{"id":22300,"date":"2013-01-25T00:00:00","date_gmt":"2013-01-24T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/arrivederci-londra-2\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:06","slug":"arrivederci-londra-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/01\/arrivederci-londra-2\/","title":{"rendered":"Arrivederci Londra"},"content":{"rendered":"<p>Doveva essere il discorso dell\u2019anno, quello che avrebbe ridefinito l\u2019agenda europea per il prossimo decennio. Vittima di errori di calendario e di esitazioni nella scrittura, ha finito per essere pronunciato alle otto del mattino a Londra nella sede di un\u2019agenzia di stampa americana. Dopo settimane di accorte indicazioni da parte degli <i>spin doctors<\/i> di Downing street, difficilmente il tanto atteso discorso del primo ministro britannico David Cameron sull\u2019Europa avrebbe potuto contenere novit\u00e0 dirompenti. <\/p>\n<p><b>Senza rimedio<\/b><br \/>Trattandosi della solenne formulazione della politica europea di uno dei pi\u00f9 importanti paesi dell\u2019Ue, esso merita comunque un\u2019analisi attenta. In primo luogo il discorso contiene l\u2019affermazione netta che il popolo britannico ha aderito a un mercato comune e non a un\u2019unione destinata, sia pure fra mille difficolt\u00e0, a integrarsi politicamente. Si dir\u00e0 che lo sapevamo gi\u00e0, ma non ricordo, almeno negli ultimi anni, altre dichiarazioni cos\u00ec nette e circostanziate. A questo punto, rilevare che l\u2019idea di una \u201cever closer union\u201d era gi\u00e0 contenuta nel trattato di Roma e sempre rafforzata nelle tappe successive, pu\u00f2 sembrare addirittura ozioso. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 importante \u00e8 invece la constatazione che questa posizione \u00e8 largamente condivisa dalla maggioranza dei britannici, compresi i cosiddetti pro-europei la cui idea su questo punto non differisce sostanzialmente da quella degli euroscettici. A molti europei l\u2019Unione attuale non piace per quello che fa (o spesso per quello che non fa); ai britannici non piace quello che \u00e8. Dobbiamo purtroppo ammettere che a questo problema non c\u2019\u00e8 rimedio.<\/p>\n<p>L\u2019analisi di Cameron confonde volutamente due piani. Da un lato vuole affrontare un problema reale: come gestire, senza compromettere l\u2019integrit\u00e0 del mercato unico, un\u2019Unione all\u2019interno della quale i membri dell\u2019eurozona sono avviati a un\u2019integrazione pi\u00f9 stretta. Dall\u2019altro vuole ottenere il rimpatrio di alcune competenze d\u2019interesse specifico per il Regno Unito. <\/p>\n<p>Diciamo subito che il primo obiettivo \u00e8 posto in modo velleitario; un ragionamento che tenta di sostenere che un sistema con meno vicoli pu\u00f2 convivere con un\u2019eurozona rafforzata senza che ci\u00f2 conduca a un\u2019Europa a due velocit\u00e0, \u00e8 la parte intellettualmente pi\u00f9 debole del discorso, e serve solo a dare una veste \u201ceuropea\u201d a una strategia puramente nazionale. O piuttosto, non lo sarebbe, se Cameron proponesse una soluzione apertamente federalista, cosa che evidentemente non \u00e8. <\/p>\n<p>Anche per quanto riguarda le rivendicazioni specificamente britanniche, Cameron non dice chiaramente quali poteri vorrebbe rimpatriare; il ventaglio delle possibilit\u00e0 \u00e8 molto ampio e va da un\u2019operazione puramente cosmetica come fu quella intrapresa da Wilson nel 1974, a una riforma molto pi\u00f9 radicale che toccherebbe anche alcuni capisaldi del tanto elogiato \u201cmercato unico\u201d. Cameron, facendo esplicito riferimento a una riforma del trattato sembra propendere per la seconda ipotesi, anche se saggiamente tiene molte porte aperte. <\/p>\n<p><b>Tempi lunghi<\/b><br \/>La parte pi\u00f9 interessante del discorso riguarda i tempi. Anche per calmare gli ardori di chi vorrebbe un referendum immediato, Cameron spiega che sarebbe sciocco chiedere al popolo di esprimersi senza che sia chiaro dove sta andando l\u2019eurozona; quindi, nell\u2019ipotesi che siano le stesse riforme necessarie all\u2019eurozona a richiedere un nuovo trattato, il rinegoziato britannico dovrebbe avere luogo nel 2015 (opportunamente dopo le elezioni) per portare a un referendum nel 2017. Tutto ci\u00f2 pu\u00f2 sembrare politicamente ingegnoso, ma purtroppo Cameron non \u00e8 padrone del calendario. In primo luogo i tempi e i modi della riforma