{"id":21780,"date":"2012-11-14T00:00:00","date_gmt":"2012-11-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-pilastro-europeo-della-strategia-obama\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:22","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:22","slug":"il-pilastro-europeo-della-strategia-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/11\/il-pilastro-europeo-della-strategia-obama\/","title":{"rendered":"Il pilastro europeo della strategia Obama"},"content":{"rendered":"<p><i><span style=\"font-size: xx-small;\">In occasione della scomparsa dell&#8217;Amb. Puri Purini, grande e appassionato diplomatico e membro del direttivo dello Iai, pubblichiamo questo articolo recentemente scritto per la nostra rivista<\/span><\/i>.<\/p>\n<p>Va intanto tirato un respiro di sollievo per la sconfitta di Mitt Romney alle elezioni presidenziali americane. Non abbiamo proprio bisogno di un ritorno alle vedute messianiche e imperiali degli Stati Uniti sul mondo.<\/p>\n<p>Quale direzione di marcia, quali obiettivi dobbiamo aspettarci nei rapporti fra Stati Uniti e Unione europea nel secondo mandato di Barack Obama? Una cosa \u00e8 certa: bisogner\u00e0 rimboccarsi le maniche. Sulle due sponde dell\u2019Atlantico, gli ultimi anni sono stati contrassegnati da un ritorno alla normalit\u00e0 dopo la spericolata presidenza (in politica estera ed economica) di George Bush, ma anche da mancanza di visione complessiva nei confronti dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p><b>Nuova stagione<\/b><br \/>\nIl presidente si \u00e8 concentrato sull\u2019Europa a partire dall\u2019aggravamento della crisi dei debiti sovrani e delle inquietudini, espresse spesso sopra le righe, da settori influenti del mondo anglosassone sulla sopravvivenza della moneta unica. Non facciamoci illusioni: la Casa Bianca temeva l\u2019impatto della crisi dell\u2019eurozona sull\u2019economia statunitense. L\u2019appoggio al processo d\u2019integrazione europea era secondario. Tuttavia, la crisi dell\u2019euro ha smosso qualcosa.<\/p>\n<p>Di Europa si parler\u00e0 poco nello Iowa ma molto a New York e a Washington. L\u2019imponente sforzo europeo di rimettere a posto i propri bilanci non pu\u00f2 essere passato inosservato. Gli americani sono concreti: basti pensare al rispetto conquistato dalla Banca centrale europea e alla stima ammirata per Mario Draghi, per non parlare dell\u2019autorevolezza della Commissione che i grandi gruppi americani conoscono fin troppo bene (General Electric, Microsoft, Google ecc).<\/p>\n<p>Malgrado l\u2019assenza dell\u2019Europa dalla campagna elettorale e dai dibattiti presidenziali (ma neanche la guerra in Afghanistan ha scaldato gli animi), \u00e8 inevitabile che Washington avverta il rapporto con l\u2019Europa in maniera pi\u00f9 matura rispetto al passato. Forse si \u00e8 anche accorta che la nostra Unione \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di una semplice alleanza di Stati. Questo dovrebbe fare bene sperare per l\u2019avvenire.<\/p>\n<p>Il mondo attraversa una profonda trasformazione geopolitica ed economica. Si parla soprattutto di Asia. La Cina si avvia a diventare il primo interlocutore strategico degli Stati Uniti. Nessuno sa se la Repubblica popolare sar\u00e0, a medio termine, un partner o un avversario. \u00c8 diffuso l\u2019interrogativo se l\u2019America sostituir\u00e0, in termini di priorit\u00e0, l\u2019Europa con l\u2019Asia. Non \u00e8 per\u00f2 detto che la sfida cinese alla supremazia americana debba avvenire a scapito del vecchio continente.<\/p>\n<p>L\u2019Europa non \u00e8 solo l\u2019alleato storico degli Stati Uniti. \u00c8 il secondo pilastro dell\u2019Occidente. E l\u2019unit\u00e0 dell\u2019Occidente rimane una chiave essenziale del sistema internazionale. Al tempo stesso appare evidente che, senza addentrarsi in speculazioni fantasiose sul declino americano, i legami euro-statunitensi devono ritrovare, anche di fronte al mondo, slancio e dinamismo. Ci vuole uno scatto. Si leggono commenti, a volte stucchevoli, sul disinteresse americano nei confronti dell\u2019Europa. Ma in che misura la disaffezione dipende anche dalla nostra incapacit\u00e0 di dimostrare che l\u2019Europa ha una visione?