{"id":22100,"date":"2012-12-20T00:00:00","date_gmt":"2012-12-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lunione-europea-nel-2013\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:13","slug":"lunione-europea-nel-2013","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/12\/lunione-europea-nel-2013\/","title":{"rendered":"L\u2019Unione europea nel 2013"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019anno europeo si \u00e8 chiuso con una modestissima riunione del Consiglio dei capi di stato e di governo. Unico risultato raggiunto \u00e8 stato un ulteriore piccolo passo verso l\u2019unione bancaria, con il varo del meccanismo di supervisione, ma limitato ai grandi o grandissimi istituti di credito che hanno un bilancio superiore ai 30 miliardi di Euro o al 20% del Pil nazionale. Dalla sorveglianza si sottraggono, dunque, una miriade di banche e casse di risparmio che rimarranno sotto il controllo degli istituti centrali di ciascun paese. <\/p>\n<p><b>Vista corta<\/b><br \/>Qui ci si ferma, e come \u00e8 tradizione in questi vertici poco concludenti, tutto il resto dell\u2019ambiziosa e pi\u00f9 che mai necessaria <i>roadmap <\/i>verso una \u201cgenuina\u201d unione economica e monetaria \u00e8 stato rinviato al Consiglio europeo di giugno 2013. C\u2019\u00e8 da scommettere che anche quel vertice si concluder\u00e0 con un ulteriore rinvio, per il semplice fatto che la cancelliera tedesca Angela Merkel sar\u00e0 alla vigilia della sua (probabile) rielezione a settembre. Ancora una volta \u00e8 prevalsa la \u201cvista corta\u201d, per riprendere i concetti di Tommaso PadoaSchioppa, in un momento in cui, invece, servirebbe pi\u00f9 che mai quella \u201clunga\u201d. <\/p>\n<p>Il Consiglio europeo di fine anno aveva, in effetti, un compito ben pi\u00f9 ambizioso: tracciare il cammino del completamento dell\u2019Unione economica ben al di l\u00e0 del <i>Fiscal Compact <\/i>sulla disciplina di bilancio, che si limita, come \u00e8 noto, ad un solo aspetto delle politiche dell\u2019unione,quello della stabilit\u00e0 finanziaria. Le vere sfide sono oggi la crescita e il lavoro, cui si pu\u00f2 solo rispondere con una politica fiscale e di investimenti comuni. <\/p>\n<p>Ma al di l\u00e0 degli auspici generici, nulla di concreto \u00e8 emerso. Eppure al Consiglio europeo era stato indirizzato il rapporto dei quattro presidenti (Van Rompuy, Barroso, Junker e Draghi) dal titolo <i>Towards a genuine economic and monetary union<\/i>, anticipato da un soprassalto di coraggio da parte dello stesso presidente della Commissione Barroso, che si era finalmente deciso a redigere una argomentata ed ampia comunicazione sullo stesso argomento, fino a prefigurare l\u2019obiettivo dell\u2019Unione politica.<\/p>\n<p><b>Alibi Gran Bretagna<\/b><br \/>Il clima politico nell\u2019Unione non \u00e8 davvero dei migliori. La furiosa battaglia e il conseguente rinvio del bilancio comune 2014-20 ha lasciato il segno nei rapporti fra gli stati membri: l\u2019insidioso meccanismo di composizione del bilancio dell\u2019Unione, basato pi\u00f9 sui contributi nazionali che sulle risorse proprie, \u201cobbliga\u201d i governi a ragionare in termini di costi e benefici, tante uscite\/tante entrate. Su queste basi, mettere d\u2019accordo le esigenze di 27 stati membri diventa un esercizio politico quasi impossibile.<\/p>\n<p>Proprio su questo fronte si profila poi un altro elemento di precariet\u00e0: il futuro della Gran Bretagna nell\u2019Ue. Se sul bilancio continua a gravare la tradizionale ipoteca della \u201crestituzione\u201d a Londra, vera fonte della filosofia costi\/benefici, il problema oggi \u00e8 ben pi\u00f9 serio. Ormai si parla apertamente di una possibile uscita (volontaria) di quel paese dall\u2019Ue e la prospettiva di un referendum nazionale al riguardo sembra sempre pi\u00f9 concreta. <\/p>\n<p>D\u2019altronde Londra \u00e8 fuori per propria scelta da quasi tutto: Euro, Schengen, Carta sociale, <i>Fiscal Compact <\/i>ed \u00e8 evidente che in questa situazione qualsiasi avanzamento sul terreno di una maggiore integrazione deve ogni volta passare per le forche caudine delle obiezioni e dei veti inglesi. In parte, quindi, si spiegano anche le difficolt\u00e0 del resto dell\u2019Unione a procedere in modo pi\u00f9 spedito. Tuttavia non pu\u00f2 essere questo l\u2019alibi per continuare a non porsi apertamente il tema del futuro dell\u2019Ue.