{"id":22470,"date":"2013-02-19T00:00:00","date_gmt":"2013-02-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/prove-di-dialogo-sulla-siria\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:01","slug":"prove-di-dialogo-sulla-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/02\/prove-di-dialogo-sulla-siria\/","title":{"rendered":"Prove di dialogo sulla Siria"},"content":{"rendered":"<p>Non si comprende ancora bene cosa stia accadendo, ma attorno alla cruenta stagnazione della crisi siriana si intravedono dei segnali. Intanto, sebbene se ne stia parlando molto di meno, il numero dei morti continua ad aumentare. Settantamila secondo l\u2019alto commissariato dei diritti umani dell\u2019Onu, che sollecita il Consiglio di sicurezza a deferire la Siria alla Corte penale internazionale, e addirittura novantamila secondo stime non confermate del Dipartimento di Stato Usa. <\/p>\n<p>Settecentomila sarebbero i profughi. Tuttavia, tra tutte queste disgrazie, paradossalmente \u00e8 ripartito il campionato di calcio, con tanto di stadi aperti e affollamento di spettatori, mentre l\u2019Agenzia di Stato per il turismo spiega al mondo che questa continua ad essere la vera, grande risorsa del paese.<\/p>\n<p><b>Segnali di fumo<\/b><br \/>Cosa stia succedendo in quella parte del paese che \u00e8 sotto il controllo degli insorti &#8211; patrioti siriani e bande straniere di jihadisti &#8211; non \u00e8 dato di sapere, nonostante la quotidiana pioggia di comunicati. \u00c8 di questi giorni la notizia che una fonte non meglio identificata dell\u2019opposizione ha lanciato un appello perch\u00e9 gli esiliati rientrino nelle zone liberate, al fine di \u201camministrarle per il bene della popolazione\u201d. Nel comunicato si legge che \u201c\u2026 la liberazione di aree della Siria da parte degli eroi della rivoluzione e dell\u2019esercito libero \u00e8 un grande risultato, che ha offerto sostegno all\u2019opposizione politica fuori dalla Siria nella lotta contro il regime\u201d.<\/p>\n<p>Bashar al-Assad, intanto, assicura che non ceder\u00e0 mai a pressioni che lui considera esterne, ma nello stesso tempo apre uno spiraglio (\u201csono disponibile ad ascoltare, ma senza condizioni preliminari\u201d) alla proposta di uno dei leader all\u2019estero, intesa ad aprire trattative esclusive con il vicepresidente Faruq al-Sharaa, ritenuto non coinvolto nella repressione. Nel frattempo, procede al secondo rimpasto governativo nel giro di sei mesi, sostituendo ben sei ministri. Tra questi quelli delle finanze e del petrolio, mentre i titolari di esteri, difesa e interni non sono stati toccati. <\/p>\n<p>Nel corso di questi avvicendamenti, il portavoce del ministro degli esteri ha fatto sapere di essere fuggito, \u201c\u2026 ma non in Europa o negli Usa\u201d. Altro mistero. Tuttavia &#8211; partite di calcio a parte &#8211; la sicurezza nella stessa capitale sembra piuttosto precaria, se la settimana scorsa i terroristi sono riusciti a uccidere una delle personalit\u00e0 militari pi\u00f9 protette, il generale Zarife, comandante delle truppe d\u2019\u00e9lite del regime.<\/p>\n<p><b>Timide aperture<\/b><br \/>In tutta questa entropia, qualche segnale indirettamente interpretabile come dinamico pu\u00f2 essere percepito nel comportamento di alcuni degli attori esterni, quali Russia, Iran e forse anche Cina. Russia e Cina sembrano cominciare a stancarsi &#8211; lo si \u00e8 notato negli ultime riunioni del Consigli di sicurezza &#8211; delle perturbazioni apportate all\u2019ordine internazionale dalla Corea del Nord, e simile posizione potrebbe essere presa, un domani, anche nei confronti delle velleit\u00e0 iraniane. Gli Stati Uniti, dal canto loro, con la designazione del repubblicano dissidente Hagen al Pentagono sembrano avviati ad un allentamento della tensione nei confronti dell\u2019Iran, come gi\u00e0 traspariva nel primo mandato di Barack Obama.