha permesso di riavviare la macchina dell\u2019economia nazionale, ancora largamente basata sulle rimesse dall\u2019estero e sugli aiuti internazionali, e di revitalizzare il supporto della societ\u00e0 somala. Che oggi, per la prima volta in vent\u2019anni, spera concretamente nella possibilit\u00e0 di una normalizzazione della situazione e nel ritorno del paese nel novero delle nazioni propriamente dette.<\/p>\n<p><b>Lotta all\u2019Al Shabaab <\/b><br \/>Con la caduta di Kisimayo, il 28 settembre, \u00e8 venuta meno l\u2019ultima vera roccaforte delle milizie islamiche dell\u2019Al Shabaab in Somalia.<\/p>\n<p>Dopo la disfatta subita pochi mesi prima a Mogadiscio e in alcune localit\u00e0 della costa meridionale del paese, la citt\u00e0 costituiva l\u2019ultimo strumento significativo di sostentamento economico per le milizie islamiche, attraverso i cospicui proventi generati dal porto e dal taglieggiamento degli aiuti umanitari destinati alle popolazioni locali.<\/p>\n<p>La conquista di Kisimayo, possibile solo grazie al ruolo delle forze militari del Kenya che da mesi la cingevano d\u2019assedio, rappresenta quindi un risultato che va ben oltre la mera dimensione militare, sancendo da un lato la dispersione dell\u2019Al Shabaab nelle aree rurali e dall\u2019altra rinvigorendo l\u2019immagine delle nuove istituzioni somale e della loro capacit\u00e0 di conseguire risultati concreti ed altamente significativi per la popolazione.<\/p>\n<p>Gli attentati compiuti a Mogadiscio, Kisimayo e nel Kenya settentrionale nel corso degli ultimi giorni \u2013 con effetti peraltro minimi \u2013 testimoniano quindi l\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019Al Shabaab di fronteggiare una minaccia divenuta ormai insostenibile, dovendo le milizie ricalibrare la propria azione solo sulla gestione di attentati ed agguati. E cos\u00ec facendo inimicandosi ulteriormente la popolazione e disperdendo il residuo supporto su cui potevano contare a livello internazionale.<\/p>\n<p><b>Strada in salita<\/b><br \/>Non \u00e8 certo in discesa, da oggi, il cammino delle nuove autorit\u00e0 somale. I detrattori dell\u2019attuale governo ironizzano sul fatto che l\u2019Amisom e le forze governative controllino effettivamente solo le aree urbane della Somalia centro-meridionale, trascurando tuttavia che la gran parte delle altre aree \u00e8 desertica, montagnosa o comunque in larga misura non abitata. E quindi non strategicamente rilevante, almeno per il momento.<\/p>\n<p>I veri problemi per il nuovo esecutivo sono invece rappresentati da un gran numero di esponenti politici del nuovo Parlamento di diretta emanazione dei <i>warlords<\/i>, i \u201csignori della guerra\u201d che hanno devastato il paese e condotto la Somalia alla rovina dopo la caduta di Siad Barre nel 1991.<\/p>\n<p>Gli interessi economici di queste organizzazioni sono intimamente connessi all\u2019instabilit\u00e0 politica del paese, perch\u00e9 sopravvivono solo nell\u2019anarchia e nell\u2019assenza di un\u2019autorit\u00e0 centrale capace di esercitare le leggi e la giustizia. La principale sfida del nuovo Presidente \u00e8 quindi di riuscire a limitare il ruolo di queste organizzazioni, concedendogli qualcosa in cambio per non scatenarne, come in passato, la violenta resistenza e opposizione. Obiettivo raggiungibile solo se la comunit\u00e0 internazionale continuer\u00e0 a sostenere la Somalia, possibilmente incrementando il proprio contributo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Raramente in Somalia ci si \u00e8 abbandonati all\u2019ottimismo nel corso degli ultimi vent\u2019anni. Non pochi guardano ancora con scetticismo all\u2019evoluzione del quadro politico e di sicurezza che negli ultimi sei mesi hanno interessato \u2013 positivamente \u2013 il martoriato paese. 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