{"id":21790,"date":"2012-11-14T00:00:00","date_gmt":"2012-11-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/verso-lintervento-militare-in-mali\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:23","slug":"verso-lintervento-militare-in-mali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/11\/verso-lintervento-militare-in-mali\/","title":{"rendered":"Verso l\u2019intervento militare in Mali"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019intervento militare in Mali sembra un\u2019opzione sempre pi\u00f9 realistica. Il neonato governo di unit\u00e0 nazionale guidato da Modibo Diarra ha infatti avanzato una richiesta ufficiale di aiuto alla Comunit\u00e0 economica degli Stati dell\u2019Africa occidentale (Cesao) e alle Nazioni Unite (Onu), cui sono seguite una risoluzione del Consiglio di sicurezza (2071) e i primi riposizionamenti militari nell\u2019area. <\/p>\n<p>Dallo scorso aprile l\u2019Azawad, regione settentrionale del Mali, \u00e8 in ostaggio di gruppi estremisti salafiti collegati ad Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi). In un primo tempo i Tuareg avevano guidato la ribellione nella loro terra, rivendicata dal periodo post-coloniale. Subito dopo la dichiarazione unilaterale d\u2019indipendenza, le loro aspirazioni sono state soffocate dalle frange fondamentaliste di Ansar Dine (Ad) e del Movimento per l\u2019Unit\u00e0 e la Jihad nell\u2019Africa Occidentale (Mujao). La situazione a livello umanitario non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile e non intervenire creerebbe un precedente troppo ingombrante.<\/p>\n<p><b>Attivismo dell\u2019Onu<\/b><br \/>L\u2019Onu ha atteso che si formasse un governo di unit\u00e0 nazionale in Mali, come richiesto nella risoluzione 2056. Scelta dovuta alle critiche ricevute dopo gli interventi in Libia e Costa d\u2019Avorio, dove l\u2019Onu sembrava aver seguito un percorso meno lineare. Tutti gli attori occidentali chiedono ancora delle elezioni democratiche per legittimare il nuovo governo, coscienti per\u00f2 dell\u2019insostenibilit\u00e0 di questa pretesa in un paese per due terzi ostaggio di movimenti estremisti. <\/p>\n<p>Per questo gli occidentali hanno risposto attivamente alla richiesta ufficiale di intervento da parte del presidente maliano ad interim, Dioncunda Traor\u00e9. L\u2019ex primo ministro italiano Romano Prodi \u00e8 stato nominato inviato speciale del Segretario generale dell\u2019Onu e sta cercando di muoversi in modo parzialmente diverso dai precedenti interventi internazionali dell\u2019Onu. Quest\u2019ultimo si porr\u00e0 infatti come coordinatore dei vari attori locali, regionali e partner del Mali, per stabilire un piano di intervento entro inizio dicembre. La prima riunione del gruppo di Supporto e Controllo del Mali tenutasi a Bamako il 19 ottobre ha dato avvio ad un processo che deve trovare un punto d\u2019incontro tra posizioni ancora molto distanti tra loro.<\/p>\n<p><b>Dilemma africano<\/b><br \/>La risoluzione 2071 dell\u2019Onu richiede esplicitamente che la leadership del contingente militare internazionale sia africana. L\u2019Onu vuole evitare di essere percepito dalla popolazione locale come un altro \u201cinvasore\u201d, il che aiuterebbe solo la strategia di \u201cguerriglia improvvisata\u201d di Al-Qaeda e alleati. Dopo l\u2019esperienza afghana, l\u2019idea di lasciare la leadership della missione al Mali stesso riscuote un certo consenso, anche se non sarebbe priva di problemi: difficilmente infatti le truppe internazionali riuscirebbero ad integrarsi nell\u2019esercito maliano prima di aprile 2013. <\/p>\n<p>Nella stessa data si vorrebbero anche far svolgere le elezioni per legittimare il nuovo governo di unit\u00e0 nazionale, transitorio e ancora collegato alla giunta militare. Gli stati confinanti non vogliono perdere altro tempo, visto il rischio di ricadute sul loro