{"id":21890,"date":"2012-11-25T00:00:00","date_gmt":"2012-11-24T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/israele-e-hamas-dopo-gaza\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:19","slug":"israele-e-hamas-dopo-gaza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/11\/israele-e-hamas-dopo-gaza\/","title":{"rendered":"Israele e Hamas dopo Gaza"},"content":{"rendered":"<p>A pochi giorni dalla firma della tregua su Gaza, il bilancio politico pare abbastanza netto: \u00e8 stato ribaltato il rapporto di forza fra le fazioni palestinesi a vantaggio di Hamas e, all\u2019interno di questo, ha trovato un rinnovato protagonismo Khaled Meshal, leader dell\u2019ufficio politico dell\u2019organizzazione, ospitato a Doha dopo l\u2019abbandono di Damasco; inoltre, \u00e8 stato archiviato \u201csine die\u201d quel processo di pace, da tempo in stallo, che era convenzionalmente ancorato al principio \u201cdue popoli, due Stati\u201d. <\/p>\n<p>Senza riaprire la discussione sulla catena delle responsabilit\u00e0 dell\u2019<i>escalation<\/i> militare e sull\u2019uso che il governo israeliano di Benjamin Netanyahu pratica del principio di legittima difesa, \u00e8 indispensabile chiedersi quale sia stata l\u2019analisi preventiva delle conseguenze compiuta da Gerusalemme e se il risultato ottenuto corrisponda alle ambizioni.<\/p>\n<p><b>Consesso sunnita<\/b><br \/>Fino a venti giorni fa, non esisteva alcuna trattativa di pace, ufficiale o riservata, fra Israele e l\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese (Anp). Anche la riconciliazione tra Fatah e Hamas era bloccata, mediata dall\u2019Egitto, firmata a denti stretti e carica di promesse di finanziamento dal Qatar in caso di attuazione. Dentro Hamas, era altissimo lo scontro fra l\u2019ex primo ministro dell\u2019Anp (2006-2007) Ismail Haniyeh, a Gaza e Khaled Meshal, a Doha. <\/p>\n<p>In sintesi, sia Israele che le fazioni palestinesi erano rimaste spiazzate dal terremoto degli equilibri prodotto dalla primavera araba: il primo si era chiuso in s\u00e9 stesso, non aveva mai scommesso su questo cambiamento, rivendicando di essere l\u2019unica democrazia regionale e rimproverando semmai l\u2019Occidente di non capire la vera e minacciosa natura della Fratellanza musulmana al potere; i secondi avevano sperato che la questione palestinese tornasse al centro dell\u2019agenda ed erano rimasti delusi dal ripiegamento dei nuovi governi sulle proprie complicate transizioni.<\/p>\n<p>In una settimana di combattimenti, Hamas \u00e8 riuscita a incassare l\u2019intelligente protezione dell\u2019Egitto, le visite nella Striscia dei ministri tunisino e turco e dell\u2019emiro del Qatar, cancellando cos\u00ec la tradizionale condizione di isolamento politico e rientrando da protagonista nel consesso sunnita, senza nemmeno perdere le proprie relazioni con gli sciiti di Teheran e di Beirut.<\/p>\n<p>Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che aveva eliminato, all\u2019inizio della crisi di Gaza, il capo dell\u2019ala militare di Hamas, Al Jabaari &#8211; lo stesso con il quale aveva negoziato per\u00f2 lo scambio fra il caporale Shalit e 1200 detenuti palestinesi &#8211; ha firmato un accordo con un\u2019organizzazione da sempre additata come minaccia terrorista.<\/p>\n<p><b>Battaglia all\u2019Onu<\/b><br \/>Nelle prime interviste del dopo tregua, Meshal non \u00e8 certo stato reticente: per avviare un negoziato di pace, Israele dovrebbe ritirarsi interamente nei confini del 1967, smantellare gli insediamenti, demilitarizzare la Cisgiordania, rilasciare tutti i prigionieri, sconfessare l\u2019annessione di Gerusalemme e permettere a \u201cmilioni di rifugiati\u201d di tornare a casa. <\/p>\n<p>Si tratta di condizioni nemmeno lontanamente ricevibili, che rendono verosimile l\u2019analisi di Elliott Abrams, gi\u00e0 vice consigliere per la sicurezza nazionale di George W.Bush: \u201csi potr\u00e0 tornare a negoziare solo per discutere, dopo le elezioni israeliane, alcuni dettagli che rendano pi\u00f9 vivibile la situazione in Cisgiordania e pi\u00f9 duratura la tregua\u201d. La pace e lo Stato palestinese sembrano dunque sfumare nel libro dei sogni impossibili.