{"id":22390,"date":"2013-02-08T00:00:00","date_gmt":"2013-02-07T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-davanti-allascesa-islamista\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:03","slug":"litalia-davanti-allascesa-islamista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/02\/litalia-davanti-allascesa-islamista\/","title":{"rendered":"L&#8217;Italia davanti all&#8217;ascesa islamista"},"content":{"rendered":"<p>Se c\u2019\u00e8 una cosa che gli eventi in Mali e in Algeria hanno confermato \u00e8 che il bacino sud del Mediterraneo, area che da sempre rappresenta una zona di particolare interesse strategico per l\u2019Italia, sar\u00e0 una delle principali preoccupazioni della politica estera della prossima legislatura. Mentre i paesi attraversati dalle Primavere arabe sono indaffarati nelle loro complesse e incerte  transizioni, l\u2019Italia dovr\u00e0 <i>in primis<\/i> individuare le priorit\u00e0 della sua agenda regionale.<\/p>\n<p>Secondo il professor Roberto Aliboni, consigliere scientifico dell\u2019Istituto Affari Internazionali ed esperto di Medio Oriente, non ci sono dubbi. \u201cL\u2019ascesa degli islamisti jihadisti nel Sahel \u00e8 una nuova sfida. Noi europei eravamo abituati a localizzare questi gruppi in Asia centrale, invece sono molto pi\u00f9 vicini. In questo momento gli Stati Uniti non sembrano intenzionati ad occuparsene e quindi dovremmo pensarci noi\u201d.<\/p>\n<p>La questione centrale sulla quale dovrebbero concentrarsi le energie di chi si occuper\u00e0 di politica estera resta per\u00f2 il rapporto con le forze islamiste pi\u00f9 moderate che sono alla guida dei paesi delle Primavere arabe. \u201cSi dovr\u00e0 capire che cosa ne \u00e8 dei partiti islamisti di centro, se questi faranno dei progressi e se sapranno costruire programmi verosimilmente democratici. In tal caso, la politica sarebbe quella di appoggiare tali partiti e il loro governi. Il tutto per dare stabilit\u00e0 alla regione, consentire l\u2019afflusso di aiuti e la ripresa economica\u201d aggiunge Aliboni. <\/p>\n<p>Gi\u00e0 nei mesi scorsi, l\u2019Italia del governo tecnico ha pensato di stringere relazioni con questi paesi, siano esse economiche, commerciali e culturali. Secondo Maurizio Massari, inviato speciale del Ministero degli Esteri per il Mediterraneo e Medio Oriente, oltre a continuare su queste piste bisogner\u00e0 ampliare la rete e intensificare i rapporti. \u201cOltre ai governi, sar\u00e0 importante coinvolgere le diverse componenti della societ\u00e0 civile: giovani, donne e realt\u00e0 economiche emergenti. <\/p>\n<p>Lo scenario politico di questi paesi non \u00e8 limpido e molte decisioni andranno prese in fretta. L\u2019Italia ha un forte potenziale in questa regione ed \u00e8 interesse reciproco mantenerlo vivo. Se viene presa una decisione strategica nei confronti di questi paesi,  bisogner\u00e0 anche adeguare le risorse nazionali e investire molto di pi\u00f9 rispetto a quello che \u00e8 stato fatto fino ad ora\u201d.<\/p>\n<p><b>Occhi aperti su Damasco e Gerusalemme<\/b> <br \/>Resta aperta poi la questione siriana, problema sul quale il nuovo governo dovr\u00e0 confrontarsi alla luce di future evoluzioni. Secondo Massari, qualora la situazione si sbloccasse e la Siria entrasse nell\u2019epoca post Assad, potrebbe rendersi necessaria la creazione di una forza stabilizzatrice internazionale. <\/p>\n<p>L\u2019eventuale partecipazione dell\u2019Italia in questa forza di peacekeeping \u201cnon dovrebbe per\u00f2 avere conseguenze dirette sulla missione dell\u2019Unifil\u201d la forza di interposizione italiana in Libano sotto egida delle Nazioni Unite. \u201cDobbiamo tenere salda la nostra presenza ( circa 200 unit\u00e0 che hanno il compito di stabilizzare la frontiera tra Libano e Israele, <i>ndr<\/i>). La prossima legislatura dovrebbe mantenere lo <i>status quo<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Infine, il prossimo Parlamento non potr\u00e0 ignorare il conflitto israelo-palestinese. Votando a favore del riconoscimento della Palestina come paese osservatore