{"id":22120,"date":"2012-12-29T00:00:00","date_gmt":"2012-12-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/referendum-sul-futuro-dellegitto\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:13","slug":"referendum-sul-futuro-dellegitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/12\/referendum-sul-futuro-dellegitto\/","title":{"rendered":"Referendum sul futuro dell\u2019Egitto"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;Egitto \u00e8 in preda alla peggiore crisi politica dalla deposizione di Hosni Mubarak di due anni fa. La polarizzazione tra la maggior parte degli islamisti, che sostengono il presidente Morsi e hanno votato a favore della costituzione nel referendum del 15 e 22 dicembre, e l\u2019opposizione delle cosiddette forze civiche, nell\u2019ultimo mese \u00e8 andata assumendo toni sempre pi\u00f9 aspri. <\/p>\n<p>Violenti scontri di piazza tra i sostenitori e gli oppositori del presidente hanno gi\u00e0 provocato la morte di una decina di persone, oltre a centinaia di feriti. Come sottolineato in un <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2192\" target= \"blank\"><b><u> recente articolo<\/u><\/b><\/a>, l&#8217;attuale crisi ha origini lontane, \u00e8 rimasta in incubazione nei passati sei mesi e ora \u00e8 esplosa in tutta la sua gravit\u00e0.<\/p>\n<p>Dopo la vittoria del fronte del s\u00ec con circa il 64 per cento dei voti, ma la partecipazione soltanto del 30 per cento degli aventi diritto, e nonostante la proclamazione della nuova Costituzione il 25 dicembre, continuano le proteste, i sit-in e gli scioperi dell\u2019opposizione. Ma ci si prepara gi\u00e0 al prossimo appuntamento delle elezioni parlamentari. <\/p>\n<p>Un\u2019altra ricorrenza d\u2019importanza simbolica cadr\u00e0 il 25 gennaio in occasione dei due anni dall\u2019inizio della rivoluzione di Piazza Tahrir. Per quell\u2019occasione il Fronte di El-Baradei sta gi\u00e0 organizzando una protesta pacifica contro la Costituzione, segno che una parte del paese non \u00e8 ancora pronta a voltare pagina. <\/p>\n<p><b>Le mosse del presidente<\/b><br \/>Il cessate il fuoco a Gaza annunciato da Morsi il 20 novembre, un giorno dopo l&#8217;incontro con l\u2019ex segretario di Stato Usa Hillary Clinton, ha rappresentato un grande trionfo diplomatico per la giovane amministrazione del presidente islamista, contribuendo a riaccreditare l\u2019Egitto quale attore fondamentale per la stabilit\u00e0 regionale. Contemporaneamente, sul fronte interno, la crisi latente si avvicinava a un punto di non ritorno.<\/p>\n<p>Il decreto presidenziale del 22 novembre attribuiva, tra le altre cose, poteri pressoch\u00e9 assoluti a Morsi fino alla promulgazione della nuova costituzione egiziana, prima della ritrattazione dell\u20198 dicembre scorso di fronte all\u2019<i>escalation <\/i>delle proteste scoppiate in tutto il paese. <\/p>\n<p>Con la decisione di affrettare l\u2019approvazione della costituzione da parte dell\u2019Assemblea costituente, di fatto, il conflitto legato all\u2019identit\u00e0 dello stato egiziano del dopo-Mubarak e alla distribuzione dei poteri \u00e8 divenuto uno scontro sui modi di promulgazione, prima ancora che sui contenuti, della nuova costituzione. Una degna conclusione del convulso processo di transizione iniziato nel marzo 2011 con il primo referendum costituzionale voluto dal Consiglio supremo delle forze armate. <\/p>\n<p>Le mosse di Morsi hanno segnato una rottura netta rispetto alla cautela mostrata dallo stesso presidente fin dai primi giorni dalla sua elezione a presidente dell\u2019Egitto. Sono state dettate in larga parte dalla paralisi lamentata dall\u2019amministrazione Morsi di fronte a larghi segmenti del cosiddetto \u2018stato profondo\u2019, ancora per lo pi\u00f9 fuori dal suo potere. <\/p>\n<p>In privato, i consulenti del presidente si erano lamentati dello scarso controllo esercitato su alcuni ministeri chiave, tra cui quelli dell\u2019Interno e delle Finanze, e su una magistratura considerata al soldo del vecchio regime. In effetti, i continui scioperi dei giudici e una certa irrequietezza da parte del personale diplomatico indicano l\u2019esistenza di una sorta di \u2018corporativismo burocratico\u2019 ribelle che, secondo il presidente e i suoi