<\/p>\n<p>Una spinta ulteriore, se non definitiva, alla marginalizzazione di Fatah e del presidente dell\u2019Anp Abu Mazen potrebbe arrivare fra pochi giorni dal Palazzo di Vetro a New York. Nel 2010, Barack Obama e il Quartetto promisero ad Abu Mazen che da l\u00ec a un anno la Palestina sarebbe stata riconosciuta nell\u2019Assemblea generale come membro non statuale, visti i buoni risultati di \u201cstatualit\u00e0 in prova\u201d del governo di Abu Fayyad. L\u2019anno scorso, dopo una lunga estate di<i> intifadah diplomatica <\/i>palestinese, l\u2019istruttoria del Consiglio di sicurezza fece prendere atto dell\u2019impraticabilit\u00e0 politica di quella promessa ma ad Abu Mazen fu suggerito di accontentarsi dello status di paese osservatore. <\/p>\n<p>E proprio in queste settimane, mentre si combatteva e si negoziava con Hamas, l\u2019Anp veniva consigliata di rinviare ancora per non compromettere l\u2019atmosfera di un possibile negoziato. Cos\u00ec, a New York, questa richiesta potrebbe essere magari votata da una larga maggioranza di paesi che non comprende n\u00e9 gli Stati Uniti n\u00e9 i membri dell\u2019Unione europea, i primi contrari, i secondi alla ricerca di una faticosa unit\u00e0, raggiunta magari sull\u2019astensione.<\/p>\n<p>Conviene a Israele il fallimento politico sul campo dei moderati palestinesi? Il riconoscimento simbolico da parte di un numero significativo di paesi, non per\u00f2 politicamente significativi, e l\u2019imbarazzo euro-americano? Molto probabilmente no. <\/p>\n<p><b>Latitanza dell\u2019Ue<\/b><br \/>A questo punto, inoltre, sarebbe lecito chiedersi se la comunit\u00e0 internazionale, ma soprattutto Ue e Stati Uniti, credano ancora sinceramente nella praticabilit\u00e0 del processo ventennale iniziato a Oslo o se \u2013 dismessa l\u2019armatura retorica e \u201cpoliticamente corretta\u201d che l\u2019accompagna \u2013 essi stiano in realt\u00e0 volgendo lo sguardo verso altre crisi, altre minacce alla stabilit\u00e0. Rimettendo invece al mero rapporto di forza fra le parti il compito di trovare una convivenza <i>de facto<\/i>.<\/p>\n<p>Per gli Stati Uniti, questo lento disimpegno dal Medioriente sarebbe coerente con una strategia oramai avviata, che individua nel Pacifico il futuro prossimo venturo, ricerca un\u2019indipendenza energetica e cerca semmai fornitori politicamente meno controversi. E, infine, che ha testato nel \u201c<i>leading from behind<\/i>\u201d in occasione del conflitto in Libia un nuovo paradigma di relazioni con l\u2019Ue.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultima, invece, non solo <i>dovrebbe<\/i>  ma <i>dovr\u00e0 <\/i>assumersi maggiori responsabilit\u00e0 a breve. Nella crisi di Gaza ha trionfato un imbarazzante silenzio. A New York potremmo registrare un\u2019astensione difensiva. Segnali tutt\u2019altro che incoraggianti.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A pochi giorni dalla firma della tregua su Gaza, il bilancio politico pare abbastanza netto: \u00e8 stato ribaltato il rapporto di forza fra le fazioni palestinesi a vantaggio di Hamas e, all\u2019interno di questo, ha trovato un rinnovato protagonismo Khaled Meshal, leader dell\u2019ufficio politico dell\u2019organizzazione, ospitato a Doha dopo l\u2019abbandono di Damasco; inoltre, \u00e8 stato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[95,99,103,115,135],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21890"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21890"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21890\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63151,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21890\/revisions\/63151"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21890"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21890"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21890"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}