<\/p>\n<p><b>Percorso di montagna<\/b><br \/>Da questo punto di vista una <i>roadmap <\/i>per il 2013 va in ogni caso tracciata, magari limitandola ad alcuni grandi temi\/eventi ormai sul tappeto.<\/p>\n<p>Il primo riguarda l\u2019avvio del <i>Fiscal Compact<\/i> il 1\u00b0 di gennaio. Bisognerebbe riuscire a dimostrare quale vantaggio ci porter\u00e0 questo ulteriore indurimento della disciplina di bilancio, rispetto ai dettati pi\u00f9 permissivi del Trattato di Lisbona. Se cio\u00e8 esso ci potr\u00e0 davvero aprire la strada versol\u2019attuazione anche di strumenti operativi comuni per la crescita e gli investimenti, senza i quali sar\u00e0 difficile contrastare il profondo malessere in alcuni paesi dell\u2019Euro.<\/p>\n<p>Ma pi\u00f9 in generale sar\u00e0 importante valutare se sulla base di un trattato extra comunitario, come si configura il <i>Fiscal Compact<\/i>, non sia possibile immaginare un futuro nucleo di paesi pronti a procedere come avanguardia verso il traguardo dell\u2019Unione politica, lasciando ai margini altri membri dell\u2019Ue, come la Gran Bretagna e la Repubblica Ceca, che non lo hanno sottoscritto.<\/p>\n<p>Il secondo tema \u00e8 quello della difesa europea o, in subordine, della cooperazione strutturata permanente prevista dal Trattato di Lisbona. Diciamo \u201cin subordine\u201d per significare anche l\u2019eventualit\u00e0 di avviare un processo di integrazione nel campo della difesa senza la partecipazione della Gran Bretagna: una specie di <i>Defence Compact <\/i>al di fuori degli attuali Trattati, per evitare un\u2019altra possibile opposizione di Londra. <\/p>\n<p>\u00c8 infatti necessario superare il tab\u00f9 secondo cui una difesa europea non sia credibile senza il contributo inglese. Basti pensare che senza gli inglesi si \u00e8 fatto l\u2019Euro (malgrado le ironie della City sull\u2019irrilevanza della moneta comune senza di loro) e molte altre utili cose. \u00c8 meglio rimanere senza difesa europea o, piuttosto, consolidare il progetto lasciando le porte aperte ad una successiva partecipazione britannica? Il tema verr\u00e0 in ogni caso affrontato nel Consiglio europeo del dicembre 2013 e vi \u00e8 quindi il tempo per impostarlo apertamente fin da subito.<\/p>\n<p>All\u2019orizzonte si profilano infine le elezioni del Parlamento europeo del 2014. Va affrontato di nuovo il tema del suo ruolo e, pi\u00f9 in generale, della democrazia dell\u2019Ue. Anche in questo caso dovranno essere prese decisioni importanti. La prima, che ormai sembra acquisita, \u00e8 quella di spingere i partiti europei ad indicare all\u2019atto delle elezioni il futuro candidato a ricoprire il ruolo di Presidente della Commissione (per chi vuole approfondire si rimanda al <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/content.asp?langid=1&#038;contentid=141\" target= \"blank\"><i><u> Quaderno IAI<\/u><\/i><\/a>). <\/p>\n<p>Ma di fronte a questa \u201cpoliticizzazione\u201d delle elezioni e della figura del presidente della Commissione, il Parlamento europeo deve \u201csburocratizzare\u201d la propria immagine eliminando la deleteria prassi di uno scambio di presidenze fra maggioranza ed opposizione a met\u00e0 legislatura.<\/p>\n<p>Fra le questioni chiave della futura campagna elettorale dovranno per\u00f2 trovare spazio altre proposte: dalle politiche comuni per la crescita, al varo di un bilancio comunitario basato su risorse proprie (carbon tax o Tobintax), dalla nomina di un \u201cCommissario al Tesoro\u201d direttamente responsabile di fronte al Parlamento europeo, alla partecipazione di quest\u2019ultimo nel processo di nomina del Presidente del Consiglio europeo e dell\u2019Alto rappresentate per la politica estera e di difesa. E, in conclusione, l\u2019indicazione di una pi\u00f9 stringente <i>roadmap <\/i>verso l\u2019Unione politica.<\/p>\n<p>Il 2013 sar\u00e0 un anno cruciale. In cui, tuttavia, la responsabilit\u00e0 degli obiettivi da perseguire non potr\u00e0 ricadere soltanto sui governi nazionali, bens\u00ec, e forse soprattutto, sulle scelte delle principali famiglie politiche dell\u2019Unione. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019anno europeo si \u00e8 chiuso con una modestissima riunione del Consiglio dei capi di stato e di governo. 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