{"id":22170,"date":"2013-01-08T00:00:00","date_gmt":"2013-01-07T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-luoghi-di-culto-che-dividono-il-medioriente\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:11","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:11","slug":"i-luoghi-di-culto-che-dividono-il-medioriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/01\/i-luoghi-di-culto-che-dividono-il-medioriente\/","title":{"rendered":"I luoghi di culto che dividono il Medioriente"},"content":{"rendered":"<p>Anche quest\u2019anno la veglia di Natale, celebrata nella chiesa di Santa Caterina, nel complesso della Basilica della Nativit\u00e0 di Betlemme, \u00e8 stata officiata dal patriarca di Gerusalemme dei Latini, monsignor Fouad Twal, di fronte alle pi\u00f9 alte autorit\u00e0 palestinesi, il presidente Abu Mazen e il premier Salam Fayyad. <\/p>\n<p>Quello del 2012 \u00e8 stato per\u00f2 a Betlemme un Natale diverso dai precedenti. Nel suo messaggio natalizio mons. Twal si \u00e8 infatti felicitato per il voto con cui, il 29 novembre 2012, l\u2019Assemblea generale dell\u2019Onu ha accolto la Palestina come \u00abStato osservatore\u00bb: \u00abUn passo verso la pace e la stabilizzazione della regione\u00bb, lo ha definito il patriarca dinanzi agli oltre diecimila  pellegrini giunti da tutto il mondo che assiepavano piazza della Mangiatoia, antistante la Basilica della Nativit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Partita politica<\/b><br \/>Contesa in passato da bizantini e persiani, da arabi e crociati e, pi\u00f9 recentemente, da israeliani e palestinesi, la Basilica della Nativit\u00e0 a Betlemme sorge in area A, che gli Accordi di Oslo 2 (28 settembre 1995) hanno definitivamente assegnato all\u2019autogoverno palestinese. Il muro di separazione costruito da Israele nel 2003 la divide da Gerusalemme est, sede patriarcale e della Custodia di Terra Santa.<\/p>\n<p>Su questo monumento \u2013 di una ricchezza spirituale, artistica, storica senza pari \u2013 si gioca una partita diplomatica delicatissima. La Basilica \u00e8 infatti stato il primo luogo situato in territorio palestinese ad essere stato riconosciuto dall\u2019Unesco, nel giugno 2012, \u00abpatrimonio mondiale dell\u2019umanit\u00e0\u00bb. La richiesta era stata avanzata dallo \u00abStato di Palestina\u00bb, che proprio come \u00abstato\u00bb \u00e8 riconosciuto in seno all\u2019Unesco fin dal 31 ottobre 2011. <\/p>\n<p>La decisione sullo status della Basilica della Nativit\u00e0, passata con 13 voti a favore, 6 contrari e 2 astensioni, suscit\u00f2 sei mesi fa la collera di Israele, che defin\u00ec la decisione \u00abtotalmente politica, capace di danneggiare l&#8217;Onu e la sua immagine\u00bb. Severi anche gli americani, che si dissero, per bocca dell\u2019ambasciatore David Killion, \u00abprofondamente delusi\u00bb.<\/p>\n<p>Da allora, come ritorsione, Israele e Usa hanno interrotto i propri finanziamenti all\u2019Unesco. Al contrario, il presidente palestinese Abbas, tramite il suo portavoce, espresse grande esultanza: \u00ab\u00c8 una vittoria della nostra causa, della giustizia e dei diritti del nostro popolo. Si tratta d\u2019un sito a rischio, per l&#8217;occupazione israeliana e la costruzione del Muro di separazione. \u00c8 naturale che il mondo sia con noi e riconosca i diritti del popolo palestinese e lo Stato di Palestina\u00bb. <\/p>\n<p>L\u2019auspicio allora espresso da Abu Mazen palesava la caratura fortemente politica della richiesta di una speciale tutela per la Basilica della Nativit\u00e0. Ed in effetti, il nesso tra il dinamismo della diplomazia artistico-culturale dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese (Anp) e un riconoscimento di maggior rilievo della Palestina in sede internazionale ha ottenuto una successiva soddisfazione proprio dal voto dell\u2019Onu di un mese fa.<\/p>\n<p><b>Schiaffo morale<\/b><br \/>Ormai prossimo \u00e8 l\u2019esame da parte dell\u2019Unesco del dossier presentato dal premier Fayyad, che include altri 19 siti storici palestinesi, dalle coste di Gaza alle grotte di Qumran, fino alla moschea di Hebron. Anche in questo caso la partita politica \u00e8 rilevantissima. Si tratta infatti, in molti casi, di luoghi siti in area B o perfino in area C, quindi ancora sotto completa occupazione israeliana. <\/p>\n<p>Per di pi\u00f9 la moschea di Hebron contiene l\u2019accesso principale alla sottostante Grotta dei Patriarchi (o di Macpela), al cui interno si trova la tomba di Abramo, considerata da sempre un luogo sacro anche dall\u2019ebraismo. Essa sorge a ridosso della sinagoga Avraham Avinu, eretta nel medioevo e ripristinata all\u2019indomani della Guerra dei Sei Giorni dai coloni ultra-ortodossi che sono tornati ad abitare il quartiere ebraico e il vicino insediamento di Kiryat Arba.