{"id":22220,"date":"2013-01-14T00:00:00","date_gmt":"2013-01-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/linquieto-sguardo-degli-usa-sullue\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:09","slug":"linquieto-sguardo-degli-usa-sullue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/01\/linquieto-sguardo-degli-usa-sullue\/","title":{"rendered":"L\u2019inquieto sguardo degli Usa sull\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Ora ci si aspetta la riscoperta dell\u2019Europa. I segnali pi\u00f9 citati sono tre: le nomine del nuovo Segretario di stato e del nuovo Segretario della difesa Usa, nelle persone rispettivamente di John Kerry e di Chuck Hagel, e un briefing dell\u2019Assistant Secretary of State responsabile per l\u2019Europa, Philip Gordon, che prevedeva conseguenze negative per la Gran Bretagna, anche nei suoi rapporti con gli Usa, se David Cameron sceglier\u00e0 di allentare e forse tagliare i rapporti del suo paese con l\u2019Ue.<\/p>\n<p><b>Fare la differenza<\/b><br \/>Che Kerry e Hagel siano due convinti sostenitori della comunit\u00e0 atlantica tra Europa e America e condividano un pregiudizio favorevole nei confronti dell\u2019Ue non c\u2019\u00e8 dubbio. Anche pi\u00f9 significativo \u00e8 il chiaro interesse espresso dall\u2019amministrazione Obama per la conclusione di un grande accordo di libero scambio transatlantico, tra Usa e Ue (i due maggiori centri commerciali al mondo). Tuttavia sarebbe ingenuo sottovalutare le grandi difficolt\u00e0 e i problemi che questa \u201cnuova\u201d politica comporta.<\/p>\n<p>Finito il sogno neo-conservatore degli Usa egemoni del nuovo ordine mondiale, le guerre in Iraq e in Afghanistan, le crisi in Medio Oriente e in Africa, le crescenti incertezze sulle ambizioni e il ruolo internazionale della Cina e delle altre potenze emergenti e, naturalmente, l\u2019impatto devastante della crisi economica, hanno convinto il governo americano della assoluta necessit\u00e0 di avere il solido appoggio di alleati in grado di assumersi responsabilit\u00e0 di governo del sistema internazionale e disponibili a farlo. Non ce ne sono molti disponibili e l\u2019Europa \u00e8 certamente il pi\u00f9 importante e anche quello che, se realmente disponibile, potrebbe fare tutta la differenza.<\/p>\n<p>Il problema per\u00f2 \u00e8 se questa prospettiva potr\u00e0 realizzarsi pienamente e durare il tempo necessario. Ad oggi, gli europei hanno svolto il loro ruolo, operando per\u00f2 a scartamento ridotto, con risorse limitate e spesso in contrasto tra loro. Il perdurare della crisi economica sta progressivamente riducendo le risorse disponibili e alimenta l\u2019opposizione interna all\u2019assunzione di nuovi impegni internazionali. Per questo gli Usa dimostrano sempre minore comprensione per le resistenze nazionaliste che dividono l\u2019Ue e ne diminuiscono il ruolo e l\u2019efficacia. L\u2019avvertimento lanciato ai conservatori britannici potrebbe essere indirizzato, con poche modifiche, anche a molti altri governi europei.<\/p>\n<p>Anche la eventuale realizzazione di una grande area transatlantica di libero scambio, d\u2019altro canto, richieder\u00e0 una forte leadership comune europea in grado di negoziare ed approvare importanti modifiche, ad esempio, alla politica agricola comune e ad una larga serie di barriere non tariffarie. Altrettanto dovranno fare gli Stati Uniti, e non sar\u00e0 certo un percorso facile, ma esso diverrebbe sicuramente impossibile senza la prova di una chiara disponibilit\u00e0 europea ad incontrarsi a met\u00e0 strada.<\/p>\n<p><b>Aggirare l\u2019ostacolo<\/b><br \/>Analogo discorso vale per la politica estera, di sicurezza e di difesa. Nella impossibilit\u00e0 concreta di accrescere significativamente i bilanci nazionali in questi settori, l\u2019unica strada percorribile \u00e8 quella di una molto pi\u00f9 avanzata integrazione europea. Ma per questo bisogner\u00e0 riuscire a superare in primo luogo le resistenze dei maggiori paesi europei: quelli senza i quali sarebbe inutile andare avanti, ma anche quelli che sono pi\u00f9 riluttanti ad accettare nuove cessioni di sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti quindi sono pi\u00f9 disponibili ed attenti nei confronti dell\u2019Europa, ma questo \u00e8 tutt\u2019altro che sufficiente per assicurare il successo di un nuovo grande accordo transatlantico, politico ed economico. D\u2019altro canto non \u00e8 neanche vero che, se l\u2019Europa non dovesse essere all\u2019altezza della sfida, gli Usa avrebbero altre alternative. <\/p>\n<p>Robin Niblett, direttore del prestigioso centro studi britannico Chatham House, ricorda al governo britannico quanto disse il Segretario della difesa americano Donald Rumsfeld, quando gli inglesi erano ancora incerti se partecipare o meno alla guerra in Iraq, come gli chiedeva George W. Bush. Se avessero deciso per il no, disse Rumsfeld, gli Usa avrebbero potuto sempre \u201cdo a work around\u201d (aggirare l\u2019ostacolo e fare altrimenti, con tanti saluti alle \u201crelazioni speciali\u201d). Questo \u00e8 ancora oggi probabilmente vero per quel che riguarda il ruolo della sola Gran Bretagna (o di ogni altro singolo paese europeo), e ci\u00f2 giustifica l\u2019importanza dell\u2019avvertimento lanciato da Phil Gordon, ma non \u00e8 applicabile all\u2019intera Ue.<\/p>\n<p>In assenza o insufficienza dell\u2019alleato europeo, gli Usa non potranno aggirare l\u2019ostacolo, ma dovranno ridimensionare le loro ambizioni e rivedere le loro priorit\u00e0. Un processo certamente doloroso e che Washington preferirebbe evitare. Ma che sar\u00e0 pagato a tanto pi\u00f9 alto prezzo in primo luogo dagli europei.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ora ci si aspetta la riscoperta dell\u2019Europa. 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