{"id":21940,"date":"2012-12-01T00:00:00","date_gmt":"2012-11-30T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/passi-avanti-dellitalia-sullo-spazio\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:18","slug":"passi-avanti-dellitalia-sullo-spazio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/12\/passi-avanti-dellitalia-sullo-spazio\/","title":{"rendered":"Passi avanti dell\u2019Italia sullo Spazio"},"content":{"rendered":"<p>Nel pieno della crisi economica e politica europea, il recente Consiglio ministeriale dell\u2019Agenzia spaziale europea (Esa) ha avuto il difficile compito di trovare le risorse finanziarie per la ricerca e l\u2019innovazione nel settore spaziale e di giungere a un compromesso su alcune questioni chiave. I risultati sono sicuramente apprezzabili, considerato anche il fallimento concomitante delle negoziazioni sul bilancio dell\u2019Unione europea (Ue). <\/p>\n<p>Tuttavia, se da un lato sono stati stanziati circa dieci miliardi di euro (in linea con la sottoscrizione del 2008) per l\u2019avanzamento e l\u2019avvio di programmi spaziali pluriennali (2013-2017), dall\u2019altro gi\u00e0 nel 2014 gli stati membri dell\u2019Esa dovranno nuovamente riunirsi per finalizzare le decisioni riguardanti il settore dei lanciatori. Quest\u2019ultimo e fondamentale nodo, tuttora irrisolto per molti aspetti, ha visto la Francia e la Germania \u2013 i due maggiori finanziatori dell\u2019Esa e leader europei del settore \u2013 in pieno disaccordo negli ultimi mesi, facendo attendere l\u2019esito complessivo della ministeriale con il fiato sospeso. <\/p>\n<p>Dal canto suo l\u2019Italia \u2013 il terzo contribuente dell\u2019Esa e protagonista del successo del lanciatore Vega \u2013 si \u00e8 contraddistinta per il suo impegno, sia in termini finanziari che politici. Il governo non ha infatti imposto alcun taglio, approvando una sottoscrizione totale di 1,2 miliardi per i programmi pluriennali, di cui 137 milioni di euro per i lanciatori.<\/p>\n<p>Il governo ha anche avanzato proposte concrete per affrontare i problemi che affliggono il settore, in particolare quello della <i>governance<\/i>. L\u2019Italia ha dunque confermato il proprio interesse per un ambito strategico come lo spazio, sostenendolo con investimenti importanti per la crescita economica, il prestigio tecnologico, l\u2019occupazione e la sicurezza del paese.<\/p>\n<p><b>Fragile compromesso su Ariane<\/b><br \/>Il disaccordo franco-tedesco verteva sul futuro del lanciatore Ariane 5. A causa della sua crescente complessit\u00e0 tecnologica e dell\u2019esigenza di aumentarne le capacit\u00e0, Ariane 5 \u00e8 divenuto sempre pi\u00f9 costoso per gli acquirenti istituzionali e commerciali, nonch\u00e9 in perdita per la societ\u00e0 di lancio Arianespace. Quest\u2019ultima necessita quindi periodicamente del supporto finanziario degli azionisti e dell\u2019Esa per ripianare le perdite: si tratta di circa 120 milioni di euro all\u2019anno, approssimativamente 20 a lancio. Il Consiglio dell\u2019Esa doveva dunque stabilire la nuova e pi\u00f9 sostenibile strategia di investimento per il futuro di Ariane.<\/p>\n<p>La Francia mirava ad avviare nell\u2019immediato un programma per lo sviluppo del nuovo lanciatore Ariane 6, sulla base di studi preliminari condotti dall\u2019agenzia spaziale francese (Cnes), con possibilit\u00e0 di volo nel 2021-2022; la Germania aspirava a concretizzare il potenziamento intermedio di Ariane 5 approvato dall\u2019Esa nel 2008 e denominato Ariane 5<i> Mid-life Evolution <\/i>(ME), di prevista inaugurazione nel 2016-2017. Nel dibattito che ha preceduto la ministeriale, si \u00e8 inserita Astrium, capocommessa di Ariane 5, compresa la versione ME, e probabilmente di Ariane 6. <\/p>\n<p>Sul tema dei tempi del ciclo industriale, l\u2019azienda