{"id":22330,"date":"2013-01-28T00:00:00","date_gmt":"2013-01-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-sorpresa-delle-elezioni-israeliane\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:06","slug":"la-sorpresa-delle-elezioni-israeliane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/01\/la-sorpresa-delle-elezioni-israeliane\/","title":{"rendered":"La sorpresa delle elezioni israeliane"},"content":{"rendered":"<p>Le elezioni in Israele consegnano una Knesset spaccata quasi perfettamente a met\u00e0, 61 a 59, usando con la massima elasticit\u00e0 il concetto di destra e non destra. Nella prima categoria rientrano il Likud, Habait Hayehudi ma anche i due partiti religiosi; nella seconda tutto il resto: il centro, la sinistra e pure i partiti arabi che per convenzione non scritta non fanno mai necessariamente parte di alcuna maggioranza.<\/p>\n<p><b>Risvegli<\/b><br \/>Il primo dato, di fondamentale importanza, \u00e8 l&#8217;affluenza alle urne, salita del 4% rispetto alle elezioni del 2009 e in controtendenza con le ultime tornate. Le file a urne aperte avevano allarmato il primo ministro Natanyahu, che aveva fatto un appello ai suoi: correte a votare. Sapeva infatti che quell&#8217;aumento era contro di lui.<\/p>\n<p>Israele si \u00e8 svegliato, dopo una lunga ingessatura che lo portava, nel dubbio, a votare a destra. Non si governa con 61 deputati, per di pi\u00f9, quasi met\u00e0 della Knesset \u00e8 di facce nuove, poco esperte.<\/p>\n<p>I numeri dicono quindi che il rischio di nuove elezioni \u00e8 alto, ma solo dopo che avranno approvato il bilancio, causa prima dello scioglimento anticipato e madre di tutte le battaglie della Knesset. Un bilancio di tagli molto rilevanti, che richiede una manovra complessa.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 stato il successo del centro, inaspettato. Kadima, che in realt\u00e0 era una succursale moderata del Likud, ha superato a stento la soglia del 2%, con un paio di seggi, perdendone 26. <\/p>\n<p>Tutti gli altri voti sono emigrati, i pi\u00f9 conservatori probabilmente verso il Movimento appena fondato da Tzipi Livni, nata e cresciuta nel Likud, ma gli altri sono confluiti nella novit\u00e0 \u201cC&#8217;\u00e8 un futuro\u201d, il partito fondato tra lo scetticismo generale, da un giornalista, Yair Lapid, che ha persuaso molti indecisi o quasi astenuti assorbendo il voto di protesta. Lapid, del resto, \u00e8 un cognome famoso: suo padre Tommy fond\u00f2 un partito, Shinui (cambiamento) anticlericale e radicale, rimasto nella memoria di molti. Chi ha votato Yair oggi lo ha fatto tuttavia anche sperando che non ripercorra la stessa strada del padre, che non \u00e8 andata molto oltre l\u2019ostruzionismo velleitario.<\/p>\n<p>Con 19 seggi sbucati dal nulla, Lapid deve dimostrare due cose inconciliabili: di saper fare politica nelle sedi istituzionali e nei corridoi, senza rimanerne intrappolato . \u00c8 un giornalista, conosce bene classe dirigente del paese, ma anche lui ora deve sporcarsi le mani entrando nella mischia.<\/p>\n<p>Il listone formato dal Likud del primo ministro Benyamin Netanyahu e dal partito dell&#8217;ex ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, pura alleanza elettorale, non \u00e8 quindi riuscito a sfondare. Netanyahu ha perso, per ragioni interne, politiche ed economiche, e per aver portato il paese all&#8217;isolamento internazionale e a una frattura composta con gli Stati Uniti di Obama. L&#8217;aver puntato apertamente sul repubblicano Romney \u00e8 stato il disastro finale.<\/p>\n<p>Ma soprattutto ha ignorato il movimento delle tende, dell&#8217;estate 2011, ha deluso la classe media, preoccupato i militari. La risposta \u00e8 stata un voto di protesta caratterizzato dalla dichiarata volont\u00e0 di essere un paese normale. Un paese che vuole sicurezza, ma anche sviluppo e benessere.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 il problema dei i palestinesi e quello dell&#8217;Iran, ma programmare costosissime operazioni militari \u00e8 stato un boomerang: nei quartieri dove vivono i piloti militari e le loro famiglie, hanno votato in maggioranza per Lapid, non per Netanyahu. Il Likud inoltre rischia la scissione, se i deputati del movimento dei coloni temessero cedimenti troppo accomodanti.