{"id":21670,"date":"2012-10-31T00:00:00","date_gmt":"2012-10-30T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/passata-la-tempesta-il-voto-resta\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:27","slug":"passata-la-tempesta-il-voto-resta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/10\/passata-la-tempesta-il-voto-resta\/","title":{"rendered":"Passata la tempesta, il voto resta"},"content":{"rendered":"<p>Per 48 ore, \u00e8 stato Sandy, e non Mitt, l\u2019uragano che Barack Obama ha dovuto fronteggiare, giusto ad una settimana esatta dall\u2019Election Day, marted\u00ec 6 novembre. La perturbazione che s\u2019\u00e8 abbattuta sulla Costa Est degli Stati Uniti \u00e8 diventata un test della capacit\u00e0 del presidente di fronteggiare un\u2019emergenza. <\/p>\n<p>Alla fine, il bilancio \u00e8 pesante, ma quasi inevitabile: una ventina di vittime, milioni d\u2019americani senza luce; centinaia di migliaia evacuati solo a New York; migliaia di voli cancellati; Wall Street chiusa per la prima volta dagli attacchi terroristici dell\u201911 Settembre 2001; Washington e Manhattan paralizzate per prudenza, con scuole, parchi, chiese, porti fermi, e persino la Statua della Libert\u00e0, che domenica 28 aveva compiuto 126 anni, isolata per due giorni. E a tutti un invito, rispettato: \u201cState a casa\u201d.<\/p>\n<p><b>Testa a testa<\/b><br \/>Sandy poteva essere la \u2018sorpresa d\u2019ottobre\u2019 della campagna 2012, il fattore imprevisto e improvviso che scompagina rapporti di forza e previsioni La tempesta ha certamente turbato l\u2019ultima settimana della campagna elettorale, ha rallentato i ritmi dei comizi, ha sospeso le operazioni di voto l\u00e0 dove sono gi\u00e0 in corso sulla Costa Est. \u00c8 presto per dire se l\u2019uragano, alla fine, avr\u00e0 giocato pro o contro il presidente, che, assumendo il ruolo del comandante in capo, s\u2019\u00e8 acquartierato nello Studio Ovale, o del rivale repubblicano Mitt Romney, che ha cancellato anch\u2019egli discorsi e meeting.<\/p>\n<p>Dopo Katrina, nessuna amministrazione statunitense prender\u00e0 pi\u00f9 sotto gamba un allarme uragano: nell\u2019agosto 2005, Katrina, forza 5, sommerse sotto la sua furia mezza New Orleans, fece centinaia di vittime dalla Louisiana alla Florida e spazz\u00f2 via la residua credibilit\u00e0 di George W Bush, da poco rieletto presidente, ma gi\u00e0 sfiduciato dall\u2019America per le bugie ormai smascherate sulla minaccia delle armi di distruzione di massa irachene (che non c\u2019erano). <\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 da stupirsi, quindi, dell\u2019allarme per l\u2019arrivo di Sandy, solo forza 1, ma che colpiva aree di solito troppo a nord perch\u00e9 gli uragani ci arrivino: di solito, le perturbazioni, quando salgono lass\u00f9, sono tempeste tropicali e nulla pi\u00f9.<\/p>\n<p>Passata Sandy, i due contendenti tornano a fare campagna in un fazzoletto: solo negli Stati in bilico decisivi, soprattutto tra Ohio e Florida. I sondaggi indicano equilibrio e incertezza: Obama, che pare avere arrestato l\u2019emorragia di consensi seguita al primo dibattito in diretta tv, \u00e8 avanti in alcuni rilevamenti, Romney \u00e8 avanti in altri; ma i divari sono sempre inferiori ai margini d\u2019errore dei test.