ha insolitamente valutato che il nuovo lanciatore non possa essere operativo prima del 2024-2025, lasciando quindi Ariane 5 ad operare nelle suddette condizioni per pi\u00f9 di un quindicennio. Sui costi ha garantito che, a certe condizioni, Ariane 5 ME non avrebbe bisogno dei sussidi che necessita ogni anno Ariane 5, generando dei risparmi. Questi, sosteneva l\u2019agenzia spaziale tedesca (Dlr), avrebbero permesso a loro volta di adottare entrambe le opzioni contemporaneamente. <\/p>\n<p>Data la congiuntura economica sfavorevole, la ministeriale sembrava comunque dover optare per una sola delle due alternative. Il compromesso raggiunto, invece, stabilisce l\u2019avvio degli studi di progettazione su Ariane 6 e la continuazione di Ariane 5 ME con investimenti quasi equivalenti. Per massimizzare le risorse e diminuire i costi, i due programmi sfrutteranno tutte le sinergie tecnologiche possibili tra i due lanciatori. Tuttavia, come detto, le relative attivit\u00e0 saranno finanziate per solo due anni, allo scadere dei quali gli stati membri dell\u2019Esa si riservano di prendere ulteriori decisioni in merito alla loro continuazione.<\/p>\n<p>L\u2019intesa ha dunque garantito gli interessi di entrambi i paesi: da una parte la continuit\u00e0 delle attivit\u00e0 industriali relative ad Ariane 5 ME care alla Germania, dall\u2019altra l\u2019approvazione del progetto Ariane 6 sostenuto dalla Francia. Il successo \u00e8 stato dunque trovare il compromesso politico, ma non la soluzione vera e propria. Il problema appare solo rimandato, salvo raggiungere una maggiore maturit\u00e0 di entrambi i progetti tale da consentire lo scarto di una delle due opzioni o superare le attuali difficolt\u00e0 economiche per permettere la continuazione di entrambi. L\u2019obiettivo primario, per\u00f2, dovrebbe rimanere quello di garantire l\u2019indipendenza dell\u2019accesso europeo allo spazio, puntando ad una maggiore sostenibilit\u00e0 \u2013 se non competitivit\u00e0 \u2013 del settore del trasporto spaziale sul mercato internazionale.<\/p>\n<p><b>Posizionamento dell\u2019Italia<\/b><br \/>Il completamento dello sviluppo di Vega guidato dall\u2019Italia ed il perfetto lancio inaugurale avvenuto lo scorso febbraio, hanno permesso al paese di ottenere la garanzia della continuazione delle attivit\u00e0 di sostegno al lanciatore e di quelle relative alla sua evoluzione \u2013 <i>Vega Evolution<\/i>. Quest\u2019ultimo, finanziato con 85 milioni di euro nel complesso e sostenuto per il 60% dall\u2019Italia, sfrutter\u00e0 gli studi gi\u00e0 approntati con successo a livello nazionale e porter\u00e0 i primi risultati nel 2016-2017. Anche nel caso di Vega saranno ricercate sinergie tecnologiche con Ariane 6, in particolare per quanto riguarda i motori: l\u2019Italia, infatti, sfrutter\u00e0 l\u2019eccellente <i>expertise <\/i>che vanta nella propulsione solida per l\u2019evoluzione del primo e per proporre un motore pi\u00f9 potente per il secondo. <\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 di lavorare su entrambi i programmi garantir\u00e0 all\u2019industria italiana ritorni elevati, anche in termini occupazionali. L\u2019Italia, con le aziende e centri di ricerca della filiera di Vega, dovr\u00e0 quindi sfruttare al massimo questa occasione, visto l\u2019interesse internazionale per la propulsione solida per la missilistica del futuro.  Se la via delle sinergie avr\u00e0 successo, l\u2019Italia potr\u00e0 ambire ad un ruolo sempre pi\u00f9 importante anche nell\u2019ambito di Ariane 6.