{"id":21830,"date":"2012-11-18T00:00:00","date_gmt":"2012-11-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-primavera-araba-si-spegne-a-gaza\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:22","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:22","slug":"la-primavera-araba-si-spegne-a-gaza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/11\/la-primavera-araba-si-spegne-a-gaza\/","title":{"rendered":"La Primavera araba si spegne a Gaza"},"content":{"rendered":"<p>La crisi in corso a Gaza \u00e8 destinata a segnare una svolta sia nella dinamica regionale sia nei rapporti tra mondo arabo e Occidente per come si erano sviluppati dopo l\u2019avvio della Primavera araba, nel 2011. Soprattutto se, come ormai sembra certo, sfocer\u00e0 in un\u2019altra invasione da parte di Israele.<\/p>\n<p>I cambiamenti politici avviati dall\u2019inizio del 2011 si sono tradotti nella caduta di tre regimi chiave per gli interessi dell\u2019Occidente: Egitto, Tunisia e Libia. Un processo non ostacolato da Usa e Ue: il presidente Obama ha infatti scelto di lasciar cadere il rais egiziano Mubarak per procedere poi a un vero e proprio rovesciamento delle alleanze, da Mubarak ai Fratelli musulmani. <\/p>\n<p><b>Strategia Obama<\/b><br \/>Una decisione che riflette l\u2019evoluzione della strategia globale americana: concentrazione delle risorse nell\u2019area asiatica e diminuzione della presenza diretta altrove, attraverso una migliore gestione delle alleanze locali e regionali e della relativa diplomazia. In Medio Oriente, perci\u00f2, l\u2019impegno a sostenere alleati ormai insostenibili \u00e8 stato scartato, scommettendo sull\u2019intesa con i partiti islamisti moderati in merito ai maggiori interessi americani e occidentali nella regione. A cominciare dal mantenimento del regime di sicurezza instaurato dal Trattato di pace israelo-egiziano di Camp David del 1979. <\/p>\n<p>La prospettiva scelta da Obama non \u00e8 infondata. A fronte del mantenimento del Trattato, i Fratelli musulmani si apprestano a ricevere gli stessi aiuti forniti ai regimi autoritari pi\u00f9 lo sforzo supplementare che la \u201cPrimavera araba\u201d ha messo in moto in Europa, nel Golfo e nel contesto internazionale. Questo \u00e8 un fattore cruciale per la Fratellanza, che eredita una situazione socio-economica molto grave e ha bisogno di grandi investimenti e cooperazione tecnologica, innanzitutto ovviamente dall\u2019Occidente. <\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019ascesa del sunnismo in Nord Africa e nel Levante rinsalda i legami con il Golfo e crea un esteso fronte d\u2019intesa politica volto a bilanciare e smorzare l\u2019ascesa dell\u2019Iran e dei suoi alleati nella regione. Un\u2019intesa sunnita, anche se sacrificher\u00e0 le aspettative democratiche delle minoranze liberali e religiose della regione, rientra nella strategia di controllo indiretto che gli Stati Uniti stanno costruendo. Perci\u00f2, l\u2019aspettativa \u00e8 che i sunniti, dai Fratelli musulmani in Egitto alle monarchie del Golfo, in cambio dell\u2019appoggio politico e dell\u2019integrazione nel circuito economico-finanziario del capitalismo internazionale, si facciano carico di mantenere l\u2019essenziale del sistema di sicurezza di Camp David.<\/p>\n<p><b>Cambiamento regionale <\/b><br \/>Questa prospettiva non \u00e8 automatica n\u00e9 al ribasso. Non si tratta solo di qualche aggiustamento marginale, come la rinegoziazione dell\u2019annesso militare al Trattato in vista di una migliore sicurezza nel Sinai. In realt\u00e0 \u00e8 una grossa sfida diplomatica che punta ad un cambiamento ordinato e consensuale dell\u2019assetto regionale ma richiede, come condizione della sua realizzazione, un rinnovato e maggiore sforzo da parte degli Stati Uniti per dare una soluzione definitiva e soddisfacente al conflitto arabo-israeliano. Ci si aspetta infatti che tale sforzo debba assumere un ruolo centrale nel secondo mandato di Obama. Nei mesi passati la diplomazia araba \u00e8 apparsa muoversi nei confronti di Hamas in linea con questa prospettiva.