{"id":22240,"date":"2013-01-17T00:00:00","date_gmt":"2013-01-16T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lamara-verita-dellintervento-in-mali\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:08","slug":"lamara-verita-dellintervento-in-mali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/01\/lamara-verita-dellintervento-in-mali\/","title":{"rendered":"L\u2019amara verit\u00e0 dell\u2019intervento in Mali"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019intervento francese in Mali dell\u201911 gennaio \u00e8 destinato a rappresentare sotto molti punti di vista il disvelamento (\u201cal\u00e9theia\u201d nella sua origine greca) definitivo di una serie di falsi miti: sulla natura della cooperazione internazionale nella lotta contro il terrorismo e per la risoluzione delle crisi intra-statuali, sulla possibile coesione tra gli stati membri dell\u2019Unione europea in materia di politica estera, sul partenariato euro-africano nel settore della pace e della sicurezza e, infine, sul ruolo che possono giocare le organizzazioni regionali e sub-regionali africane.<\/p>\n<p><b>Continuit\u00e0<\/b><br \/>La Francia ha deciso di agire unilateralmente con un attacco aereo per contrastare l\u2019avanzata dei gruppi islamisti ribelli, in primo luogo di Al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqim), nel nord del paese. Le motivazioni che hanno spinto il governo di Hollande a forzare la mano e intervenire militarmente in Mali sembrano in continuit\u00e0 con quelle che avevano animato la politica africana di Sarkozy e ricalcare le orme dell\u2019azione internazionale in Libia del 2011.<\/p>\n<p> Legami neo-coloniali mai recisi &#8211; da relazioni economiche privilegiate al sostegno militare garantito ai governi in carica &#8211; con la cosiddetta \u201cFran\u00e7afrique\u201d (che comprende gli stati africani ex colonie francesi e francofoni), uniti alla necessit\u00e0 di proteggere i circa 2.500 cittadini francesi presenti sul territorio, hanno giocato un ruolo preminente.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la crisi maliana era ben nota da tempo ai decisori politici internazionali e, soprattutto dietro impulso francese, era entrata nell\u2019agenda delle principali organizzazioni gi\u00e0 dallo scorso anno. Non soltanto erano state evidenziate le possibili conseguenze in termini di destabilizzazione nella regione occidentale africana, ma anche l\u2019impatto sulla sicurezza europea ed internazionale collegato al rafforzamento dell\u2019attivit\u00e0 terroristica, della criminalit\u00e0 organizzata e delle migrazioni di sfollati.<\/p>\n<p>Sia il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che l\u2019Unione europea avevano innalzato il livello di guardia dopo le ribellioni scoppiate nel nord del paese nel gennaio del 2012 e il successivo colpo di stato del marzo 2012, che ha destituito l\u2019allora Presidente Amadou Toumani Tour\u00e9 e portato alla formazione di un governo di transizione guidato da Dioncounda Traor\u00e9. <\/p>\n<p>Con due risoluzioni del Consiglio di sicurezza (2071 del 12 ottobre 2012 e 2085 del 20 dicembre 2012), gli stati membri dell\u2019Onu si sono impegnati a rispondere alla richiesta del governo maliano per il dispiegamento di una forza militare internazionale e ad offrire sostegno alle attivit\u00e0 di pianificazione dell\u2019Unione africana e della Comunit\u00e0 economica degli stati dell\u2019Africa occidentale (Ecowas). <\/p>\n<p>Ma il Consiglio di sicurezza non ha fatto ricorso alle sue prerogative, previste nel Capo VII della Carta delle Nazioni Unite, ed ha consegnato la risposta internazionale ad un intervento unilaterale, screditando ancora una volta il suo ruolo di perno del sistema di sicurezza collettiva a livello globale.<\/p>\n<p><b>Divisioni<\/b><br \/>Come spesso \u00e8 accaduto in passato, nell\u2019ambito dell\u2019Unione europea l\u2019attenzione si \u00e8 focalizzata sulle cause della crisi, individuate nella fragilit\u00e0 del governo in carica, nella cattiva gestione delle rivendicazioni di autonomia delle popolazioni Tuareg nel nord del paese e nell\u2019instabilit\u00e0 regionale legata al terrorismo e alla criminalit\u00e0 organizzata. <\/p>\n<p>L\u2019Ue ha risposto attraverso il ricorso ad una serie di strumenti che potrebbero rivelarsi utili nel medio periodo, ma che senz\u2019altro non hanno fermato l\u2019<i>escalation <\/i>della crisi in atto. In particolare, l\u2019Ue ha continuato a fornire assistenza umanitaria e allo sviluppo, concentrandosi sul sostegno alla <i>governance <\/i>locale e alla ripresa economica delle regioni a nord del paese e del Delta del Niger, mettendo in cantiere una serie di azioni previste nell\u2019ambito della Strategia per la Sicurezza e lo Sviluppo nel Sahel, adottata dal Consiglio dell\u2019Ue nel novembre 2011.<\/p>\n<p>Le numerose discussioni condotte nel Consiglio affari esteri e nel Comitato politico e di sicurezza nel corso del 2012 per l\u2019avvio di una missione militare nell\u2019ambito della Politica di sicurezza e difesa comune non hanno portato a passi concreti. Le ripetute richieste francesi di dispiegare una missione militare si sono scontrate con l\u2019aperta resistenza di alcuni stati Ue, a partire dalla Germania.