{"id":21970,"date":"2012-12-04T00:00:00","date_gmt":"2012-12-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/strategia-ue-per-la-prevenzione-delle-crisi\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:17","slug":"strategia-ue-per-la-prevenzione-delle-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/12\/strategia-ue-per-la-prevenzione-delle-crisi\/","title":{"rendered":"Strategia Ue per la prevenzione delle crisi"},"content":{"rendered":"<p>La siccit\u00e0 e i cattivi raccolti sono all&#8217;origine della crisi alimentare che da due anni miete vittime tra le popolazioni africane del Corno d\u2019Africa e del Sahel. Anche le popolazioni di altre parti del mondo sono esposte al rischio di siccit\u00e0, inondazioni e altri eventi nefasti gravi. Vi \u00e8 per\u00f2 un fattore che incide sulla capacit\u00e0 dei paesi e delle persone di reagire a profondi stravolgimenti e far fronte a stress e crisi impreviste: la resilienza, o capacit\u00e0 di recupero.<\/p>\n<p><b>Investimento<\/b><br \/>\nGli strumenti per preparare le comunit\u00e0 pi\u00f9 vulnerabili a siccit\u00e0, inondazioni e altre crisi cicliche esistono: sono l&#8217;analisi dei dati, il riconoscimento dei modelli, la valutazione dei rischi, gli investimenti intelligenti e le attivit\u00e0 gestite dalle collettivit\u00e0. I primi interventi di rafforzamento della resilienza si sono dimostrati all&#8217;altezza delle aspettative: in alcune parti del Corno d&#8217; Africa e nel Sahel, per esempio, i progetti europei hanno permesso di alleviare le conseguenze pi\u00f9 estreme della siccit\u00e0 in determinati settori, evitando cos\u00ec a migliaia di persone di soccombere alla fame.<\/p>\n<p>Rafforzare la resilienza ha un riscontro finanziario. Per ogni euro investito in misure di preparazione si possono risparmiare tra i quattro e i sette euro in interventi di reazione alle catastrofi. Se gli operatori umanitari e dello sviluppo vogliono seriamente salvare vite umane e dare un valore alla vita, \u00e8 questa la strada che da percorrere.<\/p>\n<p>Non stupisce infatti che operatori umanitari e dello sviluppo di tutto il mondo studino attivamente come inglobare la resilienza nelle loro attivit\u00e0. Non stupisce neanche che l&#8217;Unione europea, leader mondiale degli aiuti umanitari e allo sviluppo, si sia fatta paladina della resilienza e compia oggi un grande passo avanti presentando un ambizioso documento programmatico sul tema.<\/p>\n<p>Con questo documento l&#8217;Unione si impegna a dare centralit\u00e0 alla resilienza nei progetti umanitari e di sviluppo e a coordinare meglio le proprie attivit\u00e0 per facilitare la transizione dall&#8217;emergenza al risanamento e allo sviluppo.<\/p>\n<p><b>Mentalit\u00e0 e impostazione <\/b><br \/>\nIl mondo cambia, le collettivit\u00e0 si ritrovano a gestire <i>shock <\/i>sempre pi\u00f9 gravi e frequenti e il nostro modo di procedere deve seguire il passo. La nostra ambizione \u00e8 gestire meglio le crisi affrontandone le cause profonde, piuttosto che lottare per arginarne gli effetti. Questa impostazione \u00e8 particolarmente pregnante nel caso dell&#8217;insicurezza alimentare, che ha cause spesso complesse: cambiamenti climatici, scarsa produttivit\u00e0, volatilit\u00e0 dei prezzi, crescita demografica, accesso ristretto ai mercati.<\/p>\n<p>Certo, risolverle non \u00e8 facile, ma non c&#8217;\u00e8 altro modo se vogliamo superare il pi\u00f9 grande problema affrontabile al mondo: la fame. Un problema che ancora oggi colpisce quasi un miliardo di persone. Rafforzando la resilienza invece di lottare contro le conseguenze di un&#8217;ennesima crisi spenderemo di meno, saremo pi\u00f9 efficienti e interverremo in modo pi\u00f9 sostenibile.