{"id":22480,"date":"2013-02-21T00:00:00","date_gmt":"2013-02-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-lunga-marcia-dellafghanistan\/"},"modified":"2017-11-03T15:28:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:28:00","slug":"la-lunga-marcia-dellafghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/02\/la-lunga-marcia-dellafghanistan\/","title":{"rendered":"La lunga marcia dell\u2019Afghanistan"},"content":{"rendered":"<p>\u201cHo perso due figli nella guerra civile. Ora discuto in Parlamento con quelli che li hanno ammazzati. Perch\u00e9? Perch\u00e9 ho altri cinque figli a cui pensare\u201d. Colpisce per la sua franchezza questa dichiarazione di una deputata afgana sulla situazione nel suo paese, mentre la Nato \u00e8 impegnata a trasferire alle forze locali il compito di garantire la sicurezza.<\/p>\n<p>\u00c8 uno degli elementi emersi dalla recente <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/convegni\/NDCF_130207-08.pdf\" target= \"blank\"><b><u> conferenza<\/u><\/b><\/a> organizzata dalla <i>Nato Defence College Foundation <\/i>in cooperazione con lo Iai e il <i>Nato Defence College<\/i>, che ha esaminato la situazione attuale, gli scenari futuri e il ruolo della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>\t<b>Oltre lo stallo<\/b><br \/>\tLa situazione in Afghanistan \u00e8 complessa e i dati, anche contraddittori, vanno letti con attenzione. Il numero degli attacchi della guerriglia \u00e8 diminuito, ma ne \u00e8 migliorata la pianificazione. Le forze di sicurezza afgane hanno raggiunto gli obiettivi fissati in termini di consistenza numerica, circa trecentomila unit\u00e0 tra esercito e polizia, ma il tasso di abbandono volontario da parte di soldati &#8211; che vengono sostituiti da nuove reclute &#8211; \u00e8 relativamente alto. <\/p>\n<p>L&#8217;economia dell&#8217;Afghanistan \u00e8 in forte crescita, ma ci\u00f2 dipende in gran parte dagli aiuti ricevuti dalla comunit\u00e0 internazionale e dall\u2019esportazione di oppio.<\/p>\n<p>\tIl quadro afgano va valutato rispetto al contesto regionale pi\u00f9 che con parametri occidentali. Il tasso di corruzione, ad esempio, \u00e8 alto se comparato a quelli europei, ma non \u00e8 diverso da quello dei paesi confinanti. <\/p>\n<p>Vanno inoltre, considerate le tendenze in corso nel paese: dieci anni di educazione primaria su larga scala hanno accresciuto il tasso di alfabetizzazione della popolazione in misura esponenziale rispetto al recente passato, e la scolarizzazione dell&#8217;attuale generazione post-Talebani avr\u00e0 un impatto duraturo.<\/p>\n<p>\tNel complesso la transizione della responsabilit\u00e0 della sicurezza dalla Nato al governo afgano avviata nel 2011 sta procedendo senza grandi problemi. Con l\u2019annuncio lo scorso 31 dicembre della quarta <i>tranche <\/i>di aree entrate in transizione, il processo di passaggio di consegne riguarda oggi 23 province su 34, dove vive lo 87% della popolazione afgana, e non \u00e8 avvenuto un drastico peggioramento della situazione. <\/p>\n<p>L&#8217;<i>Afghan National Army<\/i> si sta dimostrando l&#8217;istituzione afgana in condizioni migliori, mentre maggiori carenze registrano le forze di polizia e ancora di pi\u00f9 il sistema giudiziario e in generale la pubblica amministrazione civile.<\/p>\n<p>\t<b>Verso le elezioni <\/b><br \/>\tCruciale sar\u00e0 l&#8217;effettiva organizzazione di elezioni presidenziali sufficientemente inclusive e regolari. Il voto \u00e8 previsto per aprile 2014, ma la tempistica non \u00e8 certa n\u00e9 \u00e8 assodato che il presidente afgano Hamid Karzai rispetti il vincolo costituzionale dei due mandati e non si ricandidi per la terza volta. I vari attori della societ\u00e0 afgana, dai gruppi di interesse a quelli etnici, dai circoli governativi all&#8217;opposizione presente in Parlamento, hanno un comune obiettivo nel non far deragliare la transizione e il processo politico.