{"id":22210,"date":"2013-01-14T00:00:00","date_gmt":"2013-01-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-francia-e-di-nuovo-in-guerra\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:09","slug":"la-francia-e-di-nuovo-in-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/01\/la-francia-e-di-nuovo-in-guerra\/","title":{"rendered":"La Francia \u00e8 di  nuovo in guerra"},"content":{"rendered":"<p>Tanto tuon\u00f2 che piovve. La guerra in Mali ormai \u00e8 incominciata, con morti e feriti, ed \u00e8 bene che ci apprestiamo a convivere con la sua cronaca per un tempo non breve. Per l\u2019ennesima volta \u2013 diversi commentatori lo hanno gi\u00e0 fatto notare &#8211; la Francia ha anticipato il gioco, spiazzando tutti con una solitaria fuga in avanti. Lo ha fatto, \u00e8 vero, dopo mesi di preparazione dell\u2019opinione pubblica internazionale, incassando diverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza (le ultime sono la 2071 del 12 ottobre 2012 e la 2085 del 20 dicembre 2012) e riuscendo anche ad ottenere un mezzo impegno \u2013 peraltro assai cauto \u2013 da parte della recalcitrante Unione europea. Ma con Lady Ashton al timone della politica estera europea non c\u2019era da aspettarsi molto di pi\u00f9. <\/p>\n<p>Scontati sono invece il supporto morale della Gran Bretagna, annunciato a chiare lettere da Cameron, della Germania e, sembrerebbe, anche degli  Stati Uniti. <i>From behind<\/i>, si intende, solamente aiuti e niente uomini. Si sa che Londra, per esempio, fornir\u00e0 due aerei da trasporto, ma nulla di pi\u00f9. Per il momento, il tentativo di mobilitare un\u2019esasperante Unione africana (Ua) e quello di pungolare una neghittosa Algeria \u00e8 riuscito solamente a parole. Ma non sar\u00e0 un nuovo Afghanistan, \u00e8 il giudizio comune, n\u00e9 l\u2019Algeria intende trasformarsi in un nuovo Pakistan. Speriamo sia davvero cos\u00ec, perch\u00e9 il contrario sarebbe ben triste anche per noi. <\/p>\n<p><b>Previsioni<\/b><br \/>Oltre al Mali, gi\u00e0 all\u2019opera con le sue truppe, gli uomini li metteranno il Senegal, il Niger e pochi altri, ma ancora non c \u00e8 nulla di certo. Pur essendo stato raggiunto un accordo in sede Ua, per il momento abbiamo registrato solo smentite o blande promesse. I francesi comunque erano gi\u00e0 sul territorio da tempo, almeno con gli uomini del servizio segreto esterno (Dgse) ed un\u2019aliquota di truppe metropolitane, che nell\u2019Africa francofona assommerebbero a circa 3.500 uomini, mentre sostanziosi incrementi stanno affluendo proprio in questi giorni. <\/p>\n<p>Sono una parte di questi, con un supporto dell\u2019Arm\u00e9e de l\u2019Aire, che nei giorni scorsi hanno consentito di fermare l\u2019avanzata da nord verso sud dei ribelli qaedisti, fornendo un sostanzioso supporto alle malconce truppe maliane. L\u2019Onu, come al solito, spinge per accordi di pace, ed \u00e8 importante \u2013 prima di arrivare a soluzioni di compromesso in grado solo di perpetuare la crisi \u2013 vincere decisamente e con rapidit\u00e0 sia le battaglie che la guerra. <\/p>\n<p>Se sar\u00e0 cos\u00ec, dovremo ai francesi eterna riconoscenza. Se, viceversa, qualcuno riuscir\u00e0 ad imporre una tregua prematura \u2013 ma i francesi si spera rifiuteranno ed andranno fino in fondo \u2013 allora c\u2019\u00e8 il pericolo che con il tempo si verifichino anche qui migrazioni islamiste in grado di creare, come gi\u00e0 in Iraq, in Libia ed in Siria, una sorta di \u201cbrigate internazionali\u201d della <i>jihad <\/i>e del terrorismo.