{"id":21650,"date":"2012-10-29T00:00:00","date_gmt":"2012-10-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-migrazioni-nelleconomia-cinese\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:28","slug":"le-migrazioni-nelleconomia-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/10\/le-migrazioni-nelleconomia-cinese\/","title":{"rendered":"Le migrazioni nell\u2019economia cinese"},"content":{"rendered":"<p>I cambiamenti politici, economici e demografici della storia recente della Repubblica popolare cinese (Rpc) hanno dato origine a interessanti dinamiche migratorie sia verso l\u2019esterno che all\u2019interno del paese. Ad oggi, si possono identificare tre principali aspetti del fenomeno migratorio in Cina. <\/p>\n<p>Ci sono innanzitutto flussi di cittadini cinesi in cerca di opportunit\u00e0 all\u2019estero. \u00c8 un fenomeno con origini lontane nel tempo che ha prodotto la cosiddetta \u201cdiaspora cinese\u201d. C&#8217;\u00e8 poi la migrazione all\u2019interno del paese, dovuta allo sviluppo economico degli ultimi trent\u2019anni. Infine, pi\u00f9 di recente, si osserva una crescente immigrazione dall\u2019estero, costituita sia da una migrazione di ritorno che da nuovi flussi da altri paesi.<\/p>\n<p><b>Oltremare<\/b><br \/>Secondo statistiche pi\u00f9 recenti i cosiddetti cinesi d\u2019oltremare (haiwai huaren, &#28023;&#22806;&#21326;&#20154;) sono oggi circa 40 milioni, mentre alla nascita della Repubblica popolare erano appena 9 milioni. Di questo gruppo, all\u2019incirca il 75% risiede nel resto dell\u2019Asia, mentre il restante 25% \u00e8 suddiviso tra gli altri continenti. Questi numeri, che sono in assoluto molto alti, ma che in termini relativi rappresentano solo tra il 2 e il 3% della popolazione della Rpc, non vanno tuttavia confusi con il fenomeno migratorio vero e proprio, il cui stock stimato per il 2010 era di \u201csoli\u201d 8 milioni di persone.<\/p>\n<p>Il gruppo di cinesi d\u2019oltremare include infatti sia gli individui nati nella Rpc e a Taiwan che quelli nati nel paese ospitante, ovvero le generazioni successive dei migranti. Lo stock di migranti, d\u2019altra parte, include solo gli individui nati in territorio cinese che al momento dei censimenti risiedevano all\u2019estero. I flussi verso il resto del continente e in particolare verso Hong Kong sono prevalenti, ma negli ultimi decenni gli incrementi pi\u00f9 sensibili si registrano verso i paesi avanzati quali Stati Uniti, Giappone, Canada e Australia.<\/p>\n<p>La migrazione cinese ha una componente \u201cstorica\u201d, che si fa risalire alla fine del XIX secolo, ed una relativamente pi\u00f9 recente, che ha avuto inizio alla fine della Rivoluzione culturale. Le due fasi sono tuttavia collegate: la diaspora creatasi durante la prima fase (specialmente nel resto dell\u2019Asia sud-orientale) ha rappresentato il<i> network <\/i>di riferimento su cui si \u00e8 appoggiata la nuova migrazione iniziata negli anni \u201980 del novecento. La fase intermedia, che va dalla creazione della Rpc alla fine della Rivoluzione culturale, \u00e8 stata caratterizzata da forti restrizioni: il fenomeno migratorio si \u00e8 ridotto all\u2019invio di studenti verso l\u2019Unione Sovietica e di lavoratori specializzati verso i paesi in via sviluppo.<\/p>\n<p><b>Interna<\/b><br \/>I flussi migratori interni, invece, si sono affermati come dinamica sempre pi\u00f9 rilevante nel corso degli ultimi trent\u2019anni. Questi flussi erano determinati dalla necessit\u00e0 di trasferire la riserva di forza lavoro poco qualificata dalle aree rurali a quelle urbane. Il fenomeno migratorio all\u2019interno della Rpc si usa distinguere in due fattispecie, a seconda che preveda o meno l\u2019effettiva acquisizione dei diritti di residenza nel luogo di destinazione del migrante, un processo complesso e legato al sistema di registrazione delle famiglie, denominato hukou (&#25143;&#21475;).