<\/p>\n<p>La buona notizia \u00e8 che non c&#8217;\u00e8 bisogno di cominciare da zero: abbiamo gi\u00e0 raggiunto risultati incoraggianti in Africa con l&#8217;iniziativa Share (Corno d\u2019Africa) e il partenariato Agir (Sahel) che, collegando aiuti umanitari e aiuti allo sviluppo, consentono alle comunit\u00e0 di riprendersi pi\u00f9 velocemente dalle recenti siccit\u00e0 e sviluppano la capacit\u00e0 dei pi\u00f9 vulnerabili di risollevarsi e sopravvivere a eventi futuri.<\/p>\n<p>Investire nel futuro costruendo sistemi irrigui, promuovendo colture pi\u00f9 resistenti, aiutando gli allevatori a gestire le mandrie, invece di dare aiuti alle popolazioni colpite dalla siccit\u00e0 perch\u00e9 sopravvivano fino alla prossima catastrofe, implica un rinnovamento profondo non solo di mentalit\u00e0 ma anche di impostazione pratica. Di recente l\u2019Ue ha investito per esempio tre milioni di euro nel progetto <i>HarvestPlus <\/i>che sviluppa sementi pi\u00f9 nutrienti e resilienti per gli agricoltori poveri in Africa.<\/p>\n<p>Anche se non hanno ancora la portata auspicata, i risultati di questi progetti rivelano le reali potenzialit\u00e0 della resilienza e spianano la strada a nuove iniziative. Share e Agir mirano alla sicurezza alimentare, ma l\u2019intento della Commissione europea \u00e8 di promuovere la resilienza anche in altre regioni del mondo e ad altri tipi di vulnerabilit\u00e0, come ad esempio in quelle minacciate da inondazioni, cicloni, terremoti e tsunami. I tre elementi chiave che potranno permetterci di raggiungere risultati positivi sono la valutazione dei rischi, la prevenzione e la risposta potenziata.<\/p>\n<p><b>Priorit\u00e0 comune<\/b><br \/>\nPer affrontare un problema bisogna capirlo. Se vogliamo quindi aiutare i paesi a essere pi\u00f9 resilienti dobbiamo comprendere i rischi per trovare risposte adeguate. I campanelli d&#8217;allarme sono gi\u00e0 un modo di premunirsi, come ci hanno insegnato le inondazioni del 2010 in Nepal: grazie al sistema di allarme rapido collegato via radiofonica e telefonica, le comunit\u00e0 a rischio lungo il fiume Rapt sono state evacuate prima che i villaggi fossero inondati, il che ha permesso di salvare vite umane e ridurre i danni materiali.<\/p>\n<p>La resilienza pu\u00f2 essere rafforzata e dare i propri frutti solo se perseguita come priorit\u00e0 da tutti: non solo dai donatori, come l&#8217; Unione europea, che devono poter dispensare aiuti in modo pi\u00f9 flessibile e mirato, ma anche dai governi dei paesi pi\u00f9 esposti alle catastrofi, dal settore privato, che pu\u00f2 mettere a disposizione importanti conoscenze in fatto di assicurazione e valutazione dei rischi, e dalla societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>La Commissione europea intende dare un segnale chiaro: siamo disposti a riesaminare le nostre priorit\u00e0 come donatori e fare della resilienza il nostro nuovo obiettivo ambizioso. Lavoreremo assieme agli operatori umanitari e dello sviluppo, ai decisori politici e a tutti gli altri partner per trovare soluzioni adeguate e durature alla fame e a catastrofi che si fanno sempre pi\u00f9 minacciose.<\/p>\n<p>Molte popolazioni a rischio non sono in grado di aiutarsi da sole e noi ci impegniamo a offrire loro una possibilit\u00e0 reale di essere meno vulnerabili, di riprendersi e di diventare pi\u00f9 resilienti. \u00c8 questa la vera chiave del successo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La siccit\u00e0 e i cattivi raccolti sono all&#8217;origine della crisi alimentare che da due anni miete vittime tra le popolazioni africane del Corno d\u2019Africa e del Sahel. Anche le popolazioni di altre parti del mondo sono esposte al rischio di siccit\u00e0, inondazioni e altri eventi nefasti gravi. 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