{"id":22270,"date":"2013-01-22T00:00:00","date_gmt":"2013-01-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/terrorismo-allattacco-del-pakistan\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:07","slug":"terrorismo-allattacco-del-pakistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/01\/terrorismo-allattacco-del-pakistan\/","title":{"rendered":"Terrorismo all\u2019attacco del Pakistan"},"content":{"rendered":"<p>Il progressivo aumento degli attentati di matrice settaria e la recente recrudescenza delle tensioni con l&#8217;India lasciano presagire mesi molto convulsi in Pakistan, anche in vista delle elezioni di maggio. Tra tentazioni populiste e paradigmi strategici difficili da superare, il Pakistan si prepara a vivere un periodo estremamente delicato, il cui esito sar\u00e0 decisivo per la sopravvivenza delle istituzioni e per il posizionamento del paese nello scacchiere internazionale.<\/p>\n<p><b>Deterioramento<\/b><br \/>All\u2019inizio di gennaio, nella localit\u00e0 di Quetta (Belucistan), due attentati hanno provocato 81 morti e 112 feriti, in gran parte membri della comunit\u00e0 sciita degli hazara. Il duplice attentato rappresenta solo l\u2019ultimo degli episodi di violenza che negli anni hanno colpito questa comunit\u00e0. <\/p>\n<p>Sebbene nel 2012 si sia, infatti, registrata una complessiva diminuzione delle vittime del terrorismo rispetto all\u2019anno precedente, l\u2019incremento degli attacchi di matrice settaria \u00e8 stato significativo (173 rispetto ai 30 del 2011, con un bilancio di 507 morti). L\u2019inizio del 2013 sembrerebbe prospettare un ulteriore aggravamento, con ricadute a livello di coesione nazionale.<\/p>\n<p>Attualmente, in Pakistan, gli hazara (il cui nome deriva dalla regione di origine dell&#8217;Afghanistan, l&#8217;Hazarajat) sono circa mezzo milione. Le condizioni di vita di questa minoranza sono andate progressivamente peggiorando, tanto da ridurla in una condizione di sostanziale emarginazione rispetto al resto della popolazione.<\/p>\n<p>La gravit\u00e0 degli attentati di gennaio ha provocato una dura reazione della comunit\u00e0 hazara, che ha posticipato la sepoltura delle vittime sino all&#8217;annuncio, da parte del primo ministro Raja Pervez Ashraf (13 gennaio), della destituzione del governo locale, con il conseguente passaggio dei poteri al governatore provinciale. Gi\u00e0 nei mesi scorsi, la Corte Suprema aveva pi\u00f9 volte denunciato l&#8217;incapacit\u00e0 del governo del Belucistan di garantire la sicurezza della popolazione locale, mettendone in forte discussione l&#8217;autorit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;intervento del governo \u00e8 stato accolto con favore dagli hazara, ma sembra difficile che simili misure possano produrre un cambiamento sostanziale della situazione. Tale pessimismo deriva da una serie di fattori, tra cui le scarse capacit\u00e0 sinora mostrate dalle forze di sicurezza e dalla magistratura di contrastare il fenomeno terroristico in senso lato (la percentuale dei sospetti terroristi che riceve una condanna \u00e8 stata, nel 2012, del 4%), e la difficolt\u00e0, da parte delle autorit\u00e0 civili, di scardinare meccanismi cristallizzatisi nei decenni.<\/p>\n<p><b>Identit\u00e0 nazionale<\/b><br \/>La debolezza dell&#8217;identit\u00e0 nazionale pakistana \u00e8 alla base di gran parte dei mali che affliggono il paese. L\u2019ostilit\u00e0 che caratterizza i rapporti con l\u2019India deriva, in primo luogo, dalla necessit\u00e0 di autodeterminarsi, pi\u00f9 che da una disputa territoriale in senso stretto. <\/p>\n<p>Allo stesso modo, la minoranza sciita (circa il 20% della popolazione) inficia la rappresentazione di s\u00e9 creata in seguito alla partizione del 1947, ed \u00e8 per questo motivo obiettivo di attacchi e violenze da parte di vari gruppi terroristici sunniti (tra cui Lashkar-e-Jhangvi, che ha rivendicato i due attacchi del 10 gennaio), ai quali viene consentito di agire impunemente, in quanto ritenuti una preziosa risorsa da utilizzare in funzione anti-indiana. <\/p>\n<p>Nel corso dei decenni, l\u2019establishment militare ha strumentalizzato il timore nei confronti di quella che tuttora viene percepita come la principale minaccia all\u2019esistenza nazionale, l\u2019India, per conquistare posizioni di preminenza sul resto degli attori statali, governo civile in primis.