{"id":21570,"date":"2012-10-18T00:00:00","date_gmt":"2012-10-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/leldorado-dellafrica-orientale\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:30","slug":"leldorado-dellafrica-orientale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/10\/leldorado-dellafrica-orientale\/","title":{"rendered":"L\u2019Eldorado dell\u2019Africa orientale"},"content":{"rendered":"<p>Gli alti prezzi del greggio sui mercati internazionali \u2013 tendenza destinata a perdurare anche in futuro con la fine del petrolio a buon mercato (<i>cheap oil<\/i>) \u2013 hanno portato all\u2019attenzione delle compagnie petrolifere aree \u201cdi frontiera\u201d finora trascurate in quanto economicamente inaccessibili. Tra queste l\u2019Africa orientale, notoriamente considerata regione povera di risorse naturali rispetto alle ricche Africa del Nord ed Africa occidentale. Le basse aspettative sono tuttavia state disattese e notizie di promettenti scoperte di petrolio e gas nella regione continuano ad affiorare numerose.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/Africa Orientale.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>Da un solo paese produttore \u2013 il Sudan del Sud, con un\u2019offerta petrolifera piuttosto contenuta \u2013 la regione sembra oggi ospitare un numero sempre pi\u00f9 copioso di potenziali produttori: l\u2019Uganda \u2013 dove nel 2006 \u00e8 stato rinvenuto petrolio nel Lago Alberto \u2013 il Mozambico e la Tanzania \u2013 dove si registrano straordinarie scoperte di gas (anche ad opera di Eni) \u2013 financo il Kenya e con buone prospettive l\u2019Etiopia, la Repubblica Democratica del Congo, l\u2019Eritrea e la Somalia.<\/p>\n<p>Una bonanza che l\u2019<i>U.S. Geological Survey <\/i>stima nell\u2019ordine di 28 miliardi di barili di petrolio, 12 trilioni di metri cubi di gas e 14 miliardi di barili di Ngl (frazioni liquide di gas naturale) e che apre inediti scenari destinati a mutare il volto della regione. Se nel bene o nel male non \u00e8 ancora dato sapere. Molto dipender\u00e0 da come questi paesi vorranno e sapranno sfruttare questa irripetibile occasione per avviare uno sviluppo che li possa emancipare dalla povert\u00e0 estrema in cui si trovano. <\/p>\n<p>Gli elevati costi dell\u2019energia sono uno dei principali fardelli che gravano sulle economie dell\u2019Africa orientale. L\u2019avvio di una produzione domestica potrebbe alleviare il deficit dei conti con l\u2019estero \u2013 con importazioni per un terzo connesse al petrolio \u2013 attrarre importanti investitori stranieri, consentire l\u2019avvio di programmi di elettrificazione nazionale.<\/p>\n<p><b>Maledizione del petrolio<\/b><br \/>Affinch\u00e9 ci\u00f2 avvenga \u00e8 necessario che la storia non si ripeta ancora una volta uguale a se stessa. Nel mondo in via di sviluppo, infatti, paesi produttori di petrolio sono due volte pi\u00f9 soggetti a guerre civili di quelli non petroliferi ed \u00e8 per il 50 per cento pi\u00f9 probabile che siano governati da autocrazie. Per sottrarsi a queste amare statistiche, i paesi dell\u2019Africa orientale devono innanzitutto prendere consapevolezza dei rischi a cui vanno incontro, quindi muoversi con la dovuta cautela. <\/p>\n<p>La famigerata \u201c<i>oil curse<\/i>\u201d non \u00e8, di fatto, una maledizione del petrolio \u2013 numerosi paesi hanno saputo beneficiarne senza eccessivi scompensi \u2013, bens\u00ec della politica incaricata di gestirlo. <\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/Risorse Est Africa.