{"id":22060,"date":"2012-12-13T00:00:00","date_gmt":"2012-12-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-dilemma-della-nuova-cina\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:15","slug":"il-dilemma-della-nuova-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/12\/il-dilemma-della-nuova-cina\/","title":{"rendered":"Il dilemma della nuova Cina"},"content":{"rendered":"<p>Il diciottesimo Congresso del Partito Comunista Cinese, che si \u00e8 svolto a met\u00e0 novembre a Pechino, ha dotato il gigante asiatico di un nuovo Comitato permanente, che guider\u00e0 il paese nei prossimi anni. Molti osservatori hanno notato la presenza importante di figure conservatrici all\u2019interno del nuovo gruppo dirigente, ed espresso rammarico per l\u2019esclusione di elementi considerati pi\u00f9 riformatori. In ogni caso, la nomina di Xi Jinping, come Segretario generale, cos\u00ec come la riconferma di Li Keqiang, hanno riaffermato il generale indirizzo espresso nel precedente congresso.<\/p>\n<p>Cosa pi\u00f9 importante, l\u2019evento ha concluso il periodo d\u2019incertezza legato alla transizione e ha finalmente riportato l\u2019attenzione sui temi di politica ed economia. Considerando le dovute cautele che il breve trascorso dalle nuove nomine impone, \u00e8 possibile stilare un bilancio del lavoro della passata amministrazione e immaginare le prossime priorit\u00e0 politiche cinesi. Quale eredit\u00e0 \u00e8 stata lasciata da Hu Jintao e Wen Jiabao e quali tendenze hanno caratterizzato il loro decennio? Quali opportunit\u00e0 si aprono al nuovo gruppo dirigente, anche alla luce del lavoro compiuto dalla passata amministrazione?<\/p>\n<p><b>L\u2019ascesa internazionale<\/b><br \/>Il principale risultato del passato gruppo dirigente \u00e8 stato l\u2019ascesa della Cina al rango di attore economico e politico mondiale. Quando nel 2002 Hu Jintao venne nominato Segretario generale, il gigante asiatico si presentava al mondo profondamente diverso da oggi. Malgrado l\u2019importante processo di modernizzazione degli anni ottanta e novanta, all\u2019inizio del nuovo millennio, la Cina era ancora un paese principalmente rurale e solo marginalmente integrato nell\u2019economia globale. La nomina di Hu Jintao concise con l\u2019entrata della Cina nell\u2019Organizzazione mondiale del commercio. Il comunicato finale fu, infatti, firmato nel novembre 2001. Sotto la nuova guida, il paese si trovava ad affrontare sfide, che all\u2019epoca molti osservatori consideravano premature.<\/p>\n<p>A questo proposito, una delle principali prove del decennio Hu Jintao \u00e8 stata il progressivo cambiamento di scala nella partecipazione alle dinamiche globali, che hanno visto la Cina sempre pi\u00f9 protagonista attivo. Ad esempio gi\u00e0 nel 2003, il disordinato susseguirsi di dichiarazioni dell\u2019allora ministro della salute Zhang Wenkang riguardo all\u2019epidemia di Sars, mise da subito in luce l\u2019esigenza di un nuovo paradigma per la gestione delle crisi e della loro comunicazione sulla scena globale.<\/p>\n<p>Si possono indirizzare numerose critiche ai passati dirigenti, tuttavia va loro riconosciuto di essere fondamentalmente riusciti a gestire questa transizione mantenendo allo stesso tempo un controllo sulle dinamiche nazionali. Sul fronte economico, il decennio ha visto, nei principali indicatori, una sostanziale stabilit\u00e0, anche nel difficile contesto della crisi economica internazionale. Le statistiche nazionali riportano che la percentuale di crescita annua del prodotto interno lordo \u00e8 stata superiore, durante l\u2019intero periodo, al 9%. Un altro risultato importante riguarda la gestione del processo d\u2019urbanizzazione, che ha visto la Cina, sotto l\u2019egida di Hu Jintao, trasformarsi in un paese di carattere principalmente urbano.<\/p>\n<p><b>Nodi irrisolti<\/b><br \/>Numerosi problemi sono tuttavia rimasti irrisolti e pongono varie sfide alla nuova amministrazione. Come rileva Wu Jinglian, membro del Centro di Ricerca sullo Sviluppo del Consiglio di Stato e Professore di economia all\u2019Universit\u00e0 di Pechino, la Cina non ha ancora compiuto una scelta chiara sulla riforma del proprio sistema economico. Il modello adottato negli ultimi trenta anni, e dunque anche durante il periodo Hu Jintao, \u00e8 stato caratterizzato da una forte crescita, principalmente trainata dai massicci investimenti, in combinazione con una robusta presenza della stato-partito in ogni attivit\u00e0 sociale ed economica.