{"id":21760,"date":"2012-11-10T00:00:00","date_gmt":"2012-11-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lamerica-divisa-di-barack-obama\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:24","slug":"lamerica-divisa-di-barack-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/11\/lamerica-divisa-di-barack-obama\/","title":{"rendered":"L\u2019America divisa di Barack Obama"},"content":{"rendered":"<p>Tutti sanno che Barack Obama \u00e8 stato rieletto presidente degli Stati Uniti marted\u00ec 6 novembre. Ma, formalmente, non \u00e8 proprio cos\u00ec: il presidente degli Stati Uniti 2013-2016 sar\u00e0 eletto il 6 gennaio, quando il Congresso, in seduta congiunta, conter\u00e0 i voti espressi dai Grandi Elettori il 17 dicembre, quando si riuniranno in ogni Stato. Ma il risultato delineato il 6 novembre non \u00e8 in discussione: infatti, il mandato affidato ai Grandi Elettori \u00e8 pressoch\u00e9 vincolante e le sorprese sono escluse.<\/p>\n<p><b>Manbassa<\/b><br \/>Nell\u2019Election Day, l\u2019America ha concesso un secondo quadriennio al primo nero alla Casa Bianca con un verdetto pi\u00f9 netto del previsto, in termini di Grandi Elettori (332 a 206, dopo che la Florida, con 48 ore di ritardo, s\u2019\u00e8 colorata di blu democratico), e anche con la maggioranza, neppure risicata, del voto popolare.<\/p>\n<p>Nella decina di Stati in bilico alla vigilia, Obama ha fatto quasi manbassa, lasciando al suo rivale, Mitt Romney, candidato repubblicano, solo la North Carolina: s\u2019\u00e8 imposto in New Hampshire e Pennsylvania, in Michigan e Wisconsin, in Nevada e Colorado; ed ha fatto suoi pure lo Iowa, l\u2019Ohio contesissimo, la Virginia dall\u2019equilibrio esasperato, la Florida che ormai s\u2019abbona al rito della riconta.<\/p>\n<p>Il presidente confermato ha annunciato la sua rielezione con una raffica di tweet e una foto -stile \u2018bacio a Times Square\u2019- dell\u2019abbraccio liberatorio con la moglie Michelle: <i>\u201cQuattro anni ancora\u201d, \u201cQuattro anni ancora insieme\u201d<\/i>.<\/p>\n<p>Al candidato repubblicano, resta la consolazione d\u2019una larga affermazione nella fascia della Bibbia e nel Sud, nelle Grandi Pianure e lungo le Montagne Rocciose. E, rispetto alla vittoria di Obama quasi a valanga nel 2008 su John McCain, Romney recupera la North Carolina e l\u2019Indiana: non gran che come bottino, soprattutto alla luce della crisi economica senza precedenti e dell\u2019enorme flusso di risorse di cui ha goduto Romney, anche rispetto al McCain. <\/p>\n<p>Comunque non abbastanza per rovesciare il verdetto. Il distacco \u00e8 cos\u00ec netto che Obama avrebbe vinto anche perdendo nei tre Stati considerati chiave, Ohio, Virginia e Florida: sottraendo ai suoi 332 Grandi Elettori i 18 dell\u2019Ohio, i 13 della Virginia e i 29 della Florida, ne restano 272, pi\u00f9 della maggioranza necessaria di 270 sui 538 del Collegio Elettorale.<\/p>\n<p><b>Voto popolare<\/b><br \/>A livello nazionale, Obama, alla fine, l\u2019ha spuntata, dopo essere stato per ore sotto nei conteggi, perch\u00e9 arrivano prima i risultati degli scrutini delle zone di campagna meno densamente abitate, dove i repubblicani sono pi\u00f9 forti.<\/p>\n<p>Il presidente in carica ottiene il 50,2% dei suffragi e, quindi, la maggioranza assoluta dei voti espressi, contro il 48,3% a Romney, con uno scarto di 2,5 milioni di schede: 61,7 milioni di suffragi contro 59,3, per oltre 120 milioni di votanti, un\u2019affluenza buona, ma inferiore a quella del 2008, quando la capacit\u00e0 di mobilitazione dell\u2019elettorato da parte dei candidati era stata superiore.<\/p>\n<p>Le analisi dei prossimi giorni diranno in che misura i giovani e le donne siano stati \u2018obamiami\u2019, oppure gli anziani e gli uomini specie bianchi \u2018romnyani\u2019; e in che misura i neri e i latini abbiano sostenuto Obama. Un fattore importante della vittoria del presidente \u00e8 stata l\u2019affluenza alle urne, piuttosto alta per i canoni americani specie, negli Stati in bilico e anche l\u00e0 dove l\u2019uragano Sandy aveva colpito a fine ottobre.