{"id":21900,"date":"2012-11-27T00:00:00","date_gmt":"2012-11-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-nuova-politica-estera-dellenergia\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:19","slug":"una-nuova-politica-estera-dellenergia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/11\/una-nuova-politica-estera-dellenergia\/","title":{"rendered":"Una nuova politica estera dell\u2019energia"},"content":{"rendered":"<p>Che il mondo stia sperimentando un processo di redistribuzione della potenza (power shift) dall&#8217;Occidente verso le potenze emergenti o di ritorno \u00e8 un fatto piuttosto noto e studiato da alcuni anni a questa parte. Minore attenzione \u00e8 solitamente prestata al grande processo di redistribuzione delle risorse energetiche tradizionali (power transition) dall&#8217;Occidente verso le potenze emergenti e alle sue conseguenze strategiche. <\/p>\n<p>La natura ibrida e duale dell\u2019energia rende difatti pi\u00f9 complesso misurare tale processo, anche in ragione del fatto che l\u2019energia rappresenta sia il carburate della globalizzazione che quello dello stesso <i>power shift<\/i>. La stagione di <i>power transition <\/i>che stiamo sperimentando non avviene nel vuoto del mercato globale delle commodity energetiche o nella saldezza di un&#8217;architettura di sicurezza internazionale come era quella bipolare. Ma piuttosto nel cuore di un processo di modifica dei rapporti di forza tra le potenze mondiali.<\/p>\n<p>Il mondo sta attraversando dunque una doppia e simmetrica transizione, di energia e di potenza, semanticamente e simbolicamente rappresentata dal fatto che nella lingua della globalizzazione, la parola power esprime sia il concetto di potenza che quello di energia. <\/p>\n<p>Una coincidenza linguistica che conferma, ancora oggi, lo stretto collegamento esistito nel novecento tra controllo delle risorse energetiche e potenza degli Stati. Un nesso che molti avevano sperato di vedere scisso nell&#8217;epoca della tarda globalizzazione (1991 &#8211; 2008) quando il prevalere politico strategico dell&#8217;Occidente lasciava intravedere la possibilit\u00e0 di un <i>decoupling <\/i>tra energia e politica, facendo delle risorse energetiche un bene comune globale al servizio dello sviluppo del pianeta. <\/p>\n<p>Questa involuzione del valore dell&#8217;energia nelle relazioni internazionali sembra riportare indietro le lancette della storia ad una diversa concezione della sicurezza energetica, pi\u00f9 tipica di un periodo in cui l&#8217;energia era strumentale alla proiezione di potenza internazionale che a quella dello sviluppo economico.<\/p>\n<p>Il pensiero corre ai primi del novecento, quando Winston Churchill era primo Lord dell&#8217;Ammiragliato. A Churchill vengono solitamente attribuiti i primi ragionamenti politico-strategici sui nessi esistenti tra sicurezza nazionale, indipendenza delle forniture energetiche e potenza politico-militare di un paese. La sua decisione (1913) di modificare l\u2019alimentazione della propulsione della flotta britannica dal carbone al petrolio, unita a quella di statalizzare la Anglo-Persian Oil Company, produrr\u00e0 notevoli conseguenze internazionali che influenzeranno profondamente la storia dei due seguenti conflitti mondiali e lo stesso balance of power globale. E che apriranno la grande partita del novecento per la sicurezza energetica.<\/p>\n<p>Il mondo della sicurezza energetica di Churchill non esiste pi\u00f9, trasformato dalle due ere storiche che si sono susseguite: quella della guerra fredda (1948-1989) e quella della globalizzazione contemporanea (1991-2008), ciascuna caratterizzata da una specifica concezione del rapporto tra energia e potenza e da una definizione di cosa fosse, o non fosse, la sicurezza energetica. Ma la natura di molti dei problemi strategici che Churchill si trovava ad affrontare agli inizi del secolo scorso (come il passaggio da un mix di risorse energetiche ad un altro, le vulnerabilit\u00e0 delle produzioni domestiche vs quelle estere, il problema della sicurezza degli approvvigionamenti, la questione della propriet\u00e0 pubblica o privata dei principali attori del mercato energetico globale, l\u2019emersione di nuove potenze ed il collegamento con il controllo delle risorse strategiche ecc.) sono rimasti sostanzialmente inalterati.<\/p>\n<p>Tali questioni si pongono oggi in un sistema internazionale in profonda trasformazione, rendendo ancora pi\u00f9 esplicito il collegamento tra sicurezza energetica e redistribuzione del potere mondiale in un mondo \u201cpost-globale\u201d. \u00c8 in un tale contesto di transizione di potere (<i>power shift<\/i>) che il sistema internazionale dell\u2019energia ha intrapreso un cambiamento che, seppure ancora in corso, ne modificher\u00e0 i tratti salienti e, con essi, anche le tradizionali definizioni di sicurezza energetica. Si tratta di una sfida alle regole dell\u2019architettura di sicurezza energetica mondiale e al sistema di approvvigionamento di idrocarburi dell\u2019Occidente. Un sistema che \u00e8 sempre stato altamente vulnerabile.