<\/p>\n<p>Spostamenti che implicano un cambiamento dell\u2019<i>hukou <\/i>(che garantiscono cio\u00e8 a chi si sposta gli stessi benefici dei cittadini delle aree urbane) sono consentiti a certe condizioni molto strette. Tuttavia i flussi migratori con cambiamento di <i>hukou <\/i>sono stati sostenuti, nonostante in generale riguardino poche categorie di persone (tra cui i benestanti o chi possiede un titolo di studio avanzato). La migrazione rurale-urbana, che secondo le statistiche ha riguardato circa 140 milioni di individui nel corso dell\u2019ultimo trentennio, \u00e8 consentita invece solo in assenza di benefici dell\u2019<i>hukou<\/i>.<\/p>\n<p>Finora, tali flussi si sono diretti per la gran parte dalle provincie occidentali e centrali verso quelle della costa, laddove cio\u00e8 ha luogo la gran parte dell\u2019attivit\u00e0 produttiva legata all\u2019export. Un\u2019analisi dell\u2019<a href='http:\/\/www.economist.com\/blogs\/freeexchange\/2012\/02\/china' target='_blank'><b><u>Economist<\/u><\/b><\/a> ha tuttavia documentato come, pi\u00f9 di recente, gli aumenti salariali e gli effetti della crisi economica sulle aree pi\u00f9 sviluppate del paese abbiano contribuito ad alimentare flussi verso le province interne.<\/p>\n<p><b>Verso la Cina<\/b> <br \/>Oggi \u00e8 in atto anche <a href='http:\/\/www.migrationinformation.org\/Feature\/display.cfm?ID=838' target='_blank'><b><u> un nuovo trend di immigrazione diretto verso la Cina<\/u><\/b><\/a>. Il declino della fascia di popolazione locale in et\u00e0 lavorativa insieme alla crescita sostenuta dell\u2019economia hanno portato all\u2019ingresso nel paese sia di forza lavoro a basso costo dai paesi confinanti, che di forza lavoro qualificata dai paesi avanzati. Per motivi simili, si assiste negli anni pi\u00f9 recenti a un incremento nel numero di migranti di ritorno (<i>haigui<\/i>, &#28023;&#24402;).<\/p>\n<p><a href='http:\/\/www.ccg.org.cn\/ccg\/ccgen\/show.php?contentid=785' target='_blank'><b><u>Analisi del fenomeno<\/u><\/b><\/a> mostrano come si tratti generalmente di un gruppo di persone qualificate che hanno lasciato la Cina per motivi di studio e che hanno acquisito esperienze lavorative all\u2019estero. Secondo le statistiche del ministero dell\u2019istruzione cinese, alla fine del 2009 c\u2019erano un milione e seicentomila studenti cinesi all\u2019estero, il 30,7% dei quali \u00e8 rientrato con un titolo di studio secondario.<\/p>\n<p>Negli anni pi\u00f9 recenti, inoltre, \u00e8 cresciuto in modo sistematico il numero di studenti con un titolo di studio avanzato (a livello <i>postgraduate<\/i>) conseguito all\u2019estero che hanno fatto ritorno in Cina. Il loro rientro \u00e8 ritenuto rilevante dal punto di vista strategico: ad esempio, la gran parte del management delle imprese private pi\u00f9 dinamiche del paese \u00e8 costituito da migranti di ritorno, grazie anche dalle esenzioni fiscali garantite da quasi tutte le province del paese.<\/p>\n<p>Vedi <a href='https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/pdf\/Tabelle-Sanfilippo.pdf' target='_blank'><b><u> Tabelle<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><i><font size='1'> Articolo pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/PDF\/OrizzonteCina\/OrizzonteCina_12-08.pdf\" target='_blank'><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali. <\/i><\/font><\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I cambiamenti politici, economici e demografici della storia recente della Repubblica popolare cinese (Rpc) hanno dato origine a interessanti dinamiche migratorie sia verso l\u2019esterno che all\u2019interno del paese. 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