{"id":21540,"date":"2012-10-17T00:00:00","date_gmt":"2012-10-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-strategia-energetica-dellitalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:30","slug":"la-strategia-energetica-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/10\/la-strategia-energetica-dellitalia\/","title":{"rendered":"La Strategia energetica dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Dopo quasi venticinque anni dall\u2019ultimo documento di indirizzo strategico per il settore energetico, nei giorni scorsi il governo Monti ha finalmente reso pubblica la nuova Strategia energetica nazionale (Sen). Il testo, che verr\u00e0 sottoposto a consultazione pubblica, non solo definisce obiettivi e priorit\u00e0 d\u2019azione per l\u2019Italia, ma pu\u00f2 contribuire a determinare il posizionamento ed il ruolo del paese nel complesso scacchiere energetico internazionale.<\/p>\n<p><b>Costi e paesi fornitori<\/b><br \/>La riduzione del costo dell\u2019energia per consumatori e imprese rappresenta uno degli obiettivi chiave identificati dalla Sen. Oggi, in Italia, si pagano per l\u2019energia elettrica &#8211; motore del suo sistema economico-industriale &#8211; differenziali di prezzo di oltre il 20% rispetto ai principali mercati europei. Tale differenza \u00e8 un pesante fardello per la competitivit\u00e0 delle imprese e per il bilancio delle famiglie italiane, ed \u00e8 in buona parte dovuto al costo del gas naturale, che in Italia contribuisce per il 60% della generazione dell\u2019elettricit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli alti prezzo del gas naturale hanno una duplice origine. La prima \u00e8 la scarsa concorrenza e fluidit\u00e0 sul mercato interno, determinata da un\u2019eccessiva concentrazione delle attivit\u00e0 di produzione, fornitura e trasporto del gas. Da questo punto di vista, il governo Monti ha fatto molto con l\u2019emanazione del decreto che definisce modalit\u00e0 e termini della separazione proprietaria di Snam ed Eni. <\/p>\n<p>La seconda, \u00e8 la natura stessa dei contratti di fornitura siglati dagli compratori italiani. Si tratta  molto spesso di contratti a lungo termine e a prezzi di acquisto indicizzati al valore del petrolio, i cosiddetti <i>take-or-pay<\/i>. Creando una relazione di lungo periodo tra produttore e consumatore, il contratto <i>take-or-pay <\/i>\u00e8 da un lato garanzia di approvvigionamenti stabili e sicuri. Dall\u2019altro, per\u00f2, le clausole che obbligano a pagare anche per i volumi non ritirati, e che legano il prezzo del gas a quello del greggio, lo rendono particolarmente svantaggioso se paragonato agli acquisti sui mercati spot del nord Europa, dove i prezzi sono in calo a causa della riduzione della domanda e del crescente contributo del gas liquefatto.<\/p>\n<p>Sebbene non in modo esplicito, la Sen sembra auspicare una revisione &#8211; almeno parziale &#8211; delle modalit\u00e0 di approvvigionamento del paese, che miri a raggiungere una giusta combinazione tra la sicurezza garantita da contratti a lungo termine e la competitivit\u00e0 del prezzo sui mercati spot. <\/p>\n<p>Anche Eni, il principale attore energetico italiano, sembra essere in linea con l\u2019approccio adottato nella Sen. Come annunciato dal suo amministratore delegato Paolo Scaroni, la compagnia energetica potrebbe non rinnovare i contratti <i>take-or-pay <\/i>in scadenza e tentare di risolvere quelli ancora in vigore perch\u00e9 divenuti eccessivamente onerosi. Questo, ovviamente, con forti ripercussioni sulla natura di storiche <i>partnership <\/i>energetiche dell\u2019Italia, come quella con Russia e Algeria, che forniscono il 60% delle importazioni di gas del paese, e con un impatto significativo sulla sicurezza degli approvvigionamenti del paese.<\/p>\n<p><b>Produzione nazionale o diversificazione<\/b><br \/>Per far fronte alle esigenze di sicurezza delle forniture, la Sen pone l\u2019accento su due potenziali iniziative. Da un lato, sviluppare la produzione sostenibile di idrocarburi nazionali, dall\u2019altro, rafforzare la diversificazione delle fonti di approvvigionamento.