{"id":21520,"date":"2012-10-14T00:00:00","date_gmt":"2012-10-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-fuori-dalla-partita-energetica-globale\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:31","slug":"italia-fuori-dalla-partita-energetica-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/10\/italia-fuori-dalla-partita-energetica-globale\/","title":{"rendered":"Italia fuori dalla partita energetica globale"},"content":{"rendered":"<p>In un recente articolo apparso su <i>Affarinternazionali <\/i>e intitolato \u201cTrivelle in mare, Italia nel guado\u201d, Fabio Caffio lamentava la riluttanza dell\u2019Italia a sfruttare il potenziale estrattivo dei suoi mari. In realt\u00e0, ci\u00f2 che veniva trattato come \u201carretratezza\u201d tecnologica o scarso acume imprenditoriale, pu\u00f2 essere considerato come un dato tutt\u2019altro che negativo.<\/p>\n<p>Sappiamo tutti che l\u2019Italia \u00e8 da sempre uno dei paesi pi\u00f9 costosi al mondo in fatto di carburanti, nonostante i petrolieri italiani abbiano usufruito per molti anni di petrolio libico a prezzi agevolati. Di fronte alla proposta di aumentare le trivellazioni nei mari italiani, una domanda sorge spontanea: estrarre pi\u00f9 petrolio autoctono aiuterebbe davvero a ridurre il prezzo finale dei carburanti e ad aumentare la sicurezza energetica dell\u2019Italia?<\/p>\n<p><b>Squilibri<\/b><br \/>In un recente volume di Pietro Dommarco intitolato \u201c<i>Trivelle d&#8217;Italia. Perch\u00e9 il nostro paese \u00e8 un paradiso per petrolieri<\/i>\u201d, l\u2019autore mette in evidenza come, grazie a leggi permissive, le compagnie petrolifere operanti in Italia paghino alcune tra le pi\u00f9 basse \u201ccompensazioni ambientali\u201d o <i>royalties <\/i>del pianeta. Ad un irrisorio 4% di compensazioni sull\u2019estrazioni di greggio dal mare pagate all\u2019Italia, si contrappongono un corposo 80% riscosso dalla Russia, un 60% dall\u2019Alaska, un 45% dal Canada e cosi via. Dunque, non solo l\u2019Italia viene risarcita in piccolissima parte per i danni ambientali che subisce a causa delle trivellazioni, noi cittadini siamo anche costretti a pagare i prezzi del carburante pi\u00f9 alti del mondo. La conclusione \u00e8 ovvia: pi\u00f9 si trivella l\u2019Italia, pi\u00f9 a rimetterci sono proprio gli italiani. <\/p>\n<p>Va da s\u00e9 che sostenere l\u2019<i>offshore drilling<\/i>, o trivellazione in mare aperto, significa non solo proiettare il paese verso un futuro anteriore, ma soprattutto ignorare le dinamiche energetiche mondiali che si stagliano all\u2019orizzonte. Il disastro della piattaforma petrolifera <i>Deepwater Horizon <\/i>in Messico, e il pi\u00f9 recente incidente ad una piattaforma Chevron a largo delle coste brasiliane, hanno chiaramente messo in evidenza i rischi ambientali connessi con l\u2019estrazione di petrolio a grandi profondit\u00e0 marine. Simili incidenti nei nostri mari causerebbero danni inestimabili con ripercussioni catastrofiche sul settore turistico e sulla pesca. <\/p>\n<p>Ci sono poi altre ragioni per districarsi dalla morsa della dipendenza dal petrolio. In un volume del 2008 intitolato \u201c<i>Rising Powers, Shrinking Planet: The New Geopolitics of Energy<\/i>\u201d, lo studioso americano Micheal Klare ha evidenziato come la crescente riduzione delle riserve mondiali di petrolio stia contribuendo alla formazione di un nuovo ordine geopolitico mondiale, nel quale l\u2019influenza di una nazione sulla scena internazionale non deriverebbe pi\u00f9 dal suo potere economico o militare, bens\u00ec dal suo accesso a risorse energetiche o dalla sua capacit\u00e0 di poterle facilmente mobilitare.<\/p>\n<p>Da un simile quadro, si pu\u00f2 dedurre che l\u2019Italia si trova attualmente al di fuori dall\u2019orbita energetica internazionale intorno alla quale dovrebbe invece ruotare, anche perch\u00e9 \u00e8 uno dei maggiori importatori di gas naturale e petrolio in Europa. Un fatto che, unito alla mancanza di significative riserve domestiche, rende la penisola estremamente vulnerabile all\u2019aumento dei prezzi dei carburanti e all\u2019instabilit\u00e0 politica dei paesi produttori.