<\/p>\n<p>Ma sono cose che vanno \u201cmercanteggiate\u201d, e che non possono non influire anche sulla situazione in Siria. La recente dichiarazione del direttore del monopolio statale per l\u2019export degli armamenti in Russia, secondo il quale Mosca continuer\u00e0 a vendere armi alla Siria, ma si tratter\u00e0 solamente di sistemi di difesa aerea, non compresi nell\u2019embargo Onu, pu\u00f2 essere letta come un primo segnale. <\/p>\n<p>Stessa cosa per il rifiuto di fornire caccia Mig-29M e missili superficie-superficie a corto-medio raggio tipo Iskander. Fonti di <i>intelligence <\/i>segnalano che Iran e Hezbollah continuano ad addestrare proprie milizie in Siria &#8211; in questo momento affiancando i ribelli &#8211; ma potrebbero anche servire a tutelare gli interessi iraniani sul territorio nei confronti delle milizie integraliste sunnite, qualora al-Assad dovesse cadere e la Siria frammentarsi territorialmente.<\/p>\n<p>Va ricordato che anche le minoranze cristiane, curde e alauite, che al momento sono neutrali o pro-regime, giustamente temono questa evenienza, e potrebbero dover essere protette proprio da queste milizie. Sul fronte Usa, i segnali di possibile apertura all\u2019Iran, e come conseguenza riflessa al regime siriano, vengono dal nuovo segretario di stato Kerry, che ha fatto intendere una disponibilit\u00e0 a negoziati diretti sul nucleare. <\/p>\n<p>Essendo al tramonto la stella di Ahmadinejad, a rispondere \u00e8 stata la \u201cguida\u201d Khamenei, con una negazione che tuttavia \u00e8 sembrata contenere un messaggio criptato: \u201c\u2026 Noi non desideriamo avere l\u2019arma nucleare, che consideriamo criminale. Tuttavia, certo non rinunceremo solo perch\u00e9 ce lo chiedono gli Stati Uniti\u201d.<\/p>\n<p><b>Possibili interpretazioni<\/b><br \/>La 49a conferenza sulla sicurezza internazionale svoltasi a Monaco all\u2019inizio di febbraio, ha fornito una base di decifrabilit\u00e0 a questa massa di segnali veri o presunti, solo apparentemente scollegati. In sostanza l\u2019Iran, con l\u2019appoggio della Russia, di una parte dei dissidenti siriani e di una sorta di silente assenso degli Usa, starebbe tentando di rilanciare il suo piano in sei punti dello scorso dicembre, da sviluppare \u201c\u2026 per aiutare il regime siriano a liberare il campo pacificamente\u201d.<\/p>\n<p>Un comitato di riconciliazione nazionale con la supervisione dell\u2019Onu, dopo la sospensione degli scontri, avrebbe il compito di indire libere elezioni parlamentari, scrivere una nuova Costituzione e stabilire la data per le presidenziali. \u00c8 in questo quadro che andrebbe guardato anche l\u2019incontro di delegati iraniani e russi con il siriano Moaz al-Katib, predicatore sunnita \u201cmoderato\u201d, accettato dai Fratelli musulmani, ma inviso ai gruppi salafiti e jihadisti.<\/p>\n<p>Il ministro degli esteri di Teheran, Ali Akbar Salehi, ha dichiarato:\u201d\u2026 se vogliamo fermare il bagno di sangue, non possiamo continuare a scaricare le colpe su una parte o sull\u2019altra\u201d. Si prefigurerebbe, a questo modo, una sorta di Siria tripartita, per la cui realizzazione, tuttavia, sarebbe anche necessario il tacito assenso di Arabia Saudita e Qatar.<\/p>\n<p>In prima analisi l\u2019idea, che questa volta viene dai \u201ccattivi\u201d, detta cos\u00ec potrebbe sembrare &#8211; se non ottima &#8211; sufficientemente buona e vantaggiosa. Per tutti tranne che, ovviamente, per Bashar al-Assad, che comunque dovrebbe rassegnarsi a lasciare il campo. Sar\u00e0 difficile che il meccanismo possa funzionare in tempi brevi. Ma, almeno, qualcosa si muove e comincia a prendere forma.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si comprende ancora bene cosa stia accadendo, ma attorno alla cruenta stagnazione della crisi siriana si intravedono dei segnali. Intanto, sebbene se ne stia parlando molto di meno, il numero dei morti continua ad aumentare. 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