<\/p>\n<p><b>Nuova architettura<\/b><br \/>Nel corso del Novecento, tuttavia, tale fragilit\u00e0 \u00e8 stata compensata dalla superiorit\u00e0 politica e militare dell\u2019Occidente e dall\u2019assenza di blocchi industrializzati competitivi o, comunque, tali da condizionare le regole del mercato. Le nuove regole, scritte e non, di funzionamento dei mercati energetici globali saranno in buona parte il frutto dei nuovi rapporti di forza che si stanno definendo nel sistema internazionale. Tale nuovo sistema di regole, difficilmente potr\u00e0 essere favorevole all\u2019Occidente come lo \u00e8 stato fino ad oggi.<\/p>\n<p>La <i>power transition <\/i>energetica avviene in un momento in cui il declino di un ordine unipolare americano o viene colmato dall\u2019emergere di nuovi attori regionali o subisce un inarrestabile degrado dovuto all\u2019ingovernabilit\u00e0 di modelli statali superati. Ci\u00f2 determina una estensione delle aree del pianeta a rischio implosione o non governate. \u00c8 il proliferare simultaneo di potenze emergenti e stati falliti che rappresenta la principale minaccia alla sicurezza energetica dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p>\tCi\u00f2 lascia supporre uno scenario in cui le risorse energetiche non divengono pi\u00f9 soltanto scarse, ma piuttosto sempre pi\u00f9 contese, costose, volatili e, dunque, strategiche. La loro rilevanza non dipende solo dal controllo di risorse teoricamente scarse, ma anche, e sempre di pi\u00f9, dall\u2019evitare che se ne approprino altri. Il nazionalismo delle risorse \u00e8 una diffusa realt\u00e0 che spinge molti paesi ad aumentare, per motivi politici, i costi e le difficolt\u00e0 di accesso a molte delle risorse energetiche teoricamente disponibili. <\/p>\n<p>\tDa un punto di vista geografico, il baricentro del consumo e del trasporto di tali risorse \u00e8 sempre meno occidentale. Ed aumentano anche i rischi politici derivanti dall\u2019attraversamento di Stati e regioni sempre pi\u00f9 instabili. Ci\u00f2 contribuisce a rendere la sicurezza energetica un concetto che interessa un numero crescente di attori, pubblici e privati, taglia trasversalmente una pluralit\u00e0 di aree del pianeta,in ciascuna delle quali giocano numerosi attori globali. E, infine, copre numerose tipologie di risorse tradizionali e non convenzionali che vengono scambiate su una pluralit\u00e0 di mercati tra loro estremamente diversi. <\/p>\n<p>\t\t<b>Italia in bilico<\/b><br \/>\tNonostante l\u2019Italia, si trovi in una posizione di prossimit\u00e0 strategica alle risorse del Nord Africa, del Medio Oriente e dell\u2019Eurasia, resta il paese pi\u00f9 vulnerabile del mondo industrializzato sotto il profilo della sicurezza energetica. Ci\u00f2 obbliga spesso a pagare prezzi eccessivi per l\u2019energia, con serie ricadute sulla competitivit\u00e0 nazionale e sulla sostenibilit\u00e0 dell\u2019economia. La gravit\u00e0 della situazione energetica italiana, storicamente ereditata dagli anni settanta, potrebbe diventare insostenibile in uno scenario energetico ulteriormente surriscaldato e in un contesto mondiale politicamente sfavorevole agli interessi dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p>\tLa questione andrebbe posta in cima agli interessi nazionali, anche attraverso una maggiore sensibilizzazione dell\u2019opinione pubblica. La stessa sostenibilit\u00e0 del modello energetico italiano va sottoposta ad attenta revisione. E la riduzione del costo dell\u2019energia e del peso della bilancia commerciale energetica sull\u2019import va vista come una emergenza nazionale. Nel 2011 il valore delle importazioni di materie prime energetiche ha superato i 65 milioni di euro. Dieci anni fa non arrivava a 25 milioni. L\u2019eccesiva esposizione energetica dell\u2019Italia dovrebbe spingere verso un sempre maggiore collegamento tra gli obiettivi di stabilit\u00e0 energetica del continente europeo e le azioni di politica estera comune. <\/p>\n<p>  \tIn qualche modo, la sicurezza energetica dell\u2019Italia passa anche per il superamento degli approcci esclusivamente tecnico-economici-ambientali alle questioni energetiche. Nel nuovo contesto internazionale, infatti, la sicurezza energetica entra a pieno titolo tra le priorit\u00e0 di politica estera, divenendo politica estera dell\u2019energia. Solo una politica estera dell\u2019energia pu\u00f2, infatti, consentire la creazione di quelle economie strategiche di scala in grado di contribuire, al pari dell\u2019efficienza energetica e dello sviluppo di fonti domestiche di energia (tradizionali e rinnovabili), a una maggiore sicurezza del paese.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che il mondo stia sperimentando un processo di redistribuzione della potenza (power shift) dall&#8217;Occidente verso le potenze emergenti o di ritorno \u00e8 un fatto piuttosto noto e studiato da alcuni anni a questa parte. 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