{"id":22260,"date":"2013-01-21T00:00:00","date_gmt":"2013-01-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-rischi-energetici-della-polveriera-algerina\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:07","slug":"i-rischi-energetici-della-polveriera-algerina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/01\/i-rischi-energetici-della-polveriera-algerina\/","title":{"rendered":"I rischi energetici della polveriera algerina"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019assedio al giacimento algerino di In Amenas ha immediatamente richiamato l\u2019attenzione sui rischi energetici legati all\u2019aumento della tensione nella regione del Sahel. Grazie ai suoi giacimenti nel cuore del Sahara, l\u2019Algeria \u00e8 infatti un partner energetico fondamentale per l\u2019Italia e l\u2019Europa, e un\u2019escalation della violenza interna potrebbe avere un forte impatto sulla sicurezza energetica del vecchio continente. <\/p>\n<p>Resta tuttavia da valutare con attenzione quale sia l\u2019entit\u00e0 della minaccia nel paese nordafricano: se l\u2019attacco rappresenti una delle (purtroppo crescenti) azioni terroristiche che caratterizzano il paese, o se invece si tratti di un\u2019avvisaglia di una situazione politica che &#8211; sulla scia della violenza nei teatri limitrofi &#8211; tende verso una degenerazione ben pi\u00f9 pericolosa e difficile da arginare.<\/p>\n<p><b>Partner energetico<\/b><br \/> Membro dell\u2019Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) dal 1969, l\u2019Algeria \u00e8 il nono paese al mondo per produzione di gas naturale e il quindicesimo per il petrolio. Nonostante quasi il 38% del greggio algerino sia destinato ai mercati europei, esso ha un impatto quasi insignificante sui consumi totali del vecchio continente (poco sotto il 4%). <\/p>\n<p>Al contrario, nel settore del gas naturale l\u2019interdipendenza energetica con l\u2019Unione europea \u00e8 particolarmente significativa. Con 46 miliardi di metri cubi (bcm) annui di gas, l\u2019Algeria \u00e8 infatti il terzo fornitore dell\u2019Ue alle spalle di Russia e Norvegia. Il gas algerino contribuisce al 10% dei consumi totali europei e, nello specifico, al 42% di quelli spagnoli e al 38% di quelli portoghesi.<\/p>\n<p>Fondamentale \u00e8 il legame energetico con l\u2019Italia. Non solo il nostro paese \u00e8 il primo mercato di destinazione per il gas algerino, ma \u2013 seppur raramente evidenziato nei dibattiti pubblici \u2013 l\u2019Algeria rappresenta il primo fornitore di gas naturale dell\u2019Italia davanti alla Russia. I 23 bcm di gas naturale, importati sia attraverso il gasdotto Transmed sia via Lng, contribuiscono a circa il 30% dei consumi nazionali.<\/p>\n<p>La solidit\u00e0 della partnership tra i due paesi \u00e8 confermata dalle attivit\u00e0 di Eni ed Edison nel paese. La prima, oltre a gestire Transmed in<i> joint-venture<\/i> con la compagnia nazionale algerina Sonatrach, \u00e8 attiva nel settore dell\u2019<i>exploration &#038; production<\/i> nell\u2019area di Bri Rebaa; in generale la produzione algerina rappresenta il 5% della produzione totale di idrocarburi di Eni. La seconda, presente con una quota dell\u201911,25% nel bacino di Reggane, \u00e8 partner strategico (insieme a Enel, Hera e Sfirs) di Sonatrach nella realizzazione del gasdotto Galsi, progettato per portare 8 bcm di gas algerino in Italia passando attraverso la Sardegna.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il giacimento di In Amenas, attualmente sotto assedio per mano delle forze islamiste guidate da Moktar Belmoktar, esso \u00e8 il quarto giacimento di gas in termini di produzione. Localizzato nella parte orientale del paese, nei pressi del confine con la Libia, il giacimento \u00e8 operato da una <i>joint-venture <\/i>tra BP (46%), Statoil (45,9 %) e Sonatrach. La produzione di gas si aggira attorno ai dieci bcm annui (commercializzati dalla compagnia algerina) e 60.000 barili al giorno di condensati gestiti dagli altri due partner industriali.<\/p>\n<p><b>Forza delle armi<\/b><br \/>A prescindere dai giudizi sull\u2019esito del <i>blitz<\/i> delle forze algerine costato la vita a decine di ostaggi, la reazione del governo algerino nei confronti dei terroristi mostra chiaramente la volont\u00e0 di stroncare con la forza le iniziative della jihad autoctona. <\/p>\n<p>Grazie al contributo fondamentale delle rendite energetiche \u2013 che contribuiscono al 60% del gettito pubblico e al 34% del Pil \u2013 l\u2019Algeria \u00e8 infatti oggi il primo paese africano in termini di spesa militare, e il settimo importatore al mondo di armi convenzionali nel periodo 2007-2011. Nel solo 2011 il budget della difesa algerino ha fatto registrare una crescita del 44%, legata alla necessit\u00e0 di contrastare le attivit\u00e0 terroristiche di <i>Al-Qaeda in the Islamic Maghreb<\/i> (Aqim) nel paese e nella pi\u00f9 ampia regione del Sahel, intensificatesi in concomitanza con la primavera araba ed il protrarsi della guerra civile in Libia.