{"id":22290,"date":"2013-01-24T00:00:00","date_gmt":"2013-01-23T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lanno-cruciale-dello-yemen\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:07","slug":"lanno-cruciale-dello-yemen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/01\/lanno-cruciale-dello-yemen\/","title":{"rendered":"L\u2019anno cruciale dello Yemen"},"content":{"rendered":"<p>Per lo Yemen si \u00e8 aperto un anno chiave. Un arco di tempo che permetter\u00e0 di comprendere se la rivolta anti-governativa del 2011 ha davvero inciso sugli equilibri di fondo del paese. Oppure se -come fin qui appare probabile &#8211; il \u201cmodello-Saleh\u201d riuscir\u00e0 a mostrare, anche dopo la caduta del presidente, la propria resilienza. Le modifiche alla costituzione (la cui formulazione spetta al foro di dialogo nazionale) e la riforma del settore militare sono i due impervi terreni sui quali si misurer\u00e0 la discontinuit\u00e0 con il passato del governo di unit\u00e0 nazionale presieduto da Abdu Rabu Mansur Hadi, gi\u00e0 vice di Saleh. <\/p>\n<p>Sullo sfondo, gli Stati Uniti osservano con attenzione le mosse di Sana\u2019a. Perch\u00e9 lo Yemen, approdo regionale di al-Qa\u2018eda, \u00e8 ormai divenuto centrale nelle politiche di sicurezza di Washington nella penisola arabica.<\/p>\n<p><b>Dialogo nazionale<\/b><br \/>Sull\u2019evoluzione del dialogo nazionale si addensano ancora molte incognite. Non \u00e8 infatti scontato che tutti gli attori politici partecipino alla sessione di revisione costituzionale; e i criteri di selezione dei delegati non sono finora stati resi pubblici. <\/p>\n<p>\u00c8 in forse l\u2019adesione del movimento sciita zaidita degli <i>al-Shabab al-Muminim <\/i>(Giovani credenti), i seguaci del religioso dissidente Husayn al-Huthi. Essi si scontrano da anni con l\u2019esercito governativo, nonch\u00e9 con gruppi salafiti, nel governatorato settentrionale di Saada e in altre zone limitrofe. <\/p>\n<p>Anche la formazione di <i>al-Hiraak al-Janubi<\/i> (Movimento meridionale), che lotta per l\u2019autonomia dello Yemen del sud dalle autorit\u00e0 centrali, potrebbe rifiutare di prendere parte al dialogo sulla nuova costituzione. Senza la presenza degli <i>huthi <\/i>e di <i>al-Hiraak<\/i> al tavolo dei negoziati, qualsiasi accordo di riforma sarebbe debole, perch\u00e9 privo di legittimit\u00e0 politica.<\/p>\n<p>Alle divergenze tra i partiti si aggiunge poi la complessit\u00e0 interna ai singoli movimenti politici, incapaci di proporre un\u2019idea condivisa sul futuro del paese. <iIslah<\/i> &#8211; il partito islamista che pi\u00f9 di tutti \u00e8 riuscito a guadagnare da una rivolta popolare della quale si \u00e8 appropriato &#8211; punta a un paese islamico e unitario; ma al suo interno, l\u2019ala salafita che fa capo al controverso shaikh Abd al-Majeed al-Zindani pone un accento maggiore sul concetto di <i>shari\u2019a<\/i> rispetto alla componente vicina alla Fratellanza musulmana. L\u2019esatto opposto di <i>al-Hiraak<\/i>, che immagina invece uno stato socialista, laico e federale; anche se, all\u2019interno del Movimento meridionale, sembrano prevalere quanti auspicano la secessione.<\/p>\n<p>In questo scenario il <i>General People\u2019s Congress<\/i> (Gpc), partito-contenitore dell\u2019ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, prova a giocare il ruolo della vittima. Penalizzato dallo <i>spoil system <\/i>messo in atto dall\u2019<i>Islah <\/i>negli apparati burocratici e militari, il Gpc tenta di presentarsi (nonostante Saleh ne sia ancora la guida riconosciuta) come la nuova opposizione, voce critica di un governo d\u2019emergenza che proprio i suoi precedenti fallimenti hanno contribuito a creare. E tutto ci\u00f2 a un anno dalle elezioni generali del febbraio 2014.