<\/p>\n<p><b>Nuovo Afghanistan?<\/b><br \/>In questo caso, i pochi che preconizzano nel Sahel un nuovo Afghanistan potrebbero anche trovare conferma della loro ragione. Le varie organizzazioni estremiste convenzionalmente note come \u201cal-Qaeda in Maghreb\u201d (Aqim) sono gi\u00e0 presenti a macchia di leopardo in tutto il Sahel, ma hanno trovato il loro santuario nella parte nord del Mali, ormai considerato \u2013 a causa della precaria situazione politica \u2013 l\u2019anello pi\u00f9 debole di tutta la fascia sub-sahariana. <\/p>\n<p>Il sistema internazionale sta reagendo molto lentamente, e la Francia, nonostante il vecchio concetto degaulliano di <i>Francafrique <\/i>sia da tempo morto e sepolto, considerati i legami storico-sociali, linguistici ed economici sta ancora giocando nella regione un ruolo di fondamentale importanza. Ci\u00f2, in definitiva, \u00e8 un presidio sicuro anche per l\u2019Europa. L\u2019area \u00e8 economicamente appetibile \u2013 anche l\u2019attenta Cina, l\u2019onnipresente Qatar e la silente Arabia Saudita lo sanno \u2013 ma la Francia la considera ancora come esclusivo \u201ccortile di casa\u201d.<\/p>\n<p><b>Interessi nazionali<\/b><br \/>In definitiva, il fatto che, anticipando i tempi, i francesi siano intervenuti unilateralmente \u2013 sia pure dopo essersi assicurati una sorta di legittimit\u00e0 a 360 gradi \u2013 nel caso del Mali \u00e8 assai pi\u00f9 comprensibile che in Libia e, spiace doverlo ammettere a denti stretti, sperabilmente positivo. Fa certo parte di una politica spregiudicata, ma che \u00e8 la loro politica. <\/p>\n<p>Del resto,<i> Le Livre Blanche <\/i>sullo stato e gli obiettivi della sicurezza e difesa testualmente recita che \u201ci problemi dell\u2019Africa hanno un impatto diretto sugli interessi nazionali\u201d, e non ne fa mistero. Li elenca tutti, e non sono solo economici. La presenza nell\u2019area di risorse naturali quali fosfati, oro, ferro e stagno \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 significativa. Se poi si considera che l\u2019uranio per le centrali elettriche francesi (e per altro) proviene dal Mali e dal Niger (qualcuno ancora ricorder\u00e0 la lunga lotta tra la Libia di Gheddafi e la Francia per il possesso della fascia di Auzou) e che le prospezioni per il petrolio stanno dando esiti positivi, allora si deve affermare che i francesi sanno fare molto bene ci\u00f2 che loro conviene. Non hanno mai abbandonato l\u2019Africa francofona al proprio destino \u2013 gli interventi armati indipendenti in epoca post-coloniale sono stati numerosi \u2013 dimostrandosi motivati e coraggiosi.<\/p>\n<p>Anche senza scomodare il concetto di <i>grandeur<\/i>, ovvero la radicata convinzione \u2013 trasversale rispetto a secoli, imperatori e presidenti \u2013 che la propria politica estera debba essere in grado di influenzare il corso degli eventi a livello globale \u2013 si deve convenire sul fatto che la Francia sia una grande nazione. Fatte le debite proporzioni, assomiglia all\u2019America. Entrambe, quando si tratta di proteggere i propri interessi non badano a remore, n\u00e9 hanno riguardi. Per nessuno. Sembrano proprio nate per comandare, ed in ci\u00f2 pare che la loro vocazione non abbia limiti.<\/p>\n<p>\u00c8 per questo che tutto il mondo le ammira, ma difficilmente le ama.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tanto tuon\u00f2 che piovve. 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