{"id":21750,"date":"2012-11-08T00:00:00","date_gmt":"2012-11-07T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/obama-davanti-allipoteca-islamista\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:24","slug":"obama-davanti-allipoteca-islamista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/11\/obama-davanti-allipoteca-islamista\/","title":{"rendered":"Obama davanti all\u2019ipoteca islamista"},"content":{"rendered":"<p>La rielezione di Obama come presidente degli Stati Uniti prefigura una continuit\u00e0 della sua politica estera verso il Medio Oriente e il Nord Africa. Questa continuit\u00e0 tuttavia \u00e8 quella di un progetto in corso di esecuzione e non di una politica gi\u00e0 collaudata. <\/p>\n<p>Il secondo mandato \u00e8 un\u2019occasione perch\u00e9 Obama dia un profilo pi\u00f9 preciso e degli obbiettivi pi\u00f9 specifici a orientamenti rimasti abbastanza fluidi e, talvolta, rivelatisi deludenti. In una parola, perch\u00e9 definisca il suo progetto, ponendo le condizioni politiche e diplomatiche per la sua realizzazione.<\/p>\n<p><b>Mondo arabo<\/b><br \/>Fondamentalmente, il progetto mediorientale di Obama \u00e8 di riformare il rapporto fra gli Stati Uniti e questa regione, riducendone il peso sproporzionato che ha assunto nel corso delle presidenze \u201cimperiali\u201d di Bush padre e di Bill Clinton, fino al disastro di Bush figlio. Da un lato, quindi, il progetto punta a ridurre la rilevanza della regione nel quadro di una \u201cgrand strategy\u201d che guarda ad altri problemi e ad altre regioni (principalmente l\u2019Asia-Pacifico); dall\u2019altro, punta a rendere normale il rapporto fra Stati Uniti e arabi, cio\u00e8 a ridurre l\u2019antiamericanismo radicale che si \u00e8 sviluppato in questa regione, che \u00e8 poi uno dei motivi che ha tanto impegnato gli americani polarizzandone le risorse. <\/p>\n<p>La riforma del rapporto \u00e8 condizione perch\u00e9 gli Usa possano poi sviluppare una strategia globale differente. Per ora se ne \u00e8 molto parlato, sono state poste premesse di politica importanti, come nelle nuove <i>Linee guida <\/i>della difesa (che iniziano ad accrescere le risorse dedicate all\u2019Asia e diminuire quelle dedicate all\u2019Europa). Ma di fatto il Medio Oriente resta al centro, come si \u00e8 visto nel dibattito televisivo fra Obama e Romney, dove si \u00e8 parlato in pratica solo di Medio Oriente: islamisti, Iran e Siria.<\/p>\n<p>La normalizzazione dei rapporti \u00e8 stato il primo tentativo di Obama. Nel discorso fatto al Cairo subito dopo la sua elezione, Obama articol\u00f2 un programma di rispetto reciproco e collaborazione con i musulmani, riconoscendo fra l\u2019altro l\u2019urgenza di dare una soluzione al conflitto israelo-palestinese. <\/p>\n<p>Successivamente per\u00f2 la sua gestione della questione risult\u00f2 sorprendentemente dilettantesca e si tradusse in un vicolo cieco, da cui Obama \u00e8 uscito solo abbandonando il suo tentativo. Il generale Petraeus registrava l\u2019assenza di normalizzazione qualche anno dopo, affermando davanti a una commissione parlamentare che l\u2019incapacit\u00e0 americana di contribuire a una soluzione del dramma palestinese restava causa rilevante del persistente antiamericanismo della regione.<\/p>\n<p><b>Iran e Fratelli musulmani<\/b><br \/>Mentre la normalizzazione \u00e8 rimasta un\u2019intenzione, il ridimensionamento della regione nel grande quadro strategico americano \u00e8 stato invece il filo conduttore dell\u2019amministrazione, che su questo fronte ha compiuto passi concreti. Il ritiro dall\u2019Iraq e l\u2019ineluttabile transizione verso il ritiro dall\u2019Afghanistan vanno visti come una premessa dolorosa e costosa, ma ineludibile per sgombrare il terreno dalla macerie del passato e poter passare a una politica nuova. <\/p>\n<p>I contorni di questa politica sono rimasti imprecisi nel quadro di un\u2019azione dominata dal pragmatismo e comunque vincolata dalla difficile situazione socio-economica interna. Tuttavia, due linee sono emerse in evidenza: una \u00e8 stata la costanza nella ricerca di un dialogo con l\u2019Iran, l\u2019altra la decisione non facile di rovesciare le alleanze in Nord Africa passando dai dittatori post-nazionalisti ai Fratelli musulmani.