{"id":21600,"date":"2012-10-23T00:00:00","date_gmt":"2012-10-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-siria-contagia-il-libano\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:29","slug":"la-siria-contagia-il-libano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/10\/la-siria-contagia-il-libano\/","title":{"rendered":"La Siria contagia il Libano"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019autobomba che il 19 ottobre \u00e8 esplosa a Place Sassine, nel cuore di Achrafieh, il principale quartiere cristiano di Beirut, apre una nuova pagina delle controverse relazioni tra Siria e Libano. Obiettivo dell\u2019attentato, perfettamente riuscito nell\u2019ora di punta di un\u2019assolata giornata beirutina, era il generale Wisam al-Hasan, capo dell\u2019<i>Intelligence bureau <\/i>delle Forze armate libanesi, l\u2019ultimo di quegli ostinati \u201cpezzi da novanta\u201d dell\u2019apparato militare divenuti ormai troppo scomodi per Damasco.<\/p>\n<p><b>Contaminazione<\/b><br \/>L\u2019assassinio dei militari, d\u2019altra parte, \u00e8 pratica consolidata nella gestione damascena delle relazioni con il Libano. Ripercorrendo la storia al contrario, il 25 gennaio 2008 era toccato a Wissam Eid, capitano della polizia libanese che indagava allora sugli attentati degli anni precedenti. Il 12 dicembre 2007 a finire travolto nell\u2019esplosione di un\u2019altra autobomba (tecnica reiterata, quasi a voler lasciare una firma sfrontatamente riconoscibile) era stato il generale Fran\u00e7ois al-Hajj.<\/p>\n<p>La piazza libanese, come gi\u00e0 accaduto diverse volte, non ha atteso un accertamento formale delle responsabilit\u00e0 &#8211; forse troppo politicamente compromettenti per essere svelate &#8211; e ha gi\u00e0 emesso la sua sentenza contro il regime di Assad.<\/p>\n<p>Fin dall\u2019inizio della guerra civile siriana, il 15 marzo 2011, l\u2019allarme che il potere damasceno potesse esportare il caos nello stato vicino era stata lanciata da pi\u00f9 parti. Il paventato corso di una storia assai prevedibile sembra adesso realizzarsi, facendo leva ancora una volta sul fragilissimo equilibrio politico e confessionale libanese. <\/p>\n<p>D\u2019altra parte, la frattura tra i due gruppi parlamentari del <i>14 marzo <\/i>e dell\u2019<i>8 marzo<\/i> &#8211; il primo capeggiato dall\u2019ex premier Saad Hariri, il secondo (attualmente detentore della maggioranza parlamentare) dominato dal partito sciita Hezbollah &#8211; era avvenuta proprio sull\u2019ipotesi di sostegno o opposizione ad Assad.<\/p>\n<p>Il <i>14 marzo<\/i>, la coalizione che rappresenta i sunniti libanesi e include il partito cristiano conservatore Kataeb, ha solidarizzato fin da subito con la rivolta siriana. Quest\u2019ultima &#8211; \u00e8 importante ricordarlo &#8211; \u00e8 plasmata sulla rivendicazione della maggioranza sunnita nei confronti della minoranza alawita (sciita), cui appartiene Assad e i vertici del paese. L\u2019<i>8 marzo<\/i>, composto dai partiti sciiti e da quello cristiano del generale Aoun, ha invece difeso a lungo la legittimit\u00e0 del presidente di Damasco.<\/p>\n<p><b>Cambio di rotta<\/b><br \/>Negli ultimi mesi, tuttavia, il rischio che il paese venisse risucchiato dalla spirale siriana ha prodotto un\u2019inversione di rotta. Le violazioni dei confini da parte dei militari di Assad sono divenute frequentissime e a Tripoli, crogiuolo dell\u2019estremismo sunnita libanese, ma anche di una consistente rappresentanza della comunit\u00e0 alawita, la guerriglia urbana \u00e8 esplosa gi\u00e0 da tempo. <\/p>\n<p>Una progressiva ma ferma rettifica delle posizioni politiche \u00e8 allora seguita, nel tentativo di impermeabilizzare il paese dei Cedri dall\u2019ingerenza dell\u2019illustre vicino. Perfino Hezbollah, tradizionale alleato di Assad, sembra aver mutato atteggiamento nella consapevolezza &#8211; almeno di una parte del partito &#8211; che la fine del regime di Damasco potrebbe seriamente minacciare la sua stessa sopravvivenza.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che durante l\u2019estate 2012, l\u2019<i>intelligence<\/i> libanese abbia per la prima volta sventato attentati contro politici locali ordinati esplicitamente dall\u2019establishment siriano. L\u2019operazione ha condotto all\u2019arresto dell\u2019ex ministro libanese Michel Samaha, reo confesso di aver trasportato personalmente da Damasco a Beirut gli esplosivi (trovati nella sua abitazione) destinati agli atti terroristici. Questi, sempre per ammissione di Samaha, gli erano stati consegnati direttamente dal generale siriano Ali Mamluk.