<\/p>\n<p>Questo modello, diviso tra controllo statale e libert\u00e0 di mercato (<i>banzhitong banshichang<\/i>), e definito altrimenti dal discorso ufficiale nell\u2019audace formula \u201cun\u2019economia socialista di mercato con caratteristiche cinesi\u201d, dovr\u00e0 a breve termine trovare una soluzione. Come sottolinea Wu Jinglian, l\u2019implicazione diretta dello stato-partito negli affari economici ha prodotto in Cina un vasto dilagare della corruzione, dove gli scandali del Primo Segretario di Shanghai, del Ministero delle ferrovie o dell\u2019amministrazione di Chongqing, rappresentano solamente casi emblematici di un sistema molto articolato.<\/p>\n<p>La riforma del modello economico assume, poi, un peso maggiore alla luce dei pressanti problemi sociali, che l\u2019amministrazione Hu Jintao ha affrontato solo marginalmente e che si presentano urgenti sulla scrivania di Xi Jinping. Fino ad ora, infatti, lo sviluppo cinese \u00e8 stato caratterizzato polarizzazione della nuova ricchezza prodotta attorno a pochi gruppi, spaccando il paese in vincitori e vinti. Per affrontare le ineguaglianze sociali, una via potrebbe essere quella di politiche di aiuto alla formazione di un largo ceto medio, ad esempio tramite la costruzione di un sistema di <i>welfare <\/i>moderno. Allo stesso tempo queste politiche permetterebbero al paese di evitare di scivolare nella direzione della <i>middle-income trap<\/i>, come suggerisce uno studio della Banca Mondiale.<\/p>\n<p>Al contempo, il prevedibile innalzamento del costo della manodopera cinese, causer\u00e0 un progressivo rallentamento dell\u2019economia del paese nei prossimi anni. La diminuzione della crescita potrebbe rendere manifesti i limiti attuali e come conseguenza precipitare la Cina in una crisi fiscale e finanziaria, con effetti anche sulla stabilit\u00e0 sociale. Inoltre, l\u2019innalzamento della qualit\u00e0 della vita, e di conseguenza del livello educativo, potrebbe tradursi in una crescente domanda di partecipazione.<\/p>\n<p>Questa istanza potrebbe chiamare in causa il tema delle riforme politiche, complicando l\u2019azione delle autorit\u00e0, che vedrebbero indebolita la loro legittimit\u00e0 in uno dei periodi di maggiore trasformazione del paese. Infine, incognite legate al degrado ambientale, all\u2019approvvigionamento energetico o al rischio di una bolla immobiliare, potrebbero appesantire il lavoro della nuova equipe. La risoluzione di questi temi, in ogni caso, \u00e8 particolarmente importante anche perch\u00e9 avrebbe effetti su economie, quali la nostra, che potrebbero beneficiare dall\u2019emergenza di un solido mercato cinese.<\/p>\n<p><b>Primi passi<\/b><br \/>Resta difficile decifrare l\u2019opera di Xi Jinping in un cos\u00ec breve periodo di azione. \u00c8 possibile per\u00f2 intuire alcune tendenze sulla linea che potrebbe imprimere al paese. Nell\u2019incontro del 5 dicembre con esperti stranieri che operano in Cina, largamente ripreso dai media locali, Xi Jinping ha posto l\u2019accento sul fatto che il modello di sviluppo cinese non deve risolversi in uno scontro tra \u201cvincitori e vinti\u201d. Il discorso, sebbene pronunciato in un\u2019occasione internazionale, ha tuttavia un sapore pi\u00f9 ampio. \u00c8 facile cogliere nelle parole del Segretario generale un richiamo ai temi di politica interna.<\/p>\n<p>Analogamente, la recente visita nella provincia del Guandong, in occasione della prima ispezione nella veste di Segretario generale, ha permesso a Xi Jinping di esprimere la propria volont\u00e0 nel proseguimento del processo di riforma. Allo stesso tempo, \u00e8 stata l\u2019occasione per rendere omaggio a Deng Xiaoping, l\u2019iniziatore del processo di apertura del paese. Si pu\u00f2 intravedere, da questi primi passi, una certa risolutezza del nuovo Segretario generale, che nello scioglimento dei nodi di politica interna potr\u00e0 forse trovare la chiave per rilanciare ulteriormente il profilo internazionale della Cina.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il diciottesimo Congresso del Partito Comunista Cinese, che si \u00e8 svolto a met\u00e0 novembre a Pechino, ha dotato il gigante asiatico di un nuovo Comitato permanente, che guider\u00e0 il paese nei prossimi anni. 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