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 di rimettere in moto la produzione nazionale ha rapidamente svegliato il dibattito a livello nazionale. Sulla scia delle recenti esperienze negative, tra cui il disastro della piattaforma <i>Deepwater Horizon <\/i>nel Golfo del Messico, i critici si concentrano soprattutto sui potenziali effetti ambientali legati alle attivit\u00e0 di esplorazione e produzione nei giacimenti offshore nell\u2019Adriatico e nel canale di Sicilia. Un aspetto &#8211; forse non meno significativo &#8211; da tenere in considerazione \u00e8 l\u2019effettivo ammontare delle risorse a disposizione, e il loro impatto sull\u2019attuale dipendenza italiana.<\/p>\n<p>Sulla base degli ultimi dati dettagliati forniti dal Ministero dello sviluppo economico, le riserve provate di gas sono 66 miliardi di metri cubi, quelle probabili 57 miliardi e quelle possibili 44 miliardi. Ai tassi attuali, le riserve provate basterebbero a coprire la produzione per i prossimi otto anni, mentre nella migliore delle ipotesi per venti. Se consideriamo tuttavia che l\u2019obiettivo della Sen \u00e8 raddoppiare l\u2019attuale produzione, i periodi di riferimento andrebbero a ridursi a quattro e dieci anni rispettivamente. Per il petrolio la situazione \u00e8 leggermente migliore, ma rimane da chiedersi se realmente la produzione nazionale pu\u00f2 cambiare lo scenario energetico del paese e, quindi, se il gioco valga davvero la candela.<\/p>\n<p>L\u2019alternativa alle trivellazioni rimane il rafforzamento della diversificazione dei fornitori e delle vie di transito, in modo tale da minimizzare i rischi di un eventuale <i>default <\/i>da parte di uno (o pi\u00f9) paesi. Nonostante negli ultimi decenni l\u2019Italia abbia attuato una lungimirante politica di diversificazione, oggi il paese ha nuove opportunit\u00e0 per rafforzare la propria posizione. Alcune di esse sono gi\u00e0 state colte, grazie a progetti per diversificare le rotte di transito quali South Stream e Galsi. <\/p>\n<p>Oggi, la partita strategica per l\u2019Italia si gioca su due fronti principali: l\u2019accesso al Corridoio Sud e la realizzazione di infrastrutture di rigassificazione sulla costa italiana. Oltre alla diversificazione delle fonti, tali iniziative potranno garantire l\u2019incremento ed il consolidamento dell\u2019<i>overcapacity <\/i>strutturale del paese.<\/p>\n<p><b>Hub del gas e progetto europeo<\/b><br \/>Ed \u00e8 proprio grazie all\u2019accesso a nuovi volumi che l\u2019Italia potr\u00e0 ambire a diventare il principale <i>hub <\/i>del gas sud-europeo, come auspicato nelle priorit\u00e0 d\u2019azione fissate dalla Sen. Lo status di <i>hub<\/i> &#8211; ovvero diventare uno snodo fondamentale per il transito e l\u2019interscambio di gas, soprattutto con i paesi del nord Europa &#8211; \u00e8 funzionale alla creazione di un mercato interno fluido e competitivo, ed \u00e8 pertanto un passaggio importante per il raggiungimento dell\u2019obiettivo principale della strategia, la riduzione dei costi dell\u2019energia.<\/p>\n<p>Per poter ambire a tale ruolo, l\u2019Italia non sar\u00e0 chiamata soltanto ad assicurasi sufficienti livelli di <i>overcapacity <\/i>in termini di volumi e ad investire nel rafforzamento delle infrastrutture nazionali per il trasporto e lo stoccaggio. Il paese dovr\u00e0 anche ancorarsi in modo effettivo al nascente mercato europeo. A tal fine il documento presentato dal governo richiama, sebbene non in modo centrale, la necessit\u00e0 di rinforzare le interconnessioni di rete transfrontaliere e di omogeneizzare i meccanismi di <i>governance <\/i>energetica tra i paesi membri dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Il \u2018progetto europeo\u2019 diventa quindi un elemento centrale della strategia energetica dell\u2019Italia, soprattutto dopo che per anni il paese \u00e8 stato messo sotto accusa a causa delle sue relazioni privilegiate con paesi produttori come la Russia. A ridosso del 2014, termine ultimo definito dal Terzo pacchetto energia dell\u2019Ue per la piena integrazione dei mercati del gas e dell\u2019energia elettrica, l\u2019Italia pu\u00f2 pertanto trasformare una propria necessit\u00e0 interna in un significativo impulso politico alla creazione del mercato unico europeo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo quasi venticinque anni dall\u2019ultimo documento di indirizzo strategico per il settore energetico, nei giorni scorsi il governo Monti ha finalmente reso pubblica la nuova Strategia energetica nazionale (Sen). 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