{"id":21910,"date":"2012-11-28T00:00:00","date_gmt":"2012-11-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-nuovo-statuto-dei-comunisti-cinesi\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:18","slug":"il-nuovo-statuto-dei-comunisti-cinesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/11\/il-nuovo-statuto-dei-comunisti-cinesi\/","title":{"rendered":"Il nuovo statuto dei comunisti cinesi"},"content":{"rendered":"<p>In occasione del congresso che si \u00e8 appena concluso, il partito comunista cinese ha emendato il proprio statuto con un voto cui i media locali hanno attribuito grande importanza. E che costituisce l\u2019atto politico pi\u00f9 solenne, insieme alla nomina dei nuovi vertici, dell\u2019intero congresso. Non se ne \u00e8 parlato molto, in Occidente, ma guai a sottovalutare le parole dei documenti ufficiali cinesi. <\/p>\n<p><b>Discontinuit\u00e0<\/b><br \/>Che cosa dice l\u2019emendamento, che ha un significato come al solito un po\u2019 criptico per gli osservatori esterni? Esso prevede l\u2019inserimento nello statuto del partito del nuovo concetto, attribuito al presidente uscente Hu Jintao,  di &#8220;visione scientifica dello sviluppo&#8221; (<i>Scientific Outlook on Development<\/i>, nella traduzione ufficiale dal cinese all\u2019inglese). La nuova frase si inserisce a conclusione della sequenza di riferimenti teorici fondativi, che &#8211; come nello statuto precedente &#8211; parte dal richiamo al Marxismo Leninismo, passa attraverso il \u201cPensiero di Mao Zedong\u201d e la \u201cTeoria di Deng Xiaoping\u201d, e arriva all\u2019Importante Pensiero delle Tre Rappresentazioni. Una novit\u00e0 non semplice da capire, ma che l\u2019esperienza induce a prendere sul serio. <\/p>\n<p>Anche nel 2002, due congressi fa, l&#8217;inserimento nello statuto dell\u2019Importante Pensiero delle Tre Rappresentazioni apparve poco comprensibile e venne trascurato degli analisti pi\u00f9 distratti. Richiamava i tre riferimenti sociali della politica del partito, identificati (da Jiang Zemin, il leader allora uscente) nell&#8217;ordine: al primo posto nelle \u201cforze sociali e produttive avanzate\u201d, in secondo luogo nella \u201ccultura avanzata\u201d, e in terzo luogo negli \u201cinteressi della stragrande maggioranza (<i>overwhelming majority<\/i>) della popolazione\u201d. <\/p>\n<p>Qui c&#8217;erano indizi di una svolta vera e propria e di quelle radicali, che si potevano cogliere a prima vista. Nessun riferimento al proletariato urbano e rurale, matrice della rivoluzione, sostituito al primo posto (negli elenchi cinesi anche le posizioni vanno prese sul serio) dal richiamo, appunto, alla parte avanzata della societ\u00e0. Solo parole? Tutt\u2019altro. <\/p>\n<p>In nome di questo riferimento alle \u201cforze avanzate\u201d, divenuto statutario, il partito si \u00e8 aperto ad una nuova categoria sociale, quella degli imprenditori, inclusi i grandi imprenditori rampanti, quelli enormemente ricchi, legittimati dall\u2019essere protagonisti \u201cavanzati\u201d dello sviluppo da Deng in poi. L&#8217; emendamento abbatteva in un colpo un tab\u00f9 resistente dalla lunga marcia, dichiarando di fatto chiusa la lotta di classe, almeno quella fra grande impresa privata e lavoro: grandi capitalisti e operai potevano essere uniti nel partito comunista. <\/p>\n<p><b>Pi\u00f9 partito nel mercato<\/b><br \/>Dopodich\u00e9, come usa da quelle parti, si \u00e8 passati rapidamente dalla teoria alla pratica: i ricchi imprenditori sono entrati davvero nel partito, dalla porta principale &#8211; \u201cet pour cause\u201d, dal loro punto di vista . con un certo peso, se \u00e8 vero che da