territorio: la Costa d\u2019Avorio \u00e8 presidente di turno del Cesao; la Nigeria \u00e8 anch\u2019essa sotto attacco islamista, la Guinea \u00e8 da sempre favorevole all\u2019intervento, non considerando possibile trattare coi terroristi e Niger e Burkina Faso hanno gi\u00e0 predisposto truppe lungo il loro confine. <\/p>\n<p>Diamini-Zuma, presidente di turno dell\u2019Unione africana, continua a sperare nel negoziato. I ribelli Tuareg hanno gi\u00e0 lasciato cadere ogni richiesta sull\u2019Azawad e chiesto pi\u00f9 volte di instaurare trattative, per\u00f2 il governo maliano si \u00e8 sempre rifiutato, sostenendo che gli estremisti salafiti siano oramai infiltrati tra la popolazione locale. <\/p>\n<p>L\u2019Unione europea, che aveva gi\u00e0 avviato una missione civile a giugno, ha stanziato 200 uomini per addestrare l\u2019esercito. In generale, nessun attore occidentale avr\u00e0 un ruolo di prima linea: la Francia ha promosso la risoluzione all\u2019Onu e con la Gran Bretagna dar\u00e0 supporto logistico, la Germania potrebbe inviare dei droni. <\/p>\n<p>Rimane da capire la portata del coinvolgimento statunitense. La considerazione verso la crisi in Mali \u00e8 cambiata d\u2019improvviso dopo i tragici eventi di Bengasi: ora sia Panetta, Segretario alla Difesa, sia Clinton, Segretario di Stato, vedono nell\u2019Azawad la nuova base di Al-Qaeda, per\u00f2 escludono un coinvolgimento diretto statunitense. Bisogner\u00e0 vedere se Panetta e Clinton verranno confermati nella nuova amministrazione Usa o se questi potranno cambiare linea. Insieme alla Francia, hanno gi\u00e0 cominciato il riposizionamento delle truppe nella regione, soprattutto in Mauritania. Insieme all\u2019Algeria hanno avviato operazioni di<i> intelligence<\/i>, primo alleato e ricettore di fondi nella lotta guerra al terrorismo.<\/p>\n<p><b>Ruolo chiave dell\u2019Algeria<\/b><br \/>L\u2019Algeria, come la Mauritania, non \u00e8 nel Cesao e, dopo la caduta del regime di Gheddafi in Libia, rimane l\u2019attore regionale pi\u00f9 rilevante, sia per l\u2019importanza strategica nella lotta al terrorismo, sia per la posizione geografica tra Libia e Mali. L\u2019Algeria \u00e8 dunque il cardine della soluzione alla crisi in Sahel: negli ultimi giorni i ministri degli esteri statunitensi e francesi sono stati in visita dal presidente algerino Bouteflika per ottenere la sua collaborazione in caso di intervento. Per ora, la strategia politica algerina rimane ambigua: se intervenisse, Algeri correrebbe il rischio di diventare il nuovo bersaglio degli estremisti islamici, finendo nella spirale insurrezionalista araba; d\u2019altro canto, il governo ogni giorno promuove attivit\u00e0 d\u2019<i>intelligence <\/i>mirate ai confini con il Mali.<\/p>\n<p>Al Qaeda e i suoi affiliati stanno cominciando a avvertire la pressione. Sono state rilasciate numerose dichiarazioni di minaccia d\u2019attentati contro le truppe di \u201cinvasione\u201d del Mali. Per ricompattare i diversi gruppi sotto l\u2019egemonia di Aqmi, c\u2019\u00e8 stato un cambiamento ai vertici dell\u2019organizzazione: Mokhtar Ben Mokhtar, il fondatore, \u00e8 stato destituito ed \u00e8 entrato nelle file di Mujao, al suo posto c\u2019\u00e8 El Hamman, gi\u00e0 emiro di Timbouctu. Stupisce che Mujao, gruppo di origine mauritana, abbia perfino scalzato i fondamentalisti maliani di Ad in certe zone dell\u2019Azawad.<\/p>\n<p>L\u2019internazionalizzazione della causa jihadista, sta portando in Mali anche altri militanti di origine straniera, soprattutto sudanesi e sahraui, come avvenuto per i mujaheddin afghani. Mentre Ad avrebbe inviato emissari ad Algeri e Ouagadougou per negoziare una possibile soluzione pacifica.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019intervento militare in Mali sembra un\u2019opzione sempre pi\u00f9 realistica. 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