{"id":2200,"date":"2006-11-02T00:00:00","date_gmt":"2006-11-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/questa-volta-bush-puo-perdere\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:14","slug":"questa-volta-bush-puo-perdere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/11\/questa-volta-bush-puo-perdere\/","title":{"rendered":"Questa volta Bush pu\u00f2 perdere"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 assai probabile che nelle elezioni US di mid-term del 7 novembre i Democratici conquistino la maggioranza nella House of Representatives, ed \u00e8 possibile, anche se non scontato, che divengano maggioranza anche al Senato, la camera del Congresso che rappresenta i 50 Stati dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Attualmente i 435 membri della Camera sono cos\u00ec distribuiti: 230 Repubblicani, 201 Democratici, 1 indipendente e 3 vacanti. E per i 100 seggi del Senato l\u2019equilibrio \u00e8 fin qui costituito da 55 Repubblicani, 44 Democratici e 1 indipendente. Si calcola perci\u00f2 che per la maggioranza alla Camera i Democratici debbano conquistare 15 collegi in pi\u00f9 degli attuali, e per il Senato debbano prevalere in 6 Stati in pi\u00f9 sui 33 nei quali si vota.<\/p>\n<p><b>Effetto Bush<\/b><br \/>I sondaggi indicano i Democratici in vantaggio, dagli 11 ai 18 punti, ma si tratta di dati nazionali. Nella ripartizione del consenso tra i collegi e gli Stati, il calcolo \u00e8 pi\u00f9 complicato, anche perch\u00e9 si prevede che in 4 Stati in cui si vota per il senatore, il vincitore superer\u00e0 l\u2019avversario di stretta misura. <\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 probabile che si verificher\u00e0 questo mutamento nel predominio politico al Congresso dai Repubblicani (che lo detengono dal 1994 in entrambi i rami del Congresso) ai Democratici (che avevano prevalentemente dominato nel ventennio precedente dal 1974 al 1994)? <\/p>\n<p>Innanzitutto si deve considerare l\u2019effetto di trascinamento in basso della Presidenza Bush che oggi raccoglie poco pi\u00f9 di un terzo di consensi nell\u2019elettorato americano. George W. Bush ha vinto con margine le elezioni presidenziali del 2004 perch\u00e9 aveva dato l\u2019impressione di sapere rispondere in maniera efficace al terrorismo molto pi\u00f9 dei Democratici. <\/p>\n<p>In un primo tempo la carta vincente di Bush era stata la guerra al terrorismo intrapresa con la promessa di vincere rapidamente la partita a Baghdad. Ma, oggi, prevale la convinzione che in Iraq l\u2019America sia in forte difficolt\u00e0, aggravata dall\u2019altissimo costo umano e finanziario. Per cui \u00e8 proprio tale delusione delle aspettative che ha invertito il favore nei confronti di Bush, al punto che molti candidati Repubblicani sono indotti a prendere le distanze dal Presidente per non essere travolti dal suo tramonto politico.<\/p>\n<p><b>Conservatori in crisi<\/b><br \/>Pi\u00f9 in generale \u00e8 entrata in crisi quella cultura conservatrice che ha dominato nella societ\u00e0 e nelle istituzioni dall\u2019ascesa di Ronald Reagan alla presidenza nel 1980 fino alla seconda elezione di George W. Bush. La politica estera, che sembrava avere trovato con la svolta neoconservatrice nuovo vigore, ha invece dato, al momento, cattiva prova nel punto cruciale, l\u2019Iraq. <\/p>\n<p>Gli effetti della rivoluzione fiscale si sono ormai diluiti e non hanno pi\u00f9 quell\u2019impatto che avevano avuto in precedenza. A questo si deve aggiungere la serie degli scandali, da ultimo quello assai significativo del deputato pedofilo della Florida Mark Foley, nonch\u00e9 la mancanza di personalit\u00e0 capaci di esercitare un grosso richiamo per le elezioni presidenziali del 2008. <\/p>\n<p>Infine \u00e8 opportuno avanzare una considerazione su quello che \u00e8 lo \u201cspirito americano\u201d di fronte al potere. Il sistema istituzionale statunitense \u00e8 fondato sui <i>divided powers<\/i>, cio\u00e8 sulla preferenza per istituzioni &#8211; Presidenza, Congresso, Stati, Corte suprema \u2013 che non siano nelle stesse mani politiche perch\u00e9 si possa attuare il sistema del <i>chek and bilance<\/i>. Contrariamente ai sistemi europei dove l\u2019Esecutivo deve essere concorde con il Parlamento che lo esprime, negli Stati Uniti la regola \u00e8 piuttosto l\u2019inverso affinch\u00e9 meglio funzionino i controlli e bilanciamenti istituzionali.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni c\u2019\u00e8 stato, per cos\u00ec dire, il monocolore repubblicano in tutte le istituzioni: Presidenza, Congresso (Camera e Senato) e Corte Suprema. Questa \u00e8 un\u2019altra ragione per cui \u00e8 probabile che l\u2019omogeneit\u00e0 politica repubblicana, da tempo vigente in tutte le istituzioni americane, lasci il passo a un equilibrio pi\u00f9 articolato tra Democratici e Repubblicani, secondo quella legge del pendolo che sembra essere una specie di misteriosa forza che innerva la democrazia americana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 assai probabile che nelle elezioni US di mid-term del 7 novembre i Democratici conquistino la maggioranza nella House of Representatives, ed \u00e8 possibile, anche se non scontato, che divengano maggioranza anche al Senato, la camera del Congresso che rappresenta i 50 Stati dell\u2019Unione. 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