{"id":21820,"date":"2012-11-18T00:00:00","date_gmt":"2012-11-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/limpiego-dei-droni-dopo-petraeus\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:21","slug":"limpiego-dei-droni-dopo-petraeus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/11\/limpiego-dei-droni-dopo-petraeus\/","title":{"rendered":"L\u2019impiego dei droni dopo Petraeus"},"content":{"rendered":"<p>Le recenti dimissioni del generale David Petraeus da direttore della Cia aprono uno spiraglio ad un possibile ripensamento della strategia di impiego dei droni (velivoli senza pilota) armati nella lotta contro il terrorismo. Dagli attacchi dell&#8217;11 settembre, infatti, la Cia ha investito molto nelle operazioni con droni armati e Petraeus ha consolidato questa politica ordinando l&#8217;ampliamento della flotta.<\/p>\n<p>Dal momento che Obama dovr\u00e0 scegliere il nuovo direttore della Cia, potrebbe cogliere l&#8217;occasione per rivalutare il ruolo svolto dai droni. Sebbene non si sia mai opposto all\u2019utilizzo dei droni nella lotta contro i terroristi, Obama potrebbe sfruttare il suo secondo mandato per cambiare strategia, dal momento che queste operazioni stanno sollevando sempre pi\u00f9 interrogativi sul piano legale, etico e politico, danneggiando forse gli stessi interessi americani. La Cia, infatti, gestisce i droni da basi segrete, colpendo sospetti terroristi senza alcuna forma di responsabilit\u00e0 verso organismi esterni. Questo potrebbe dare l\u2019impressione che gli Stati Uniti siano un paese \u201cwith a permanent kill list\u201d. Obama dovrebbe lavorare con la Cia e il Congresso per riformulare un approccio pi\u00f9 strutturato e trasparente nell\u2019impiego dei droni armati.<\/p>\n<p><b>Tecnologia che seduce<\/b><br \/>L\u2019impiego di sistemi di controllo remoto nei conflitti moderni rappresenta lo sforzo di trasferire le proprie forze lontano dagli avversari e dal campo di battaglia. La strategia riflette in pieno il concetto di <i>risk-free warfare<\/i>, dal momento che le operazioni vengono condotte da migliaia di kilometri di distanza in un ambiente \u201cbenigno e privo di rischi\u201d. Le nuove armi richiedono una riformulazione delle strategie e degli scenari di guerra e il confine tra la guerra convenzionale e quella strategica appare sempre pi\u00f9 sfocato.<\/p>\n<p>La robotica e i sistemi cibernetici sembrano assorbire gran parte delle spese militari e queste nuove tecnologie riducono il tempo tra il rilevamento dell\u2019obiettivo e l\u2019attacco. Anche la struttura delle forze impiegate \u00e8 in continua evoluzione. L\u2019aviazione militare degli Stati Uniti, infatti, ha dichiarato che sta formando pi\u00f9 \u2018drone operators\u2019 piuttosto che piloti da caccia e bombardieri.<\/p>\n<p>L&#8217;uso dei velivoli senza pilota non \u00e8 recente; primitivi prototipi privi di equipaggio risalgono alla seconda guerra mondiale. Tuttavia, negli ultimi anni, la tecnologia in questo settore \u00e8 maturata e i droni si stanno moltiplicando sia in numero sia nelle applicazioni. Sebbene essi siano fondamentalmente impiegati per fini militari, sono anche utilizzati in un limitato ma crescente numero di applicazioni civili tra cui il telerilevamento, la sorveglianza di aeree commerciali (monitoraggio del bestiame, mappatura degli incendi, sorveglianza di oleodotti), la ricerca scientifica e per operazioni di ricerca e soccorso.<\/p>\n<p> <b>Problemi <\/b><br \/>Se da un lato l\u2019impiego dei droni armati nei conflitti moderni ha costituito sicuramente un vantaggio nelle operazioni militari, dall\u2019altro pone interrogativi sugli effetti collaterali che pu\u00f2 comportare nel medio-lungo termine.<\/p>\n<p>L\u2019impatto umanitario non deve essere sottovalutato. Le vittime civili che risultano da tali attacchi sono difficili da registrare con precisione, ma esse sembrano in numero crescente. L\u2019incertezza delle stime \u00e8 dovuta in parte al fatto che i droni vengono impiegati in aree remote e che le operazioni sono spesso coperte da segreto militare. Una stima prudente del <i>New American Foundation <\/i>suggerisce, per esempio, che un terzo delle vittime in Pakistan \u00e8 costituita da civili, mentre secondo il <i>Pakistan Body Count\u2019s<\/i> la stima \u00e8 di 50 civili per ogni militante ucciso.<\/p>\n<p>Tra le maggiori preoccupazioni quella dell\u2019impatto psicologico sui combattenti \u00e8 sicuramente tra le pi\u00f9 controverse. L\u2019estraniazione del pilota dalla realt\u00e0 del teatro operativo e la conseguente aumentata dipendenza dalla componente virtuale (<i>impersonalization of battle<\/i>) abbassano la soglia operativa aumentando cos\u00ec il rischio di danni collaterali. Infatti, l\u2019operatore, non vivendo in prima persona la realt\u00e0 del teatro di azione, ha una percezione distaccata della stessa, e ci\u00f2 influisce sulle scelte operative con conseguenze rilevanti anche a livello di applicazione del diritto internazionale umanitario. Si parla di \u2018Playstation mentality to killing\u2019: espressione che indica la dissociazione tra i combattenti e le conseguenze delle loro azioni, come il risultato dell\u2019utilizzo di interfacce che richiamano quelle dei videogiochi.