{"id":22440,"date":"2013-02-14T00:00:00","date_gmt":"2013-02-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lombra-del-qatar-sul-mali\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:02","slug":"lombra-del-qatar-sul-mali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/02\/lombra-del-qatar-sul-mali\/","title":{"rendered":"L\u2019ombra del Qatar sul Mali"},"content":{"rendered":"<p>Il 5 febbraio, <i>Le temps d\u2019Algerie <\/i>ha pubblicato un articolo che ha riaperto il dibattito sull\u2019atteggiamento del Qatar nei confronti della crisi maliana. Secondo il quotidiano algerino \u201cdue aerei qatariani sarebbero atterrati nel nord del Mali per prelevare alcuni jihadisti ed impedire il loro arresto\u201d. Questa informazione, che peraltro non \u00e8 stata smentita dall\u2019emirato, spiegherebbe perch\u00e9 i capi dei gruppi islamici ancora non sono stati catturati dall\u2019esercito francese, che continua la sua avanzata nella parte settentrionale del paese. In questi ultimi mesi sono circolate alcune indiscrezioni su presunti legami tra il Qatar e i ribelli che da aprile occupano il nord del Mali. Secondo queste voci, Doha fornirebbe un sostegno economico e logistico ai terroristi islamici.<\/p>\n<p><b>Indizi<\/b><br \/>I primi sospetti su un possibile coinvolgimento qatariano risalgono a giugno, quando il settimanale francese <i>Le canard enchain\u00e9<\/i> ha pubblicato un articolo intitolato <i>Il nostro amico del Qatar finanzia i terroristi del Mali<\/i>. Il pezzo, scritto dal giornalista Claude Angeli, rivelava che l\u2019emirato finanzia direttamente i tre principali gruppi jihadisti: Ansar Dine, Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico) e Mujao (Movimento per l\u2019unicit\u00e0 della jihad in Africa occidentale). Lo scoop era nato grazie a delle indiscrezioni trapelate dai servizi segreti francesi (Dgsm e Drm), ma non riferiva la cifra esatta stanziata in favore degli islamici.<\/p>\n<p>Pochi giorni dopo la pubblicazione di questa notizia, il Qatar invi\u00f2 a Gao, capoluogo nel nord del Mali, una missione umanitaria che aveva lo scopo ufficiale di valutare la situazione e fornire eventuali aiuti alla popolazione locale. Secondo alcuni testimoni, primo fra tutti il sindaco della citt\u00e0 Sadou Diallo, gli inviati qatariani entrarono in contatto con gli uomini del Mujao che occupavano il centro per rifornirli di armi e munizioni. <i>Radio France International <\/i>(Rfi) riport\u00f2 che \u201cLa spedizione umanitaria sarebbe venuta dal Qatar senza avvertire nessuno, neanche il Comitato internazionale della croce rossa (Cicr) che coordina gli aiuti umanitari nelle zone di guerra\u201d.<\/p>\n<p><b>Interessi del Qatar<\/b><br \/>Nonostante l\u2019emirato abbia sempre smentito ogni rapporto con i gruppi ribelli, i sospetti rimangono forti, soprattutto se si pensa agli interessi economici che il Qatar potrebbe avere nei territori attualmente occupati. Il sottosuolo del Mali infatti, \u00e8 ricco di oro, uranio, petrolio e gas naturali, risorse che naturalmente fanno gola a Doha (ma anche a Parigi e a Pechino). Il Mali non dispone delle infrastrutture necessarie per poter sfruttare il suo patrimonio minerario, al contrario del piccolo emirato che sarebbe pronto ad intervenire con attrezzature adatte.<\/p>\n<p>In un articolo pubblicato su <i>Doha News<\/i> il 25 gennaio, Michael Stephens, ricercatore alla <i>Royal United Services Institute for Defence and Security Studies<\/i> in Qatar, ha dichiarato che \u201c il Qatar ha degli interessi nel supportare i movimenti islamici perch\u00e9 in futuro potrebbero avere un ruolo significativo nella dirigenza del paese.