{"id":22340,"date":"2013-01-30T00:00:00","date_gmt":"2013-01-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/non-solo-f-35\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:05","slug":"non-solo-f-35","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/01\/non-solo-f-35\/","title":{"rendered":"Non solo F-35"},"content":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 che restaurare, la prossima legislatura dovr\u00e0 ricostruire l\u2019assetto della politica di sicurezza e difesa, partendo dalle fondamenta e dalla ridefinizione della politica estera del paese. <\/p>\n<p>Se non si chiariscono gli obiettivi fondamentali della nostra politica esterna, non basta ripetere che questa si basa sui tre pilastri costituiti da Nato, Onu e Unione Europea. Dagli obiettivi devono quindi scaturire iniziative che vanno al di l\u00e0 della reazione tardiva che si \u00e8 spesso innescata a seguito di eventi che hanno rischiato di mettere in seria difficolt\u00e0 il Paese. L\u2019esempio pi\u00f9 eclatante di questo atteggiamento tardivo \u00e8 stata la partecipazione alle operazioni militari che hanno portato alla caduta del leader libico Muammar Gheddafi.<\/p>\n<p><b>Riforma della Difesa<\/b><br \/>Dalla definizione della nostra politica estera dovr\u00e0 poi scaturire l\u2019impostazione di quegli strumenti utili alla sua concretizzazione. Tra i pi\u00f9 importanti vi \u00e8 quello militare. Il governo di Mario Monti ha gi\u00e0 avviato il processo mediante la Legge Delega per la riforma della Difesa, approvata dal Parlamento il 12 dicembre scorso. Questa norma non \u00e8 per\u00f2 basata su un\u2019analisi strategico-operativa delle esigenze, ma su meri fatti contabili, in quanto non si potr\u00e0 andare oltre alle magre risorse riservate oggi a questa funzione. Il nostro strumento deve quindi essere modellato in base a tale disponibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo non \u00e8 un approccio razionale. In questo quadro economico e dopo aver perso quasi un lustro in un ottuso immobilismo, non certo per volont\u00e0 del vertice militare, questa appare per\u00f2 la strada pi\u00f9 agevole.<\/p>\n<p>Come tutte le leggi delega, anche quest\u2019ultima dovr\u00e0 trovare concreta attuazione mediante l\u2019emanazione dei relativi decreti delegati. Non sar\u00e0 cosa da poco, considerata la vastit\u00e0 dei provvedimenti da prendere. Gli organici dovranno scendere a 150 mila entro il 2024, anche se i tagli sarebbero necessari in tempi pi\u00f9 stretti. <\/p>\n<p>Dal punto di vista organizzativo, bisogna rompere una volta per tutte le resistenze campanilistiche che le tre forze armate continuano a opporre, razionalizzando le loro strutture e rivedendone criticamente le funzioni. Il tutto mirando al raggiungimento e al mantenimento delle capacit\u00e0 necessarie al conseguimento degli obiettivi politici del paese.<\/p>\n<p><b>F35 ed esuberi<\/b><br \/>Paradossale \u00e8 la vicenda degli F35. Questi caccia sono destinati a sostituire un numero attualmente ben maggiore di Tornado, AM-X e AV8-B per garantire alle truppe sul terreno la copertura aerea, senza la quale nessuna operazione militare in ambiente non completamente amichevole risulta possibile. In assenza di questa capacit\u00e0, l\u2019Italia si vedrebbe ridotta a fornire boots on the groud, le truppe sul terreno per missioni internazionali, da mettere a disposizione di altri, confidando nella volont\u00e0 altrui di sostenere e proteggere le nostre unit\u00e0. Non \u00e8 un\u2019opzione politicamente percorribile non assumersi la responsabilit\u00e0 di proteggere adeguatamente i militari italiani dispiegati sul terreno. E\u2019 quindi paradossale sostenere la partecipazione italiana alle missioni di pace senza darsi i mezzi per proteggere i nostri militari.<\/p>\n<p>Militari la cui gestione dal punto di vista del personale \u00e8 anche pi\u00f9 delicata  che in un\u2019impresa civile. <\/p>\n<p>La veste di militare, infatti, richiede una disponibilit\u00e0 totale anche ad affrontare rischi mortali. Presuppone, quindi, uno spirito di squadra assoluto, in cui ciascuno deve potersi fidare totalmente del collega e di tutta la catena gerarchica. Una ristrutturazione in cui il personale non abbia l\u2019evidenza di essere rispettato, garantito e protetto dall\u2019organizzazione \u00e8 destinata a creare danni permanenti e incompatibili con la funzionalit\u00e0 di una forza armata. <\/p>\n<p>Sar\u00e0 quindi indispensabile la creazione di percorsi per accompagnare il personale in esubero verso altre forme di impiego. Questi percorsi dovranno essere identificati in assoluta trasparenza e con l\u2019esplicito concorso degli organi interni di rappresentanza. Le misure per la riduzione degli effettivi dovranno anche avere un carattere strutturale per garantire nel tempo il rispetto della specificit\u00e0 di una struttura, come quella della difesa, che per le sue finalit\u00e0 deve poter contare su un\u2019et\u00e0 media degli addetti molto pi\u00f9 bassa di qualsiasi altra. <\/p>\n<p>I decreti delegati devono individuare percorsi di carriera atipici, affinch\u00e9 dopo un certo numero di anni di servizio vi siano sbocchi sicuri per coloro che non troveranno pi\u00f9 posto negli organici. Il tutto anche mediante una riqualificazione professionale mirata a soddisfare le esigenze della societ\u00e0 civile, sia nell\u2019ambito dell\u2019organizzazione pubblica che in quello dell\u2019imprenditoria privata.<\/p>\n<p><b>La rivoluzione logistica delle Forze Amate<\/b><br \/>Per integrare le tre componenti delle forze armate occorrer\u00e0 attuare una vera e propria rivoluzione che trasferisca la responsabilit\u00e0 logistica ora nelle mani dei Capi di Stato Maggiore delle Forze Armate al vertice interforze, eliminando le innumerevoli duplicazioni esistenti. Una razionalizzazione di questo settore vitale permetter\u00e0 una significativa riduzione delle esigenze organiche e un accorpamento in un numero limitato di siti, enti e organismi oggi dispersi sul territorio. <\/p>\n<p>In aggiunta, comporter\u00e0 un\u2019economicit\u00e0 di esercizio dovuta ad evidenti economie di scala. L\u2019opposizione sar\u00e0 per\u00f2 fortissima. I soggetti implicati difenderanno il proprio giardinetto e il governo dovr\u00e0 avere la mano ferma per superare le resistenze.<\/p>\n<p>Nessuno si illude pi\u00f9 di poter disporre in misura congrua di tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 servire alla gestione di una crisi militare. L\u2019analisi e le conseguenti decisioni devono quindi essere in un quadro multinazionale. Per l\u2019Italia questo significa avere due punti di riferimento: la Nato, che da sempre indirizza la pianificazione in modo da soddisfare esigenze collettive, e, soprattutto, l\u2019Unione Europea, che uscendo dall\u2019attuale situazione di stallo deve seguire una politica che le consenta di pianificare e realizzare le proprie strutture e capacit\u00e0 militari.<\/p>\n<p>Per una vera politica comune di sicurezza e difesa serve un unico strumento efficace e bilanciato. \u00c8 indispensabile se si vuole avere un ruolo determinante nelle vicende storiche contemporanee. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 che restaurare, la prossima legislatura dovr\u00e0 ricostruire l\u2019assetto della politica di sicurezza e difesa, partendo dalle fondamenta e dalla ridefinizione della politica estera del paese. 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