<\/p>\n<p>Quanto alle implicazioni per il diritto internazionale umanitario il dibattito maggiore ruota intorno al rispetto dei principi di proporzionalit\u00e0 e discriminazione. Il principio di discriminazione riguarda il concetto di immunit\u00e0 del non combattente. Nel senso pi\u00f9 ampio, il principio sostiene che le parti in conflitto hanno l&#8217;obbligo di distinguere tra obiettivi legittimi e non legittimi, una distinzione in base alla natura degli stessi obiettivi. Il principio di proporzionalit\u00e0, invece, richiede al combattente stesso di determinare se il grado di violenza impiegato nel perseguire gli obiettivi militari \u00e8 proporzionale all\u2019importanza dell\u2019obiettivo militare stesso.<\/p>\n<p>Tra gli effetti indesiderati, alcuni autori sostengono che la riduzione del rischio per l&#8217;operatore sia trasferita verso obiettivi meno protetti e vulnerabili, come le forze di supporto o perfino sulle categorie dei non combattenti (ad esempio i familiari) innescando cos\u00ec una strategia di attacco asimmetrico. Tale meccanismo viene definito <i>risk transfer<\/i>, dal momento che il rischio non viene eliminato ma soltanto trasferito verso altri soggetti. Inoltre, l\u2019impatto sulle comunit\u00e0 civili non deve essere trascurato. I droni sorvolano 24 ore al giorno le comunit\u00e0 colpendo abitazioni, veicoli e spazi pubblici senza preavviso. La loro costante presenza terrorizza uomini, donne a bambini facendo crescere l\u2019ansia e il trauma psicologico.<\/p>\n<p>Infine, il rischio di proliferazione e di impiego da parte di attori non statuali per fini terroristici \u00e8 reale e richiede attenzione. La stretta relazione tra la tecnologia drone e quella dei velivoli con equipaggio, cos\u00ec come delle componenti tecnologiche, rende i controlli difficili da attuare (<i>dual use technology<\/i>). I vincoli posti dal regime di non proliferazione nel settore missilistico (<i>Missile Technology Control Regime<\/i>, MTCR) hanno limitazioni importanti che, tuttavia, permettono alle imprese aerospaziali di vendere sistemi di gestione del volo progettati per trasformare piccoli aeromobili con equipaggio in velivoli senza pilota (<i>Unmanned Combat Aerial Vehicle<\/i>, UCAV).<\/p>\n<p>Questo vale in particolare per la tecnologia drone, le cui stesse caratteristiche (le piccole dimensioni, la modularit\u00e0, la possibilit\u00e0 di conversione, i molteplici usi del velivolo, ecc) rendono difficile da gestire sotto il MTCR.<\/p>\n<p>In definitiva, le attuali disposizioni del regime sono sostanzialmente pi\u00f9 efficaci nel controllare la proliferazione dei missili balistici piuttosto che della tecnologia drone. Diverse ragioni spiegano questa diversit\u00e0. Primo, vi \u00e8 un consenso abbastanza solido tra i partecipanti del regime a favore della limitazione dei missili balistici, mentre lo stesso non vale per i droni. Secondo, poich\u00e9 il MTCR esclude il controllo dei velivoli con equipaggio e delle relative tecnologie, gli Stati e i gruppi terroristici interessati possono sfruttare tali tecnologie nel corso del tempo per sviluppare la tecnologia drone. Infine, le disposizioni del MTCR contenute nell\u2019allegato \u201c<i>Equipment, Software and Technology<\/i>\u201d non hanno tenuto il passo con l&#8217;espansione rapida della tecnologia disponibile in commercio, facilitata da una economia globalizzata.<\/p>\n<p><b>Sfide future<\/b><br \/>La parte pi\u00f9 difficile nel convertire jet privati in un sistema di attacco autonomo consiste nello sviluppare e integrare un sistema di gestione autonoma del volo. Gli Stati sono in grado di tali trasformazioni, ma lo stesso non vale per i gruppi terroristici che necessitano di <i>know-how <\/i>qualificato, difficile da reperire. Tuttavia, tale aiuto pu\u00f2 essere accessibile.<\/p>\n<p>Per rendere il MTCR in grado di gestire i rapidi cambiamenti tecnologici vi \u00e8 una necessit\u00e0 urgente di valutare l&#8217;impatto dei droni armati e non sugli attuali controlli del regime. Poich\u00e9 le vigenti disposizioni del MTCR possono essere adattate per ottenere controlli maggiori sulla tecnologia drone, il MTCR rimane lo strumento migliore attualmente a disposizione per rallentare il rischio di una proliferazione incontrollata. Pertanto, gli sforzi dovrebbero incentrarsi su una revisione del regime.<\/p>\n<p>Come sottolineato, gli attacchi con droni armati non causano solo vittime civili e danni materiali, ma impattano negativamente sulle attivit\u00e0 economiche, sociali e culturali delle comunit\u00e0 colpite. Le conseguenze umanitarie sono spesso sottostimate e devono essere rapidamente affrontate soprattutto alla luce dell\u2019interpretazione e dell\u2019applicazione del diritto internazionale umanitario.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le recenti dimissioni del generale David Petraeus da direttore della Cia aprono uno spiraglio ad un possibile ripensamento della strategia di impiego dei droni (velivoli senza pilota) armati nella lotta contro il terrorismo. Dagli attacchi dell&#8217;11 settembre, infatti, la Cia ha investito molto nelle operazioni con droni armati e Petraeus ha consolidato questa politica ordinando [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[82,121,102,110],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21820"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21820"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21820\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61678,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21820\/revisions\/61678"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21820"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21820"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21820"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}