{"id":21960,"date":"2012-12-02T00:00:00","date_gmt":"2012-12-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-significato-della-palestina-allonu\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:17","slug":"il-significato-della-palestina-allonu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/12\/il-significato-della-palestina-allonu\/","title":{"rendered":"Il significato della Palestina all\u2019Onu"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite (Ag) ha votato il 29 novembre a larga maggioranza (138 voti a favore, 9 contro e 41 astensioni) l\u2019ammissione della Palestina come Stato osservatore. In realt\u00e0 si \u00e8 trattato di un <i>upgrading<\/i>, poich\u00e9 la Palestina gi\u00e0 godeva dello status di osservatore come movimento di liberazione nazionale fin dal 1974, prima in quanto Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) e poi, a partire dal 1988, con il nome di Palestina. <\/p>\n<p>L\u2019Ag non aveva fatto altro che sostituire il nome dell\u2019Olp con quello di Palestina, senza riconoscerne la qualit\u00e0 statuale, nonostante che la Palestina, tramite il Consiglio nazionale palestinese, si fosse autoproclamato stato il 15 novembre 1988, con Gerusalemme capitale. <\/p>\n<p>Il 23 settembre 2011 la Palestina ha fatto domanda d\u2019ammissione alle Nazioni Unite. Per divenire membro dell\u2019organizzazione mondiale occorre innanzitutto essere uno stato, qualifica contestata dagli Stati Uniti membro permanente con diritto di veto del Consiglio di sicurezza (Cds), e una decisione dell\u2019Ag su proposta del Cds, cui spetta la prima mossa. <\/p>\n<p>La domanda di ammissione \u00e8 stata subito bloccata, poich\u00e9 nel Comitato sulle ammissioni del Cds solo sei stati si erano espressi a favore. Pi\u00f9 fortunata \u00e8 stata la domanda di ammissione all\u2019Unesco. La Palestina ne \u00e8 divenuta membro il 23 novembre 2011, con una larga maggioranza, e con l\u2019opposizione degli Stati Uniti, che hanno immediatamente bloccato il versamento di fondi all\u2019Unesco.<\/p>\n<p>In s\u00e9, l\u2019ammissione in qualit\u00e0 di stato osservatore in seno all\u2019Ag pu\u00f2 sembrare ben poca cosa e non produrre significative ricadute politiche, positive o negative, per la soluzione del conflitto israelo-palestinese. Il punto \u00e8 trattato da <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2195\" target= \"blank\"><b><u> Aliboni <\/u><\/b><\/a> nel suo articolo. Qui si esaminano solo le ricadute istituzionali.<\/p>\n<p><b>Status di osservatore<\/b><br \/>Non \u00e8 la prima volta che uno stato viene ammesso come osservatore nell\u2019Ag. Il riferimento alla Citt\u00e0 del Vaticano \u00e8 improprio: lo status di osservatore in Ag \u00e8 attribuito alla Santa Sede, della cui personalit\u00e0 internazionale nessuno dubita, ma che non \u00e8 un ente statuale. Osservatori sono stati la Svizzera, prima dell\u2019ammissione alle Nazioni Unite, e la stessa Italia fino al 1955. <\/p>\n<p>Uno stato osservatore pu\u00f2 intervenire, ma non votare, in Ag, n\u00e9 sponsorizzare candidature o firmare progetti di risoluzione (alla Palestina erano stati per\u00f2 riconosciuti nel 1988 diritti aggiuntivi, come quello di co-sponsorizzare risoluzioni sulla questione mediorientale). N\u00e9 pu\u00f2 divenire membro a pieno titolo di organi sussidiari dell\u2019Ag o del Cds. Pertanto quando si paventa che la Palestina potrebbe divenire membro del Consiglio dei diritti umani si dice cosa sbagliata, poich\u00e9 solo i membri delle Nazioni Unite hanno l\u2019elettorato passivo.<\/p>\n<p>Diverso \u00e8 il caso delle conferenze internazionali di codificazione convocate sotto l\u2019auspicio delle Nazioni Unite. Finora gli osservatori vi hanno partecipato in tale qualit\u00e0, senza diritto di voto. Cosa accadr\u00e0 per il futuro? Un primo assaggio si \u00e8 gi\u00e0 avuto con la conferenza delle Nazioni Unite sul commercio delle armi convenzionali che ha avuto tre settimane di stallo per la pretesa della Palestina di partecipare come membro di pieno diritto.<\/p>\n<p><b>Trattati internazionali<\/b><br \/>Una prima mossa della Palestina sar\u00e0 quella di aderire ai trattati internazionali multilaterali. Come potr\u00e0 il Segretario generale delle Nazioni Unite respingere il deposito dello strumento di adesione ora che l\u2019Ag ha riconosciuto la statualit\u00e0 della Palestina? Il riconoscimento non vincola gli Stati membri dell\u2019Ag che hanno votato contro o si sono astenuti e una soluzione potr\u00e0 essere trovata nel non considerare vincolante il trattato tra la Palestina e gli stati che ne contestano la statualit\u00e0. \u00c8 quanto gi\u00e0 avviene nei rapporti tra buona parte degli stati arabi e Israele.