{"id":21840,"date":"2012-11-20T00:00:00","date_gmt":"2012-11-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/israele-nella-guerra-di-gaza\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:21","slug":"israele-nella-guerra-di-gaza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/11\/israele-nella-guerra-di-gaza\/","title":{"rendered":"Israele nella guerra di Gaza"},"content":{"rendered":"<p>La nuova guerra di Gaza, che stavolta coinvolge anche Tel Aviv e Gerusalemme,  \u00e8 cominciata pochi giorni fa, con l&#8217;assassinio del capo militare di Hamas, Al-Jabari.  L\u2019attentato va ad aggiungersi a quelli gi\u00e0 compiuti contro altri capi di Hamas, poi prontamente sostituiti. <\/p>\n<p>Ma al-Jabari andava tenuto in vita solo per una ragione, molto pratica: era a capo dell&#8217;ala militare da dieci anni, era esperto e aveva gestito bene, cio\u00e8 in modo impenetrabile, la prigionia di Shalit. Disponeva di missili iraniani ma aveva anche una strategia pi\u00f9 ampia. E secondo il New York Times aveva appena ricevuto, da canali egiziani e israeliani non ufficiali e non chiari, una proposta di tregua lunga con Israele (1). Il suo vice, Marwan Issa, ne ha gi\u00e0 preso il posto e una fonte israeliana (Debka) l&#8217;ha prontamente definito filo-iraniano.<\/p>\n<p><b>Pugno di Netanyahu<\/b><br \/>La scelta di eliminare al-Jabari oggi e non un anno fa, dopo il rilascio di Shalit, corrisponde ad un preciso segnale. Ad Hamas, che controlla Gaza e vede crescere il suo ruolo in Cisgiordania. Ma anche al  presidente dell&#8217;Autorit\u00e0 nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen, l&#8217;ultimo della vecchia guardia di Arafat, che pure aveva dichiarato, all&#8217;inizio di novembre, che non avrebbe permesso una terza intifada. Parole che erano anche un avviso accorato: dopo di me il \u201cdiluvio\u201d di una nuova generazione di leader. <\/p>\n<p>Le aperture di Abu Mazen sono state accolte in modo sprezzante: il ministro degli esteri israeliano Lieberman ha minacciato di \u201cdestituire\u201d Abu Mazen, e il governo di Tel Aviv ha discusso una serie di contromisure nel caso in cui, alla fine di novembre, l&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu dovesse valutare positivamente la richiesta dell&#8217;Autorit\u00e0 palestinese di essere riconosciuta come membro non-statuale all&#8217;Onu.<\/p>\n<p>Il governo Netanyahu, subito dopo la sconfitta di Romney alle presidenziali, ha quindi scelto di rispondere ai razzi da Gaza con un assassinio pi\u00f9 o meno mirato. Le elezioni nazionali a gennaio e la ripresa del dialogo tra il 5+1 e l\u2019Iran dopo la rielezione di Obama, sembrano aver accresciuto la risolutezza del governo per compattare il fronte interno e mandare un chiaro segnale all\u2019esterno.<\/p>\n<p>Ma quello di oggi \u00e8 un Medioriente molto diverso da quello di quattro anni fa, quando il governo Olmert (Kadima) indisse elezioni e lanci\u00f2 l&#8217;operazione \u201cPiombo Fuso\u201d contro Gaza (dicembre 2008-gennaio 2009). Il governo di Netanyahu sembra usare la stessa logica, e ha deciso una mobilitazione militare ben maggiore, per entrare a Gaza, salvo contrordine dell&#8217;ultimo minuto. Ma non si capisce quale sarebbe l&#8217;obiettivo delle truppe israeliane: distruggere basi e missili di Hamas? Perquisire Gaza eliminando o arrestando miliziani? Rioccupare come \u00e8 avvenuto nel Libano del Sud?<\/p>\n<p><b>Asse Egitto-Turchia<\/b><br \/>Ma gli assetti regionali sono cambiati. Su Gaza, in particolare, si sta consolidando un&#8217;intesa tra Turchia, vecchio e ormai perduto amico di Israele, e l&#8217;Egitto del presidente Morsi, che ha decretato la fine dell&#8217;isolamento della striscia e deciso una politica pi\u00f9 protettiva, sia pure con prudenza. I loro sforzi sono incoraggiati dal presidente Obama, che sostiene Israele ma teme una <i>escalation<\/i>.<\/p>\n<p>Un&#8217;intesa tra Ankara e il Cairo pu\u00f2 determinare un asse lungo cui si allineeranno i nuovi equilibri del Mediterraneo e del Medioriente, con implicazioni che non piaceranno a Israele. Il cui isolamento si sta accrescendo, con conseguenze anche preoccupanti se verr\u00e0 davvero lanciata un&#8217;offensiva di terra in coincidenza con l&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu di fine novembre.<\/p>\n<p>Il mondo arabo invia a Gaza illustri rappresentanti, preludio forse a iniziative politiche pi\u00f9 concrete cui stanno pensando il presidente Morsi, il primo ministro turco Erdogan ed il principe ereditario del Qatar, in contatto anche con esponenti di Hamas. La via d&#8217;uscita cui lavorano punta sulla limitazione della reazione di Hamas attraverso garanzie e programmi politici ed economici di lungo termine. Cercando il consenso degli altri paesi, arabi e non.