dell\u2019eurozona li decideremo noi, spinti dalle circostanze e dai tempi della nostra politica e non di quella britannica. <\/p>\n<p>\u00c8 probabile che a un certo punto avremo bisogno di un nuovo trattato, ma non \u00e8 detto che ci\u00f2 avverr\u00e0 entro il 2015. Nel frattempo per\u00f2 saremo condotti, come gi\u00e0 avviene per l\u2019unione bancaria, a prendere decisioni che interferiscono potenzialmente con la gestione del mercato unico; ci\u00f2 fornir\u00e0 agli euroscettici del suo partito, che Cameron crede di aver provvisoriamente calmato, numerose occasioni per riaprire le ostilit\u00e0. Inoltre Cameron teorizza che il mercato unico sia per definizione il <i>core business <\/i>dell\u2019Unione, e tratta l\u2019euro quasi come un epifenomeno: in questo si sbaglia.<\/p>\n<p>Non sappiamo quale sar\u00e0 la configurazione di ins e outs della moneta unica al momento in cui si dovr\u00e0 negoziare il nuovo trattato. Non \u00e8 assurdo pensare che a quel punto la distinzione fra 17 e 27 teorizzata da Cameron sar\u00e0 cambiata e molti (anche se non tutti) gli <i>outs<\/i> attuali saranno in procinto di aderire all\u2019euro o avranno fermamente deciso di farlo. Resta infine da vedere se e fino a che punto anche gli <i>outs<\/i> residui condivideranno concretamente le esigenze britanniche. In sostanza, la speranza di annegare le richieste in una pi\u00f9 generale ridefinizione degli equilibri europei dovr\u00e0 lasciare posto a un molto meno glorioso (e pi\u00f9 rischioso) rinegoziato puramente britannico.<\/p>\n<p><b>Tanto rumore per nulla<\/b><br \/>Come potrebbe andare a finire? Come in ogni negoziato, le posizioni sono asimmetriche e bisogna distinguere fra ci\u00f2 che si auspica e ci\u00f2 che si vuole veramente. In questo caso, tutti (compreso Cameron) vorremmo che la Gran Bretagna restasse nell\u2019Unione, ma le priorit\u00e0 dei due campi sono distanti e per certi versi non conciliabili. Per il momento, il pallino (ma anche l\u2019onere di dettare l\u2019agenda) \u00e8 totalmente in mano nostra. Ci saranno grandi dichiarazioni di buona volont\u00e0 da tutte le parti, ma le carte distribuite non sembrano favorire Cameron. <\/p>\n<p>Nel suo discorso ha tuonato contro una soluzione \u201cnorvegese o svizzera\u201d; in sostanza vuole mantenere i vantaggi di cui godono questi due paesi, ma non vuole rinunciare alla possibilit\u00e0 di partecipare alle decisioni dell\u2019Unione. Tuttavia, la spinta congiunta degli euroscettici britannici che tenderanno ad alzare l\u2019asticella del negoziato e la resistenza degli altri stati membri, fanno apparire questo obiettivo molto problematico, soprattutto se le richieste di rimpatrio di poteri riguarderanno anche elementi che toccano le \u201cquattro libert\u00e0\u201d, mettendo seriamente in pericolo l\u2019integrit\u00e0 del quadro giuridico dell\u2019Unione. <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 evidentemente la possibilit\u00e0 (anzi, allo stato attuale la probabilit\u00e0) che cada il principale presupposto della strategia di Cameron, cio\u00e8 che lui vinca le prossime elezioni. In sostanza un governo che fra tre anni potrebbe non essere pi\u00f9 al potere, ci propone un rinegoziato intorno a questioni non definite, a una data che potrebbe essere irrealistica e in un contesto che vedr\u00e0 probabilmente un\u2019Europa profondamente diversa da quella attuale. <\/p>\n<p>Potremmo dunque dire: \u201ctanto rumore per nulla\u201d. Non proprio. La macchina psicologica che porta la Gran Bretagna all\u2019inevitabilit\u00e0 di un referendum sull\u2019Europa \u00e8 partita e non sar\u00e0 facile fermarla nemmeno a un futuro governo laburista. Il dibattito che ha preceduto e accompagnato il discorso di Cameron dimostra almeno una cosa: i cosiddetti europeisti britannici non hanno una loro visione da contrapporre a quella degli euroscettici. Pu\u00f2 darsi quindi che il dramma non termini in tragedia, ma \u00e8 comunque difficile attribuirgli un lieto fine.<\/p>\n<p>.       <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Doveva essere il discorso dell\u2019anno, quello che avrebbe ridefinito l\u2019agenda europea per il prossimo decennio. Vittima di errori di calendario e di esitazioni nella scrittura, ha finito per essere pronunciato alle otto del mattino a Londra nella sede di un\u2019agenzia di stampa americana. 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