{"id":22080,"date":"2012-12-17T00:00:00","date_gmt":"2012-12-16T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-quattro-pilastri-della-riforma-della-difesa\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:14","slug":"i-quattro-pilastri-della-riforma-della-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/12\/i-quattro-pilastri-della-riforma-della-difesa\/","title":{"rendered":"I quattro pilastri della riforma della Difesa"},"content":{"rendered":"<p>La riforma dello strumento militare italiano, recentemente approvata in via definitiva dal Parlamento, pu\u00f2 determinare un significativo miglioramento delle forze armate in termini di efficienza ed efficacia. Il suo reale impatto dipender\u00e0 tuttavia dai decreti attuativi del prossimo governo necessari a dare corso a quanto appena deciso.<\/p>\n<p>Il disegno di legge delega sulla riforma era stato presentato ad aprile dal ministro della difesa Giampaolo di Paola, che ne aveva gi\u00e0 illustrato le linee guida sia in Parlamento che al Consiglio supremo di difesa. Il Senato ha approvato il testo lo scorso 6 novembre, e la Camera ha dato il suo via libera l\u201911 dicembre. I partiti che hanno sostenuto il governo Monti hanno dato prova di seriet\u00e0 e costanza su questo tema strategico per il paese, nonostante il recente deterioramento del quadro politico nazionale.<\/p>\n<p><b>Quattro linee guida <\/b><br \/><i>In primis<\/i>, la riforma fissa un nuovo tetto per le dotazioni organiche di esercito, marina e aeronautica, che nel complesso dovranno ammontare a 150 mila unit\u00e0. Rispetto alle attuali 183 mila, si tratta di un taglio di circa il 18% (33 mila persone). Il personale civile del Ministero della difesa non dovr\u00e0 invece superare le 20 mila unit\u00e0, rispetto alle 30 mila di oggi (-33%). La riduzione complessiva di 43 mila unit\u00e0 dovr\u00e0 avvenire, gradualmente, entro il 2024. Si tratta di un cambiamento significativo e ambizioso, ma assolutamente necessario per adeguare le dimensioni alle risorse disponibili. Con l\u2019obiettivo precipuo di mantenere le attuali capacit\u00e0 operative.<\/p>\n<p>In secondo luogo, il personale dirigente di esercito, aeronautica e marina, dovr\u00e0 essere di 310 unit\u00e0, tra ufficiali generali e ammiragli (-25% rispetto al numero attuale), e 1.566 tra colonnelli e capitani di vascello. Una specifica particolarmente importante alla luce dello squilibrio nella dotazione organica delle forze armate gi\u00e0 evidenziato da uno <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/Oss_Polinternazionale\/pi_a_0063.pdf\" target= \"blank\"><b><u> studio IAI<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>In terzo luogo, la riforma razionalizza le strutture operative, logistiche, formative, territoriali, anche tramite soppressioni e accorpamenti, per ottenere una \u201ccontrazione strutturale complessiva non inferiore al 30%\u201d. Tale contrazione dovr\u00e0 avvenire entro sei anni dall\u2019adozione dei decreti attuativi della riforma. La <i>ratio <\/i>\u00e8 l\u2019adeguamento delle infrastrutture militari al modo in cui oggi si difende la sicurezza nazionale, che non implica necessariamente il presidio su ogni singola provincia italiana, utilizzando in modo pi\u00f9 efficiente assetti sotto-impiegati.<\/p>\n<p>Infine, la riforma stabilisce due punti finanziari importanti. Da un lato, la sua attuazione non dovr\u00e0 comportare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Allo stesso tempo, i risparmi conseguiti dovranno essere reinvestiti nel bilancio della difesa. Tali risparmi vanno tuttavia calcolati al netto della somma derivata dai tagli al bilancio gi\u00e0 previsti dal decreto legge di \u201cspending review\u201d del luglio 2012, che andr\u00e0 invece a contribuire al risanamento della finanza pubblica.<\/p>\n<p>In altre parole, il comparto difesa ha gi\u00e0 subito tagli e fatto sacrifici al pari degli altri settori (istruzione, sanit\u00e0, ecc) toccati dalle misure di austerit\u00e0 di bilancio, e i prossimi risparmi dovranno invece servire a mantenere e migliorare le capacit\u00e0 operative dello strumento militare. Ci\u00f2, secondo la riforma, significa soprattutto riequilibrare i finanziamenti alle diverse voci di spesa. <\/p>\n<p>Come gi\u00e0 rilevato da uno <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/Economia_difesa\/Tabelle-grafici-IT.pdf\" target= \"blank\"><b><u> studio IAI<\/u><\/b><\/a>, infatti, i fondi destinati alla funzione difesa nel 2012 sono andati per il 70,6% al personale, mentre soltanto il 18,2% ha finanziato gli investimenti e l\u201911,2% le spese di esercizio (addestramento e formazione dei militari, manutenzione dei mezzi, ecc). <\/p>\n<p>Questa ripartizione \u00e8 non solo inefficiente ma anche dannosa per l\u2019operativit\u00e0 delle strutture militari. Non a caso i principali partner europei con cui si vorrebbe consolidare una politica di difesa comune si orientano verso il modello che prevede met\u00e0 del bilancio destinato al personale, un quarto agli investimenti e un quarto all\u2019esercizio. <\/p>\n<p>\t\t<b>L\u2019incognita dell\u2019attuazione<\/b><br \/>La riforma \u00e8 chiaramente volta a migliorare l\u2019interoperabilit\u00e0 dello strumento militare con i partner in ambito Ue e Nato, la capacit\u00e0 di condurre operazioni di gestione delle crisi al di fuori del territorio nazionale, la sostenibilit\u00e0 dello strumento medesimo alla luce del prevedibile permanere dei limiti di bilancio, e il carattere interforze delle forze armate &#8211; inclusi manutenzione, logistica e addestramento. <\/p>\n<p>In sintesi, la riforma mira a mantenere l\u2019operativit\u00e0 delle forze armate messa seriamente a rischio dallo squilibrio delle spese &#8211; troppo per il personale, troppo poco per esercizio e investimenti &#8211; e dalla drastica riduzione di bilancio operata negli ultimi quattro anni &#8211; meno11,6% al netto dell\u2019inflazione.<\/p>\n<p>  \tIl disegno di legge delega approvato alla fine di questa legislatura non \u00e8 per\u00f2 sufficiente, da solo, a conseguire in pieno questi obiettivi. Molto dipender\u00e0 dal contenuto dei decreti legislativi che il governo \u00e8 tenuto ad adottare per attuare la riforma entro 12 mesi. Purtroppo, si \u00e8 gi\u00e0 assistito in Italia a buone riforme approvate dal Parlamento e poi mutilate o rinnegate in fase di attuazione. Il testimone passa dunque al prossimo governo, che dovr\u00e0 completare un\u2019opera certamente ben avviata ma ancora lontana dall\u2019effettiva attuazione.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La riforma dello strumento militare italiano, recentemente approvata in via definitiva dal Parlamento, pu\u00f2 determinare un significativo miglioramento delle forze armate in termini di efficienza ed efficacia. Il suo reale impatto dipender\u00e0 tuttavia dai decreti attuativi del prossimo governo necessari a dare corso a quanto appena deciso. 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