<\/p>\n<p>La denuncia dell\u2019evento da parte del premier libanese Najib Mikati, amico personale di Assad, aveva gi\u00e0 allora in qualche modo sancito la volont\u00e0 politica di Beirut di spezzare la dipendenza patronale dalla madre Siria. Lo stesso Mikati, il giorno seguente l\u2019uccisione del generale al-Hasan, ha dichiarato che \u201cesiste un legame tra l\u2019arresto di Samaha e l\u2019autobomba di Place Sassine\u201d: di fatto un\u2019accusa esplicita verso l\u2019(ex) amico. L\u2019intento di quest\u2019ultimo \u00e8, d\u2019altra parte, fin troppo esplicito: punire chi ha aiutato finanziariamente e militarmente i ribelli siriani.<\/p>\n<p>Il generale al-Hassan non \u00e8 stato un obiettivo scelto a caso: era tra gli uomini pi\u00f9 vicini a Saad Hariri, in esilio da oltre un anno per il sospetto che sia il bersaglio pi\u00f9 ambito nei piani di Damasco. Ma Hariri \u00e8 anche l\u2019uomo pi\u00f9 legato all\u2019Arabia Saudita, la potenza regionale cha, grazie ad un ingente trasferimento di armi e denaro, ha permesso alla rivolta anti-Assad di sfidare e mettere in crisi la potente macchina militare del regime.<\/p>\n<p><b>Variabile Hezbollah<\/b><br \/>La piazza di Beirut, tuttavia, nel giorno dei funerali delle vittime, vuole di pi\u00f9: chiede le dimissioni del governo in carica, ha assaltato il <i>Grand Serail<\/i>, la sede del governo e occupato la simbolica Piazza dei Martiri, con l\u2019intento di restarvi fino a quando il parlamento non verr\u00e0 sciolto. E proprio questa piazza arroventata riporta ad un altro tornante cruciale delle relazioni siriano-libanesi: il giorno di San Valentino del 2005, quando il convoglio di vetture su cui viaggiava l\u2019ex premier Rafik Hariri (padre di Saad), fu travolto da un\u2019esplosione mentre percorreva la strada che dal famoso Hotel Saint George conduce alla <i>corniche<\/i>, il languido lungomare della capitale libanese. <\/p>\n<p>Il giorno dopo la piazza di Beirut fu invasa da una folla che chiese &#8211; e ottenne &#8211; la fine della quasi trentennale occupazione militare siriana del Libano. Era la cosiddetta \u201cRivoluzione dei Cedri\u201d, che sembra riaccendersi adesso, a sette anni di distanza, nella stessa piazza e con la stessa pretesa: restituire al Libano una sovranit\u00e0 troppo a lungo svillaneggiata.<\/p>\n<p>L\u2019unico attore che pu\u00f2 sbloccare davvero l\u2019agognato \u201cdialogo nazionale\u201d, \u00e8 adesso Hezbollah, vera incognita di questo complesso processo. Il Partito di Dio, nato come cellula alle dipendenze di Siria e Iran, sa bene che, qualora i suoi referenti regionali non fossero pi\u00f9 in grado di sostenerlo, un suo pesante indebolimento &#8211; non solo politico, ma soprattutto militare &#8211; sarebbe inevitabile. Hezbollah potrebbe scegliere la strategia della \u201clibanesizzazione\u201d, riposizionando &#8211; cio\u00e8 &#8211; la sua identit\u00e0 all\u2019interno di una dimensione prettamente nazionale.<\/p>\n<p>La condizione inevitabile sarebbe, per\u00f2, accettare di porre le sue armi sotto l\u2019autorit\u00e0 dello stato. Si tratta del pi\u00f9 intricato dilemma della politica libanese da oltre vent\u2019anni e, senza dubbio, un\u2019operazione al ribasso per il partito di Dio. Nel caso in cui forze politiche di orientamento sunnita trionfassero in Siria, alleandosi con i cugini libanesi, l\u2019alternativa potrebbe anche essere il collasso. <\/p>\n<p>Tutti nodi non facili, mentre l\u2019esasperazione della frattura politica interna questa volta difficilmente far\u00e0 sconti al paese, con il rischio di riportare le lancette della storia ancora pi\u00f9 indietro, al 1975, quando inizi\u00f2 una violentissima guerra civile durata quindici anni: lo scenario peggiore per tutti. Che nessuno, per\u00f2, sembra per ora in grado di scongiurare.<\/p>\n<p>  <i>Marina Calculli sta completando un dottorato di ricerca in co-tutela tra l&#8217;Universit\u00e9 Saint Joseph di Beirut e l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Milano, \u00e8 lecturer in Relazioni Internazionali presso alcune universit\u00e0 libanesi e presso l&#8217;ASERI (Alta scuola di Economia e Relazioni Internazionali)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019autobomba che il 19 ottobre \u00e8 esplosa a Place Sassine, nel cuore di Achrafieh, il principale quartiere cristiano di Beirut, apre una nuova pagina delle controverse relazioni tra Siria e Libano. 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