<\/p>\n<p>Obama ha saputo superare, in una campagna durata quasi un anno e mezzo, il momento di crisi, all\u2019inizio d\u2019ottobre, dopo il primo duello in diretta tv con Romney, dal quale era uscito nettamente sconfitto. E proprio la risposta offerta dall\u2019Amministrazione democratica alle minacce e alle rovine dell\u2019uragano Sandy, a fine ottobre, ha ravvivato in molti americani il rispetto per le doti di comandante in capo dell\u2019inquilino della Casa Bianca, l\u2019uomo che ha eliminato Osama bin Laden, il \u2018nemico pubblico numero 1\u2019, anche se non ha ancora sconfitto la crisi.<\/p>\n<p>L\u2019immagine dell\u2019America che esce dal voto \u00e8 quella di un paese diviso, dove la Camera, totalmente rinnovata, ricalca la precedente nella composizione, con una netta maggioranza repubblicana, mentre il Senato, rinnovato per un terzo, resta sotto il controllo dei democratici, che recuperano pure il seggio feticcio del Massachusetts occupato per oltre trent\u2019anni da Ted Kennedy e strappato loro dai repubblicani alla sua morte, ma che non ottengono la maggioranza di blocco dell\u2019ostruzionismo dell\u2019opposizione.<\/p>\n<p>Anche i risultati di alcuni degli oltre 170 referendum locali danno l\u2019immagine di un\u2019America a tratti schizofrenica tra diritto alla vita e pena di morte, difesa dei valori tradizionali e lassismo. Cos\u00ec, la California decide di mantenere la pena di morte e la Florida avalla il finanziamento pubblico per l\u2019aborto, mentre Stato di Washington e Colorado danno via libera al consumo di marijuana e New Hampshire e Maine legalizzano le coppie omosessuali.<\/p>\n<p><b>Impatto internazionale<\/b><br \/>L\u2019Unione europea si congratula e, in fondo, tira un respiro di sollievo; e il mondo fa lo stesso. Meglio avere ancora a che fare con il \u2018vecchio\u2019 Obama, 51 anni, che con il \u2018nuovo\u2019 Romney, 65. E, del resto, pure l\u2019America la pensa cos\u00ec.<\/p>\n<p>I presidenti europei del Consiglio e della Commissione, Herman Van Rompuy e Jos\u00e9 Manuel Barroso, esprimono insieme le loro &#8220;vive congratulazioni&#8221; e s\u2019impegnano a &#8220;portare avanti la stretta collaborazione gi\u00e0 stabilita in questi anni per rafforzare ulteriormente i nostri legami bilaterali e affrontare insieme le sfide globali, in particolare nei settori della sicurezza e dell&#8217;economia&#8221;.<\/p>\n<p>Il presidente italiano Giorgio Napolitano parla di un mandato ad Obama \u201cper superare la crisi\u201d ed esprime \u201cammirazione\u201d per il senso di responsabilit\u00e0 dei candidati (magari, c\u2019\u00e8 pure un pizzico d\u2019invidia, pensando ai comportamenti italiani). Il premier Mario Monti \u00e8 felice di potere ancora lavorare insieme ad Obama, con cui ha allacciato un rapporto fruttuoso. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi commenta che la permanenza di Obama alla Casa Bianca &#8220;rappresenta un&#8217;ulteriore grande opportunit\u00e0 per l&#8217;Unione europea e per l&#8217;Italia&#8221;. <\/p>\n<p>E messaggi analoghi arrivano da Parigi come da Berlino, da Madrid e persino da Londra, dove pure David Cameron parla in economia pi\u00f9 la lingua di Romney che quella di Obama (ma c\u2019\u00e8 di mezzo la relazione speciale tra Stati Uniti e Gran Bretagna).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 sempre una patina di ipocrisia diplomatica in queste reazioni. E tutte le cancellerie avevano bell\u2019e pronta un\u2019analoga versione di messaggi di congratulazione a risultato elettorale capovolto. Ma non \u00e8 difficile credere che le felicitazioni per Obama siano pi\u00f9 sincere e pi\u00f9 spontanee di quanto non sarebbero state quelle per Romney. Il presidente nero \u00e8 il primo, e finora unico, leader di un grande paese occidentale a sopravvivere, in un voto, alla crisi: Gran Bretagna, Spagna e Francia decisero per l\u2019alternanza; l\u2019Italia non ha neppure avuto bisogno di votare; quanto alla Germania, la prova del nove sar\u00e0 nelle politiche 2013.