<\/p>\n<p><b>Stati in bilico<\/b><br \/>Il numero degli Stati incerti oscilla: per alcuni sono 11, per altri 9, per quelli pi\u00f9 sicuri di s\u00e9, o che amano prendere dei rischi, solo 7. Dopo il terzo e ultimo duello, luned\u00ec 22 a Boca Raton in Florida, i due contendenti hanno avuto un\u2019attivit\u00e0 frenetica: comizi; e soprattutto spot, quanti pi\u00f9 le casse delle campagne consentono di sfornarne. <\/p>\n<p>Sono in campo i candidati presidenti con le famiglie e i loro vice, anche se Romney sembra avere messo un po\u2019 in naftalina il suo \u2018numero due\u2019 Paul Ryan, adesso che non ha pi\u00f9 bisogno di sollecitare l\u2019elettorato conservatore e religioso, ma deve piuttosto esercitare un richiamo sugli indecisi di centro e, quindi, sui moderati. Evitando, nel contempo, un rischio per lui letale: demotivare l\u2019ala destra del partito repubblicano, che potrebbe decidere di non andare a votare per quel mormone che copia il presidente nero in politica estera. <\/p>\n<p>Cos\u00ec come Obama deve evitare che i delusi del suo primo mandato testimonino la loro insoddisfazione con l\u2019astensione.<\/p>\n<p> Il calcolo di base dei Grandi Elettori resta quello del sito <a href= \"http:\/\/www.270towin.com\/\" target= \"blank\"><b><u>270towin.com<\/u><\/b><\/a>, che ne assegna 201 sicuri a Obama e 191 sicuri a Romney: il collegio ne conta 538, ne servono 270 per vincere. Gli altri 146 sono quelli di New Hampshire (4) e Pennsylvania (20) nel New England; Virginia (13), North Carolina (15) e Florida (29) nel Sud; Michigan (16), Wisconsin (10), Ohio (18)  e Iowa (6) nei Grandi Laghi e nel Mid-West; Nevada (6) e Colorado (9) lungo le Montagne Rocciose. <i>RealClearPolitics.com<\/i> considera la Pennsylvania e il Michigan gi\u00e0 scontati per Obama. <i>Politico.com<\/i> assegna pure la North Carolina a Romney e il Nevada a Obama.<\/p>\n<p> Se prendiamo per buoni i conteggi di <i>politico.com<\/i>, abbiamo Obama a 243 e Romney a 206. Nei sette Stati che restano, Romney \u00e8 in vantaggio in Florida e nel New Hampshire, mentre Obama \u00e8 avanti nel Wisconsin e nello Iowa. Ohio, Virginia e Colorado sono davvero \u2018too close to call\u2019, troppo serrati per essere assegnati, anche solo orientativamente.<\/p>\n<p> A Obama, fare man bassa nei Grandi Laghi e nel MidWest basterebbe per restare alla Casa Bianca. Di qui, una conferma della legge non scritta, ma ineluttabile, per i candidati repubblicani: se vogliono diventare presidenti, devono vincere l\u2019Ohio; e Romney deve riuscire in un colpo doppio, a vincere l\u2019Ohio e pure la Florida, l\u2019altro Stato determinante di Usa 2012. Sar\u00e0 l\u00ec che la partita si giocher\u00e0 con maggiore intensit\u00e0.<\/p>\n<p><b>L\u2019anatra zoppa e lo spettro della quinta volta<\/b><br \/>Quale che sia l\u2019esito della corsa presidenziale, pare quasi scontato che il prossimo presidente sar\u00e0 un\u2019 \u2018anatra zoppa\u2019, cio\u00e8 non avr\u00e0 dalla sua tutto il Congresso: la Camera, infatti, dovrebbe restare repubblicana; e il Senato dovrebbe restare democratico. Nell\u2019Election Day, gli americani non eleggono solo il presidente, ma rinnovano tutta la Camera e un terzo del Senato, designano decine di governatori, votano una miriade di assemblee statali e locali e si pronunciano su decine di referendum statali e locali.