\u201d Stephens prospetta una divisione geopolitica del Mali \u201cin cui la parte nord del paese sarebbe governata dai ribelli islamici, che si troverebbero in debito con il Qatar per il suo sostegno finanziario\u201d. <\/p>\n<p>Doha potrebbe servirsi dei jihadisti per estendere le sue influenze nella zona del Sahel. Questa strategia farebbe parte di un progetto pi\u00f9 ampio che ha come scopo principale quello di affermarsi in un territorio strategico in cui l\u2019emirato non ha ancora un peso politico decisivo. Una situazione di instabilit\u00e0 come quella attuale lo aiuterebbe ad inserirsi tra le grandi potenze occidentali, come la Francia e gli Stati Uniti, e i paesi dell\u2019Unione africana.<\/p>\n<p>Inoltre, un appoggio ai jihadisti potrebbe compromettere i gi\u00e0 delicati rapporti con l\u2019Algeria, principale potenza regionale. Nonostante i due paesi siano legati tra loro da accordi economici (alcuni firmati lo scorso 18 gennaio), il Qatar \u00e8 stato pi\u00f9 volte accusato di voler destabilizzare la potenza maghrebina, indebolendola dal punto di vista economico e sociale. Nei mesi scorsi, il governo di Algeri \u00e8 stato quello pi\u00f9 impegnato per cercare una soluzione pacifica alla crisi maliana, intavolando trattative con i terroristi islamici che per\u00f2 non hanno dato gli effetti sperati. La paura \u00e8 che i gruppi ribelli sconfinino in Algeria. A questo bisogna aggiungere i tre ostaggi algerini che da aprile sono nelle mani del Mujao e il blitz di Al Quaida nel Maghreb islamico nel sito di estrazione di gas a In Amenas, che ha provocato la morte di 23 ostaggi e 32 terroristi.<\/p>\n<p><b>Rapporti con la Francia<\/b><br \/>Le accuse mosse al Qatar mettono in imbarazzo l\u2019Eliseo, visti i rapporti commerciali che legano i due paesi. Gli investimenti di Doha in terra d\u2019oltralpe riguardano diversi settori: dall\u2019aerospaziale all\u2019edilizio, passando per l\u2019idrico e l\u2019energetico. Due settimane fa Marine Le Pen, presidente del partito di estrema destra francese <i>Front National<\/i>, ha puntato il dito contro l\u2019emirato e contro il governo di Hollande, dichiarando che \u201cLa Francia \u00e8 alleata del Qatar, paese che ha armato tutti i terroristi islamici del mondo. Si sa che il Qatar \u00e8 al fianco degli islamici\u201d. <\/p>\n<p>Alcuni giorni dopo, la senatrice comunista Michelle Demessine ha rincarato la dose, ponendosi una domanda dal sapore retorico e provocatorio: \u201cChi arma i gruppi nel Nord del Mali, se non il Qatar?\u201d. Per tutta risposta, lo scorso 18 gennaio, il primo ministro del Qatar, Hamad bin Jassem, ha espresso i suoi dubbi riguardo l\u2019intervento francese in Mali. Lo sceicco ha infatti dichiarato che \u201cil dialogo politico \u00e8 importante\u201d e che \u201cil problema dovrebbe essere trattato dai paesi confinanti, dall\u2019Unione africana e dal Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu\u201d.<\/p>\n<p>Secondo alcuni esperti, il Qatar starebbe continuando una silenziosa attivit\u00e0 diplomatica avviata durante le primavere arabe. L\u2019emirato ha finanziato i Fratelli musulmani in Egitto, il partito Ennahda in Tunisia e i ribelli in Libia, divenendo in questo modo un punto di riferimento per l\u2019Islam politico di quei paesi. L\u2019Africa occidentale potrebbe essere il nuovo obiettivo dell\u2019emirato, e i gruppi di ribelli islamici rappresenterebbero uno strumento per raggiungere questo scopo.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 5 febbraio, Le temps d\u2019Algerie ha pubblicato un articolo che ha riaperto il dibattito sull\u2019atteggiamento del Qatar nei confronti della crisi maliana. 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