<\/p>\n<p><b>Incerta primavera<\/b><br \/>Naftali Bennett, con Habait Hayehudi, astro della destra estrema, ha triplicato i seggi, da 3 a 12, ma sperava di pi\u00f9 e non ha i numeri per essere il volano di una destra rafforzata. Sono spariti i due partitini di ultradestra, assorbiti da Bennett e comunque senza quorum. Insomma, una semplificazione.<\/p>\n<p>I religiosi ultraortodossi, nella componente sefardita, Shas, sono rimasti a quota 11, mentre quella aschenazita, United Torah Judaism, \u00e8 passata da 5 a 7. Un elettorato fedele in crescita demografica, ma che non potr\u00e0 pi\u00f9 premere sul Likud riguardo a questioni centrali e costose come l&#8217;esenzione dal servizio militare. Il Likud deve infatti fronteggiare l&#8217;elettorato di Lapid, che sogna la separazione tra stato e sinagoga, a cominciare dal bilancio.<\/p>\n<p>La sinistra, con stupore generale, ha avuto un exploit. Meretz, l&#8217;unico vero partito socialista rimasto in Israele e dato sull&#8217;orlo dell&#8217;estinzione, \u00e8 passato da 3 a 6 seggi. Un piccolo miracolo.<\/p>\n<p>I laburisti, che la leader Shelly Yacimovich considera partito di centro, hanno avuto un modesto incremento, riassorbendo la fazione del ministro della Difesa Barak e passando da 13 a 15: si temeva peggio. Yacimovich non intende entrare in un governo Netanyahu, e vedremo come si muover\u00e0 su questo punto.<\/p>\n<p>Da ora in avanti, forse bisogner\u00e0 guardare a Lapid con interesse vero, e non solo con curiosit\u00e0. Bisogner\u00e0 vedere come Netanyahu, che comunque guida il raggruppamento pi\u00f9 ampio, pur se decimato, riuscir\u00e0 a mettere insiee una coalizione. Gli coster\u00e0 moltissimo e potrebbe uscirne umiliato. Ma ha anche una possibilit\u00e0 di dimostrare finalmente di essere uno statista.<\/p>\n<p>Se dovesse fallire, si aprirebbero scenari ignoti. Un governo a guida Lapid, che ha il secondo raggruppamento, sarebbe una rivoluzione, pura fantapolitica. Pi\u00f9 probabili nuove elezioni, al buio.<\/p>\n<p>Marted\u00ec 22 gennaio l&#8217;elettorato ha fatto la sua parte e dato un segnale fortissimo, \u00e8 esplosa una primavera di incerta definizione ma ben visibile. Israele ha bisogno di un governo, che riordini all&#8217;interno e parli con il resto del mondo. Perch\u00e9 alla fine Israele \u00e8 una democrazia, e vuole un governo di centro, laico, tollerante, diplomatico.<\/p>\n<p>Ha praticamente detto che vuole la capitale a Tel Aviv, la laica e ormai esasperata capitale reale ha segnato un bel punto contro Gerusalemme, la Giudea e la Samaria, i coloni, l&#8217;occupazione, la ricerca infinita di un partner affidabile. Anche i palestinesi dovranno riprendersi dalla sorpresa: dicono che non cambier\u00e0 nulla e nel breve termine hanno sicuramente ragione, ma sar\u00e0 bene anche che comincino a riflettere sulle prospettive della nuova situazione.<\/p>\n<p>A Lapid l&#8217;augurio pi\u00f9 sincero: di vincere le prossime elezioni e, nel frattempo, smentire finalmente l&#8217;assioma che vuole Israele incapace di avere un vero partito di centro.<\/p>\n<p><i>Maria Grazia Enardu \u00e8 ricercatrice di Storia delle Relazioni Internazionali e docente di Storia di Israele moderno, Facolt\u00e0 di Scienze politiche, Firenze<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le elezioni in Israele consegnano una Knesset spaccata quasi perfettamente a met\u00e0, 61 a 59, usando con la massima elasticit\u00e0 il concetto di destra e non destra. Nella prima categoria rientrano il Likud, Habait Hayehudi ma anche i due partiti religiosi; nella seconda tutto il resto: il centro, la sinistra e pure i partiti arabi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[85,95,99,115],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22330"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22330"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22330\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63146,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22330\/revisions\/63146"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22330"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22330"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22330"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}