<\/p>\n<p><b>Corte internazionale di giustizia e Corte penale internazionale<\/b><br \/>Uno dei principali timori \u00e8 che la Palestina possa adire la Corte internazionale di giustizia (Cig) per le molteplici controversie con Israele. Il timore \u00e8 in larga parte infondato, poich\u00e9 solo gli Stati membri delle Nazioni Unite sono considerati automaticamente aderenti alla Cig e possono sottoporre una controversia alla Corte. I non membri possono divenire parti dello statuto della Corte alle condizioni determinate dall\u2019Ag su proposta del Cds ed \u00e8 immaginabile che gli Stati Uniti e il Regno Unito bloccherebbero la delibera. Si possono escogitare altri meccanismi, ma il ricorso alla Cig mi sembra un\u2019ipotesi residuale.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 concreta \u00e8 invece la possibilit\u00e0 che la Palestina attivi la Corte penale internazionale (Cpi). Ci ha gi\u00e0 provato, indirizzando alla cancelleria della Corte una richiesta ad hoc, facendo leva sul meccanismo che consente di accettare la giurisdizione della Corte anche agli Stati non parti. Il Procuratore generale ha avuto buon gioco nel respingere la richiesta, affermando che la Palestina non era uno Stato e quindi non poteva attivare il meccanismo. Ma cosa succeder\u00e0 dopo il voto in Ag? La Palestina non avr\u00e0 pi\u00f9 bisogno di servirsi del meccanismo aperto agli Stati non parti e far\u00e0 sicuramente domanda di adesione allo Statuto della Corte, domanda che non sar\u00e0 facile respingere.<\/p>\n<p><b>Il voto italiano<\/b><br \/>A sorpresa l\u2019Italia ha votato a favore, suscitando ovviamente l\u2019amarezza di Israele, per il repentino cambio di posizione, che peraltro vede l\u2019Italia sulle stesse posizioni di Francia e altri stati dell\u2019Unione europea dell\u2019Europa meridionale. Si trattava di recuperare l\u2019iniziativa nei confronti dei paesi arabi, che si era andata sbiadendo. Non possono non suscitare meraviglia i <i>caveat <\/i>con cui l\u2019Italia ha circondato il voto favorevole. Dal comunicato della Presidenza del Consiglio dei Ministri si apprende che l\u2019Italia, in coordinamento con altri partner europei, ha chiesto al presidente Abbas \u201cdi astenersi dall\u2019utilizzare l\u2019odierno voto dell\u2019Assemblea generale per ottenere l\u2019accesso ad altre Agenzie specializzate delle Nazioni Unite, per adire la Corte penale internazionale o per farne un uso retroattivo\u201d. <\/p>\n<p>Desta stupore che si chieda ad un\u2019entit\u00e0, che abbiamo implicitamente riconosciuto come stato, di astenersi dal partecipare alle organizzazioni internazionali, che sono il sale della cooperazione tra Stati e ne promuovono la pacifica convivenza. Lo stesso stupore suscita che si chieda alla Palestina di non adire la Cpi. A parte che non si pu\u00f2 fare un uso retroattivo della Cpi. Poich\u00e9 il principio di non retroattivit\u00e0 \u00e8 uno dei cardini dello Statuto, suggerire alla Palestina di non aderire alla Cpi &#8211; per il timore che questa chieda alla Corte di giudicare su eventuali crimini internazionali commessi dai governanti israeliani &#8211; finisce per corroborare il sospetto che la Corte, la cui effettivit\u00e0 \u00e8 scarsa (una sentenza in dieci anni!), sia uno strumento a senso unico, non attivabile nei confronti degli stati occidentali e dei loro alleati. <\/p>\n<p>Tra l\u2019altro i <i>caveat <\/i>posti dal governo italiano sono in contraddizione con l\u2019art. 11 della Costituzione, che dovrebbe guidare gli orientamenti di politica estera, non solo in materia di ripudio della guerra, ma anche in relazione alla promozione delle organizzazioni internazionali (leggi le istituzioni specializzate delle Nazioni Unite), alla risoluzione pacifica delle controversie internazionali (leggi Cig) e alla giustizia tra le Nazioni (leggi Cpi).<\/p>\n<p><b>Unione europea<\/b><br \/>L\u2019Ue ha acquisito nel maggio 2011 uno status di osservatore privilegiato in seno all\u2019Ag, che la pone ad un gradino appena superiore a quello degli altri osservatori. Il rappresentante Ue ha preso la parola a nome dell\u2019Unione, nel nobile intento di dimostrare che l\u2019Europa parla con una voce sola. Peccato che sulle grandi questioni della pace e della guerra i 27 si trovino divisi e, come \u00e8 gi\u00e0 accaduto altre volte, non riescano ad esprimere una posizione unitaria! La Repubblica Ceca ha votato contro; Bulgaria, Estonia, Germania, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria, si sono astenuti; gli altri hanno votato a favore.<\/p>\n<p>A parte l\u2019immediata reazione israeliana, che ha subito dato via libera a nuovi insediamenti nei territori occupati, \u00e8 difficile prevedere quali conseguenze politiche avr\u00e0 il voto dell\u2019Ag. Di certo ci saranno conseguenze giuridico-istituzionali, che investiranno vari settori, dalla negoziazione e adesione ai trattati multilaterali alla partecipazione ai tribunali internazionali. Tra l\u2019altro la Palestina non ha rinunciato a divenire membro di pieno diritto delle Nazioni Unite. La nostra diplomazia \u00e8 chiamata ad un\u2019attenta gestione dei seguiti.<\/p>\n<p>      . <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite (Ag) ha votato il 29 novembre a larga maggioranza (138 voti a favore, 9 contro e 41 astensioni) l\u2019ammissione della Palestina come Stato osservatore. 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