<\/p>\n<p>Quello tra Obama \u00e8 Romney \u00e8 un voto cos\u00ec serrato che pu\u00f2 davvero succedere di tutto: quello che s\u2019\u00e8 gi\u00e0 visto, e che cio\u00e8 un candidato perda le elezioni, ma vada ugualmente alla Casa Bianca, perch\u00e9 ha la maggioranza dei Grandi Elettori, che \u00e8 quello che conta; e pure quello che non s\u2019\u00e8 mai visto, e che cio\u00e8 i due rivali si dividano a met\u00e0 il collegio dei 568 Grandi Elettori, 269 voti a testa. <\/p>\n<p>La complessit\u00e0 del sistema e l\u2019andamento dei sondaggi, con Romney avanti a livello nazionale, ma Obama avanti negli Stati incerti, autorizza le previsioni pi\u00f9 paradossali, senza che il meccanismo venga, per\u00f2, messo in discussione: le iniziative per cambiarlo hanno sempre avuto scarso seguito.<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi che \u2018vince chi perde\u2019 non \u00e8 peregrina. \u00c8 gi\u00e0 accaduto quattro volte (1824, 1876, 1888 e 2000) e, quindi, pu\u00f2 accadere una quinta. Agli albori dell\u2019Unione, molti furono i casi singolari, prima che l\u2019elezione venisse codificata cos\u00ec com\u2019\u00e8 ora. Ma il 2000 \u00e8 storia recente: Al Gore ebbe mezzo milione di voti popolari in pi\u00f9 a livello nazionale, ma 257 suffragi contestati in pi\u00f9 in Florida bastarono a consegnare quello Stato e la Casa Bianca a Bush jr.<\/p>\n<p><b>Trionfo della tv sui social media<\/b><br \/>Memorie d\u2019un passato che, all\u2019alba del 7 novembre, potrebbero tornare d\u2019attualit\u00e0. Come l\u2019ottobre di Usa 2012 ha segnato il ritorno della televisione, che pareva ormai superata. Per nove mesi, \u00e8 stata una campagna di comizi con strette di mano, cene per raccogliere fondi e tweet per creare consenso: i cantori dei social media, come avevano gi\u00e0 fatto nel 2004 e nel 2008, avevano decretato il trionfo della comunicazione politica di nuovo conio e il tramonto dell\u2019influenza dei media tradizionali, sia la stampa scritta con i suoi \u2018endorsements\u2019 che la radio e la tv.<\/p>\n<p>Poi, a ottobre, sono arrivati a raffica i dibattiti televisivi: cio\u00e8, i duelli fra i candidati in diretta, tre fra gli aspiranti presidenti, uno fra i loro vice. Ormai un rito, dal 1960, quando proprio la televisione decise, per la prima volta, una corsa presidenziale negli Stati Uniti, quella fra John F. Kennedy e Richard Nixon. E la tv ha spazzato via, o almeno ha fortemente ridimensionato, i social media.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, a Romney \u00e8 bastato vincere a sorpresa il primo dibattito per rimettersi in corsa e cancellare, o almeno attenuare, gaffes ed errori del suo settembre orribile. E l\u2019elezione, che pareva decisa e persino noiosa, s\u2019\u00e8 improvvisamente rivelata incerta e persino elettrizzante. Obama s\u2019\u00e8 aggiudicato i due duelli successivi, ma senza mai mandare il rivale al tappeto.<\/p>\n<p>Se il sorpasso in politica dei social media sulla tv \u00e8 rinviato, magari al 2016, quello dello sfidante sul presidente uscente \u00e8 ora affidato agli elettori: poco pi\u00f9 di cento milioni di americani, la met\u00e0 circa degli aventi diritto, decideranno pensando soprattutto all\u2019economia e molti andando alle urne con la nostalgia dell\u2019Obama candidato messianico 2008 e oggi candidato incanutito, dopo essere stato un presidente in grigio.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per 48 ore, \u00e8 stato Sandy, e non Mitt, l\u2019uragano che Barack Obama ha dovuto fronteggiare, giusto ad una settimana esatta dall\u2019Election Day, marted\u00ec 6 novembre. La perturbazione che s\u2019\u00e8 abbattuta sulla Costa Est degli Stati Uniti \u00e8 diventata un test della capacit\u00e0 del presidente di fronteggiare un\u2019emergenza. 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