<\/p>\n<p><b>Mosse per il futuro<\/b><br \/>I risultati dell\u2019analisi del prof. Klare implicano che in futuro la sicurezza energetica di un paese dipender\u00e0 sempre di pi\u00f9 dalla capacit\u00e0 di fare a meno dei carburanti fossili. Sorprende, dunque, che nell\u2019analisi di Caffio lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili venga criticato. Si dimentica, inoltre, che l\u2019Italia dispone pi\u00f9 di altri di una risorsa naturale la cui importanza dal punto di vista energetico \u00e8 destinata ad aumentare notevolmente in futuro: il sole.<\/p>\n<p>Anzich\u00e9 promuovere pericolose ed anacronistiche soluzioni come le trivellazioni in mare aperto, una politica energetica moderna, sostenibile ed efficace non pu\u00f2 prescindere dalla costruzione di impianti solari di nuova generazione. Non si fa riferimento qui all\u2019installazione dei noti \u201cpannelli fotovoltaici\u201d, bens\u00ec ai pi\u00f9 efficienti e rivoluzionari impianti di energia solare concentrata (Csp). Essi funzionano come normali centrali termoelettriche ma, a differenza di queste ultime, utilizzano degli specchi chiamati \u201celiostati\u201d per riflettere i raggi solari su un ricevitore, posto al centro dell\u2019impianto, producendo il vapore necessario ad attivare delle turbine che generano a loro volta energia. Perch\u00e9 tali impianti possano funzionare in modo efficiente \u00e8 necessario disporli in spazi estesi e molto assolati, come ad esempio il Nord America, l\u2019Africa settentrionale o l\u2019Europa meridionale. <\/p>\n<p><b>Alternative<\/b><br \/>Secondo il geofisico tedesco Gerhard Knies, pionierie di questa tecnologia ed iniziatore della Fondazione Desertec (un network di scienziati impegnati nello sviluppo di Csp in Nord Africa) \u201c<i>in sei ore i deserti del nostro pianeta ricevono pi\u00f9 energia di quanta l\u2019intera umanit\u00e0 ne consumi in un anno<\/i>\u201d. Ci\u00f2 significa, secondo lo studioso, che una porzione di Sahara grande quanto la superficie del Galles basterebbe a coprire i bisogni energetici dell\u2019intera Europa.<\/p>\n<p>Il progetto, tutt\u2019altro che fantascientifico, prevede, gi\u00e0 a partire dal 2014, l\u2019esportazione in Italia di energia elettrica prodotta negli impianti solari tunisini. Perch\u00e9 l\u2019Italia non investe in simile tecnologie? <\/p>\n<p>Se centrali Csp grandi quanto il Galles &#8211; che ha una superficie di 20.779 km2 &#8211;  coprirebbero il fabbisogno energetico \u201cdell\u2019intera Europa\u201d e dei suoi 730 milioni di abitanti; per rifornire 60 milioni italiani basterebbero, quindi, circa 1700 km2  di impianti. Una superficie, quest\u2019ultima, corrispondente a circa l\u20191,5 % del territorio di Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania e Sardegna, messe insieme. <\/p>\n<p>\u00c8 dunque evidente che l\u2019autosufficienza energetica italiana passa attraverso investimenti in energie rinnovabili che valorizzino il territorio e le sue risorse naturali, e non attraverso l\u2019aumento indiscriminato dello sfruttamento ambientale causato dalle trivellazioni in mare aperto. Le trivellazioni contribuirebbero esclusivamente ad arricchire avide compagnie petrolifere e a degradare ulteriormente il nostro inestimabile patrimonio naturale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un recente articolo apparso su Affarinternazionali e intitolato \u201cTrivelle in mare, Italia nel guado\u201d, Fabio Caffio lamentava la riluttanza dell\u2019Italia a sfruttare il potenziale estrattivo dei suoi mari. In realt\u00e0, ci\u00f2 che veniva trattato come \u201carretratezza\u201d tecnologica o scarso acume imprenditoriale, pu\u00f2 essere considerato come un dato tutt\u2019altro che negativo. Sappiamo tutti che l\u2019Italia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[86,96],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21520"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21520"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21520\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62143,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21520\/revisions\/62143"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21520"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21520"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21520"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}