{"id":21860,"date":"2012-11-22T00:00:00","date_gmt":"2012-11-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-rivoluzione-energetica-che-allontana-usa-e-ue\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:20","slug":"la-rivoluzione-energetica-che-allontana-usa-e-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/11\/la-rivoluzione-energetica-che-allontana-usa-e-ue\/","title":{"rendered":"La rivoluzione energetica che allontana Usa e Ue"},"content":{"rendered":"<p>Per capire cosa potr\u00e0 significare la rielezione di Obama in tema di energia &#8211; da sempre priorit\u00e0 e ossessione degli inquilini della Casa Bianca &#8211; \u00e8 utile rileggere quanto accaduto nel suo primo mandato. Da poco eletto, propone al Congresso un \u201c<i>New Energy Plan<\/i>\u201d teso a garantire all\u2019America un\u2019impossibile \u201cindipendenza energetica\u201d e a combattere i cambiamenti climatici, tema centrale della sua campagna elettorale, per evitare il rischio, ebbe a dire, di un\u2019\u201c<i>irreversibile catastrofe<\/i>\u201d per le generazioni future.<\/p>\n<p><b>Periodo straordinario<\/b><br \/>Da qui, la scelta di puntare sulla <i>green economy<\/i> con la promessa di creare cinque milioni di nuovi posti di lavoro. Le cose non sono andate cos\u00ec: per i morsi della recessione e per l\u2019opposizione del Senato ad ogni proposta (come l\u2019introduzione di un sistema di cap&#038;trade per ridurre le emissioni di CO2) che impegnasse gli Stati Uniti sul piano internazionale e che gravasse sull\u2019economia americana. \u201c<i>Green economy, brown economy<\/i>\u201d era lo slogan degli oppositori.<\/p>\n<p>La speranza che la crisi costituisse una straordinaria opportunit\u00e0 per riconvertire l\u2019economia in tale direzione &#8211; ci\u00f2 di cui l\u2019Europa continua a dirsi convinta &#8211; si \u00e8 dimostrata illusoria, nonostante i 67 miliardi dollari di aiuti erogati con l\u2019<i>American Recovery ad Reinvestment Act<\/i> ai <i>clean energy investments <\/i>e il balzo delle produzioni elettriche da eolico e solare. Anche a fronte di un bilancio non molto esaltante, il primo mandato di Obama sar\u00e0, comunque, rammentato come un periodo straordinario nella storia energetica americana.<\/p>\n<p>Non tanto per le virtuose politiche pubbliche ma per la vitalit\u00e0 di un capitalismo che in pochi anni, sulla spinta degli alti prezzi del petrolio, ha avviato una grande rivoluzione tecnologica nell\u2019estrazione del gas e del petrolio non convenzionale utilizzando le tecniche della fratturazione idraulica (<i>fracking<\/i>) e della perforazione orizzontale con l\u2019iniezione di fluidi ad alta pressione. I risultati sono stati straordinari. Dopo anni di declino, le riserve di metano sono aumentate del 70% sul livello di un decennio fa, mentre quelle di petrolio hanno ripreso a crescere.<\/p>\n<p><b>Difficolt\u00e0 europee<\/b><br \/>Nel 2011, per la prima volta dal 1949, gli Stati Uniti sono divenuti esportatori netti di prodotti raffinati, mentre la dipendenza dalle importazioni di petrolio greggio ha conosciuto un\u2019inattesa inversione, scendendo in cinque anni dal 60% al 42%, grazie all\u2019aumento della produzione (20% dal 2008) e al declino dei consumi dopo il \u2018picco\u2019 toccato nel 2007. <\/p>\n<p>L\u2019aumento della produzione di <i>shale gas<\/i>, salita al 40% della complessiva offerta, ha reso il paese sostanzialmente indipendente, creando oltre un milione di posti di lavoro e generando un surplus d\u2019offerta che ha fatto crollare i prezzi interni del metano a livelli 3-4 volte inferiori a quelli del 2008 e a quelli oggi praticati in Europa.