{"id":21690,"date":"2012-11-04T00:00:00","date_gmt":"2012-11-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/israele-e-la-bomba\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:26","slug":"israele-e-la-bomba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/11\/israele-e-la-bomba\/","title":{"rendered":"Israele e la bomba"},"content":{"rendered":"<p>In \u201cIsraele e la bomba\u201d Avner Cohen, uno studioso israeliano, ha ricostruito le vicende del programma nucleare del suo paese. Al libro, uscito nel 1998, nonostante l\u2019opposizione della censura militare israeliana, \u00e8 seguito nel 2010 un altro suo saggio \u201c<i>The worst-kept secret: Israel\u2019s bargain with the bomb<\/i>\u201d.<\/p>\n<p><b>Ambiguit\u00e0<\/b><br \/>Quali i fatti essenziali? Con il sostegno della Francia, Israele inizi\u00f2 a costruire alla fine degli anni cinquanta un reattore nucleare a Dimona, nel deserto del Negev. La produzione di armi nucleari prese avvio dopo la guerra del \u201967. Sospetti, illazioni, ipotesi iniziarono a circolare sui media mondiali negli anni successivi; la prima conferma dall\u2019interno scatur\u00ec dalle rivelazioni nel 1986 di Mordechai Vanunu , un tecnico addetto a Dimona, poi catturato a Roma dai servizi segreti israeliani, trasferito in Israele e condannato a lunghi anni di carcere, ora in libert\u00e0.<\/p>\n<p>La diplomazia di Israele si \u00e8 conformata nel corso degli anni ad una posizione di \u201cambiguit\u00e0\u201d in materia nucleare. Israele non ha infatti ammesso di possedere armi atomiche e ha ribadito fin dagli anni sessanta, in pi\u00f9 occasioni, di non volere essere il primo paese a introdurre dette armi nel Medio Oriente. In coerenza con tale posizione, il governo di Israele non ha sottoscritto il Trattato di non-proliferazione nucleare, cos\u00ec come altre nazioni nucleari (India, Pakistan, Corea del nord).<\/p>\n<p>Quantit\u00e0 e qualit\u00e0 del dispositivo atomico del paese sono ignote. Secondo stime della <i>Federation of American Scientists <\/i>(2007), Israele disporrebbe di un numero compreso fra 75 e 400 testate e di una moltitudine di vettori &#8211; missili balistici a medio e lungo raggio della classe Jericho, aerei, sottomarini della classe Dolphin di produzione tedesca. Sottomarini e missili assicurano a Israele una capacit\u00e0 di reazione (\u201csecond strike\u201d) a un attacco atomico.<\/p>\n<p>Questa capacit\u00e0 \u00e8 un deterrente essenziale, nella dottrina strategica del paese, data la sua particolare topografia &#8211; un paese minuscolo, densamente popolato nei suoi centri abitati, circondato da avversari &#8211; e storia politica &#8211; la sua legittima esistenza nella regione ancora in forse, non riconosciuta da buona parte del mondo arabo e sotto ripetute minacce di aggressione da parte dell\u2019Iran. In pi\u00f9, la necessit\u00e0 di \u201cfare da solo\u201d in caso di guerra, privo come \u00e8 di una garanzia internazionale della propria scurezza e integrit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Effetto a cascata<\/b><br \/>Almeno in due episodi bellici Israele, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe posto le sue forze in stato di allerta nucleare: l\u20198 ottobre 1973, nei primissimi giorni della guerra del Kippur sotto l\u2019avanzare degli eserciti egiziano e siriano, e nuovamente durante l\u2019attacco dei missili irakeni Scud sulle citt\u00e0 di Israele nel corso della guerra del Golfo del 1991. Israele ha poi agito unilateralmente per impedire a paesi ostili di dotarsi di armi atomiche, con l\u2019attacco aereo contro il reattore nucleare di Osirak in Iraq nel giugno 1981 e contro un presunto reattore in Siria nel settembre 2007.<\/p>\n<p>\u00c8 il potenziale di disseminazione di armi di distruzione di massa nel Medio Oriente che preoccupa di pi\u00f9, a mio parere. La stessa \u201cambiguit\u00e0\u201d di Israele, cio\u00e8 l\u2019ammettere la capacit\u00e0 di costruire l\u2019arma nucleare, pur senza riconoscere necessariamente di possederla, pu\u00f2 essere uno stimolo perverso per altri paesi ad emulare Israele, annullando cos\u00ec il suo vantaggio strategico e provocando una corsa pericolosa agli armamenti nella regione. Fra questi, l\u2019Iraq degli anni \u201980; la Libia che fortunatamente rinunci\u00f2 al programma nel 2003; la Siria, oggi nel marasma della guerra civile e con ampie dotazioni di armi chimiche e batteriologiche.