{"id":21610,"date":"2012-10-24T00:00:00","date_gmt":"2012-10-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/chavez-alla-riscossa\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:29","slug":"chavez-alla-riscossa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/10\/chavez-alla-riscossa\/","title":{"rendered":"Chavez alla riscossa"},"content":{"rendered":"<p>Il Professor Steven Tsang dell\u2019Universit\u00e0 di Nottingham ha recentemente ipotizzato che governi con maggioranze limitate o addirittura risicate possano in effetti portare all\u2019adozione di politiche migliori in quanto pi\u00f9 consensuali e tendenti alla moderazione. Questa visione \u00e8 in linea con molta della letteratura in materia di comportamenti post-elettorali, ma come ogni teoria \u00e8 \u201ccontext-dependent\u201d, ovvero dipende da dove questa teoria viene applicata. <\/p>\n<p>L\u2019esperienza storica infatti mostra un quadro abbastanza complesso in cui governi con maggioranze minime hanno sia moderato le proprie posizioni che accentuato le proprie tendenze radicali, dipendendo appunto dal momento e dal contesto politico, storico e sociale. Le elezioni presidenziali 2012 in Venezuela offrono un caso di studio ideale per comprovare o confutare questa teoria.<\/p>\n<p><b>Apertura<\/b><br \/>Il 7 ottobre, il Presidente uscente Hugo Chavez ha vinto le presidenziali in Venezuela per la quarta volta consecutiva; per la quarta volta di fila ha anche ottenuto la maggioranza assoluta. Le speranze dell\u2019opposizione di un possibile recupero e trionfo all\u2019ultimo respiro si sono rivelate estremamente effimere. In effetti tali speranze erano state sostenute da pochi sondaggi, ampiamente pubblicizzati dalla stampa soprattutto in Europa e Nordamerica, che davano l\u2019opposizione vicina al presidente o addirittura vincente. La stragrande maggiornaza dei sondaggi dava comunque un chiaro vantaggio al condidato uscente. La maggioranza di Chavez \u00e8 solida. Questo non significa che sia necessariamente stabile ma \u00e8 certamente forte numericamente. Il Presidente ha ottenuto 8,1 milioni di voti contro i 6,5 dello sfidante, Enrique Capriles. Chavez ha conseguito un margine di 11 punti percentuali e ha vinto in 21 stati su 23. <\/p>\n<p>Tuttavia vi sono segnali incoraggianti anche per l\u2019opposizione. Il margine di distacco \u00e8 il minore che Chavez abbia ottenuto nelle quatttro elezioni presidenziali a cui ha preso parte. Lo scontento e la disillusione nel campo governativo cominciano ad emergere e Capriles sembra poter dare all\u2019opposizione un\u2019immagine credibile ed un\u2019alternativa reale all\u2019attuale amministrazione sia sul piano interno che su quello internazionale. Con l\u2019opposizione galvanizzata e che ha significativamente ridotto il divario con il governo, rimane quindi da vedere se Chavez moderer\u00e0 o radicalizzer\u00e0 la sua retorica infuocata e i suoi progetti di riforma che dovrebbero portare il paese al cosiddetto \u201csocialismo del XXI secolo\u201d.<\/p>\n<p>Le prime indicazioni sono state ambigue. Nella prima conferenza stampa dopo la rielezione, Chavez ha ripreso vigorosamente la propria narrativa anti-statunitense e ha riaffermato il suo pieno sostegno a Bashir Al-Assad nonostante la gravissima crisi in Siria. Sono invece passate largamente inosservate le aperture di Chavez all\u2019opposizione affinch\u00e9 avanzi proposte concrete e collabori con il governo. Questo tono conciliante \u00e8 decisamente inusuale nel discorso chavista, specie in ambito domestico, e merita quindi attenzione. Immediatamente dopo comunque il vice-Presidente ha aggiunto che le riforme \u201cbolivariane\u201d continueranno senza per\u00f2 svelare misure concrete in proposito. <\/p>\n<p><b>Nuove opportunit\u00e0<\/b><br \/>Alcune indicazioni sembrano suggerire che le riforme si intensificheranno nelle aree in cui la politica governativa ha raggiunto un certo grado di successo: riduzione della povert\u00e0, della disoccupazione, dell\u2019analfabetismo, e delle ineguaglianze &#8211; come confermato da uno studio delle Nazioni Unite che ha sorprendentemente riconosciuto il Venezuela come il paese con meno disuguaglianze dell\u2019America Latina. Innovazioni, e chiss\u00e0 forse una linea pi\u00f9 moderata, potrebbero aversi in quei settori dove l\u2019esperienza bolivariana ha mostrato i suoi limiti pi\u00f9 evidenti, come l\u2019eccessiva dipendenza dal petrolio, che attualmente fornisce circa il 95% delle entrate derivanti dal commercio con l\u2019estero, un forte incremento della violenza &#8211; soprattutto del tasso di omicidi &#8211; e l\u2019obsolescenza delle infrstrutture.