<\/p>\n<p>Il fatto che l\u2019Unesco abbia accettato di esaminare un tale dossier, \u00e8 percepito da Israele come uno schiaffo politico. Ed in effetti pu\u00f2 essere letto come una risposta al premier Netanyahu che, nel febbraio 2010, aveva annunciato di voler annettere unilateralmente nel patrimonio culturale israeliano la Tomba di Giuseppe a Nablus, la Tomba di Rachele a Beit Jala e la stessa Grotta dei Profeti a Hebron, tutte e tre poste oltre la linea verde (rispettivamente in zona A, zona C e zona H2). <\/p>\n<p>In quell\u2019occasione si erano verificati a Hebron, Nablus e perfino a Gerusalemme est scioperi generali e scontri fra i pi\u00f9 gravi dalla fine della seconda Intifada. E altrettanto gravi tensioni aveva suscitato, poche settimane pi\u00f9 tardi, il completamento del restauro della sinagoga di Hurva, nel quartiere ebraico della Citt\u00e0 Vecchia di Gerusalemme, minata dai giordani nel 1948 ed adesso riaperta al culto.<\/p>\n<p>Al contrario, la richiesta israeliana di una protezione internazionale dell\u2019intera Citt\u00e0 Vecchia di Gerusalemme, anch\u2019essa ad est della linea verde, \u00e8 da anni respinta, in quanto classificata dall&#8217;Unesco come \u00abzona contesa\u00bb e quindi non attribuibile a uno stato, nonostante Israele la consideri dal 1980 parte della sua capitale \u00abunica e indivisibile\u00bb.<\/p>\n<p><b>Battaglia culturale<\/b><br \/>In questo contesto il progetto di restauro della Basilica di Betlemme, promosso dall\u2019Anp, ed in particolare dal Consigliere per gli affari cristiani Ziad Bandak, rappresenta un azzardo diplomatico. Il progetto ha trovato il beneplacito delle tre riottose confessioni cristiane che gestiscono il sito (ortodossi, armeni e cattolici) ed il riluttante consenso di Israele.<\/p>\n<p>La gestione dei fondi necessari al restauro, circa 30 milioni di dollari, \u00e8 stata affidata all&#8217;Anp, la quale ha commissionato una ricognizione preliminare al Cnr italiano. L\u2019equipe internazionale guidata dal prof. Claudio Alessandri, dopo mesi di rilevazioni, ha stabilito che vi sono alcuni punti a rischio di crollo, giudicando l&#8217;intervento di restauro \u00abdi media complessit\u00e0\u00bb. Ma la vera incognita \u2013 ha dichiarato il prof. Alessandri \u2013 sono le questioni politiche: \u00abAppena si toccheranno le zone confinanti tra le varie Chiese, spunteranno i veti. Per non dire degli israeliani, che in questi mesi ci hanno reso la vita difficile: nonostante le garanzie dell&#8217;ambasciata italiana, hanno bloccato in dogana gli strumenti necessari alle ricerche\u00bb.<\/p>\n<p>Il prof. Alessandri appare ottimista: \u00abI soldi ancora non ci sono, ma non mi sembrano un problema. La sponsorizzazione dei paesi arabi, mi dicono, dar\u00e0 una mano decisiva\u00bb. In effetti l&#8217;ultima raccolta di fondi per i restauri ha visto \u2013 altro dato politicamente significativo \u2013 l\u2019esclusivo concorso di governi musulmani: il re saudita Abdallah che \u00e8 custode delle citt\u00e0 sacre all&#8217;Islam, il re Abdallah di Giordania che discende direttamente da Maometto, l&#8217;onnipresente emiro del Qatar Hamad bin Khalifa Al-Thani, lo sceicco di Abu Dhabi, il sultano dell&#8217;Oman. \u00abS\u00ec, \u00e8 un po&#8217; un paradosso che i soldi arrivino da l\u00ec \u2013 ammette padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa. Ma sono stati i palestinesi, con qualche ragione visti i problemi che ci dividono, a volere che le chiese stessero fuori. Considerano la Basilica patrimonio nazionale. E i tempi ora sono accelerati, perch\u00e9 la Palestina vuole fare bella figura e meritare quel seggio all&#8217;Unesco\u00bb.<\/p>\n<p>Poco di l\u00e0 dal Muro, intanto, la Vigilia di Natale 2012, il governo israeliano ha annunciato il bando per un progetto di edificazione di 942 nuove abitazioni a Gerusalemme est. La guerra politico-diplomatica, in Palestina, si combatte anche con le armi dell\u2019architettura.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche quest\u2019anno la veglia di Natale, celebrata nella chiesa di Santa Caterina, nel complesso della Basilica della Nativit\u00e0 di Betlemme, \u00e8 stata officiata dal patriarca di Gerusalemme dei Latini, monsignor Fouad Twal, di fronte alle pi\u00f9 alte autorit\u00e0 palestinesi, il presidente Abu Mazen e il premier Salam Fayyad. 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