<\/p>\n<p>La visita del leader di Hamas Khaled Meshal al neo presidente egiziano Morsi nel luglio scorso ha messo in evidenza relazioni ovviamente ottime, ma anche la ferma intenzione egiziana di rinviare al futuro ogni passo concreto nell\u2019ambito delle relazioni con Israele e, quindi, con i palestinesi. Questa posizione \u00e8 influenzata dalla priorit\u00e0 dei problemi economici e sociali interni, dalla fluidit\u00e0 della dinamica regionale e internazionale e dai rapporti con i militari. <\/p>\n<p>Questi ultimi hanno silurato il capo delle forze armate Tantawi e le sue ambiguit\u00e0 reazionarie, facendo un gran favore a Morsi. Ma lo hanno fatto perch\u00e9 fosse confermato e garantito il loro status: voce in capitolo in merito alla sicurezza, rapporti diretti con gli Usa inclusa la sovvenzione storica di 1,2 miliardi di dollari all\u2019anno, e interessi corporativi. I militari costituiscono un forte fattore di sostegno al regime, ma anche di conservazione nei rapporti con Israele. In questo quadro, Morsi \u00e8 intervenuto nel Sinai in agosto per ristabilire le condizioni di sicurezza richieste dal Trattato di Camp David, anche se sullo sfondo ha lasciato intravedere le intenzioni egiziane di rivederlo. <\/p>\n<p>La politica di Morsi sembra voler favorire (con cautela) una maggiore apertura del passaggio di Rafah tra la striscia di Gaza e l\u2019Egitto, e ostacolare invece l\u2019influenza dell\u2019Iran e dei jihadisti su Hamas (e quindi controllare il Sinai) e aspettare il momento giusto per prendere un\u2019iniziativa diplomatica verso il conflitto nel suo insieme condizionatamente ai rapporti con gli Usa. La preoccupazione anti iraniana \u00e8 condivisa dai regimi sunniti del Golfo. La solidariet\u00e0 dei regimi sunniti verso Gaza \u00e8 sincera, ma \u00e8 anche mossa dalla necessit\u00e0 di competere con l\u2019influenza iraniana. In questo quadro, l\u2019emiro del Qatar ha visitato ufficialmente Gaza qualche settimana fa lasciando una sovvenzione di 400 milioni di dollari. \u00c8 possibile che l\u2019intervento diplomatico di medio periodo, cui si \u00e8 accennato, finisca per essere arabo e non solo egiziano.<\/p>\n<p><b>Vendetta di Gaza <\/b><br \/>Questo processo \u00e8 maturato in sintonia con la strategia americana. Il confitto che ora si apre a Gaza come conseguenza dell\u2019<i>escalation <\/i>impressa agli eventi da Gerusalemme, con l\u2019uccisione del leader militare di Hamas, Ahmed Jabari, gli estesi bombardamenti aerei e, probabilmente, l\u2019invasione militare terrestre, \u00e8 destinato a radicalizzare le posizioni. <\/p>\n<p>La spinta della base di elettori e oppositori, uniti contro Israele, non pu\u00f2 essere liquidata con la repressione da un governo che \u00e8 espressione democratica di queste masse ed \u00e8 ideologicamente in sintonia con esse. Il contrasto con l\u2019Iran e i suoi alleati passa in secondo piano. In generale, le condizioni per l\u2019evoluzione di un processo di adattamento politico, tale da consentire a pi\u00f9 lungo termine una ripresa diplomatica del conflitto arabo-israeliano, rischiano di saltare.<\/p>\n<p>In questo senso, gli eventi di Gaza in questo scorcio del 2012 rischiano anche di travolgere la direzione del cambiamento in corso nella regione. Possono infatti vanificare la scommessa di ricreare un rapporto amichevole fra Occidente, da un lato, e mondo arabo, dall\u2019altro, su basi nuove. Mentre due anni fa, una gran parte dell\u2019opinione pubblica occidentale salutava le rivolte arabe come uno sviluppo che, puntando alla democrazia, banalizzava e rendeva obsoleto il conflitto sulla Palestina, quest\u2019ultima si vendica tornando ora sul proscenio. <\/p>\n<p>Questo sar\u00e0 pure il risultato inevitabile della storia che va avanti, ma certamente \u00e8 anche il risultato dell\u2019estremismo del governo di Gerusalemme. Cos\u00ec come della debolezza dell\u2019amministrazione Usa verso un mondo arabo che, al di l\u00e0 di qualsiasi Primavera, n\u00e9 democratici n\u00e9 repubblicani riescono a comprendere fino in fondo. Gli europei lo capiscono di pi\u00f9, ma ancora una volta tutto questo passer\u00e0 sulle loro teste.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi in corso a Gaza \u00e8 destinata a segnare una svolta sia nella dinamica regionale sia nei rapporti tra mondo arabo e Occidente per come si erano sviluppati dopo l\u2019avvio della Primavera araba, nel 2011. Soprattutto se, come ormai sembra certo, sfocer\u00e0 in un\u2019altra invasione da parte di Israele. 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