<\/p>\n<p>Il chiudersi del mercato americano, combinato al crollo dei consumi europei, a causa di recessione e crescita delle rinnovabili, ha generato un eccesso di offerta di metano anche sul mercato europeo, mettendo in crisi il ruolo dominante dei suoi grandi fornitori, ad iniziare dalla Russia. Uno tsunami che ha drasticamente modificato stato e prospettive del mercato mondiale del metano. Ne hanno tratto vantaggio competitivo le industrie statunitensi a scapito di quelle europee.<\/p>\n<p>Dei miglioramenti dei conti energetici del paese, Barack Obama non poteva non farsi vanto nel pur fiacco dibattito elettorale in materia, mentre nel suo secondo mandato non potr\u00e0 disattendere le ulteriori potenzialit\u00e0 della <i>shale devolution<\/i>, anche se si trover\u00e0 a fronteggiate maggiori opposizioni ambientaliste, specie dopo la prossima uscita del film di Matt Damon sui pericoli delle sue tecniche di estrazione.<\/p>\n<p><b>Ritorno al futuro<\/b><br \/>Guardando al futuro vi \u00e8 un ampio consenso sulla possibilit\u00e0 che non solo gli Stati Uniti ma l\u2019intero Emisfero occidentale possa divenire quasi indipendente dalle importazione di petrolio dall\u2019Emisfero orientale, tornando alla situazione degli anni Quaranta del secolo scorso. La produzione americana di greggio \u00e8 prevista aumentare entro il 2020 da 9,0 sino a quasi 16,0 milioni barili\/giorno e quella di gas metano da 575 sino a 709 miliardi metri cubi nel 2030. Citigroup ne stima il complessivo impatto incrementale sulla ricchezza americana nell\u2019ordine di 2-3 punti percentuali, con un drastico taglio dell\u2019<i>energy bill<\/i> con l\u2019estero, che conta per oltre la met\u00e0 delle complessive importazioni; un ulteriore rafforzamento del dollaro; forte crescita dell\u2019industria e dell\u2019occupazione.<\/p>\n<p>All\u2019impatto macroeconomico si accompagnerebbe quello geopolitico. Medio Oriente e Africa diverrebbero sempre meno determinanti per gli Stati Uniti, cos\u00ec motivando un loro ulteriore disimpegno da quelle aree, mentre la maggior autosufficienza li renderebbe meno garanti di quell\u2019ordine petrolifero internazionale su cui dal dopoguerra ha fatto perno l\u2019equilibrio del mercato internazionale. L\u2019Europa, a quel punto, dovrebbe provvedervi da s\u00e9, in una prospettiva, opposta a quella americana, di dipendenza sempre pi\u00f9 massiccia da quelle aree col rischio di collisione col crescente ruolo che la Cina va assumendovi.<\/p>\n<p>Le dinamiche dischiuse dalla <i>shale devolution<\/i> consentiranno per altro ad Obama maggiori gradi di libert\u00e0 per intraprendere, si legge nel suo sito, \u201cun\u2019azione senza precedenti per porre le basi di un\u2019economia dell\u2019energia pulita, affrontare il tema dei cambiamenti climatici e proteggere il nostro ambiente\u201d. Quanto pi\u00f9 il mercato del gas e del petrolio miglioreranno la situazione energetica del paese, tanto pi\u00f9 Obama potr\u00e0 sostenere lo sviluppo delle <i>clean Energy<\/i>, mentre carbone e nucleare manterranno (con non poche difficolt\u00e0) i loro livelli produttivi.<\/p>\n<p>Una strategia che il rieletto presidente ha denominato \u201c<i>All of the Above<\/i>\u201d: ovvero puntare sullo sviluppo di tutte le risorse energetiche americane. Il suo secondo mandato potrebbe cos\u00ec consolidare scenari molto diversi da quelli del passato: con un\u2019America energeticamente pi\u00f9 indipendente, economicamente meno vulnerabile, politicamente pi\u00f9 isolazionista e un\u2019Europa in condizioni esattamente opposte e molto pi\u00f9 perigliose.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per capire cosa potr\u00e0 significare la rielezione di Obama in tema di energia &#8211; da sempre priorit\u00e0 e ossessione degli inquilini della Casa Bianca &#8211; \u00e8 utile rileggere quanto accaduto nel suo primo mandato. 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