<\/p>\n<p>Sebbene il fattore terrorismo non sia l\u2019unico elemento in grado di spiegare il sensazionale riarmo algerino \u2013 acquisizioni nel settore navale e aeronautico contribuiscono in modo significativo all\u2019aumento della spesa militare \u2013 le capacit\u00e0 e la professionalit\u00e0 dell\u2019esercito algerino rappresentano un\u2019importante strumento per contrastare l\u2019attivit\u00e0 delle forze islamiste, e soprattutto mettere in sicurezza quelle infrastrutture energetiche strategiche fondamentali per la vita del paese. <\/p>\n<p>Basti pensare che buona parte dei giacimenti si trovano in localit\u00e0 remote del Sahara, e che grazie alle tecnologie di sorveglianza e ricognizione a disposizione delle forze armate algerine la presenza di soggetti non autorizzati in prossimit\u00e0 dei siti strategici pu\u00f2 essere identificata in modo abbastanza agevole.<\/p>\n<p>Grazie alla storica postazione di Tamanrasset e ai reparti recentemente dislocati nelle zone meridionale e orientale del paese per far fronte alle minacce provenienti dai porosi confini con il Mali e la Libia, i militari algerini \u2013 dotati di moderni elicotteri e aeromobili per l\u2019attacco leggero &#8211; avrebbero gioco facile nell\u2019intercettare i movimenti di presunti terroristi verso i principali giacimenti.<\/p>\n<p><b>Rischi energetici<\/b><br \/>Sulla base delle differenti informazioni pervenute in questi giorni, \u00e8 ancora particolarmente difficile comprendere l\u2019origine e le motivazioni alle basi dell\u2019attacco. In un primo momento si \u00e8 escluso che l\u2019assalto al giacimento di In Amenas potesse essere la risposta dei miliziani islamici alla concessione del proprio spazio aereo garantita da Algeri ai jet francesi; sembrava infatti che il blitz degli islamisti fosse stato organizzato da tempo, nel contesto  di un\u2019<i>escalation<\/i> di violenza e attivit\u00e0 terroristiche che caratterizza il paese. In seguito, invece, il legame con gli avvenimenti maliani sarebbe stato confermato dalle richieste dei terroristi, che avrebbero chiesto uno scambio tra prigionieri e la fine dell&#8217;intervento militare francese in Mali.<\/p>\n<p>In attesa di chiarimenti definitivi sulle dinamiche dell\u2019attacco, sembra comunque di poter dire che le principali minacce alle attivit\u00e0 energetiche in Algeria provengano dalla jihad autoctona, potenzialmente rafforzata dal caos che caratterizza la vicina Libia. Non \u00e8 un caso che il complesso di In Amenas disti pochi chilometri dal confine tra i due paesi. Possibili incursioni di bande armate dalle zone di conflitto del Mali settentrionale risultano invece meno probabili, se non altro per motivi logistici non irrilevanti, dovuti al fatto che i principali giacimenti algerini distano migliaia di chilometri dal confine maliano.<\/p>\n<p>Gli eventi di questi giorni devono far suonare un campanello di allarme (quantomeno) sugli standard di sicurezza delle maggiori infrastrutture energetiche. Il successo delle forze islamiste nell\u2019assediare un sito di tali dimensioni e prendere in ostaggio un numero significativo di operatori, rappresenta infatti un forte smacco per le misure di sicurezza messe in atto dal governo algerino e dalle compagnie energetiche. Resta il fatto che con un migliore utilizzo degli strumenti a disposizione e una pi\u00f9 attenta gestione delle forze in campo, attacchi come quello dell\u2019altro ieri possono probabilmente essere evitati.<\/p>\n<p>Il rischio peggiore, tuttavia, \u00e8 che la minaccia terroristica portata dall\u2019Aqim possa saldarsi con i sentimenti anti-occidentali delle popolazioni locali, alimentando spirali di violenza mai completamente sopite dai tempi della guerra civile. In questo caso, le forze islamiste hanno chiaramente mostrato il loro \u201cinteresse\u201d verso i siti energetici, e ci\u00f2 non lascerebbe presagire nulla di buono per il futuro della sicurezza degli approvvigionamenti italiani ed europei.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019assedio al giacimento algerino di In Amenas ha immediatamente richiamato l\u2019attenzione sui rischi energetici legati all\u2019aumento della tensione nella regione del Sahel. 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