<\/p>\n<p><b>Reciprocit\u00e0<\/b><br \/>\nLa centralit\u00e0 del rapporto euro-americano pu\u00f2 sopravvivere alle incomprensioni ma richiede anche reciproca chiarezza sugli interessi e le responsabilit\u00e0 comuni. Non si pu\u00f2 vivere solo sugli allori e sulla suggestiva retorica del passato. La memoria, anche quella pi\u00f9 nobile (gli interventi militari statunitensi in Europa per garantirne la libert\u00e0) va vissuta con una grinta nuova. In un mondo diventato pi\u00f9 problematico per le democrazie che non incantano come una volta, Usa (con il Canada) ed Europa rimangono il nucleo fondante delle democrazie avanzate in una realt\u00e0 internazionale dove l\u2019autoritarismo gode di consensi importanti.<\/p>\n<p>Questi ha dimostrato che il benessere pu\u00f2 essere raggiunto senza economia di mercato e libert\u00e0. La solidariet\u00e0 delle grandi democrazie deve quindi crescere. Diventa un valore strategico. Consolida un vincolo indissolubile. Costituisce il principale collante che tiene insieme l\u2019alleanza, politico-militare e di civilt\u00e0, fra Europa e Stati Uniti.<\/p>\n<p>Gli interessi politici, strategici, economici comuni sono anche il risultato di una consuetudine pratica e ideale priva di riscontro nella comunit\u00e0 internazionale. Non ci sarebbe un fiorente mercato transatlantico se questi non venisse sostenuto da interessi profondamente complementari che alimentano un flusso ininterrotto d\u2019iniziative nelle due direzioni. Non so se questa consapevolezza sia vissuta con preveggenza e responsabilit\u00e0 sulle due sponde dell\u2019Atlantico. Va invece esibita al mondo. Non ci si pu\u00f2 attendere che Obama, concentrato quasi esclusivamente sull\u2019agenda economica e finanziaria (il cosiddetto \u201cfiscal cliff\u201d), coltivi un progetto per l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Il progetto dobbiamo averlo in testa noi. Non c\u2019\u00e8 tempo da perdere. Di fronte alla rilevanza crescente dell\u2019Asia (visibile nell\u2019economia, nella demografia, nella presenza studentesca nelle universit\u00e0) per l\u2019America, gli europei dovrebbero concentrarsi su una strategia che esalti l\u2019indispensabilit\u00e0 dell\u2019Europa per gli Stati Uniti. Sta a noi convincerli che la locomotiva europea si \u00e8 rimessa in movimento e che le prossime scadenze (unione bancaria, <i>governance <\/i>comune dell\u2019eurozona) spianeranno la strada alla formazione di un\u2019Unione politica autorevole e responsabile.<\/p>\n<p><b>Leadership<\/b><br \/>\nAgli europei l\u2019onere della prova che un\u2019Europa federale sar\u00e0 attiva nel mondo e non si trasformer\u00e0 in una grande, placida Svizzera. In settori cruciali &#8211; Afghanistan, Siria, Israele-Palestina, primavera araba, Russia, Iran &#8211; gli Stati Uniti sono partner strategico dell\u2019Europa e viceversa. Soprattutto in materia di sicurezza e difesa, l\u2019Europa deve assumersi nuovi compiti (certamente nella ridefinizione del suo impegno nell\u2019Alleanza Atlantica), non sottovalutando che l\u2019Unione \u00e8 tutt\u2019altro che inerte (il contrasto alla pirateria nell\u2019Oceano indiano, le operazioni di stabilizzazione in Africa). Anche queste iniziative avranno tutt\u2019altro valore quando l\u2019Europa si far\u00e0 finalmente sentire con una propria voce unitaria.<\/p>\n<p>Se l\u2019Unione europea sapr\u00e0 far emergere, nell\u2019ambito di un rapporto di collaborazione paritaria, una capacit\u00e0 di leadership sul piano strategico-politico anche gli Stati Uniti si sentiranno meno soli. Potrebbe persino darsi che il XXI secolo rimanga contrassegnato da una <i>pax americana <\/i>realizzata grazie al contributo originale e propositivo dell\u2019Europa. Una scommessa difficile ma non impossibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione della scomparsa dell&#8217;Amb. Puri Purini, grande e appassionato diplomatico e membro del direttivo dello Iai, pubblichiamo questo articolo recentemente scritto per la nostra rivista. Va intanto tirato un respiro di sollievo per la sconfitta di Mitt Romney alle elezioni presidenziali americane. 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