<\/p>\n<p>La possibile conclusione dell&#8217;isolamento di Gaza non \u00e8 una buona notizia per Israele, che invece lo vede come necessaria premessa al mantenimento dello<i> status quo <\/i>da cui ritiene, forse non senza miopia, di aver solo da guadagnare. Israele \u00e8 scivolato da molto tempo nella logica secondo cui la questione palestinese non si pu\u00f2 risolvere ma solo gestire, e la Cisgiordania non \u00e8 territorio occupato ma bens\u00ec disputato. Infatti lo chiama Giudea e Samaria, come nell&#8217;antico Israele.<\/p>\n<p><b>Tregua lunga<\/b><br \/>L&#8217;opinione pubblica di Israele \u00e8 esasperata dai lanci di razzi, ma il governo attuale e quello futuro non vedono altra soluzione che non sia quella militare. Perch\u00e9 non ci sono dubbi che Netanyahu rivincer\u00e0 le elezioni, rimane solo da vedere come e che governo former\u00e0. Non esistono alternative, la sinistra si \u00e8 liquefatta e il centro di Kadima affronta le elezioni tra grandi incertezze.<\/p>\n<p>Con un nuovo governo Netanyahu e dopo una seconda guerra di Gaza, lo scenario \u00e8 l&#8217;isolamento di Israele e il delinearsi di politiche costrittive, dichiarate e non. La percezione di Hamas come organizzazione terrorista, inoltre, sta mutando: il vero pericolo nel Medioriente di oggi sembrano pi\u00f9 i salafiti. Hamas, organizzazione politica che usa metodi terroristici, ha compiuto lo stesso percorso dell&#8217;Olp e non solo.<\/p>\n<p>Temi che l&#8217;elettore israeliano medio ignorer\u00e0. In Israele si parla solo di sicurezza e di risposte attive, alla prossima possibile bomba iraniana, ai razzi di Hamas, ma anche all&#8217;incomprensione dell&#8217;opinione pubblica internazionale. La nuova guerra di Gaza \u00e8 combattuta anche su Twitter, e senza quartiere. Ma i messaggi dell&#8217;esercito di Israele sono molto meno efficaci delle foto di bambini di Gaza.<\/p>\n<p>Nel Medioriente che cambia, la soluzione \u00e8 un accordo di pace, con tutti. Trascuriamo la Siria, con cui pure c&#8217;erano stati contatti riguardo al Golan, e rimaniamo all&#8217;Autorit\u00e0 palestinese, prima che anche Abu Mazen esca di scena, e soprattutto ad Hamas, che parla di tregua lunga ma non di pace con il \u201cnemico sionista\u201d.<\/p>\n<p>Concetto che fa inorridire molti e non solo in Israele, ma bisognerebbe riflettere che una tregua lunga (50? 100 anni?) \u00e8 pi\u00f9 duratura di tante paci. E chi, dopo una lunga, pacifica, magari prosperosa tregua, vorrebbe di nuovo una guerra?  Lo dice anche un bizzarro e forse profetico rabbino che vive tra i coloni e ha ottimi rapporti con Hamas. Rabbi Fruman vuole una tregua lunga: dice che serve a dare il tempo a Dio di creare una pace vera. Certo, bisogner\u00e0 rinunciare alla Cisgiordania, o a gran parte di essa, ma qualcuno ha gi\u00e0 disegnato mappe (2) che si potrebbero ristudiare.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 alla fine, la nuova guerra di Gaza non \u00e8 solo a proteggere Israele dai razzi di Hamas, ma anche alla crescita degli insediamenti in Cisgiordania, che il governo Netanyahu continua a promuovere.<\/p>\n<p><b>Tempus fugit<\/b><br \/>Solo tra due mesi si conosceranno i nuovi termini della questione. Vedendo man mano quel che accade sul terreno, il voto dell&#8217;Assemblea dell&#8217;Onu, le iniziative arabe e non solo, il risultato delle elezioni in Israele e la composizione del nuovo governo. A quel punto, febbraio-marzo, tutti gli attori in campo capiranno quali sono le carte da giocare o lasceranno che il tempo passi. Ma il tempo non lavora per Israele, potenza nucleare e regionale ma con divisioni interne e una politica estera fratturata. \u00c8 un paese pi\u00f9 fragile di quel che si creda, il che determina situazioni complesse e pericolose, da cui difficilmente Israele potr\u00e0 uscire da solo.<\/p>\n<p>Si profila un futuro incerto, di crescente isolamento e di ovattate ma precise costrizioni, dichiarate o implicite, per portare o trascinare Israele a un tavolo di negoziato vero, o per lasciarlo a decidere da solo il suo futuro e le inevitabili conseguenze. Un altro tassello di instabilit\u00e0 in un Medioriente sempre pi\u00f9 complesso.<\/p>\n<p><font size=\"1\"> (1)\tVedi http:\/\/www.nytimes.com\/2012\/11\/17\/opinion\/israels-shortsighted-assassination.html?.<\/p>\n<p>(2)\t Vedi http:\/\/www.washingtoninstitute.org\/policy-analysis\/view\/imagining-the-border-options-for-resolving-the-israeli-palestinian-territor.<\/font><\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nuova guerra di Gaza, che stavolta coinvolge anche Tel Aviv e Gerusalemme, \u00e8 cominciata pochi giorni fa, con l&#8217;assassinio del capo militare di Hamas, Al-Jabari. L\u2019attentato va ad aggiungersi a quelli gi\u00e0 compiuti contro altri capi di Hamas, poi prontamente sostituiti. 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