<\/p>\n<p>Il caso pi\u00f9 grave, oggetto di un duro contrasto con la comunit\u00e0 internazionale, \u00e8 quello dell\u2019Iran, con le sue velleit\u00e0 egemoniche nell\u2019area. L\u2019amministrazione americana ha finora dissuaso Israele dall\u2019intento di sferrare un attacco preventivo contro le installazioni nucleari iraniane. Lo ha fatto, accompagnando l\u2019azione diplomatica con un forte aumento della cooperazione militare con Israele, nelle attivit\u00e0 di spionaggio e di sabotaggio informatico volte a inibire il programma atomico iraniano, nello sviluppo di un solido sistema di difesa antimissile.<\/p>\n<p><b>Usa e Iran<\/b><br \/>Stati Uniti e Israele sembrano convergere su un punto fermo: impedire all\u2019Iran di dotarsi di armi atomiche. La questione non \u00e8 quella della mera capacit\u00e0 di produrre dette armi &#8211; che il governo di Israele misura nella dotazione iraniana di uranio arricchito al 20%, ma &#8211; come affermano gli americani &#8211; della volont\u00e0 esplicita e provata dell\u2019Iran di produrre la bomba. Il che esige uno stock sufficiente di uranio altamente arricchito, la sua conversione in metallo per produrre una testata, il meccanismo di avvio dell\u2019esplosione atomica, i missili balistici capaci di portare la testata sull\u2019obiettivo.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 chiaro che, al di l\u00e0 della contesa fra Iran, Israele e il resto del mondo che si oppone all\u2019arma nucleare nelle mani del regime di Ahmadinejad, il pericolo di una proliferazione di armi atomiche riguarda paesi che sono fieri antagonisti dell\u2019Iran e potenziali imitatori del suo programma nucleare, cio\u00e8, l\u2019Arabia Saudita e gli sceiccati del Golfo persico.<\/p>\n<p>Un ultimo elemento di riflessione. La stessa deterrenza offerta dalle armi nucleari contro un\u2019aggressione non-convenzionale \u00e8 messa in discussione all\u2019interno di Israele. Alcuni opinionisti e studiosi osservano che per un paese piccolo come Israele che fosse totalmente devastato da un attacco atomico il disporre di una capacit\u00e0 di reazione (\u201csecond strike\u201d) sarebbe un\u2019opzione tragicamente inutile.<\/p>\n<p>Sarebbe pi\u00f9 importante e benefico per la sicurezza del paese un impegno da parte degli stati della regione, verificato puntigliosamente dalle agenzie internazionali, ad evitare di costruire o smantellare, allorch\u00e9 esistenti, propri arsenali nucleari. Qualora questi stati abbandonassero ogni velleit\u00e0 di acquisire l\u2019arma atomica e si giungesse inoltre a un accordo di pace complessivo che garantisse il diritto all\u2019esistenza e la sicurezza di Israele, si potrebbe avviare un negoziato per il disarmo, per affrancare pienamente il Medio Oriente dalle armi di distruzione di massa.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In \u201cIsraele e la bomba\u201d Avner Cohen, uno studioso israeliano, ha ricostruito le vicende del programma nucleare del suo paese. Al libro, uscito nel 1998, nonostante l\u2019opposizione della censura militare israeliana, \u00e8 seguito nel 2010 un altro suo saggio \u201cThe worst-kept secret: Israel\u2019s bargain with the bomb\u201d. Ambiguit\u00e0Quali i fatti essenziali? Con il sostegno della [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[95,137,99,101],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21690"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21690"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21690\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61856,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21690\/revisions\/61856"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21690"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21690"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21690"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}