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>La scoperta di idrocarburi porta con s\u00e9 una serie di nuove inattese entrate per lo Stato che, come evidenzia Micheal L. Ross, si differenziano da quelle ordinarie per essere: <i>spropositatamente elevate e svincolate dai contributi fiscali della popolazione<\/i>, due caratteristiche che consentono ai governi di adottare agevolmente atteggiamenti antidemocratici e di reprimere nel silenzio il dissenso; <i>imprevedibilmente instabili e fluttuanti<\/i>, quindi difficilmente gestibili e governabili; <i>segrete,<\/i> dunque facilmente occultabili. Pu\u00f2 quindi rivelarsi una risorsa estremamente pericolosa per paesi \u2013 come quelli in questione \u2013 afflitti da un basso il livello di <i>governante<\/i>.<\/p>\n<p>Ma i rischi di malgoverno non sono gli unici che si presentano con l\u2019avvento di petrolio e gas. Pi\u00f9 \u201csemplicemente\u201d pu\u00f2 essere l\u2019incompetenza gestionale in un settore altamente complesso e rodato come quello petrolifero a non portare al paese ed alla sua popolazione i benefici sperati. <\/p>\n<p>\u00c8 difficile infatti che governi privi di competenze in materia di idrocarburi riescano a strappare condizioni vantaggiose o anche solo eque a grandi compagnie che vantano decenni di esperienza su scala globale. Ci\u00f2 nonostante, le ragioni della cautela sono di sovente sovrastate dall\u2019entusiasmo generato dalle scoperte e la volont\u00e0 di battere cassa spinge i governi a concludere numerosi accordi in maniera talora avventata. <\/p>\n<p>Tali accordi possono rivelarsi, infatti, compromettenti,<i> in primis, <\/i>per i paesi produttori, che si vincolano a contratti di lungo periodo, ma talvolta anche per le compagnie petrolifere stesse che, in assenza di un quadro regolatorio chiaro e stabile, possono veder mutare le regole del gioco a partita in corso. <\/p>\n<p>\u00c8 il caso della Panafrican Tanzania, sussidiaria della canadese Orca Exploration, che si trova invischiata in una serie di dispute legali con le autorit\u00e0 locali relative ad un conto di 33 milioni di dollari che rischia di paralizzarne le operazioni o della britannica Tullow Oil in Uganda dove si \u00e8 trovata a pagare una tassa non programmata da 300 milioni di dollari.<\/p>\n<p>Ad invitare alla cautela \u2013 sia da parte dei governi che delle compagnie petrolifere \u2013 dovrebbe essere inoltre la questione della sicurezza: elemento chiave per attrarre gli investitori e tutelare gli investimenti, ma carente nel mondo in via di sviluppo. In ambito energetico, in particolare, pu\u00f2 definirsi ancor pi\u00f9 rilevante.<\/p>\n<p>L\u2019instabilit\u00e0 politica interna ad un paese minaccia l\u2019integrit\u00e0 delle costose infrastrutture petrolifere che diventano facile bersaglio di gruppi armati; la pirateria \u2013 quella somala in particolare \u2013 \u00e8 un pericolo costante e non ancora estirpato al largo delle coste; mentre un\u2019accesa rivalit\u00e0 interna a una paese o internazionale \u2013 come quella che ha caratterizzato la recente storia del Sudan e del neonato Sudan del Sud \u2013 pu\u00f2, in presenza di risorse minerarie, avere risvolti ancor pi\u00f9 tragici e minacciare la stabilit\u00e0 dell\u2019intera regione.<\/p>\n<p><b>Cooperazione imprescindibile<\/b><br \/>La storia invita quindi a prudenza e cautela affinch\u00e9 la presenza di risorse preziose in un paese povero possa finalmente tradursi in una concreta occasione di sviluppo. Occasione che si rivela ancor pi\u00f9 unica in quanto offre \u2013 nel caso specifico \u2013 prospettive di crescita ad un\u2019intera regione, l\u2019Africa orientale, tra le pi\u00f9 arretrate a livello mondiale. <\/p>\n<p>I paesi in questione dovrebbero sfruttare l\u2019eccezionalit\u00e0 della loro situazione per convogliare, forti del grande interesse nei loro confronti, i propri sforzi verso un\u2019azione comune di tipo quasi \u201csindacale\u201d, come fu per i paesi fondatori dell\u2019Opec negli anni sessanta, anzich\u00e9 intraprendere impreparati ed in via individuale un percorso cos\u00ec delicato e rischioso.