ultimo il comitato centrale superava, per ricchezza pro capite, il congresso americano. Il tutto, promosso da quell\u2019emendamento un po\u2019 misterioso, ma che dava il senso dell&#8217;eredit\u00e0 lasciata dalla terza alla quarta generazione di leader del partito. <\/p>\n<p>Quindi oggi la domanda \u00e8: che indizi lascia il nuovo emendamento su ci\u00f2 che la quarta generazione lascia alla quinta, ovvero che Hu lascia a Xi? Bisogna fare i conti ancora con la banalit\u00e0 apparente del riferimento alla \u201cVisione scientifica dello sviluppo\u201d, e prenderlo sul serio. Ci d\u00e0 almeno due indicazioni importanti. <\/p>\n<p>La prima \u00e8 che lo sviluppo, essendo materia da approcciare scientificamente, non va e non sar\u00e0 lasciato alla spontaneit\u00e0: diremmo non sar\u00e0 affidato al mercato. Il che fa pensare ad una risposta strategica alla crisi dell&#8217;occidente, e ad una svolta rispetto alle distorsioni del turbo capitalismo, magari promosso dai grandi imprenditori da poco comunisti. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 potrebbe  preludere ad un consolidamento del ruolo guida del partito, depositario esclusivo dell\u2019interpretazione dei risultati dell&#8217;analisi scientifica, sulla parte pubblica dell&#8217;economia, che siano imprese di propriet\u00e0 pubblica, banche, o gestori di servizi pubblici locali, a cui il piano quinquennale dedica peraltro spunti interessanti. Se \u00e8 un\u2019interpretazione corretta, da Xi non dobbiamo aspettarci meno stato e pi\u00f9 mercato, ma pi\u00f9 partito nel mercato. E vedremo come andr\u00e0 a finire. <\/p>\n<p><b>Lunga marcia<\/b><br \/>La seconda indicazione \u00e8 che l&#8217;approccio ai problemi sar\u00e0 realistico (\u201cscientifico\u201d) e senza concessioni a ideologie e trionfalismo, in linea con l&#8217;approccio problematico se non autocritico dell\u2019 ultimo Hu Jintao. Il quale, al culmine della corsa trionfale della Cina, al congresso non si \u00e8 autocelebrato ma, nel nome appunto della \u201cvisione scientifica dello sviluppo\u201d, ha definito il modello dell\u2019economia cinese \u201csbilanciato, scoordinato, insostenibile\u201d: niente di meno, tre aggettivi di un peso impressionante. <\/p>\n<p>Vista in questo quadro, e con occhi occidentali, ci\u00f2 pu\u00f2 indurre a ritenere che, con la nuova leadership, la crescita potr\u00e0 continuare ad essere pacifica, lo sviluppo pi\u00f9 equilibrato anche se pi\u00f9 lento, le tensioni sociali pi\u00f9 riconosciute nelle loro ragioni obiettive, l\u2019ambiente pi\u00f9 rispettato. E che la politica di apertura non si arrester\u00e0. Pi\u00f9 partito nel mercato, s\u00ec, ma con equilibrio e senza avventure. <\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 ragione di illudersi troppo: restano ovviamente tutti i problemi che l&#8217;Occidente conosce e non manca di fare presenti alle leadership cinesi, e sui quali il congresso \u00e8 stato deludente. Primi fra tutti uno stato di diritto che stenta ad affermarsi come modello di riferimento, un partito che resta confuso inestricabilmente con lo stato, la mancanza di opposizione politica che fra l&#8217; altro rende fragile, e per intero dipendente dalla tenuta del partito unico, il quadro istituzionale di un paese che non pu\u00f2 permettersi di sbandare. Ma sembra esserne consapevole, e questo \u00e8 gi\u00e0 molto.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione del congresso che si \u00e8 appena concluso, il partito comunista cinese ha emendato il proprio statuto con un voto cui i media locali hanno attribuito grande importanza. 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