{"id":22320,"date":"2013-01-27T00:00:00","date_gmt":"2013-01-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-priorita-del-nuovo-governo\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:06","slug":"le-priorita-del-nuovo-governo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/01\/le-priorita-del-nuovo-governo\/","title":{"rendered":"Le priorit\u00e0 del nuovo governo"},"content":{"rendered":"<p>Se non cambieranno gli orientamenti europei, il prossimo governo italiano non avr\u00e0 molte opzioni di politica economica. Sar\u00e0 infatti costretto a proseguire sulla via del consolidamento del bilancio pubblico per soddisfare i vincoli imposti dalla rapida integrazione fiscale nell\u2019Unione Economica e Monetaria Europea (Uem). Il nuovo governo dovr\u00e0 anche attuare riforme strutturali e disegnare interventi efficaci per le imprese competitive al fine di fronteggiare gli irreversibili processi europei di integrazione macroeconomica.<\/p>\n<p><b>Margini ridotti<\/b><br \/>Per garantire la coesione di un tessuto sociale sempre pi\u00f9 sofferente, il governo dovr\u00e0 infine razionalizzare e rafforzare il sistema di <i>welfare<\/i>. Tali linee guida andranno per giunta realizzate senza esacerbare le tensioni tra questi tre obiettivi e senza dissipare la reputazione riconquistata nell\u2019Unione europea durante gli ultimi quattordici mesi.<\/p>\n<p>Per non trovarsi ingabbiato in vincoli troppo stringenti, il nuovo esecutivo punter\u00e0 probabilmente su un allentamento delle politiche recessive europee, ossia sull\u2019effettivo varo di iniziative per la crescita e per l\u2019occupazione che affianchino il <i>fiscal compact <\/i>e le nuove proposte di pi\u00f9 stringenti vincoli <i>ex ante <\/i>alle politiche fiscali nazionali. Tuttavia esso avr\u00e0 anche, se non soprattutto, il compito di crearsi spazi nazionali di <i>policy <\/i>nell\u2019ambito delle linee guida imposte dall\u2019Uem. <\/p>\n<p>Il nuovo governo potr\u00e0 fare leva su due fattori: gli elevati <i>stock <\/i>di ricchezza finanziaria che, nonostante la pluriennale caduta del potere di acquisto, sono ancora detenuti dalle famiglie italiane e la riduzione nel costo del lavoro per unit\u00e0 di prodotto e i positivi saldi delle nostre partite correnti. Questi recenti cambiamenti sono stati innescati dai pesanti processi di selezione e di ristrutturazione, imposti dalla crisi dei settori industriale e terziario italiani aperti alla concorrenza internazionale.<\/p>\n<p>Gli spazi alle <i>policy<\/i> nazionali che sono lasciati aperti dalla crescente integrazione europea, sono limitati. Tre esempi sottolineano, per\u00f2, che le iniziative nazionali possono massimizzare i benefici e circoscrivere gli effetti indesiderati di tale integrazione.<\/p>\n<p><b>Tre piste<\/b><br \/>In primo luogo, a regime vigente, il peso del debito pubblico obbligher\u00e0 l\u2019Italia a realizzare elevati, anche se decrescenti, avanzi primari di bilancio per pi\u00f9 di un ventennio. La conseguente rigidit\u00e0 della spesa pubblica ostacoler\u00e0 l\u2019attuazione di qualsiasi efficiente politica &#8211; orizzontale o verticale &#8211; volta ad accompagnare e rafforzare i processi di ristrutturazione dell\u2019apparato produttivo e la costruzione di un pi\u00f9 efficace sistema di<i> welfare<\/i>. <\/p>\n<p>Per proseguire nel consolidamento del bilancio pubblico senza abdicare a politiche nazionali di sostegno al cambiamento e allo sviluppo, il nuovo governo italiano dovrebbe quindi effettuare operazioni straordinarie sullo <i>stock <\/i>di debito pubblico. Essenziale \u00e8 che queste operazioni non sfocino in imposizioni fiscali <i>una tantum<\/i>, evitino la costruzione di \u201ccarrozzoni\u201c pubblici, siano conformi alle regole di mercato, poggino su un ampio spettro di strumenti e si pongano obiettivi realistici e graduali.<\/p>\n<p>In secondo luogo, \u00e8 probabile che la recente dura selezione delle imprese italiane stia determinando incrementi nella produttivit\u00e0 del lavoro e rafforzando i gi\u00e0 positivi tassi di crescita delle esportazioni nazionali. Per evitare che ci\u00f2 si traduca in distorti ed eccessivi restringimenti dell\u2019apparato produttivo e sfoci in ulteriori compressioni salariali, anzich\u00e9 in innovazioni organizzative, bisogna per\u00f2 migliorare l\u2019ambiente economico e prosciugare l\u2019area delle rendite in modo da spingere le imprese di successo a salti dimensionali.<\/p>\n<p>Il nuovo governo \u00e8 perci\u00f2 chiamato a portare a compimento quella lunga lista di riforme strutturali e di liberalizzazioni che sono state pi\u00f9 volte avviate senza grandi esiti. Esso dovr\u00e0 tuttavia anche regolamentare nuovamente e disegnare una moderna politica industriale per evitare che i processi di \u201cdistruzione creatrice\u201d si traducano in \u201cfallimenti\u201d del mercato.<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, se promuovesse accordi di \u201cproduttivit\u00e0 programmata\u201d fra le rappresentanze delle imprese e dei lavoratori, il prossimo esecutivo potrebbe raccogliere consenso per le riforme strutturali, spingere verso innovazioni organizzative delle imprese e creare spazi per recuperi salariali e per il conseguente sostegno della domanda interna.<\/p>\n<p>In terzo luogo, va considerato che tali possibili iniziative governative comporterebbero incrementi di spesa. Oltre ad avere limitati costi diretti, le riforme strutturali e la \u201cproduttivit\u00e0 programmata\u201d spingono per l\u2019apertura della societ\u00e0 italiana al cambiamento e, specie in una fase di recessione come quella attuale, i mutamenti suscitano resistenze perch\u00e9 rappresentano una minaccia sia per le posizioni di rendita, sia per le fasce pi\u00f9 deboli della popolazione. <\/p>\n<p>Per cambiare e accrescere l\u2019equit\u00e0 sociale, il nuovo governo dovr\u00e0 quindi riformare il <i>welfare<\/i>. Si pensi, ad esempio, alla necessit\u00e0 di accompagnare le riforme strutturali e il sostegno alle ristrutturazioni aziendali con la costruzione di una rete universale di ammortizzatori sociali.<\/p>\n<p>Il prossimo governo italiano non dovr\u00e0 cadere in un pericoloso circolo vizioso. Le operazioni straordinarie sul debito pubblico non devono sfociare in incrementi della spesa pubblica totale che lederebbero il consolidamento del bilancio pubblico e ci renderebbero pi\u00f9 indifesi. Pertanto, l\u2019attuazione di riforme strutturali e il ridisegno del sistema di<i> welfare <\/i>devono essere realizzati mediante una pi\u00f9 efficiente allocazione della spesa pubblica che potrebbe essere facilitata da una pi\u00f9 efficiente distribuzione della ricchezza privata. <\/p>\n<p> .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se non cambieranno gli orientamenti europei, il prossimo governo italiano non avr\u00e0 molte opzioni di politica economica. Sar\u00e0 infatti costretto a proseguire sulla via del consolidamento del bilancio pubblico per soddisfare i vincoli imposti dalla rapida integrazione fiscale nell\u2019Unione Economica e Monetaria Europea (Uem). 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