consiglieri, starebbe ostacolando la transizione. <\/p>\n<p>La decisione di non rimandare il referendum sulla costituzione, nonostante le timide aperture nei confronti dell\u2019opposizione di inizio dicembre, ha contribuito a radicalizzare ulteriormente le posizioni del fronte del no in vista del referendum sui 236 articoli della bozza costituzionale. Il fatto che la maggior parte degli egiziani abbia avuto a mala pena la possibilit\u00e0 di leggere il documento prima del primo turno referendario del 15 dicembre, rappresentava una delle motivazioni principali di chi chiedeva di posticipare il voto. <\/p>\n<p><b>Dall\u2019altra parte della barricata<\/b><br \/>Il fronte del no \u00e8 composto da un\u2019alleanza che si potrebbe definire \u2018di convenienza\u2019 tra una vasta gamma di partiti e gruppi liberali, di sinistra e islamisti moderati &#8211; molti dei quali avevano sostenuto Morsi alle elezioni presidenziali di giugno &#8211; oltre alle forze rimaste orfane del regime di Mubarak. Questa alleanza ha dato vita al Fronte di salvezza nazionale, guidato da Mohamed El-Baradei, ex direttore generale dell\u2019Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica (Aiea). <\/p>\n<p>Nonostante la sua natura eterogenea, il Fronte \u00e8 riuscito ad articolare due richieste condivise: la revoca del decreto presidenziale del 22 novembre &#8211; obiettivo in parte raggiunto &#8211; e il rinvio del referendum per consentire un vero e proprio negoziato sul contenuto della costituzione. La creazione di questa Alleanza rappresenta una novit\u00e0 significativa nel panorama politico egiziano, anche se la sua reale forza e capacit\u00e0 di mobilitazione dovranno essere valutate in occasione della prossima campagna per le elezioni parlamentari, la cui data verr\u00e0 decisa dopo il referendum.<\/p>\n<p>Tra i due contendenti, l\u2019esercito sembra intenzionato a mantenere la propria neutralit\u00e0 politica \u201cnell\u2019interesse del popolo\u201d, secondo alcune dichiarazioni criptiche rilasciate da alcuni suoi esponenti di spicco. Questo atteggiamento contrasta con il protagonismo acuto svolto dai generali fino all\u2019agosto 2012, quando la decisione di Morsi di estromettere i vertici del Consiglio supremo delle forze armate ha segnato una pi\u00f9 marcata divisione dei compiti tra militari e civili nella gestione della cosa pubblica. <\/p>\n<p>Anche nelle fasi pi\u00f9 acute dello scontro sulla costituzione, l\u2019esercito ha espresso la preferenza per una risoluzione pacifica del conflitto che eviti un suo diretto ingresso in campo. Vi \u00e8 molta incertezza invece sulla posizione dei militari sulla costituzione, anche se le concessioni di autonomia a loro favore presenti nel testo lasciano immaginare un sostegno, almeno da parte della nuove alte gerarchie.<\/p>\n<p><b>Timori occidentali<\/b><br \/>L\u2019ipotesi di un conflitto sempre pi\u00f9 radicalizzato \u00e8 abbastanza concreta. A confrontarsi sono un\u2019opposizione rinvigorita ma incattivita e una leadership finora incapace di ricercare il consenso e avviata su una linea di contrasto quasi paranoico verso le forze civiche. La transizione egiziana sembra cos\u00ec destinata ad una nuova stagione di incertezza e conflittualit\u00e0, che molti avrebbero voluto evitare.<\/p>\n<p>I partner stranieri del paese, sorpresi dalla velocit\u00e0 e intensit\u00e0 degli sviluppi, hanno espresso forte preoccupazione sull\u2019andamento della situazione e non hanno lesinato pressioni sulla presidenza egiziana per la ricerca del dialogo tra le parti. Allo stesso tempo, tuttavia, Stati Uniti e paesi europei sono stati riluttanti a prendere posizioni, visto l\u2019impatto negativo che potrebbe avere un\u2019interferenza esterna a favore di una parte o dell\u2019altra. Per questo opzioni come il ritardo degli aiuti bilaterali o il pacchetto da 4,8 miliardi negoziato dal paese con il Fondo monetario internazionale non sono sul tavolo, nonostante gli aiuti europei siano espressamente subordinati alla prosecuzione delle riforme e della pacificazione nazionale.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Egitto \u00e8 in preda alla peggiore crisi politica dalla deposizione di Hosni Mubarak di due anni fa. 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