{"id":22020,"date":"2012-12-09T00:00:00","date_gmt":"2012-12-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/dallafghanistan-con-ottimismo\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:16","slug":"dallafghanistan-con-ottimismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/12\/dallafghanistan-con-ottimismo\/","title":{"rendered":"Dall\u2019Afghanistan con ottimismo"},"content":{"rendered":"<p>Attacchi suicidi, <i>insider attacks<\/i> e <i>green-on-blue <\/i>sono le notizie quotidiane che arrivano dall\u2019Afghanistan. L\u2019immagine che emerge \u00e8 quella di un paese nel caos, bloccato dalla minaccia di talebani, Al Qaeda e di altri gruppi terroristici che la missione internazionale Isaf non sarebbe stata in grado di sconfiggere. Questa visione porta il dibattito verso conclusioni affrettate quando eventi drammatici, come la recente uccisione del maresciallo degli Alpini Tiziano Chierotti caduto in un agguato nel distretto di Bakwa, colpiscono le truppe italiane.<\/p>\n<p>Si levano subito richieste di ritiro immediato del contingente e sono sempre pi\u00f9 stringenti le critiche nei confronti della decisione di rimanere ancora in Afghanistan. Si tratta per\u00f2 di una percezione molto distante dallo scenario afgano e del lavoro svolto fino a questo momento dalla missione Isaf. I problemi restano tanti e seri, ma ci sono ottimi motivi per continuare su questa linea ancora per diversi anni.<\/p>\n<p><b>Lo stato che non c\u2019era<\/b><br \/>Nel 2012, Kabul appare come una citt\u00e0 \u201cnormale\u201d. Chiunque si pu\u00f2 recare a Kabul con voli civili da Istanbul e Dubai a prezzi paragonabili a quelli di una qualsiasi altra destinazione nel mondo. Arrivati all\u2019aeroporto di Kabul \u00e8 possibile volare ad Herat ed il collegamento con Mazar-e-Sharif sar\u00e0 presto disponibile. Viaggiando per il paese si parla di distretti, regioni, citt\u00e0, si vedono grandi opere pubbliche ed il dibattito politico verte su temi come la qualit\u00e0 della<i> governance <\/i>e la riforma elettorale. L\u2019Afghanistan \u00e8 oggi uno stato, con grandi problemi ancora irrisolti, ma che fino a pochi anni fa non esisteva.<\/p>\n<p>Dall\u2019invasione dell\u2019Unione Sovietica del 1980 le istituzioni nazionali hanno smesso di funzionare. Quando alla fine del 2001 \u00e8 caduto il regime dei talebani, dopo oltre trent\u2019anni di conflitti nel paese, la forza multinazionale si \u00e8 trovata a governare un territorio che non sapeva pi\u00f9 cosa fossero le istituzioni. <\/p>\n<p>La Nato ha deciso di affrontare il problema creando i <i>team <\/i>di ricostruzione provinciale (Prt) con il compito di collaborare con le comunit\u00e0 locali per la ricostruzione e la gestione delle risorse provenienti dallo stato centrale. Nonostante alcuni problemi, le Prt hanno funzionato bene contribuendo a creare un rapporto fiduciario tra cittadini e stato centrale.<\/p>\n<p><b>Afghanistan agli afgani<\/b><br \/>Nonostante quello che appare dai media occidentali, il primo impatto con Kabul e con le strade afgane \u00e8 segnato dal traffico, che viene di solito preso come un indicatore negativo per la qualit\u00e0 della vita. Ma per l\u2019Afghanistan \u00e8 il contrario: le strade affollate, le attivit\u00e0 commerciali ed il dinamismo della societ\u00e0 civile sono elementi di eccezionale normalit\u00e0 che, per\u00f2, \u201cprima, non si potevano fare\u201d come mi ha fatto notare un giovane autista locale.<\/p>\n<p>La creazione di questo clima, seppure ancora <i>in nuce<\/i>, \u00e8 principalmente dovuta all\u2019operato di Isaf, che dal 2009 si impegna nell\u2019addestramento delle Forze di sicurezza nazionali afgane (Ansf). Le elezioni presidenziali che si terranno nel 2014 saranno il primo vero test che l\u2019Afghanistan dovr\u00e0 affrontare. Solo dopo questa tornata elettorale le autorit\u00e0 locali avranno il pieno controllo del paese, ma gi\u00e0 oggi l\u2019Ansf \u00e8 avviata verso la gestione del 75% del territorio nazionale. <\/p>\n<p>L\u2019Ansf comprende sia le forze di polizia locale sia l\u2019esercito afgano, e conta circa 300 mila unit\u00e0, insieme agli altri 100 mila uomini della missione Isaf. Gravi problemi di sicurezza si registrano nelle province di Kandahar e Helmand, nel sud del paese, e anche altrove c\u2019\u00e8 ancora guerra, ma il futuro oggi fa meno paura.