{"id":21500,"date":"2012-10-11T00:00:00","date_gmt":"2012-10-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-nel-paradosso-delle-forze-afghane\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:32","slug":"litalia-nel-paradosso-delle-forze-afghane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/10\/litalia-nel-paradosso-delle-forze-afghane\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia nel paradosso delle forze afghane"},"content":{"rendered":"<p>In occasione dell\u2019audizione davanti alle commissioni Difesa di Camera e Senato dell\u201911 ottobre, il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha confermato il progressivo disimpegno dei militari italiani dal teatro afghano nell\u2019arco dei prossimi due anni. Il contingente stanziato subir\u00e0 una riduzione sempre pi\u00f9 accentuata, in linea con il piano Nato che prevede il ritiro della missione internazionale Isaf (<i>International Security Assistance Force<\/i>) entro il 2014.<\/p>\n<p><b>Autonomia<\/b><br \/>\nIn vista di tale scadenza, le forze di sicurezza afghane (<i>Afghan National Security Forces<\/i>, Ansf) devono potenziare le loro capacit\u00e0 operative ed assumere crescenti responsabilit\u00e0 estendendo il loro controllo anche sulle province con elevata presenza di <i>insurgents<\/i>. A favore di questa strategia, la Nato Training Mission raccoglie 37 paesi attorno all\u2019obiettivo di dotare il governo di Kabul di uno strumento militare adeguato alle minacce da fronteggiare.<\/p>\n<p>Le esperienze della resistenza anti sovietica e della successiva guerra civile hanno costretto intere generazioni di afgani a familiarizzare con le dinamiche belliche, forgiando guerriglieri risoluti ma che combattono secondo logiche operative primitive rispetto agli standard richiesti ad un moderno esercito nazionale.<\/p>\n<p>Per comunicare con le altre unit\u00e0 sul terreno preferiscono i messaggeri ai sistemi radio, per studiare il territorio prediligono il binocolo rispetto alle mappe satellitari, per approvvigionare le truppe portano gli animali da uccidere per la cena cos\u00ec come il camion, quando non il carro, con la legna da ardere. Utilizzano armamenti del XXI secolo, ma hanno una logistica medievale.<\/p>\n<p>L\u2019addestramento fornito da Isaf \u00e8 volto a colmare le principali lacune in ambito di manovra e rifornimento delle unit\u00e0 avanzate, visualizzazione e comprensione del teatro delle operazioni, coordinamento tattico-strategico con gli obiettivi della leadership politica e, in particolare, predisposizione di un\u2019efficiente catena logistica. Esso si basa sul concetto di affiancamento (<i>shohna ba shohna<\/i>, \u201cspalla a spalla\u201d) di personale Nato alle forze di sicurezza afghane lungo tutta la catena gerarchica.<\/p>\n<p><b>Fanteria<\/b><br \/>\nLe forze armate sono equipaggiate secondo gli standard della Nato per condurre <i>light infantry counter insurgency operation<\/i>. \u00c8 un esercito di terra volto al controllo del territorio che pone al centro la fanteria. Il concetto che lo guida \u00e8 quello di difendere il paese dalle minacce interne, mentre il controllo dei confini e la proiezione verso l\u2019esterno acquisiranno maggiore importanza solo una volta assicurata la stabilit\u00e0 dell\u2019apparato statale. Il livello tecnologico degli armamenti non \u00e8 all\u2019avanguardia, ma l\u2019Alleanza Atlantica preferisce puntare maggiori risorse sull\u2019addestramento piuttosto che sulle dotazioni.<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione dell\u2019Ansf prevede un crescente coordinamento tra le forze speciali deputate alle operazioni avanzate, l\u2019esercito che pattuglia il territorio interno e la polizia dispiegata in citt\u00e0 e villaggi. In generale, la collaborazione tra i vari corpi si sviluppa senza problemi ai livelli inferiori mentre incontra maggiori resistenze nei vertici. Una sezione della <i>Nato Training Mission <\/i>\u00e8 poi dedicata allo sviluppo di una comunit\u00e0 di <i>intelligence <\/i>afghana, che ha mostrato rapidi progressi nella capacit\u00e0 di acquisire informazioni sensibili ma che sconta ancora carenze nell\u2019analisi.<\/p>\n<p>Quanto alle funzioni, fino a quando l\u2019esercito non sar\u00e0 completamente sviluppato la polizia dovr\u00e0 sacrificare alcune delle sue tipiche attivit\u00e0, come la lotta alla criminalit\u00e0, per fornire supporto ai militari nella predisposizione di <i>check point <\/i>e nel contrasto all\u2019infiltrazione di insurgents nei centri abitati. Le forze speciali, invece, rispondono direttamente al Capo di Stato Maggiore e svolgono due tipi di operazioni complementari: quelle in campo aperto, principalmente nelle zone di confine con il Pakistan, e quelle in aree urbane a ravvicinato contatto con i civili.<\/p>\n<p>Le complesse dinamiche di natura identitaria che caratterizzano la popolazione afghana si riflettono sulla composizione e dislocazione delle forze di sicurezza. Soldati e poliziotti operano meglio nelle aree da cui provengono sia per ragioni morali (attaccamento alla propria terra e difesa della propria comunit\u00e0) che operative (conoscenza del territorio). Ma mentre la polizia preferisce reclutare e dislocare gli agenti all\u2019interno delle province di appartenenza per aumentare i contatti con la popolazione, l\u2019esercito tende a stanziare i soldati lontano dalle loro zone d\u2019origine per affermare il carattere nazionale della sua missione. La formazione dei contingenti militari, inoltre, rispetta quote di ripartizione etnica.<\/p>\n<p><b>Spettro frammentazione<\/b><br \/>\nGli sforzi profusi dall\u2019Alleanza Atlantica per rendere sempre pi\u00f9 autonomo l\u2019apparato di sicurezza afghano hanno permesso di accrescere il numero e la qualit\u00e0 di soldati e poliziotti a disposizione delle autorit\u00e0 di Kabul.<\/p>\n<p>Le Ansf raggiungeranno le 352 mila unit\u00e0 entro la fine del 2012 ma, a partire dal 2016-17, potrebbero ridursi a 230 mila per la volont\u00e0 dei paesi donatori (Stati Uniti in particolare) di abbattere i costi complessivi del settore da 6 a 4,1 miliardi di dollari annui. Una parte dei tagli al personale di sicurezza dipender\u00e0 da pensionamenti e vittime, la restante sar\u00e0 frutto di congedi. Il rilascio di una forza lavoro di oltre 100 mila persone militarmente formate e ad alto rischio disoccupazione potrebbe innescare dinamiche fortemente destabilizzanti, infoltendo le fila degli insorgenti o dei gruppi criminali, anche perch\u00e9 sembra improbabile che nel frattempo emergano sufficienti opportunit\u00e0 di impiego civile.<\/p>\n<p>Nonostante i timori espressi da Kabul, la comunit\u00e0 internazionale non ha ancora elaborato proposte per risolvere il problema. Esiste quindi il rischio che parte del capitale di tempo, denaro e risorse umane investito da Isaf nell\u2019istituzione del comparto di sicurezza afgano si rivolga contro gli obiettivi stessi della missione. Le Ansf, in questo senso, si espongono ad un singolare paradosso: trasformarsi nell\u2019arco di pochi anni da primario strumento di stabilizzazione a potenziale agente di frammentazione del paese.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione dell\u2019audizione davanti alle commissioni Difesa di Camera e Senato dell\u201911 ottobre, il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha confermato il progressivo disimpegno dei militari italiani dal teatro afghano nell\u2019arco dei prossimi due anni. 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