<\/p>\n<p>L\u2019adozione di una <i>comune linea di cooperazione <\/i>permetterebbe innanzitutto di mitigare la nociva competizione intra-regionale che spinge i governi a proporre alle compagnie condizioni vieppi\u00f9 favorevoli pur di attrarle sul proprio territorio. I governi potrebbero cos\u00ec concentrarsi su aspetti prioritari come la definizione di un quadro normativo stabile ed adatto a proteggere i propri interessi economici ed ambientali, giovando dell\u2019adeguato supporto di consulenze tecniche e dell\u2019eventuale coordinamento e supervisione di un\u2019organizzazione internazionale, come potrebbe essere l\u2019Unione africana.<\/p>\n<p>In secondo luogo, il coordinamento tra paesi consentirebbe di delineare una sorta di modello contrattuale comune da utilizzare come leva nei confronti delle compagnie petrolifere. In questo modo sarebbe possibile, ad esempio, imporre alle compagnie petrolifere di vincolare ai progetti di sfruttamento degli idrocarburi progetti infrastrutturali volti allo sviluppo interno del paese.<\/p>\n<p>Infine, un simile approccio consentirebbe di valutare le nuove potenzialit\u00e0 minerarie dell\u2019area come bene comune da convogliare, almeno in parte, verso la risoluzione di problemi regionali, siano essi energetici, idrici o di altra natura. Grandi piani infrastrutturali potrebbero cos\u00ec essere promossi in maniera concertata ed il loro finanziamento previsto \u2013 <i>in toto <\/i>o parzialmente \u2013 nei termini contrattuali con le compagnie petrolifere. Programmi di elettrificazione, ad esempio, gioverebbero di economie di scala molto maggiori se centrali e reti di distribuzione venissero progettate a livello regionale anzich\u00e9 nazionale.<\/p>\n<p>La scoperta di petrolio e gas in Africa orientale non \u00e8, in conclusione, da considerarsi necessariamente una \u201cmaledizione\u201d per i gi\u00e0 afflitti popoli che abitano la regione. Se grandi sono i rischi, infatti, ancor pi\u00f9 grandi sono le potenzialit\u00e0. Senz\u2019altro, allo stato dell\u2019arte, \u00e8 lecito attendersi che i nuovi scenari della regione finiscano col riproporre il triste copione di numerosi film gi\u00e0 visti. Eppure, nessun altro evento nella storia recente di questi paesi ha dischiuso loro la porta dello sviluppo, n\u00e9 sembrano potersene aprire ulteriori nel prossimo futuro. <\/p>\n<p>\u00c8 il momento che governi, istituzione internazionali e compagnie petrolifere recepiscano gli insegnamenti che le non ancora sopite rivolte arabe gli hanno impartito e prendano consapevolezza della necessit\u00e0 che lo sfruttamento delle risorse naturali di un paese sia di supporto alla sua crescita economica e sociale. La cautela \u00e8 dunque d\u2019obbligo per poter iniziare a \u201cviaggiare\u201d, ma \u2013 come nelle parole di una canzone italiana \u2013 \u201crallentando per poi accelerare\u201d.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli alti prezzi del greggio sui mercati internazionali \u2013 tendenza destinata a perdurare anche in futuro con la fine del petrolio a buon mercato (cheap oil) \u2013 hanno portato all\u2019attenzione delle compagnie petrolifere aree \u201cdi frontiera\u201d finora trascurate in quanto economicamente inaccessibili. 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