<\/p>\n<p><b>Da \u201cparte del problema\u201d a \u201cparte della soluzione\u201d<\/b><br \/>Dalla presa di Kabul da parte dei talebani nel settembre 1996, l\u2019Afghanistan era diventata una fonte di instabilit\u00e0 per gli altri stati nella regione, ad esempio per Tagikistan, Uzbekistan e Pakistan. Ma anche a livello globale, come confermato dagli attacchi alle ambasciate Usa in Kenya e Tanzania nel 1998, alla Uss Cole in Yemen nel 2000 e dai ben pi\u00f9 famosi attacchi dell\u201911 settembre 2001. Nel 2012 gli occhi della comunit\u00e0 internazionale hanno iniziato a guardare da altre parti per combattere la minaccia del terrorismo internazionale.<\/p>\n<p>I talebani stanno lottando per mantenere il controllo di alcune aree del paese, ma le loro basi operative sembrano provenire dalle regioni confinanti del Pakistan. Non \u00e8 un caso che i bombardamenti aerei tramite l\u2019utilizzo di droni, velivoli senza pilota, alle basi in Pakistan siano stati intensificati dal presidente Obama. Anche l\u2019influenza dell\u2019Iran minaccia la stabilit\u00e0 dell\u2019area e vi sono sospetti di ingerenza attraverso pressioni a parlamentari e uomini del governo nazionale. <\/p>\n<p>La missione Isaf come la conosciamo oggi si concluder\u00e0 a dicembre 2014, ma una presenza militare potrebbe (e dovrebbe) rimanere nel paese ben oltre quella data per sostenere la transizione democratica, come baluardo contro il ritorno delle forze radicali al potere e per lanciare azioni dirette contro minacce alla stabilit\u00e0 ed ordine internazionali. <\/p>\n<p>L\u2019Afghanistan \u00e8 strategico per partecipare alla lotta contro il terrorismo internazionale, diventando parte della soluzione e non pi\u00f9 causa del problema.<\/p>\n<p><b>Permanenza responsabile<\/b><br \/>Gli argomenti fin qui utilizzati non intendono nascondere i problemi e le grandi sfide che l\u2019Afghanistan si trova ad affrontare. In primis, la costruzione delle istituzioni nazionali rappresenta una grande incognita al successo dell\u2019operazione. Qualsiasi tipo di istituzione ha bisogno della legittimit\u00e0 per radicarsi. Mentre il processo di <i>institution-building <\/i>che abbiamo vissuto in Europa \u00e8 durato alcuni secoli, non si pu\u00f2 chiedere al popolo afgano di farlo in pochi anni. <\/p>\n<p>La pretesa \u00e8 decisamente ambiziosa ed \u00e8 legittimo aspettarsi problemi di tenuta democratica e di <i>governance <\/i>nel futuro prossimo, come lo scandalo che ha coinvolto la Banca Kabul. La tenuta delle istituzioni \u00e8 un tema centrale, come quello della corruzione che altera il funzionamento delle istituzioni e crea effetti distorsivi molto pericolosi per la crescita economica del paese, senza dimenticare il nodo cruciale della sicurezza.<\/p>\n<p>Tuttavia, nel 2012 si parla di problemi che affliggono un paese normale, soprattutto se paragonati a quelli di alcuni vicini regionali. Un\u2019attenta analisi dei paesi confinanti mostra infatti come corruzione, fondamentalismo, problemi derivanti dalla frammentazione identitaria delle popolazioni siano malattie croniche comuni a molti. In altre parole, l\u2019Afghanistan \u00e8 oggi un paese \u201cnormale\u201d, di cui si pu\u00f2 parlare negli stessi termini in cui si discute di molti altri contesti. Questa \u201cnormalizzazione\u201d la dobbiamo anche e soprattutto alle forze Isaf. Abbandonare il paese prima della scadenza del 2014 o non considerare una permanenza oltre questa data potrebbe compromettere quanto di buono \u00e8 stato fatto fino ad oggi.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attacchi suicidi, insider attacks e green-on-blue sono le notizie quotidiane che arrivano dall\u2019Afghanistan. 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