<\/p>\n<p>All\u2019inizio del suo mandato Obama si aspettava un Iran pi\u00f9 disponibile a dialogare. Successivamente, ha dovuto rinunciare al dialogo, ma non ha mai smesso di ricercarlo, puntando sulle sanzioni ma frenando l\u2019avventurismo israeliano del governo Netanyahu. <\/p>\n<p>Alcuni segnali giunti nelle settimane precedenti le elezioni, fanno ritenere che l\u2019Iran accetti alla fine di negoziare. Obama probabilmente \u00e8 convinto che una solida ricomposizione dei conflitti della regione possa aversi solo includendo l\u2019Iran. Se l\u2019Iran \u00e8 escluso, la tensione continuer\u00e0 a riprodursi nella forma di conflitti settari regionali e sub-regionali e nell\u2019impedire la soluzione di qualsiasi altro conflitto, da quello siriano a quello iracheno a quello israelo-palestinese. <\/p>\n<p>Un <i>modus vivendi <\/i>con l\u2019Iran \u00e8 la premessa maggiore di un serio sganciamento strategico degli Usa dalla regione, che altrimenti continuer\u00e0 ad essere una fonte di conflitti e a richiamare le forze e le risorse americane. Altrettanto importante in questa prospettiva \u00e8 l\u2019affermazione di regimi islamisti centristi al posto dei vecchi dittatori: essi difficilmente potranno essere degli alleati, come Mubarak, ma dei regimi sostanzialmente amici invece s\u00ec. <\/p>\n<p>L\u2019Occidente dovr\u00e0 attenuare la sua politica di promozione della democrazia onde, da un lato conservare un rapporto amichevole e costruttivo con questi nuovi governi e, dall\u2019altro, lasciare che siano essi a provvedere alla stabilit\u00e0 della regione. <\/p>\n<p>Il discorso che il presidente Morsi \u00e8 andato a fare a Teheran in agosto, proponendo una coalizione diplomatica Egitto,Turchia, Iran e Arabia Saudita per mediare il conflitto siriano, non \u00e8 stato accolto bene a Washington. Ma in realt\u00e0 \u00e8 in linea con quello che l\u2019amministrazione Obama desidera: che la regione sviluppi una maggiore autonomia, non necessariamente ostile all\u2019Occidente, liberando gli Usa da compiti che non sono pi\u00f9 al vertice dei suoi interessi.<\/p>\n<p><b>Sganciamento<\/b><br \/>Tuttavia, mentre l\u2019Iran d\u00e0 cenni incoraggianti, l\u2019evoluzione dei governi islamisti emergenti del Nord Africa suscita preoccupazione, perch\u00e9 non sembra in grado di mantenere quel centrismo che \u00e8 essenziale per gli obbiettivi della politica americana. In effetti sia i Fratelli musulmani egiziani che quelli tunisini subiscono forti pressioni da parte dei partiti fondamentalisti che sono loro ideologicamente contigui, come pure da parte di un\u2019opposizione che pi\u00f9 che liberale sembra essere mossa da un laicismo intransigente. <\/p>\n<p>Questa intransigenza laica facilita i cedimenti verso il fondamentalismo. I progetti di costituzione che sono stati approvati dalle istituzioni dei due paesi riflettono questa contrapposizione e in pi\u00f9 punti: invece di fissare principi costituzionali, si affrettano a fissare veri e propri lineamenti di legislazione. <\/p>\n<p>Se confermata, questa evoluzione investirebbe anche il sistema del trattato di Camp David. Verso questo trattato gli islamisti di centro hanno intenzioni riformatrici ma non revisioniste. Uno scivolamento ideologico verso il fondamentalismo in politica interna non potrebbe che avere conseguenze anche in politica estera.<\/p>\n<p>Cessato il rischio di un\u2019America che \u201ctorna a ruggire\u201d, se Obama persiste nella sua idea &#8211; perfettamente condivisibile &#8211; di riconoscere al Medio Oriente la sua autonomia per poter riordinare i suoi interessi globali, \u00e8 ora necessaria una maggiore iniziativa diplomatica. Questa iniziativa non riguarda solo la riformulazione dei rapporti con la regione e con i suoi attori, ma anche la normalizzazione alla quale occorre tornare. Malgrado l\u2019appoggio che l\u2019amministrazione Obama ha fornito ai nuovi regimi islamisti, l\u2019antiamericanismo continua ad essere rampante.<\/p>\n<p>Per affrontare questa normalizzazione \u00e8 necessario che Obama riprenda il dossier israelo-palestinese, fondandolo su una diplomazia pi\u00f9 realistica ed efficace di quella del suo esordio. Ha di fronte altri quattro anni e sarebbe ora il momento di passare dal necessario periodo formativo della sua politica ad uno periodo di concrete realizzazioni.<\/p>\n<p>Gli europei sono interessati a questo sviluppo. Da esso potrebbero, forse, essere ora incentivati a dare una collaborazione pi\u00f9 esplicita e costruttiva, laddove finora &#8211; Libia a parte &#8211; hanno lasciato ogni onere a Washington.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La rielezione di Obama come presidente degli Stati Uniti prefigura una continuit\u00e0 della sua politica estera verso il Medio Oriente e il Nord Africa. Questa continuit\u00e0 tuttavia \u00e8 quella di un progetto in corso di esecuzione e non di una politica gi\u00e0 collaudata. 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