all\u2019interno delle Nazioni Unite, lo scorso 29 novembre il governo Monti ha sollevato polemiche non solo israeliane, ma anche del centrodestra italiano che negli ultimi anni si era allineato su una posizione differente. <\/p>\n<p>\u201cIn questi decenni, l\u2019Italia si era tenuta su una linea di appiattimento rispetto a quella seguita dagli Stati Uniti e anche in quest\u2019ultima occasione ci si sarebbe aspettati un voto italiano contrario alla richiesta palestinese. La decisione presa dal premier Mario Monti \u00e8 per\u00f2 difficile da analizzare e bisogna ancora capire se questa discontinuit\u00e0 rispetto alla linea di Silvio Berlusconi rifletter\u00e0 un cambiamento nella politica estera italiana. Quello che sappiamo \u00e8 che se a vincere sar\u00e0 il centro sinistra, l\u2019approccio italiano a questa questione sar\u00e0 differente\u201d spiega Aliboni.<\/p>\n<p><b>L\u2019Italia al fianco di potenze internazionali<\/b><br \/>Nell\u2019affrontare tutte queste questioni, l\u2019Italia non potr\u00e0 essere sola, ma dovr\u00e0 dare il suo contributo, muovendosi in concerto con le potenze europee, quelle del Patto Atlantico e gli altri attori internazionali. In ambito europeo, servir\u00e0 una seria riflessione sul futuro dell\u2019Unione del Mediterraneo. <\/p>\n<p>\u201cSta vivendo in un limbo\u201d chiosa Aliboni\u201d. Rispetto all\u2019ambizioso progetto politico ed economico iniziale, l\u2019Unione ha cambiato faccia. Quello che resta ora \u00e8 la possibilit\u00e0 che questa diventi un\u2019agenzia economica per realizzare dei progetti. Non ha per\u00f2 un finanziamento adeguato e questo \u00e8 assicurato solo dall\u2019Unione Europea, anche se il progetto iniziale era contro il partenariato euromediterraneo\u201d.<\/p>\n<p> Visto l\u2019incerto futuro europeo, anche gli stati arabi sembrano perdere interesse nel progetto politico di questa Unione, restando attratti solo dalle prospettive economiche. Questa piattaforma non sembra quindi in grado di costruire un ponte tra nord e sud del Mediterraneo. \u201cL\u2019Italia stessa non ha avuto molto interesse nell\u2019Unione\u201d conclude Aliboni. <\/p>\n<p>Strumento in parte alternativo sembra il Foromed, la piattaforma cinque pi\u00f9 cinque che raccoglie stati arabi \u2013 Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia \u2013 e Paesi europei \u2013Francia, Italia, Malta, Portogallo e Spagna. \u201cSi tratta di un progetto pi\u00f9 compatto rispetto all\u2019Unione e sta assumendo una competenza sempre pi\u00f9 specializzata e una fisionomia efficace. <\/p>\n<p>Anche questa iniziativa ha per\u00f2 i suoi limiti. Non include l\u2019Egitto, un paese centrale per il dialogo tra le due sponde del Mediterraneo\u201d nota Massari. \u201cSi potrebbe quindi pensare a un allargamento ad altri paesi, auspicando la creazione di un foro di dialogo concreto, in grado anche di realizzar progetti di cooperazione. Questa dovrebbe essere una piattaforma mediana tra il ristretto Foromed e la troppo ampia Unione del Mediterraneo\u201d.<\/p>\n<p>  .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se c\u2019\u00e8 una cosa che gli eventi in Mali e in Algeria hanno confermato \u00e8 che il bacino sud del Mediterraneo, area che da sempre rappresenta una zona di particolare interesse strategico per l\u2019Italia, sar\u00e0 una delle principali preoccupazioni della politica estera della prossima legislatura. Mentre i paesi attraversati dalle Primavere arabe sono indaffarati nelle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[96,99,125],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22390"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22390"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22390\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63301,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22390\/revisions\/63301"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22390"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22390"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22390"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}