<\/p>\n<p>All\u2019indomani dell\u2019intervento francese, l\u2019Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, ha convocato una riunione straordinaria dei ministri degli esteri Ue per accelerare il lancio di una missione di addestramento dell\u2019esercito maliano e per azioni di sostegno all\u2019intervento militare africano, autorizzato dalle Nazioni Unite e in fase di pianificazione da parte dell\u2019Ecowas. <\/p>\n<p>La missione europea dovrebbe essere rafforzata rispetto alle previsioni iniziali, con l\u2019impiego di circa 500 addestratori militari, e dovrebbe essere inviata sul terreno intorno alla met\u00e0 di febbraio, con un mandato iniziale di 15 mesi e con un bilancio di circa 12 milioni di euro.<\/p>\n<p>Se anche il Consiglio affari esteri riuscisse a raggiungere una decisione di questo tipo, il giudizio sulla tempistica, sull\u2019ampiezza e sul mandato della missione dell\u2019Ue non potrebbe che essere negativo. Si tratta di una risposta tardiva, che giunge dopo mesi di discussioni poco fruttuose nei principali consessi decisionali dell\u2019Unione, sconfessando ancora una volta gli sforzi europei per porsi come attore internazionale credibile nella gestione internazionale delle crisi. <\/p>\n<p>\u00c8 inoltre una risposta inadeguata, perch\u00e9 si propone di intervenire con un\u2019azione, peraltro limitata dal punto di vista numerico, di formazione delle truppe maliane quando esse sono gi\u00e0 impegnate in un conflitto aperto con i ribelli del nord.<\/p>\n<p><b>Meglio tardi che mai<\/b><br \/>L\u2019Ue dovrebbe inoltre fornire supporto logistico e finanziario per la missione Afisma, che prevede il dispiegamento di circa 3.300 militari forniti da Nigeria, Benin, Ghana, Niger, Senegal, Burkina Faso e Togo. Anche in questo caso, prevale il senso di impotenza e di promesse mancate per la costruzione di forze africane efficienti per la prevenzione e la risoluzione dei conflitti. <\/p>\n<p>L\u2019Unione africana e soprattutto l\u2019Ecowas, che \u00e8 considerata l\u2019organizzazione sub-regionale dell\u2019Africa pi\u00f9 attrezzata dal punto di vista operativo ad intervenire in situazioni di conflitto, non sono state in grado di garantire un\u2019azione autonoma nel paese. L\u2019intervento africano, programmato da diversi mesi e mai concretizzatosi, \u00e8 rimasto ostaggio delle reticenze della comunit\u00e0 internazionale a fornire il sostegno richiesto, rivelando l\u2019incapacit\u00e0 ancora non colmata di queste istituzioni di fornire \u201crisposte africane ai problemi africani\u201d.<\/p>\n<p>Dopo tale doloroso disvelamento, resta da chiedersi cosa si pu\u00f2 ancora fare. In primo luogo, il Consiglio di sicurezza pu\u00f2 cercare di recuperare il suo ruolo di garante della pace e della sicurezza internazionali attraverso un appoggio deciso alla missione africana in Mali, al rafforzamento dell\u2019azione umanitaria a sollievo della popolazione locale e a un\u2019azione di mediazione tra il governo maliano e gli insorti nel nord del paese. Gli Stati Uniti hanno gi\u00e0 offerto sostegno all\u2019azione francese, insieme alla Gran Bretagna. Un supporto seppure limitato verr\u00e0 anche da Germania, Danimarca, Italia e Belgio.<\/p>\n<p>L\u2019Unione europea potrebbe operare come una \u201cclearing house\u201d per favorire il coordinamento tra le capacit\u00e0 messe a disposizione dagli stati membri per il sostegno ad un\u2019azione multilaterale, sia svolgere un ruolo di \u201cleadership from behind\u201d rispetto alla missione che sar\u00e0 guidata dall\u2019Ecowas, sia intervenire direttamente attraverso una missione di formazione delle forze maliane con un mandato rivisto rispetto a quanto prospettato prima dell\u2019intervento francese. <\/p>\n<p>In ogni caso, l\u2019azione francese in Mali ha definitivamente squarciato il velo della retorica multilaterale e del concetto di \u201cownership\u201d nella stabilizzazione del continente africano e nella lotta al terrorismo. Rendendo quanto mai urgente una presa di posizione forte delle istituzioni internazionali per restituire legittimit\u00e0 ed efficacia al sistema di governo globale di sicurezza.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019intervento francese in Mali dell\u201911 gennaio \u00e8 destinato a rappresentare sotto molti punti di vista il disvelamento (\u201cal\u00e9theia\u201d nella sua origine greca) definitivo di una serie di falsi miti: sulla natura della cooperazione internazionale nella lotta contro il terrorismo e per la risoluzione delle crisi intra-statuali, sulla possibile coesione tra gli stati membri dell\u2019Unione europea [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[69,87,103,140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22240"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22240"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22240\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62209,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22240\/revisions\/62209"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22240"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22240"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22240"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}