<\/p>\n<p>Il governo ha gi\u00e0 annunciato un ulteriore rafforzamento del controllo statale su alcuni settore chiave, come energia, produzione alimentare e costruzioni, ma questo contrasta chiaramente con il piano di triplicare la produzione petrolifera nazionale entro il 2020. Premesso che nessun paese al mondo ha mai raggiunto un obiettivo tanto ambizioso, se il governo Chavez \u00e8 serio nei suoi propositi di espansione della produzione di petrolio avr\u00e0 bisogno di una significativa iniezione di tecnologia e manodopera qualificata, le quali dovranno necessariamente arrivare dall\u2019estero. <\/p>\n<p>Partner gi\u00e0 presenti nel paese come la cinese Cnpc, la statunitense Chevron e altre compagnie russe, vietnamite e indiane potrebbero provvedere alcune delle risorse necessarie. Giganti come BP e Shell stanno considerando un ingresso nel paese e notevoli opportunit\u00e0 potrebbero aprirsi per le imprese straniere. Tuttavia il grado di rischio di tali investimenti \u00e8 difficile da prevedere al momento attuale ma tutto lascia pensare a coefficienti di rischio, e premi assicurativi, piuttosto elevati.<\/p>\n<p><b>Domanda chiave<\/b><br \/>A livello internazionale, le \u201crelazioni pericolose\u201d instaurate da Chavez dovrebbero continuare a far parte della strategia estera \u201cbolivariana\u201d. Un fattore determinante per la posizione internazionale, soprattutto a livello regionale, di Caracas potrebbe rivelarsi la sua adesione, ora formalmente completa, al Mercosur, il blocco economico regionale compost da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, con quest\u2019ultimo attualmente sospeso. Risulta assai improbabile infatti che Brasilia tolleri gli eccessi verbali e talvolta pratici di Chavez se questi dovessero danneggiare le aspirazioni dello stesso Brasile ad un ruolo di potenza regionale e globale. <\/p>\n<p>Inoltre, se l\u2019adesione fosse presa sul serio a Caracas, questa obbligherebbe il Venezuela ad una significativa apertura economica, alla riduzione drastica delle barriere commerciali e all\u2019abbandono di molti principi bolivariani per allinearsi invece a ad un approccio pi\u00f9 ortodosso e tradizionale al commercio internazionale. Ci\u00f2 potrebbe avere un impatto rilevante sull\u2019Alba, il progetto di integrazione regionale sponsorizzato e sostenuto dallo stesso Chavez, e anche sul futuro delle altre organizzazioni regionali recentemente create, come l\u2019Unione Sudamericana (Unasur) e la Comunit\u00e0 degli Stati Latinoamericani e Caraibici (Celac).<\/p>\n<p>Le elezioni presidenziali del 2012, specialmente con il rafforzamento e unificazione dell\u2019opposizione, pongono una domanda chiave per il futuro del Venezuela e dell\u2019intera regione: il Presidente Chavez adotter\u00e0 una posizione pi\u00f9 moderata o pi\u00f9 radicale nel suo quarto mandato? Questo dilemma tuttavia presuppone che lo stato di salute del presidente, sul quale esistono versioni contraddittorie, gli permetta di rimanere al potere fino al 2019. In caso contrario si aprirebbero scenari imprevedibili.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Professor Steven Tsang dell\u2019Universit\u00e0 di Nottingham ha recentemente ipotizzato che governi con maggioranze limitate o addirittura risicate possano in effetti portare all\u2019adozione di politiche migliori in quanto pi\u00f9 consensuali e tendenti alla moderazione. 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