<\/p>\n<p>\tTuttavia hanno anche specifici e divergenti interessi rispetto alla direzione che tale processo dovrebbe prendere, perci\u00f2 la vera questione riguarda la capacit\u00e0 dei vari gruppi afgani di trovare un compromesso, per lo meno sulle regole del gioco. In questo puzzle rientrano anche coloro che oggi si oppongono con le armi al governo afgano e alla missione Nato, e non \u00e8 chiaro quali progressi possano essere fatti nell&#8217;ambito del processo avviato con l&#8217;apertura di un ufficio a Doha deputato ad ospitare contatti con leader talebani.<\/p>\n<p>\tUno scenario plausibile post-2014 potrebbe essere caratterizzato dai seguenti elementi: uno stato afgano, finanziato dalla comunit\u00e0 internazionale, in grado di garantire un minimo di controllo del territorio e ordine pubblico impedendo sia lo scoppio della guerra civile sia la ricostituzione di santuari terroristici; una rappresentanza politica ampia del mosaico sociale afgano, inclusi gruppi di talebani oggi parte della guerriglia che potrebbero accantonare le armi per giocare il gioco politico in base alle regole costituzionali, in un certo senso simile a quanto fa Hezbollah in Libano; una certa autonomia per le varie realt\u00e0 locali, provinciali e regionali, all&#8217;interno dello stato unitario afgano, come di fatto sta avvenendo in un altro paese mediorientale oggetto di <i>regime change <\/i>da parte degli Stati Uniti, l&#8217;Iraq; una costituzione islamica e democratica che garantisce un certo equilibrio tra la tutela dei diritti umani, specie delle donne, e le radici religiose-culturali della societ\u00e0 afgana.<\/p>\n<p>\t<b>Impegni e scenari<\/b><br \/>\tSe la comunit\u00e0 internazionale ritiene questo scenario un obiettivo realizzabile, cosa pu\u00f2 ragionevolmente fare per raggiungerlo? Poche cose, ma estremamente importanti. In primo luogo gli Stati Uniti dovrebbero siglare in tempi brevi il<i> Bilateral Security Agreement <\/i>attualmente in fase di negoziazione con l\u2019Afghanistan, sulla base del <i>Strategic Partnership Agreement <\/i>firmato dai due paesi a maggio 2012, prevedendo la presenza stabile e ufficiale di basi americane sul suolo afgano. Ci\u00f2 scoraggerebbe i paesi confinanti  dal competere per influenzare il paese al punto da riaccendere conflitti etnici intra-afgani.<\/p>\n<p>La Nato dovrebbe assicurare per il periodo post-2014 una missione sufficientemente robusta quanto ad addestratori, truppe speciali ed assetti per l\u2019<i>intelligence <\/i>in modo da sostenere adeguatamente le forze afgane nell&#8217;opera di contrasto alla guerriglia e controllo del territorio, e al tempo stesso dissuadere alcuni gruppi afgani dal ricorso alla forza per decidere l&#8217;equilibrio di potere in determinate aree.<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 internazionale nel suo complesso dovrebbe infine assicurare i finanziamenti necessari sia a pagare il costo delle forze di sicurezza e della burocrazia afgana almeno per il prossimo quinquennio, sia a sostenere investimenti su infrastrutture ed attivit\u00e0 economiche diverse dalla produzione di oppio. Tali finanziamenti dovrebbero essere vincolati all&#8217;impegno da parte delle autorit\u00e0 afgane nell&#8217;assicurare una tutela accettabile dei diritti umani.<\/p>\n<p>\tIl costo un impegno internazionale del genere in fatto di truppe, assetti e finanziamenti, sarebbe comunque di gran lunga minore di quello sostenuto nell\u2019ultimo quinquennio di operazioni miliari Nato su larga scala. Sarebbe tuttavia decisivo per evitare un collasso delle fragili istituzioni afgane, come quello avvenuto nel 1992 appena cessarono gli aiuti sovietici al governo afgano di Najbullah, e favorire il consolidamento di uno stato auto-sostenibile nel lungo periodo.<\/p>\n<p>\tSe \u00e8 vero che con la transizione in corso il futuro dell&#8217;Afghanistan \u00e8 sempre pi\u00f9 nelle mani degli afgani, \u00e8 anche vero che queste mani hanno bisogno di tempo e forze per afferrarlo davvero.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cHo perso due figli nella guerra civile. 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