<\/p>\n<p>Sul piano politico, l\u2019Italia ha avanzato due proposte volte ad una maggiore \u201ceuropeizzazione\u201d e trasparenza del settore del trasporto spaziale. In primo luogo, ha richiesto ed ottenuto che la Germania prendesse parte al programma Vega, con una sottoscrizione di nove milioni di euro. Tale partecipazione render\u00e0 il lanciatore pi\u00f9 propriamente europeo, considerato che oggi il quarto stadio di Vega (Avum) \u00e8 di sviluppo e produzione russa ed ucraina. Si tratterebbe dunque di contribuire all\u2019autonomia tecnologica dell\u2019Europa (<i>technological non-dependence<\/i>) e ad una maggiore sicurezza dell\u2019approvvigionamento, rafforzando cos\u00ec il suo ruolo di potenza spaziale e partner internazionale credibile. <\/p>\n<p>In secondo luogo, l\u2019Italia ha risollevato il problema della <i>governance <\/i>di Arianespace, purtroppo non direttamente affrontato alla ministeriale. Societ\u00e0 pubblico-privata dominata dall\u2019Agenzia spaziale francese e da Eads con le sue controllate, Arianespace gode di un sistema di appalti che consente che alcuni fornitori, e in primo luogo il capocommessa di Ariane 5, siano anche suoi azionisti. Questo sistema \u00e8 ritenuto poco trasparente e macchinoso, nonch\u00e9 una delle cause delle perdite della societ\u00e0. <\/p>\n<p>Pertanto l\u2019Italia, che tramite l\u2019Esa copre periodicamente queste perdite, ha proposto l\u2019entrata dell\u2019Agenzia spaziale italiana (Asi) nell\u2019azionariato della societ\u00e0 per una percentuale che vada dal 6% al 9,5%, per averne maggiore visibilit\u00e0 e controllo. A questo scopo, potrebbe attingere a fondi diversi da quelli normalmente stanziati per la ricerca e lo sviluppo a livello nazionale, ovvero ad un \u201cmulti-fondo\u201d (finanziamenti da diversi ministeri, quali la Difesa; l\u2019Ambiente; l\u2019Istruzione, Universit\u00e0, Ricerca; lo Sviluppo economico) che il governo si \u00e8 impegnato ad istituire per attivit\u00e0 di diversa natura ed interesse (da cui la partecipazione di pi\u00f9 ministeri) ma sempre dedicate allo spazio e in un\u2019ottica di \u201csistema paese\u201d.<\/p>\n<p><b>Aspettando il 2014<\/b><br \/>Anche se il delicato Consiglio ministeriale dell\u2019Esa ha prodotto alcuni risultati soddisfacenti per l\u2019Europa e l\u2019Italia, rimangono aperte importanti questioni sull\u2019accesso allo spazio, capacit\u00e0 fondamentale per qualsiasi attivit\u00e0 spaziale, nazionale o europea. Bisogner\u00e0 dunque attendere il 2014, quando si auspica ci sar\u00e0 una decisione definitiva sui vettori del futuro, accompagnata dalla necessaria riorganizzazione della <i>governance <\/i>di Arianespace. Sebbene l\u2019entrata dell\u2019Asi nell\u2019azionariato della societ\u00e0 di lancio assicurerebbe un maggiore ruolo per l\u2019Italia, ci\u00f2 non modificherebbe le dinamiche inefficienti di Arianespace e dell\u2019organizzazione industriale ad essa sottesa. <\/p>\n<p>La <i>governance <\/i>del settore potrebbe, inoltre, essere influenzata dalla ridefinizione dei rapporti tra l\u2019Esa e l\u2019Ue, rispetto alla quale il Consiglio dell\u2019Esa ha adottato una dichiarazione politica che inaugura un \u201cprocesso di riflessione\u201d sull\u2019evoluzione dell\u2019agenzia e le modalit\u00e0 di cooperazione con l\u2019Ue, al fine di garantire le sinergie tra le rispettive attivit\u00e0. Anche in questo caso \u00e8 auspicabile che tale riflessione non si dilunghi eccessivamente e che porti ad una chiara definizione dei ruoli dell\u2019Esa, dell\u2019Ue e dei rispettivi stati membri (il \u201ctriangolo istituzionale\u201d) per una pi\u00f9 efficace politica spaziale europea.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel pieno della crisi economica e politica europea, il recente Consiglio ministeriale dell\u2019Agenzia spaziale europea (Esa) ha avuto il difficile compito di trovare le risorse finanziarie per la ricerca e l\u2019innovazione nel settore spaziale e di giungere a un compromesso su alcune questioni chiave. 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