<\/p>\n<p><b>Sicurezza<\/b><br \/>Ripristinare la sicurezza in Yemen \u00e8 un imperativo cui il governo Hadi non pu\u00f2 sottrarsi: dalle misure di contrasto alle minacce sul territorio (tra cui quella terroristica nel sud) dipendono &#8211; oltre alla credibilit\u00e0 dell\u2019esecutivo &#8211; gli aiuti dei <i>donors <\/i>internazionali, in primo luogo degli Stati Uniti. E l\u2019esercizio della sovranit\u00e0 statuale passa anche attraverso la riforma del settore militare. <\/p>\n<p>A riguardo, lo scorso 19 dicembre il capo dello stato Hadi ha promulgato tre decreti. Il primo provvedimento dichiara lo scioglimento della Guardia repubblicana, capeggiata dal figlio dell\u2019ex presidente (nonch\u00e9 suo successore designato) Ahmed Ali Saleh; il secondo destituisce il nipote di Saleh, Yahya, da capo dell\u2019<i>intelligence <\/i>e il terzo abolisce la Prima divisione armata ancora guidata dal generale Ali Muhsin, fedelissimo del regime fino a pochi mesi fa.<\/p>\n<p>La posizione di Hadi \u00e8 delicatissima e la riforma del settore militare gli consente di mostrarsi autonomo rispetto ai protagonisti della recente storia yemenita: i Saleh, gli al-Ahmar (che sostengono <i>Islah<\/i>) e il generale Muhsin, uomo forte dei sauditi, gi\u00e0 ricompensato con un alto incarico al ministero della difesa. Il presidente ha per\u00f2 bisogno dell\u2019appoggio di tutti per poter governare. <\/p>\n<p>Sana\u2019a \u00e8 ancora una citt\u00e0 militarizzata, dove &#8211; nonostante le violenze siano diminuite &#8211; la battaglia politica \u00e8 simbolicamente cristallizzata nella spartizione topografica della capitale: la Guardia repubblicana fedele a Saleh \u00e8 tutt\u2019oggi dispiegata nella zona meridionale (dove si trova il palazzo presidenziale), le milizie tribali legate alla famiglia al-Ahmar &#8211; che capeggia la confederazione tribale degli Hashid &#8211; controllano il settore nord-orientale, mentre la Prima divisione armata del generale Muhsin \u00e8 schierata, insieme a uomini dell\u2019<i>Islah<\/i>, a difesa dell\u2019area nord-occidentale (Change Square e Universit\u00e0 di Sana\u2019a).<\/p>\n<p><b>Resilienza?<\/b><br \/>Un insieme concomitante di fattori ha costretto Ali Abdullah Saleh a lasciare il potere nel novembre 2011. La drastica riduzione della rendita petrolifera, in corso dal 2009, ha reso sempre pi\u00f9 insostenibile quella rete clientelare di tipo neo-patrimoniale su cui Sana\u2019a si regge, in quanto <i>rentier-state<\/i>. La spinta emotiva e ideale delle cosiddette \u201cprimavere arabe\u201d ha contribuito a ingrossare le fila della contestazione popolare contro il regime. <\/p>\n<p>Due fattori hanno poi accelerato la caduta del presidente yemenita: l\u2019inasprimento della conflittualit\u00e0 negli archi di crisi gi\u00e0 aperti (la ribellione <i>huthi <\/i>nel nord, i secessionisti e le infiltrazioni <i>jihadiste <\/i>e\/o<i> qaediste <\/i>a sud), insieme alla mediazione politica del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), dove l\u2019Arabia Saudita ha definito sia i tempi che i modi dell\u2019uscita di scena di Saleh.<\/p>\n<p>Se a scatenare la capitolazione del regime pluri-ventennale \u00e8 stato l\u2019abbandono della causa da parte di tre protagonisti-chiave della scena pubblica yemenita, ovvero la famiglia al-Ahmar, lo shaikh al-Zindani e il generale Muhsin, il sistema-Saleh potrebbe per\u00f2 rivelarsi ancora vitale. L\u2019autoritarismo pluralizzato che ha caratterizzato lo Yemen post-unificazione \u00e8 infatti riuscito a penetrare e a consolidarsi in ogni ambito della societ\u00e0, cooptando le pi\u00f9 disparate istanze tribali, religiose, partitiche all\u2019interno di istituzioni formalmente democratiche. <\/p>\n<p>L\u2019introduzione di luoghi e di pratiche tipiche della democrazia ha perci\u00f2 irrobustito i legami clanico-tribali, dunque la conformazione verticistica del potere. L\u2019addio di Saleh potrebbe allora somigliare a un limitato esercizio di \u201cpotatura\u201d del sistema, che lascia tuttavia inalterato l\u2019impianto strutturale del paese. Solo il contenuto delle riforme consentir\u00e0, oppure no, di trasformare la rivolta del 2011 in un\u2019autentica rivoluzione. \u00c8 questa la difficilissima sfida della transizione in Yemen.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per lo Yemen si \u00e8 aperto un anno chiave. 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