<\/p>\n<p><b>C\u2019era una volta in America<\/b><br \/>Nel discorso per la vittoria, Obama prospetta un\u2019America \u201cgenerosa, misericordiosa, tollerante e aperta\u201d, un\u2019America immagine di quel sogno di cui lui presidente \u00e8 testimonianza e un\u2019America esempio al mondo intero. Adesso, arriva il \u201cmomento dell\u2019azione\u201d: il candidato visionario e messianico della campagna 2008 \u00e8 poi stato un presidente pragmatico, alle prese con le difficolt\u00e0 della crisi e con un Congresso a met\u00e0 in mano all\u2019opposizione. Ora, il candidato a tratti spento e persino abulico della campagna 2012 vuole mantenere le sue promesse. Anche se l\u2019azione passa attraverso la ricerca d\u2019un compromesso con i repubblicani, sul debito, gli sgravi, la crescita.<\/p>\n<p>Nell\u2019accettare la sconfitta, Romney si mette a disposizione del presidente per \u201clavorare insieme\u201d. Un\u2019offerta che Obama accoglie, prospettando un incontro per raccogliere dall\u2019ormai ex rivale suggerimenti e proposte per la gestione dell\u2019economia e la creazione di posti di lavoro.<\/p>\n<p>Ma Romney non \u00e8 il futuro dei repubblicani, anche se, a un certo punto, complice l\u2019appannamento di Obama, aveva dato l\u2019impressione di potercela fare: nonostante le gaffes e la fama da \u2018flip-flop\u2019, noi diremmo \u2018girella\u2019, e il paradosso dell\u2019ostracismo alla riforma sanitaria nazionale democratica ricalcata su quella da lui attuata in Massachusetts.<\/p>\n<p>A tradirlo, negli ultimi giorni, \u00e8 stata la voglia dell\u2019America di andare avanti: <i>forward<\/i>, come diceva lo slogan elettorale di Obama. Lui puntava sul cambiamento, quello vero, diceva,<i> real<\/i>, giocando su un tema cavalcato nel 2008 dal suo rivale. Gli elettori hanno per\u00f2 deciso di concedere altri quattro anni al presidente nero per realizzare il suo cambiamento, perch\u00e9 hanno capito che il nuovo di Romney era un andare indietro, alle vecchie ricette del liberismo reaganiano, per di pi\u00f9 con i toni esasperati del populismo Tea Party corteggiato dal suo vice Paul Ryan. E c\u2019era pure il rischio di ripiombare nelle melassa finanziaria dell\u2019era Bush, finita come tutti ricordano con lo scoppio di questa crisi.<\/p>\n<p>Per Romney, pare proprio la fine della corsa. Verso le presidenziali 2016, il partito repubblicano deve porsi degli interrogativi: migliorare il proprio rapporto con le minoranza americane, specie neri e latini, ed allargare la propria base demografica, che va restringendosi agli uomini bianchi sopra i 65 anni; ed evitare di identificarsi con il Tea Party, la cui presa sull\u2019elettorato s\u2019\u00e8 attenuata.<\/p>\n<p>La linea del confronto duro Amministrazione-opposizione, praticata negli ultimi due anni, potrebbe essere rivista: Obama non \u00e8 pi\u00f9 il nemico da abbattere, perch\u00e9 nel 2016 sar\u00e0 fuori gioco; e cercare di costruire rende pi\u00f9 credibili che limitarsi a distruggere. Dietro Romney, gi\u00e0 spuntano gli aspiranti alla nomination 2016: personaggi che erano potenziali protagonisti questa volta, ma che si sono tirati indietro, come gli ex governatori Mike Huckabee e Sarah Palin; o giovani rimasti alla finestra, come il senatore Marco Rubio o il governatore Chris Christie; o, infine, astri nascenti, come il vice di Romney, Paul Ryan. Sempre che la sconfitta del capo non l\u2019abbia gi\u00e0 bruciato.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti sanno che Barack Obama \u00e8 stato rieletto presidente degli Stati Uniti marted\u00ec 6 novembre. Ma, formalmente, non \u00e8 proprio cos\u00ec: il presidente degli Stati Uniti 2013-2016 sar\u00e0 eletto il 6 gennaio, quando il Congresso, in seduta congiunta, conter\u00e0 i voti espressi dai Grandi Elettori il 17 dicembre, quando si riuniranno in ogni Stato. 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