<\/p>\n<p>Nel nuovo manuale pakistano di dottrina militare, \u00e8 stato per la prima volta inserito un capitolo intitolato \u201c<i>sub-conventional warfare<\/i>\u201d, in cui si fa riferimento a \u201cdinamiche interne\u201d che costituiscono un elemento di reale minaccia per la sopravvivenza statale. Si tratta di un importante passo in avanti, se \u00e8 vero che l\u2019individuazione e l\u2019ammissione di un problema costituiscono la fase essenziale per l\u2019eventuale risoluzione dello stesso, ma i recenti scontri a fuoco registrati lungo la Linea dei Controllo (LoC) nel Jammu e Kashmir, in cui un soldato pakistano e due militari indiani hanno perso la vita, danno la misura di quanta strada ci sia ancora da fare prima di giungere a una efficace dottrina strategica nazionale focalizzata sulle reali minacce e sugli interessi del paese, piuttosto che di una ristretta cerchia di persone.<\/p>\n<p>La gravit\u00e0 dell\u2019episodio ha prodotto un significativo aumento delle tensioni tra i due paesi, impegnati, dal febbraio 2012, in un difficile processo di pace che aveva consentito la riapertura di alcuni valichi di frontiera a scopo commerciale e l\u2019ammorbidimento delle condizioni per la concessione dei visti per alcune categorie di cittadini. <\/p>\n<p>A preoccupare maggiormente \u00e8 il presunto aumento dei tentativi di infiltrazione denunciati negli ultimi mesi dalle autorit\u00e0 di frontiera indiane. Tale fenomeno, infatti, confermerebbe la presenza, all\u2019interno dell\u2019apparato di sicurezza pakistano, di una frangia ostile al dialogo con Nuova Delhi e pronta a usare tutti i mezzi a sua disposizione per farlo deragliare.<\/p>\n<p><b>Rischio escalation<\/b><br \/>Il 2013 sar\u00e0 quasi certamente un anno decisivo per il futuro del Pakistan. Con l\u2019approssimarsi delle elezioni (maggio), esiste il rischio concreto che gli attori politici in campo assumano posizione populiste in grado di attirare consensi, ma incapaci di dettare una linea utile da seguire per un\u2019eventuale ripresa. <\/p>\n<p>\u00c9 a questo proposito esemplificativa l&#8217;apertura del governo alla recente offerta di negoziati avanzata dal Tehrik-i-Taliban (TTP), che tra le condizioni per eventuali negoziati ha posto l\u2019adozione della sharia e la rottura dei rapporti con India e Stati Uniti. In passato, simili accordi si erano spesso tradotti in una sostanziale consegna della sovranit\u00e0 di alcune aree del paese ai terroristi, con ricadute molto negative a livello di immagine internazionale e di credibilit\u00e0 istituzionale.<\/p>\n<p>Si prospettano, dunque, mesi molto difficili per il Pakistan, con il rischio che l\u2019accelerazione del ritiro dall\u2019Afghanistan delle truppe americane spinga le autorit\u00e0 di Islamabad a stringersi in un abbraccio ancora pi\u00f9 stretto con i terroristi, nel tentativo di accrescere la propria capacit\u00e0 di influenza su Kabul. Le possibilit\u00e0 di un cambio di rotta appaiono, al momento, ridotte, tanto pi\u00f9 alla luce del ripiegamento vissuto dai principali attori internazionali a causa dell\u2019attuale crisi economica.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il progressivo aumento degli attentati di matrice settaria e la recente recrudescenza delle tensioni con l&#8217;India lasciano presagire mesi molto convulsi in Pakistan, anche in vista delle elezioni di maggio. 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