{"id":21930,"date":"2012-11-30T00:00:00","date_gmt":"2012-11-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/al-qaeda-nellangolo-in-mali\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:18","slug":"al-qaeda-nellangolo-in-mali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/11\/al-qaeda-nellangolo-in-mali\/","title":{"rendered":"Al Qaeda nell\u2019angolo in Mali"},"content":{"rendered":"<p>La Pace: niente pu\u00f2 infastidire maggiormente i Signori della Guerra di al-Qaeda. La loro tattica si basa sulla destabilizzazione, in modo da proliferare, terrorizzare e controllare. Da pi\u00f9 di sei mesi l\u2019Azawad, regione settentrionale del Mali, \u00e8 loro dominio. La pressione di un intervento militare internazionale per\u00f2 sta portando alle prime defezioni. I ribelli di origine Tuareg si sono staccati dai loro alleati fondamentalisti e hanno avviato negoziati di pace con Bamako, capitale di quel che resta del Mali.<\/p>\n<p><b>I rischi dell\u2019intervento militare <\/b><br \/>Sia Ouattara, presidente di turno della Comunit\u00e0 economica degli stati dell\u2019Africa occidentale (Cesao) e della Costa D\u2019Avorio, sia Compaor\u00e9, presidente del Burkina Faso e capo-negoziatore del Cesao hanno sottolineato che l\u2019intervento militare sar\u00e0 accompagnato da un continuo sforzo politico e diplomatico. Una missione internazionale pi\u00f9 integrata serve per sorpassare i problemi delle precedenti in Libia e Costa d\u2019Avorio, avvicinandosi alle posizioni di Diamini-Zuma, presidente dell\u2019Unione africana, e Bouteflika, presidente dell\u2019Algeria. Entrambi hanno sempre sostenuto il negoziato come via principale alla soluzione della crisi maliana. <\/p>\n<p>L\u2019intervento militare comporta due rischi troppo elevati per i paesi confinanti. Il primo di <i>spill-over<\/i>, cio\u00e8 se l\u2019intervento fosse massiccio si rischierebbe solo d\u2019indurre i ribelli alla fuga, facilitati dalle frontiere sabbiose del Sahara. Il secondo di<i> accidental guerrilla<\/i>: se l\u2019intervento non avvenisse con il supporto della popolazione locale, al-Qaeda potrebbe contare su un ulteriore alleato per combattere l\u2019invasore occidentale.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo del piano redatto dal Gruppo di supporto e sviluppo per il Mali \u00e8 chiaro: scompaginare i ribelli e ottenere il sostegno delle due fazioni Tuareg per affrontare i gruppi qaedisti nel deserto dell\u2019Azawad. Questa tattica serve anche a prender tempo per mediare tra le differenti posizioni degli attori internazionali. Stati Uniti e Germania continuano a chiedere elezioni democratiche ed un intervento guidato dall\u2019esercito maliano. <\/p>\n<p>Questo scenario posticiperebbe l\u2019attacco alla primavera del 2013, scontrandosi con i paesi del Cesao che hanno gi\u00e0 schierato le truppe al confine. Prodi, coordinatore del Gruppo e inviato speciale del segretario generale dell\u2019Onu, ha ipotizzato per l\u2019intervento settembre-ottobre 2013. In effetti, il terribile caldo dell\u2019estate sahariana \u00e8 una componente determinante. Proprio le condizioni estreme rendono ancor pi\u00f9 fondamentale il sostengo delle trib\u00f9 locali in caso d\u2019intervento.<\/p>\n<p><b>Negoziati coi Tuareg<\/b><br \/>Il Movimento nazionale di liberazione dell\u2019Azawad (Mnla), che aveva dato il via all\u2019insurrezione, ha rinunciato a tutte le pretese sulla regione settentrionale del Mali. Da quando i loro alleati salafiti di Ansar Dine avevano soffocato le aspirazioni indipendentiste, il Mnla aveva chiesto ripetutamente un tavolo di pace. Finora Bamako si era sempre rifiutata di trattare coi ribelli: la linea dura della giunta militare serviva a legittimare il potere del capitano Sanogo dopo il colpo di stato del 22 marzo scorso. Inoltre, la formazione del governo transitorio di unit\u00e0 nazionale guidato da Diarra, legato a Sanogo, ha trovato il compromesso di legittimit\u00e0 richiesto dalla risoluzione 2056 dell\u2019Onu. Il riconoscimento internazionale ha permesso di aprire le trattative tra Mnla e governo centrale.<\/p>\n<p>Oltre al Mnla, il contingente internazionale necessita dell\u2019appoggio dei Tuareg di Ansar Dine (Ad), gruppo di collegamento con al Qaeda, per entrare nell\u2019Azawad. Il loro leader Iyad ag Ghali \u00e8 il signore della guerra nelle sabbie del Sahara maliano. Dopo aver diretto tutte le insurrezioni Tuareg dal 1990 ad oggi, non era riuscito a mettersi a capo dell\u2019ultima. La sua autorevolezza era stata scalfita dai continui cambi di fronte e i collegamenti con i gruppi jihadisti. Cos\u00ec in un primo momento ha supportato il Mnla, creando il gruppo Ad. Quando il Mnla ha dichiarato l\u2019indipendenza dell\u2019Azawad sono passati dalla parte qaedista e li hanno annientati. <\/p>\n<p>Un intervento militare delegittimerebbe ancor pi\u00f9 Iyad ag Ghali di fronte alla popolazione locale, mentre il suo obiettivo \u00e8 tornare il <i>deus ex machina <\/i>dei rapporti tra Tuareg e Bamako. Da ottimo stratega, ha capito che aprirsi ai negoziati lo avrebbe riportato al centro della gestione del potere dell\u2019Azawad. Appena \u00e8 stato confermato il piano d\u2019intervento dal Cesao, Iyad ag Ghali ha mandato emissari in Algeria e Burkina Faso per negoziare la pace. Ora, si \u00e8 dichiarato perfino disposto a trattare sulla Sharia e probabilmente lo si vedr\u00e0 a capo del partito islamista a Bamako, forse gi\u00e0 alle elezioni del 2013.<\/p>\n<p><b>Al Qaeda in crisi<\/b><br \/>Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqim) sta vivendo una faida interna. La decisione di nominare Emiro del Sahara El Hemmam, per cercare di ricompattare attorno a s\u00e9 i ribelli, ha avuto effetti deflagranti. <\/p>\n<p>La defezione di Ad e la crisi di Aqim hanno spostato l\u2019ago della bilancia a favore del possibile intervento internazionale. In risposta all\u2019apertura di negoziati tra Ad, Mnla e governo maliano, i fondamentalisti mauritani del Movimento per l\u2019Unit\u00e0 e la Jihad nell\u2019Africa occidentale sono tornati ad attaccare i Tuareg. Il dramma di una popolazione distrutta dalla crisi umanitaria e governata da un gruppo di mercenari transnazionali dovrebbe favorire il supporto di un contingente internazionale da parte del popolo Tuareg. Come ha dichiarato Diarra: \u201cil dialogo con Ad e Mnla \u00e8 inevitabile, sono nostri compatrioti\u201d.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Pace: niente pu\u00f2 infastidire maggiormente i Signori della Guerra di al-Qaeda. La loro tattica si basa sulla destabilizzazione, in modo da proliferare, terrorizzare e controllare. Da pi\u00f9 di sei mesi l\u2019Azawad, regione settentrionale del Mali, \u00e8 loro dominio. La pressione di un intervento militare internazionale per\u00f2 sta portando alle prime defezioni. 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